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Renzie è meglio di mister Bean

Renzie è meglio di mister Bean
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Renzie è meglio di mister Bean

23 Lug 2014, 17:22 | Scrivi | Commenti (187) | listen_it_it.gifAscolta
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Tags: inglese, mister bean, renzie, video



Cittadini nell'Isola del diavolo

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L'Isola del Diavolo (in francese: Île du Diable) è la più piccola e la più settentrionale delle Isole du Salut, al largo della costa della Guyana Francese, un tempo sede di un famigerato penitenziario che ospitò, fra gli altri, anche il famoso capitano Alfred Dreyfus.
Il penitenziario venne aperto per la prima volta nel 1852, dal governo dell'Imperatore Napoleone III, e divenne una delle più sinistramente famose prigioni della storia. Oltre che sull'isola, alcuni edifici che servivano per l'amministrazione penitenziaria erano dislocati sul continente, a Kourou. Col tempo, la prigione divenne famosa nel mondo col nome dell'isola, mentre in Francia era nota come bagne de Cayenne, essendo Cayenne il capoluogo della Guyana Francese
. (da Wikipedia).
Cosa c'è di peggio dell'Isola del Diavolo per un cittadino italiano onesto del Parlamento italiano? E' una condanna dover entrare in un luogo dove incroci lo sguardo e i saluti del mafioso, del piduista, del corrotto di turno ogni mattina che ricambi pure. E poi ti siedi al suo fianco, Tu, unico rappresentante del popolo e non nominato da gruppi di potere? Tu che ogni giorno ti indigni, studi, presenti leggi e emendamenti ignorati e spesso derisi da chi non conosce la parola onestà? Dei cittadini onesti e curiosi sono entrati nel luogo peggiore d'Italia nel 2013 e da allora hanno fatto di tutto per migliorare lo Stato. Si sono tagliati lo stipendio. Sono saliti sui tetti per difendere la Costituzione, mentre chi la doveva difendere faceva finta di non vedere. E' passato un anno e mezzo e va detto loro grazie per quello che hanno sopportato, per quello che hanno dovuto ingoiare, per la rabbia provocata dalla vista continua di faccendieri e dei leccaculo dei suddetti (i giornalisti, ndr) impegnati a sputtanarli h24, per il Tempio della Democrazia occupato dai mercanti. Meglio l'ergastolo. Questi ragazzi vanno ringraziati. Sono l'avanguardia della democrazia. Gli unici e veri rappresentanti del popolo. Se qualche luce è emersa dal buio del Parlamento è grazie a loro. Se Berlusconi, Cosentino e ieri Galan sono stati trattati come ogni altro cittadino di fronte alla legge è principalmente merito loro. A vedere le lacrime della cittadina Nunzia Catalfo in Senato per lo scempio della Costituzione dobbiamo sentirci un po' tutti colpevoli di lasciarli forse troppo soli. Ostaggio del Potere, del Sistema. Quando escono la sera da quegli infernali palazzi fategli sentire che ci siete. Altro che Isola del Diavolo, sono, per noi, nell'Inferno di Dante con tutti i gironi e i sottogironi. Grazie Ragazzi!

 
(continua...)

23 Lug 2014, 14:05 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (321)

Lettera aperta al ministro Boschi

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"Onorevole Ministro,
ho seguito lo scontro che Ella ha avuto in Parlamento con i senatori dei gruppi M5s e Sel, a proposito delle riforme istituzionali in corso d’opera. Ella ha comprensibilmente difeso il suo operato, negando che tali riforme costituiscano una svolta autoritaria caratterizzata da uno spirito illiberale.
Al di fuori della polemica politica –in questo caso particolarmente accesa- vorrei sottoporLe pacatamente alcune considerazioni, a titolo puramente personale, come semplice cittadino e studioso della materia (come storico mi sono spesso occupato delle evoluzioni istituzionali del nostro paese, dal fascismo in poi). Naturalmente, non intendo attribuirLe alcun disegno autoritario e non metto in questione le intenzioni –sicuramente le migliori-, quanto piuttosto indicare alcune dinamiche oggettive che possano andare al di là delle intenzioni –sicuramente le migliori-. Non sarebbe la prima volta che da una norma costituzionale sbagliata seguano conseguenze gravi ed estranee alla volontà del legislatore: sicuramente i costituenti di Weimar che inserirono nel testo l’art. 148 sullo stato d’eccezione, non immaginavano l’uso che ne avrebbero fatto i nazisti solo 12 anni dopo.
Entrando nel merito della questione, il rischio maggiore che io vedo in questa riforma è lo smantellamento delle misure a protezione della Costituzione volute dall’Assemblea Costituente: il sistema elettorale proporzionale (tacitamente sottinteso dal testo), il bicameralismo perfetto con la diversa base elettorale delle due Camere, l’integrazione del collegio elettorale per il Presidente della Repubblica con i rappresentanti regionali, l’istituzione di un giudice di legittimità costituzionale, le maggioranze richieste sia per l’elezione del Presidente quanto dei giudici della Consulta, nonché per il processo di revisione costituzionale costituivano un insieme organico di norme a tutela dei meccanismo di controllo e garanzia della Repubblica, in una raffinata architettura di pesi e contrappesi. E questo, per evitare il rischio di concentrare il potere nelle mani di un solo partito da cui sarebbe nato un regime.
Da circa venti anni è iniziato un processo di “mutamento costituzionale a rate” che ha finito per smantellare quell’accorta architettura a protezione della nostra norma fondamentale.
Di fatto, è con il passaggio dal proporzionale al maggioritario che è venuta meno la principale garanzia, vanificando il valore delle soglie stabilite dall’art. 138. Infatti, vorrei ricordare che nel ventennio appena trascorso è passato il costume, sconosciuto in passato, delle riforme Costituzionali unilaterali, decise dal solo partito di maggioranza. Vorrei ricordare che in nessun sistema basato su una legge elettorale maggioritaria, il processo di revisione costituzionale è totalmente affidato al Parlamento, ma si prevede l’intervento del Capo dello stato, o dell’equivalente della Consulta o del referendum popolare -spesso obbligatorio ed in qualche caso preventivo- nel processo di revisione.
Tuttavia, sin qui, questo processo ha trovato qualche limite nel persistere della struttura bicamerale del nostro ordinamento: proprio la base elettorale regionale ha prodotto costantemente maggioranze di governo assai più risicate al Senato che alla Camera. D’altra parte, la composizione assai varia del collegio elettorale del Presidente (senatori a vita, delegati regionali, diversa composizione dei due rami del Parlamento) ed una persistente prassi costituzionale hanno contribuito a preservare una pur relativa terzietà del Presidente. E (salvo che per la presenza dei delegati regionali) le stesse cose potremmo dire per l’elezione dei giudici costituzionali.
Ora, la riforma in corso di discussione, travolge anche questi residui paletti, lasciando solo quello, tenuissimo, della prassi costituzionale. Con la riduzione del Senato a 95 membri, il Parlamento in seduta comune passa da 1008 membri (più gli ex Presidenti) a 725, per cui la maggioranza assoluta dei votanti scende da 505 a 363 voti. Considerando che l’Italicum prevede un premio elettorale di 354 seggi per il vincitore, si ricava che bastino solo 9 senatori per assicurare al partito di governo il potere di eleggere da solo tanto il Presidente della Repubblica quanto i giudici costituzionali. Il Capo dello Stato, a sua volta, ha il potere di nominare altri 5 giudici che garantirebbero una maggioranza precostituita nella Corte di giudici di ispirazione governativa Con la stessa maggioranza potrebbe essere messo in stato d’accusa il Presidente che, quindi, dal momento dell’elezione al suo possibile deferimento all’Alta Corte, si troverebbe a dipendere totalmente dalla volontà del partito di maggioranza e, dunque, perdere gran parte della sua terzietà. La stessa nomina dei senatori non più a vita, ma per sette anni (esattamente la durata del mandato presidenziale) li configurerebbe come una sorta di “gruppo parlamentare del Presidente” da affiancare alla maggioranza di governo.
Mi si farà notare che le leggi costituzionali dovrebbero comunque passare al vaglio del Senato, che potrebbe avere un colore diverso da quello della Camera. Ma occorre considerare il carattere “iper maggioritario” del processo di formazione del nuovo Senato. Infatti, esso sarebbe eletto a maggioranza dalle assemblee regionali a loro volta elette con sistema maggioritario. Di fatto, questo significa la quasi totale esclusione delle formazioni minori e la spartizione quasi a metà dei rimanente dei seggi fra i due principali partiti (o coalizioni), ma quello di governo potrebbe giocare in più la carta dei 5 senatori di nomina presidenziale.
Di fatto, il partito vincitore delle elezioni avrebbe il concreto potere di mettere mano a piacimento alla Costituzione e, dove non vi riuscisse in sede parlamentare, potrebbe poi sempre contare su una compiacente interpretazione di una Corte Costituzionale addomesticata.
Certamente né Ella né il Suo partito hanno in mente un simile piano di occupazione del potere, ma chi può garantire che domani la maggioranza non sia conquistata da un partito con minori scrupoli democratici?
D’altro canto, onorevole Ministro, non Le sfuggirà la situazione assai critica in cui versa questo processo di revisione costituzionale, condotto da un Parlamento che ha un vizio di rappresentatività dichiarato dalla Corte Costituzionale e che, per di più, ha come obiettivo la nascita di un senato non elettivo ma di secondo grado e di doppia selezione maggioritaria.
Certamente, fra i sistemi di democrazia liberale, non mancano esempi di assemblee senatoriali non elettive, ma espressione di poteri locali o nomine del Capo dello Stato o altro ancora, ma, mi permetto di far notare che in un nessuno di questi casi il Senato ha poteri in materia di leggi costituzionali, ed, inoltre, nessuna di queste assemblee è il prodotto di una doppia selezione maggioritaria, che ne riduce enormemente la rappresentatività.
In definitiva avremmo un Parlamento composto da una Camera di nominati, eletta con criterio maggioritario e con pesanti clausole di sbarramento, ed un Senato di eletti di secondo grado con doppia selezione maggioritaria, dal quale dipenderebbero quasi totalmente tutti gli organi di controllo e garanzia ed il processo di revisione costituzionale: converrà che si tratterebbe di una situazione piuttosto anomala nel quadro delle democrazie liberali. Qualora Ella ritenesse non infondate queste preoccupazioni, sarebbe positivo che si aprisse un confronto, quantomeno sulle possibili misure per mettere in sicurezza la Costituzione. AugurandoLe buon lavoro le porgo i miei rispettosi saluti"
Aldo Giannuli

 
(continua...)

23 Lug 2014, 10:13 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (143)

Giustizia in Parlamento

"Gli unici perseguitati sono i cittadini"
9:05
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"Negli ultimi 17 anni, prima dell'arrivo del M5S in Parlamento, la Camera dei deputati si è espressa 21 volte per la richiesta di arresto per un suo componente. Sei volte nella XIII legislatura durante la quale vennero “graziati” un tal Cesare Previti (poi condannato in via definitiva nel 2006 per corruzione in atti giudiziari nel processo IMI-SIR e nel 2007 nel processo Lodo Mondadori e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici) e un certo Marcello Dell'Utri, ormai pregiudicato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il 12 luglio 2006 (XV legislatura, governo di centro-sinistra) venne salvato un tal Raffaele Fitto, uno dei nomi più gettonati alla successione del “mariuolo brianzolo” in Forza Italia, mister preferenze in Puglia nonché condannato in I grado a 4 anni per corruzione, abuso d'ufficio e finanziamento illecito ai partiti. Nella scorsa legislatura la Camera respinse la richiesta d'arresto per Cosentino (graziato ben 2 volte) e per un certo Milanese, ex-deputato del PDL recentemente arrestato nell'ambito dell'inchiesta MOSE. La Camera ha votato 21 volte e per 20 volte ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla magistratura. Solo nel caso di Alfonso Papa votarono a favore della custodia cautelare, 1 su 21, lui sì che dovrebbe parlare di “fumus persecutionis”.
Poi sono entrati i cittadini nelle Istituzioni. Avremo i nostri difetti, avremo sbagliato qualche parola, ma nessuno ci comanda, nessun inciuco piduista ci influenza, nessun potentato ci ricatta. Combattiamo affinché il sacro principio del “Tutti sono eguali di fronte alla legge” trovi soprattutto nel Parlamento italiano lo spazio che merita. Abbiamo combattuto per costringere la Camera a votare prima delle elezioni l'arresto del deputato PD Genovese. Abbiamo fatto pressione perché non si votasse con il voto segreto. Lo stesso è accaduto oggi. Forza Italia le ha tentate tutte per far slittare il voto su Galan. Questa mattina è stata convocata una capi-gruppo urgente con l'obiettivo di salvare il deputato in questione accusato di essersi intascato 1 milione di euro di tangenti all'anno. Il nostro esserci, il nostro uso dei social, il nostro chiedere a gran voce regole uguali per tutti e giustizia ha “costretto” l'attuale maggioranza a votare favorevolmente all'arresto sia per Genovese che per Galan. Una volta su 21 in 17 anni. Due volte su due con il MoVimento in Parlamento. Sia chiaro, noi non esultiamo se un deputato viene arrestato, nessun applauso è partito in aula ne dopo il voto su Genovese ne oggi. Noi pretendiamo giustizia, soltanto giustizia. Perché se un magistrato chiede l'arresto di un cittadino, il cittadino va in galera, mentre se il cittadino è anche deputato deve essere sempre salvato? E' una cosa accettabile nel paese più corrotto d'Europa? Io rispetto la magistratura, non ho commentato la recente assoluzione per B. anche perché non servono ulteriori fatti per dimostrare che B. sia un pericolo per la società. Io rispetto l'indipendenza dei giudici. Oggi i giudici indipendenti sanno che in Parlamento c'è una forza politica che rispetta il loro lavoro e che vota dopo aver studiato le carte, non dopo aver contato banconote o aver pensato alle opportunità degli inciuci".
Alessandro Di Battista, Portavoce M5S Camera

 
(continua...)

22 Lug 2014, 16:03 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (266)

Da Matteotti a Di Matteo? #lanuovadittatura

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La Storia non si ripresenta mai uguale, ma tra l'Italia di oggi e quella del 1924, anno del rapimento e omicidio di Giacomo Matteotti, esistono molte e impressionanti analogie. L'esito potrebbe essere lo stesso, la fine della democrazia, con al posto del fascismo, un sistema che comprende tutte le forze del Paese che vogliono conservare i loro privilegi e tenere a distanza di sicurezza la volontà popolare: criminalità organizzata, piduisti, istituzioni deviate, partiti. Dalla vittoria alle politiche del 2013 del M5S stiamo assistendo a una Controriforma senza che vi sia stata una Riforma o un Martin Lutero, neppure Mussolini ebbe la sfacciataggine del trio NapolitanoRenzieBerlusconi, lui la dittatura la fece senza nascondersi dietro la parola "riforme" e la legge elettorale fascista Acerbo fu sicuramente più rappresentativa del corpo elettorale e rispettosa della democrazia del l'Italicum di Renzie e del notopregiudicato, Le parole di Nino Di Matteo, che ha avuto il coraggio di dire che il re è nudo e con esso la democrazia sono forse un ultimo grido di allarme, sono parole pesantissime "Non si può assistere in silenzio al preminente tentativo di trasformare il magistrato inquirente in un semplice burocrate inesorabilmente sottoposto all’arbitrio del proprio capo, di quei dirigenti degli uffici sempre più spesso, purtroppo, nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e dalle indicazioni sempre più stringenti del suo presidente.
Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere ai tanti tentativi in atto, dalla riforma dell’ordinamento giudiziario, a quella in cantiere sulla responsabilità civile dei giudici, alla gerarchizzazione delle Procure anche attraverso sempre più numerose e discutibili prese di posizione del Csm. Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere in silenzio a questi tentativi finalizzati a ridurre l’indipendenza dei magistrati a vuota enunciazione formale con lo scopo di annullare l’autonomia del singolo pm
". Parole.che ricordano l'ultimo intervento in aula di Giacomo Matteotti, esponente del Partito socialista Italiano. "Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. [...] L'elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. [...] Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà... [...] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse". 30 maggio 1924, Camera dei deputati Come passano i tempi... Da Matteotti a Matteo. Oggi per imporre la dittatura la forza non è più necessaria, bastano le cosiddette "riforme...".

 
(continua...)

22 Lug 2014, 12:00 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (170)

Passaparola - Madri nella Crisi

Guarda il Passaparola con Le Madri nella Crisi
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Siamo le"Madri nella Crisi", circa 100 operatori socio sanitari che per anni hanno lavorato al policlinico Mangiagalli di Milano. Ci siamo formati facendo un corso di Operatore socio sanitario a nostre spese. Poi è stato indetto un concorso pubblico dal Policlinico, per 29 posti. Alla fine ne hanno preso circa 90, ma noi siamo rimasti tutti a casa.
Dopo averci scartato hanno anche preteso che noi formassimo i nuovi assunti che hanno vinto il concorso, cioè chi ci sostituiva. Dimenticando, tra l'altro, che le persone non le formi in una settimana e neanche in 15 giorni, perché ci vogliono anni per acquisire tutte le competenze che avevamo noi.
Ci avevano promesso un contratto a tempo indeterminato attraverso un'agenzia interinale. Abbiamo firmato questo contratto, con la promessa che fuori da qui ci avrebbero dato un altro impiego. E invece sono arrivate solo lettere di licenziamento. C'è da aggiungere che 33 interinali come noi sono rimasti all’interno del Policlinico, ma non si capisce quali siano stati i criteri di selezione. E vorremmo saperlo. A questo punto, dato che siamo tutti a casa, chiediamo almeno di poter ruotare con queste 33 persone.
È dal 30 di giugno che siamo sul tetto dell'Alfieri. Tutti gli Oss che sono rimasti fuori stanno vivendo 24 ore al giorno qui al Policlinico, e non abbiamo nessuna intenzione di scendere finché non ci daranno la garanzia di un ricollocamento in ambito sanitario. Abbiamo maturato anni e anni di esperienza, ed è un peccato buttarla via. Ci sono donne e mamme monoreddito, che non si possono permettere di non portare a casa uno stipendio. Chiediamo un nuovo lavoro, come del resto ci era stato promesso.
Tra le altre cose di questa storia c'è da dire che l'agenzia interinale non sapeva neanche che ci fosse un concorso. E' stata una sorpresa per tutti. Hanno fatto un concorso per 29 posti, con una preselezione basata su un quiz di cultura generale che molte di noi non l’hanno passato. Per cui dopo 15 anni di lavoro, anche nelle sale operatorie a fare assistenza, non siamo idonee... ma lo siamo per formare le persone che hanno vinto il concorso! E' evidente, allora, che c’è qualche cosa che non va.
Non so se è normale che non sia a titolo... perché noi al mattino andavamo a lavorare lì, ci affiancavano queste persone che hanno vinto il concorso, pur sapendo che erano quelli che prendevano il nostro posto, dovevamo formarle... che poi che cosa vuoi formare in una settimana o 15 giorni? Cioè essere formati vuole dire si all’inizio.. capire come funziona un reparto, però l’esperienza la acquisisci negli anni.. cioè qui ci sono 100 persone nuove che ci vorranno anni, veramente, prima di essere formati.
E a noi, che abbiamo tutte queste competenze, ci hanno sbattuto in mezzo alla strada!
Questi concorsi, nei casi come i nostri, sono da rivedere. Altrimenti vuol dire che ci han tenuto qui per venti anni e non eravamo idonee a fare il nostro lavoro? Noi facevamo assistenza alle donne operate, facevamo assistenza nelle sale operatorie, facevamo assistenza ai parti. E tutto ad un tratto non siamo più idonee?
Noi occupavamo 117 posti da 15 – 20 anni. E mano a mano che le agenzie, e prima ancora cooperative, cambiavano l’appalto, siamo sempre rimaste qui a lavorare. Anche questa volta questa agenzia pensava di fare la stessa cosa. Ma stavolta il Policlinico non ha saputo gestire questa faccenda.
E poi c'è la faccenda delle 33 persone interinali che sono rimaste dentro. Quali sono stati i criteri utilizzati per la scelta? A noi avevano detto che avrebbero guardato gli anni di anzianità di servizio, agli anni anagrafici e che avrebbero dato priorità ai monoreddito. E invece la gente che è rimasta dentro non ha questi requisiti. Sarà mica una questione di tessera sindacale? Qualcuno ci deve spiegare. Chiediamo a chiunque ci possa dare delle risposte: la Regione, il Comune, l’Ospedale. Altrimenti ruotiamo tutti, facciamo un contratto di solidarietà e lavoriamo tutti.
Ci è stato promesso che ci avrebbero dato 750 Euro al mese. Ma le ragazze che sono già a casa da un paio di mesi hanno ricevuto soltanto lettere di licenziamento.
In queste settimane qualche proposta di lavoro c'è stata: ti chiamano nel tardo pomeriggio per andare a coprire una notte in rianimazione al San Gerardo di Monza, ma chiunque è nella sanità sa che non puoi per la prima volta andare in un reparto di rianimazione senza le dovute conoscenze. E questo risulta un rifiuto, e ti mandano la lettera di licenziamento.
Poi, beffa nella beffa, noi non possiamo neanche chiedere la disoccupazione, per la tipologia di contratto che abbiamo. Ma noi non vogliamo la disoccupazione, né nessun tipo di assistenzialismo, vogliamo un posto di lavoro, come ci era stato promesso. Ci hanno sfruttato per tanti anni in questo ospedale, abbiamo fatto turni impossibili. Avevamo bisogno di quello stipendio e venivamo a lavorare anche con la febbre. Soprattutto negli ultimi anni, avendo dei contratti mensili. A chi si permetteva di ammalarsi non rinnovavano il contratto. E ora ci trattano così?
Siamo precari come tantissimi precari in Italia. Vogliamo la nostra dignità. Un posto serio di lavoro. Che i precari si uniscano a noi, perché essere precari vuol dire non avere nessun diritto, non poter pensare a nessun tipo di futuro.
Noi siamo qua, con questa lotta che continua per avere contatto diretto con i cittadini. Molti vengono e ci sostengono, e stiamo raccogliendo le firme (ne abbiamo già più di 2500). Stiamo facendo anche dei turni fra di noi per essere sempre qui. Non molliamo, la lotta continua e saremo sempre qui fino a che non avremo una risposta concreta.

 
(continua...)

21 Lug 2014, 16:40 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (446)

L'elezioni dei giudici del CSM secondo il M5S

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"Il Consiglio superiore della magistratura (CSM)" è un organo di rilievo costituzionale dell'ordinamento politico italiano, di governo autonomo della magistratura italiana ordinaria. E' un organo di autogoverno, con lo scopo di garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, in particolare da quello esecutivo, secondo il principio di separazione dei poteri espresso nella Costituzione della Repubblica italiana. La Costituzione, all'art. 110, assegna al ministro della Giustizia il compito di curare "l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”, ferme restando le competenze del CSM; l'art. 101, comma 2, inoltre, garantisce la piena autonomia e indipendenza dei giudici da ogni altro potere dichiarando che essi "sono soggetti soltanto alla legge". L'organo che assicura l'autonomia dell'ordine giudiziario è il Consiglio superiore della magistratura (CSM), cui compete l’autogoverno dei magistrati ordinari, civili e penali. Ad esso spettano, infatti, le competenze in materia di assunzioni, assegnazioni e trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati ordinari (i magistrati amministrativi, contabili e militari hanno propri organi di governo)."
In questi giorni si sta procedendo al rinnovo del Consiglio. Se non ne siete venuti a conoscenza è perché l’informazione dedica poco spazio a questi passaggi essenziali per la vita democratica del Paese: ma come troppo spesso accade, la sfrontatezza dei partiti e dei loro esponenti porta questi fatti agli “onori” delle cronache non per diffondere la cultura delle istituzioni ma per gli scandali che suscitano i loro comportamenti anti-istituzionali. E' il caso di Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, noto palombaro, saltato dall'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) al Governo Letta per volontà e designazione di Silvio Berlusconi, poi magicamente (nonché misteriosamente) confermato come uomo "tecnico" da Matteo Renzi, che ha pensato bene di intervenire direttamente sulle elezioni del CSM facendo campagna via sms per due candidati della sua corrente che, indovinate un po’, sono stati entrambi eletti! Al silenzio del Governo su questa vicenda scandalosa e gravissima, il MoVimento 5 Stelle si è opposto chiedendo le dimissioni del Sottosegretario, ma il Governo è rimasto silente.
Nel frattempo, dalla stessa stampa che apre gli occhi solo quando è ormai troppo tardi sono iniziati a trapelare nomi per la Corte costituzionale, basati su accordi fasulli su notabili di partito da mandare alla Consulta, come Violante in quota PD e Ghedini in quota FI, che servono forse a mascherare nomine di personaggi meno noti alle cronache politiche, ma altrettanto fedeli, come è stato nel caso del giudice uscente Luigi Mazzella e del giudice Paolo Maria Napolitano, che, pur non avendo legami evidenti con il NotoPregiudicato e il suo partito, andavano a cena insieme a lui e all’allora Ministro della Giustizia Alfano, proprio prima di partecipare alla decisione sulla sentenza sul Lodo incostituzionale che di Alfano portava il nome e che serviva a evitare al Pregiudicato di diventare tale.
Per combattere la cultura che è alla base di episodi simili, il M5S propone un sistema nuovo, per un cambiamento di metodo radicale e culturale, prima ancora che politico.
Il Parlamento in seduta comune (deputati + senatori) si sta riunendo, per eleggere i due giudici della Corte costituzionale e rinnovare per intero i membri “laici” del Consiglio superiore della Magistratura (CSM), essendo giunto al termine il mandato di quattro anni dei suoi componenti.
Il CSM è un organo di rilevanza costituzionale di fondamentale importanza nell’ordinamento italiano. La nostra Costituzione stabilisce che i giudici siano soggetti soltanto alla legge e che la magistratura sia un ordine autonomo e indipendente dal potere legislativo, il Parlamento, e dal potere esecutivo, il Governo. Sulla base di tale impostazione la Costituzione affida proprio al Consiglio superiore della magistratura la funzione di autogoverno dei giudici. Al Ministro della Giustizia spetta soltanto l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, mentre al CSM spettano le competenze in materia di assunzioni, assegnazioni e trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati ordinari. In questo modo i nostri Padri costituenti hanno voluto evitare che un organo di squisita natura politica avesse il controllo delle carriere dei giudici, al fine di garantire il valore supremo della loro indipendenza. Il CSM è un organo composto per la grande maggioranza da giudici, che essi stessi eleggono tra le loro fila per “autogovernarsi”. Al tempo stesso però, per temperare la possibile chiusura in sé stessa della magistratura ed evitare che il suo organo di autogoverno fosse eccessivamente autoreferenziale, i Costituenti hanno previsto che una parte dei componenti, i cosiddetti membri “laici”, da un lato non fossero selezionati da parte dei magistrati, dall’altro che dovessero essere scelti al di fuori delle fila dell’ordine giudiziario, in modo da poter svolgere una funzione di garanzia all’interno del CSM. Si capisce quindi quanto siano importanti le funzioni di controllo delle carriere dei giudici e la scelta di chi andrà a svolgerle.
Il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica, affiancato dal primo presidente e dal procuratore generale della Corte di cassazione. I restanti componenti, il cui numero è stato fissato dalla legge in ventiquattro, sono eletti per due terzi (sedici) da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo (otto) dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio. Questi sono eletti con votazione a scrutinio segreto e con la maggioranza dei tre quinti dei componenti l’assemblea per i primi due scrutini, mentre dal terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.
Come è già avvenuto per l’elezione dei giudici della Corte costituzionale, anche in questo caso il nostro scopo è quello di rendere trasparente questa procedura introducendo un metodo innovativo che consiste nel rendere pubblici i nomi delle personalità individuate dalle forze politiche di modo che esse possano essere condivise in modo trasparente e con la piena consapevolezza dei cittadini.
Il MoVimento Cinque Stelle ha individuato dei candidati, scegliendo persone che, insieme ad una indiscussa esperienza, mostrino di avere la schiena dritta, di essere cioè in grado di svolgere questo delicato ruolo secondo i fini che la Costituzione prescrive, e dunque non nell’interesse esclusivo del partito politico che li ha designati, e che siano al tempo stesso in grado di resistere alle pressioni e alle ingerenze che potrebbero subire una volta eletti. I nomi dei candidati individuati saranno votati in rete dagli iscritti certificati prima di essere proposti in Parlamento. Vorremmo che il CSM sia composto da persone che abbiano ben chiaro che il ruolo dei giudici sia difendere i cittadini dagli abusi del potere.
Confidiamo che si colga la portata di questa proposta di apertura del dibattito ai cittadini che, come abbiamo premesso, è finalizzata ad un cambiamento culturale prima ancora che politico."
Commissioni M5S Affari Costituzionali Camera e Senato – Commissioni M5S Giustizia Camera e Senato

 
(continua...)

21 Lug 2014, 11:27 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (237)

6 punti: Renzie, gasteropode rispondi - #gasteropoderispondi

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Sin dall'inizio degli incontri con il Pd, era stata annunciata una consultazione on line che avrebbe approvato o respinto un eventuale accordo finale. Pertanto, avremmo voluto sottoporre a questa consultazione un testo preciso che, al contrario, manca. Nell'incontro di giovedì 17 noi ci saremmo attesi che, con la stessa chiarezza e disponibilità con la quale avevamo accettato le esigenze del Pd in tema di governabilità, il Pd avesse manifestato analoga apertura sui temi delle preferenze, delle clausole di sbarramento e del premio di lista e non di coalizione, oltre che in tema di "Parlamento pulito". Al contrario, il Pd ha "incassato" l'apertura del M5s senza dare alcuna risposta chiara ma buttando avanti generiche disponibilità a discutere e subordinando, comunque, l'accordo alla disponibilità "degli altri" (cioè di Forza Italia). Ci sarebbe dovuto essere un successivo incontro per chiarire i troppi punti in sospeso, poi, l'assoluzione di Berlusconi ed il conseguente rafforzamento del patto del Nazareno - come è emerso anche dalle dichiarazioni dei dirigenti del Pd - hanno gettato una diversa luce sulla tattica dilatoria attuata dal Pd dopo il primo incontro. Vogliamo dare ai cittadini la possibilità di avere una legge elettorale nata dal confronto tra le due principali forze politiche del Paese, e non dagli accordi segreti presi con un condannato. Per fare questo occorre che da parte del Pd ci sia trasparenza e serietà.
Quindi, onde evitare ulteriori perdite di tempo e spettacoli inconcludenti come l'ultimo streaming, ora è necessario che Renzi e il Pd rispondano per iscritto ai 6 punti del MoVimento 5 stelle di seguito riportati:

Premessa: il limite posto dalla Corte Costituzionale; come dichiarato dall’inizio, il M5s accetta l’idea di un premio di maggioranza (indirettamente previsto nello stesso “democratellum”) solo a condizione che esso risulti compatibile con i limiti di costituzionalità fissati dalla Corte Costituzionale che, con la sua sentenza di gennaio, ha bocciato la Legge Calderoli (il “Porcellum), ritenendo non ragionevole e lesivo del principio di rappresentanza un premio che ha trasformato una quota elettorale del 29,5% in un 54% dei seggi. La Corte non ha precisato ulteriormente il suo pensiero in materia, pur ritenendo che il Parlamento possa fissare un ragionevole limite di disrappresentatività per favorire la governabilità, ma, dalla sentenza si ricavano due indicazioni implicite:
a) il premio non è ragionevole se non è espresso in una quota fissa (ad es. il 15%) e contemporaneamente non fissa una soglia minima per ottenerlo (ad esempio il 40%), per cui può arrivare a qualsiasi valore. Nel caso specifico il premio era stato di circa il 24,5% che possiamo assumere come valore limite al di là del quale esso diventa irragionevole
b) il premio non è neppure ragionevole se equivale o, addirittura supera la quota di seggi spettanti nella quota proporzionale. Insomma, non è possibile che il partito A che abbia ottenuto il 25% dei voti ottenga il doppio dei seggi o più.
Dunque, per restare nei limiti della sentenza della Corte, occorre preliminarmente stabilire o una soglia minima per ottenere il premio (ad esempio il 35%o 40%), oppure fissare il premio in una cifra fissa (ad esempio 95 o 100 seggi).

1. La questione del doppio turno: in questo quadro si comprende come il doppio turno, in sé manipolatorio della volontà dell’elettorato (in quanto affida a quanti avevano votato per partiti diversi dai due in lizza, il giudizio sul vincitore), diventa un ulteriore elemento distorsivo, che aggrava la situazione. Infatti, per definizione può accadere che il ballottaggio venga vinto da chi era arrivato secondo nel primo turno, magari con percentuali molto basse, come in molti comuni, dove ha vinto il ballottaggio un candidato che aveva ottenuto solo il 18-19% dei voti al primo turno e si è visto attribuire il 60% dei seggi, cioè più del triplo della sua quota elettorale. Questo può essere accettabile per elezioni amministrative ma non per elezioni politiche, dove il principio di rappresentatività deve essere ben più rigido per le ben diverse attribuzioni di potere dell’organo eletto.

2. La proposta attuale: Allo stato attuale, l’Italicum prevede un premio del 15% al primo turno nel caso una coalizione ottenga almeno il 37,5% (con che conquisterebbe il 52% dei seggi) ed assegna il 52% dei seggi, comunque, a chi vinca il secondo turno, attribuendo, quindi un premio sicuramente superiore al 15% e potenzialmente molto maggiore anche al 24,5% che era parso eccessivo alla Corte Costituzionale. Per cui siamo in piena incostituzionalità della legge. Negli incontri (e nella prima lettera inviata dal Pd) la delegazione del Pd, per bocca del suo segretario, ha ripetutamente parlano di un premio non superiore al 15% sia per il primo che per il secondo turno, pur volendo assicurare la maggioranza assoluta al vincitore. Il punto non è chiaro ed i conti non tornano: se si vuole assicurare la maggioranza assoluta in ogni caso, il premio non può essere limitato al 15%, se, vice versa, non si vuole superare la quota del 15% non si può garantire che il vincitore abbia la maggioranza assoluta. E’ un punto che va chiarito. Il M5s è disponibile ad accettare un premio di maggioranza in quota fissa (il 15% pari a 94-95 seggi) oppure un premio finale che assicuri la maggioranza assoluta al vincitore, ma a condizione che si stabilisca una soglia minima per poterlo ottenere (cioè che il partito vincente abbia ottenuto almeno il 35% dei voti al primo turno).

3. L’entità del premio e le garanzie costituzionali: strettamente in relazione all’entità del premio sono anche tre questioni molto delicate: la maggioranza qualificata con la quale si può modificare la Costituzione senza referendum popolare, l’elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici costituzionali. Con una maggioranza precostituita del 52-54% ed in presenza della riforma del Senato che si prospetta, diventa concretissimo il rischio, che i Costituenti avevano voluto evitare, dell’ “Asso prende tutto”. La maggioranza, senza molto sforzo potrebbe appropriarsi dei 5 giudici costituzionali di nomina parlamentare, poi del Presidente della Repubblica che, a sua volta, potrebbe nominare 5 giudici dello stesso indirizzo e, con questo, produrre una maggioranza precostituita anche nella Corte. Dunque, per evitare questo rischio occorre “mettere in sicurezza la Costituzione”: il premio di maggioranza è accettabile solo se accompagnato a diversi meccanismi di garanzia costituzionale come rivedere la titolarità del potere di elezione dei giudici costituzionali o le maggioranze richieste, altrettanto per il Presidente della repubblica e per il processo di revisione costituzionale.

4. Le preferenze: sin dalla sua fondazione il M5s ritiene qualificante il ritorno all’elezione dei deputati attraverso il metodo delle preferenze che è ritenuto qualificante anche dalla sentenza della Corte Costituzionale. Si è fatta presente l’esigenza di evitare la degenerazione del voto di preferenza in senso clientelare (anche se, per la verità, questo metodo resta in vigore per il Parlamento Europeo, per i comuni e per gran parte delle Regioni) ed il M5s si è fatto carico di tale preoccupazione indicando un possibile rimedio nel sistema del voto disgiunto fra voto di lista e voto di preferenza.

5. Coalizioni e clausole di sbarramento: il M5s ha segnalato l’opportunità di assegnare l’eventuale premio di maggioranza al singolo partito e non alle coalizioni, che spingono a grandi ammucchiate prive di sostanziale unità politica che, dopo il voto, si sciolgono rapidamente. Ma perché questa misura sia efficace, occorre completarlo eliminando le soglie di sbarramento o, ridurle a valori minimi (l’1%) perché diversamente, quello che è uscito dalla porta rientrerebbe dalla finestra: i piccoli partiti a rischio quoziente si vedrebbero costretti ad entrare nelle liste di quelli più grandi, sacrificando la loro visibilità alla certezza di rientrare in Parlamento. Ed, in questo modo, sarebbero le liste di partito a diventare, di fatto, coalizioni. Abolire le clausole di sbarramento significa assicurare a tutti la possibilità di accedere alla rappresentanza senza sacrificare la propria visibilità, scongiurando, quindi,. La formazione di liste omnibus.

6. Soglie di sbarramento ed effetto di sommatoria: C’è poi un secondo aspetto da considerare, le soglie di sbarramento diventano un modo surrettizio per accrescere il premio di maggioranza, infatti, anche fissando al 2% la soglia, se ci fossero 7-8 partiti che ottenessero in media l’1,5%, questo vorrebbe dire che ci sarebbe un 10-12% di seggi non assegnati che andrebbe ai partiti maggiori ed, in primo luogo, al partito vincitore, il cui bottino elettorale si accrescerebbe di un buon 5-6% avvicinandosi pericolosamente alla sogli per la revisione costituzionale. Per di più lo sbarramento non avrebbe alcun effetto ai fini della governabilità, in presenza di un sistema che già garantisce una maggioranza di governo. Ed, infine, questo aumenterebbe la disrappresentatività del sistema che più facilmente andrebbe incontro ad una bocciatura da parte della Corte.

Torneremo al tavolo non appena avrete risposto ai nostri 6 punti. Fate presto. Le riforme, come voi dite da sempre, non possono più aspettare.

Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera
Danilo Toninelli, Portavoce M5S Camera
Paola Carinelli, capogruppo M5S Camera
Vito Petrocelli, capogruppo M5S Senato
Beppe Grillo
Gianroberto Casaleggio

 
(continua...)

20 Lug 2014, 19:05 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (634)

L'Italia onesta di Di Matteo

Nino Di Matteo - Palermo, 19 luglio 2014
1:28
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Di seguito parte del discorso del procuratore Nino Di Matteo ieri in via D'Amelio, a Palermo.

"Non si può assistere in silenzio al preminente tentativo di trasformare il magistrato inquirente in un semplice burocrate inesorabilmente sottoposto all’arbitrio del proprio capo, di quei dirigenti degli uffici sempre più spesso, purtroppo, nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e dalle indicazioni sempre più stringenti del suo presidente (Napolitano ndr).
Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere ai tanti tentativi in atto, dalla riforma dell’ordinamento giudiziario, a quella in cantiere sulla responsabilità civile dei giudici, alla gerarchizzazione delle Procure anche attraverso sempre più numerose e discutibili prese di posizione del Csm. Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere in silenzio a questi tentativi finalizzati a ridurre l’indipendenza dei magistrati a vuota enunciazione formale con lo scopo di annullare l’autonomia del singolo pm.
Voglio ringraziare tutti quei cittadini che si pongono a scudo di tanti che, anche nella politica, continuano a calpestare quei valori che furono di Paolo Borsellino, contro l’arroganza dei prepotenti e degli impuniti. Le commemorazioni hanno un senso solo se sostenute dal coraggio che dovremo dimostrare da domani. Rispetto alla strage di via D'Amelio c’è il dovere etico e morale di cercare verità, anche se ci rendiamo conto che quel cammino costi sempre di più lacrime e sangue, per continuare a cercare la verità è necessario innanzitutto con onestà intellettuale rispettare la verità e non avere mai paura a declamarla anche se può apparire sconveniente.
Oggi ci troviamo davanti a un muro di gomma e di indifferenza istituzionale. E c'è il pericolo di un clima di delegittimazione che si nutre di silenzi colpevoli, ostacoli e tranelli disposti per arginare quell’ansia di verità rimasta patrimonio di pochi.
Affermano il falso i tanti che, qualcuno per strumentale interesse, continuano a ripetere che i processi delle stragi hanno portato a un nulla di fatto fingono di ignorare che 22 persone sono state definitivamente condannate per concorso in strage. In molti anche all’interno delle istituzioni sanno ma continuano a preferire il silenzio, certi che quell’omertà continuerà a pagare magari con l’evoluzione di splendide carriere. Il cammino di liberazione dalla mafia è rimasto a metà del guado, mentre ai ladri e ai corrotti si assicura la sostanziale impunità.
In una sentenza definitiva della Corte di Cassazione è accertato che un partito politico, divenuto forza di governo nel 1994, ha poco prima annoverato tra i suoi ideatori e fondatori un soggetto da molto tempo colluso con gli esponenti di vertice di Cosa nostra e che da molti anni fungeva da intermediario consapevole dei loro rapporti con l’imprenditore milanese che di quel partito divenne esponente apicale. Oggi questo esponente politico (Silvio Berlusconi, ndr), dopo essere stato definitivamente condannato per altri gravi reati, discute con il Presidente del Consiglio in carica di riformare la legge elettorale e quella Costituzione alla quale Paolo Borsellino aveva giurato quella fedeltà che ha osservato fino all’ultimo respiro. E’ necessario non perdere la capacità di indignarsi e trovare la forza di reagire tutti abbiamo il dovere di evitare che anche da morto Paolo Borsellino debba subire l’onta di vedere calpestato il suo sogno di giustizia”.
Nino Di Matteo, Palermo 19 luglio 2014

 
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20 Lug 2014, 10:27 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (408)

Le linee del Movimento sono quelle dei cittadini

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Il Pd sta mettendo in dubbio le buone intenzioni del Movimento 5 Stelle al tavolo sulla legge elettorale. E' chiaro a chiunque abbia seguito lo streaming che il M5S aveva 5 punti chiari mentre il Pd cercava di non dare alcuna risposta concreta e di temporeggiare. Renzi parla di una sconfessione dal blog che non c'è mai stata. Non esiste una linea Grillo/Casaleggio. Non esiste una linea Di Maio. Non esistono linee all'interno del Movimento, se non quelle dei cittadini. Il Pd questo fa fatica a comprenderlo perché difende solo le ragioni degli accordi segreti del patto del Nazareno. I fatti di questi giorni in aula al Senato lo dimostrano.
Sosteniamo senza riserva alcuna la posizione della delegazione M5S. Per questo faremo ratificare i punti proposti al tavolo sul portale del Movimento di modo che i cittadini iscritti possano esprimersi. Cosi si potrà andare direttamente in aula e votare una legge elettorale con le preferenze: dato che proprio Renzi ha dichiarato più volte durante l'incontro di volere le preferenze nella legge elettorale.
Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio

 
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19 Lug 2014, 11:54 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (828)

L'assoluzione di Berlusconi - di Antonio Di Pietro

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"Le sentenze si rispettano sempre, sia quando piacciono che quando non piacciono e a me francamente non piace né la sentenza di appello di oggi che ha assolto Silvio Berlusconi per la vicenda Ruby, né la sentenza di primo grado che invece, per gli stessi fatti, lo aveva condannato a 7 anni di carcere. Ripeto, le sentenze vanno sempre rispettate ed io anche stavolta mi atterrò a questo sacro principio. Le sentenze però possono anche essere serenamente commentate (pur rispettando i giudici, gli accusati e gli accusatori). Ciò premesso, a me pare che – nel caso di specie – ci siano state due forzature di troppo: in primo grado aver condannato Berlusconi anche per “concussione per costrizione” ed in appello averlo assolto anche per il reato di “prostituzione minorile”.
Ma andiamo con ordine ed innanzitutto riassumiamo la vicenda.
La Procura della Repubblica di Milano, in relazione alla vicenda Ruby, aveva accusato Berlusconi di due specifici reati: quello di aver avuto rapporti sessuali con la minorenne Karima-Ruby El Marhouh (Ruby Rubacuori, appunto) punito dall’art. 600 bis del codice penale con la pena da uno a sei anni di reclusione e quello di concussione per costrizione punito dall’art. 317 del codice penale con la pena da sei a dodici anni di reclusone, per avere egli – nella sua qualità, all’epoca dei fatti, di Presidente del Consiglio in carica – abusato di tale sua qualità per “costringere” il Capo di Gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni a far rilasciare la predetta Ruby (che, nel frattempo era stata portata in Questura dagli agenti di Polizia ed ivi trattenuta per accertamenti) sostenendo che, altrimenti, sarebbe successa una diatriba internazionale in quanto la predetta era imparentata con l’ex Presidente egiziano Hosni Mubarak (mentre invece, nella realtà era ed è una cittadina marocchina che nulla aveva a che vedere con l’Egitto).
Ebbene, i giudici di primo grado hanno riconosciuto Berlusconi colpevole di entrambi i reati, ritenendo provato sia che Berlusconi fosse perfettamente al corrente che la signorina Ruby fosse minorenne (e quindi aveva il dovere di non avere rapporti sessuali con lei perché appunto la legge vieta ai maggiorenni di avere rapporti sessuali con minorenni) sia che il funzionario della Questura Ostuni fosse stato costretto ad assecondare le richieste del Presidente del Consiglio di far uscire dalla Questura la signorina Ruby.
I giudici di Appello, invece, hanno assolto Berlusconi da entrambi i reati, sebbene con motivazioni diverse. Egli infatti è stato assolto dall’accusa di concussione “perché il fatto non sussiste” e dall’accusa di prostituzione minorile “perché il fatto non costituisce reato”.
Assoluzione che ho così tradotto “in dipietrese” a mia sorella Concetta che – qui a Montenero dove mi trovo – me ne ha appena chiesto spiegazione: i giudici di appello hanno assolto Berlusconi dall’accusa di concussione perché il dr. Ostuni della Questura di Milano non era e non può essere considerato alla stregua di un “povero cristo” che – siccome gli telefona il Presidente del Consiglio – si impaurisce a tal punto da non potergli “resistere” e quindi da non potergli dire che Ruby non era e non poteva essere affatto parente di Mubarak e soprattutto che non poteva essere rilasciata nell’immediatezza in quanto, anche nei suoi confronti, dovevano essere effettuati gli accertamenti di rito che ogni Ufficio Stranieri di ogni Questura d’Italia ha l’obbligo di svolgere in casi del genere.
Insomma, ai giudici di Appello potrebbe essere sembrato più plausibile che il dr. Ostuni si sia volontariamente adeguato alle richieste di Berlusconi, pur essendo le stesse improprie e fuori luogo. Attenzione però: per capire meglio le ragioni per cui i giudici di Appello si sono determinati ad assolvere Berlusconi dobbiamo attendere la pubblicazione delle motivazioni perché non dobbiamo dimenticarci che, nel frattempo, è intervenuta le legge n. 190 del 6 novembre 2012 con cui è stato di fatto abolito il reato di “concussione per induzione”, reato tipico di chi vuole convincere spintaneamente – si ho detto “spintaneamente” e non spontaneamente – un pubblico ufficiale a favorirlo, abolizione che è comunque intervenuta a fagiolo per risolvere anche questo caso (come anche il “caso Penati”, in verità).
Quindi, ed in conclusione, per la Corte di Appello di Milano – mancando un elemento essenziale per la commissione del reato (ovvero la “costrizione”) – il fatto-reato “non sussiste”, vale a dire che è come se non si fosse mai verificato
Berlusconi, però, è stato assolto anche dall’accusa di prostituzione minorile ma in questo caso non perché “il fatto non sussiste” bensì perché “il fatto non costituisce reato”, vale a dire che – sempre secondo i giudici di Appello- il “fatto” c’è o ci potrebbe essere stato ma non è reato in quanto Berlusconi non aveva avuto la percezione di avere a che fare con una minorenne (anche in questo caso, comunque è bene attendere la pubblicazione della sentenza per capire meglio su quali elementi di fatto i giudici sono arrivati a tale conclusione). Così stando le cose, e tornando all’inizio del mio discorso, ribadisco che a me – pur dovendo rispettare, come rispetto, entrambe le sentenze – nessuna delle due mi convince. Già non mi aveva convinto la sentenza di primo grado e cioè quella che aveva condannato Berlusconi per “concussione per costrizione” ai danni del dr. Ostuni e ciò in quanto a me è sembrato sin da primo momento più plausibile che tale funzionario della Questura di Milano possa aver deciso di sua sponte di assecondare Berlusconi o quanto meno possa esservi stato “indotto” dal fatto che stava parlando con il Presidente del Consiglio in persona ma in tal caso – come abbiamo sopra precisato – tale tipo di reato era stato nel frattempo abolito dalle legge n. 190 del 2012 (che fortunata coincidenza, eh!!!).
Comunque per me – per come sono fatto io e per come mi sono sempre comportato - avrei preferito che il funzionario della Questura avesse reagito come dovrebbe reagire sempre un Pubblico Ufficiale “con le palle” (scusate il termine), resistendo a qualsiasi pressione esterna, fosse pure del Presidente del Consiglio!!!
Bene quindi hanno fatto i giudici di Appello a rivedere questo passaggio della sentenza di primo grado, anche se, forse poteva essere meglio esplorata la figura processuale del nuovo reato pure introdotto dalla legge n. 190/12 (istigazione alla corruzione) e, comunque, attendiamo di leggere come si esprimeranno in relazione all’abolito reato di “concussione per induzione”.
Non mi convince, invece, neanche l’assoluzione che in Appello i giudici hanno riconosciuto a Berlusconi per il reato di prostituzione minorile e ciò perché non vedo la ragione per cui costui si sia dato tanto da fare quella notte per far uscire dalla Questura la ragazzina Ruby Rubacuori e farla affidare addirittura alle cure della nota consigliere regionale ma, soprattutto, igienista dentale Nicole Minetti se non perché poteva sapere che la ragazza era minorenne e quindi poteva metterlo nei guai.
Ma comunque, ripeto, le sentenze si rispettano ed io ho voluto esprimere le mie riserve, solo per far sapere come la penso e non già per pretendere di giudicare gli altri. Per il resto, chi vivrà vedrà".
Antonio Di Pietro – già magistrato e ora contadino

 
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19 Lug 2014, 10:29 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (211)

Eletti e non nominati. #GrazieRenzi

L'incontro M5S PD sulla legge elettorale
03:17
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"Alla fine, l’incontro con il PD si è svolto ed è durato un’ora e mezza. Certo, dopo ben 25 giorni di fitto e intenso rapporto epistolare ci saremmo aspettati che arrivassero al tavolo con idee più chiare, una maggiore concretezza e anche più preparati. Ma non si può pretendere la luna.
Malgrado i proclami di rapidità, il succo è che su quasi tutto si è preso bradipescamente altro tempo. Trattativa completa quindi che dovrebbe essere rinviata a una data ipotetica e condizionata alle mille vicissitudini parlamentari. Renzi parla di 15 giorni ma potrebbe slittare addirittura a settembre. Il M5S era pronto a chiudere ieri. Ci dispiace per il Pd ma non c'è più tempo. Il M5S non se la sente di prendere per il culo i cittadini italiani per un'intera estate.
Resta comunque la grande soddisfazione per l’apertura e il parere positivo ottenuti sull'introduzione delle preferenze nella legge elettorale che a questo punto diamo per confermati e che voteremo dopo la ratifica della proposta di legge elettorale concordata ad oggi degli iscritti on line. Il tema delle preferenze per noi è fondamentale, è una battaglia iniziata nel 2007 con il primo Vday e con la raccolta di 350.000 firme per l'iniziativa di legge popolare "Parlamento Pulito". Quindi, almeno per questo, grazie a Renzi per aver accolto la proposta di un Parlamento di eletti e non di "nominati". Del resto Renzi stesso si era pronunciato in passato apertamente contro un Parlamento di "nominati". Bisogna dargli atto che, anche se in ritardo, ha mantenuto la sua parola e si spera che la possa mettere in atto. Non crediamo infatti che su questo punto il segretario di un partito che ha avuto il 41 e rotti alle ultime elezioni europee debba chiedere il permesso a un chicchessia di Forza Italia, terza forza politica nel Paese destinata all'implosione e guidata da un pregiudicato.

PS: Ieri al tavolo si è ipotizzato un altro appuntamento. Ma al momento si preferisce la ratifica degli attuali punti fin qui negoziati da parte dei nostri iscritti. Saremo pronti a votare la legge elettorale, inclusiva delle preferenze, direttamente in Aula"

La delegazione M5S Luigi Di Maio, Danilo Toninelli, Paola Carinelli, Vito Petrocelli

 
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18 Lug 2014, 17:21 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (528)

Nadine Gordimer - Intervista di Peter Panton

Guarda l'intervista
12:00
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Oggi, 18 luglio 2014 ricorre l'anniversario della nascita di Nelson Rolihlahla Mandela (Mvezo, 18 luglio 1918 – Johannesburg, 5 dicembre 2013) e voglio ricordarlo pubblicando questa intervista esclusiva recapitata al Blog da un giornalista, autore e imprenditore inglese che vive nel nostro Paese, Peter Panton, che aveva intervistato Nadine Gordimer verso la fine degli anni ‘80.

La scrittrice Sudafricana Nadine Gordimer morta a 90 anni (23 Novembre 1923 - 14 Luglio 2014).
La sua figura rappresenta un fulgido esempio del detto “la penna è più potente della spada.” Fortemente contraria al sistema dell’Apartheid nel suo paese nativo (il Sudafrica), ha incentrato il suo lavoro quasi esclusivamente su questa battaglia culturale, descrivendolo in modo esemplare nelle storie delle persone comuni. Tale è l’immagine che ha dipinto del Sudafrica nel corso dei suoi 35 anni di carriera da scrittrice da spingere il critico Stephen Clingman a sottotitolare un suo libro sul lavoro della Gordimer “La storia dall’interno” (Nadine Gordimer. History from the inside).
Il lavoro di Nadine Gordimer è ormai stato largamente acclamato e il suo nome è spesso citato per quanto riguarda il Premio Nobel sebbene lei, modestamente, nega di essere all’altezza.

Peter Panton: Ma quando ti sei resa conto per la prima volta delle complessità della società Sudafricana?

Nadine Gordimer: Beh, quando avevo 14 o 15 anni.

PP: E da lì hai provato il tuo senso di risveglio politico?

NG: Beh… Non è che mi sia improvvisamente unita a un partito politico, infatti all’epoca non c’era alcun partito che avrebbe potuto soddisfare questo mio risveglio, ma pian piano ho cominciato a guardare con occhi nuovi al mondo in cui vivevo, in cui ero cresciuta e come viveva la popolazione bianca – Io sono cresciuta in un piccolo paese minerario fino ai miei 20, 21 anni, e sono andata, piuttosto tardivamente all’Università di Johannesburg. Non avevo mai incontrato dei neri che avessero gli stessi miei interessi e che … avessero il mio stesso livello di formazione. Neri con cui potevo parlare da simili, allo stesso livello. Da bimba avevo sempre presunto che i neri erano così diversi da noi. I bambini neri non andavano alle stesse scuole dei bimbi bianchi. Io andavo a una scuola di convento, dove non c’erano bambini neri. I neri vivevano in zone periferiche, non potevano utilizzare la biblioteca e non potevano andare al cinema, e quindi da bambino o bambina si tende ad adottare le attitudini e i valori dei propri genitori. Io supponevo che questa cosa fosse del tutto naturale.

PP: Da Sudafricana bianca che si oppone all’Apartheid, come vorresti che il cambiamento politico avvenisse in Sudafrica?

NG: Beh, in realtà vorrei che avvenisse in modo pacifico ma ormai si parla già del passato poiché sta già capitando proprio ora e non è per niente pacifico. Come dice il Vescovo Desmond Tutu, l’unica speranza è di limitare la violenza. Pensiamo ai 14 anni di guerra in Zimbabwe. Oggi se si cammina per le strade di Harare si vedono persone a spasso, una con un braccio amputato, un’altra con una gamba distrutta, e poi tutta la distruzione nelle campagne limitrofe. E mi chiedo: veramente non possiamo imparare qualcosa da questo?

Riforme

PP: Ma questi mutamenti di cui si legge, come l’eliminazione dei “Pass” (libretto d’identità che neri in Sudafrica dovevano avere con sé sempre per evitare di finire in galera) e vari altri cambiamenti che stanno arrivando molto lentamente…?

NG: Occhio però, bisogna guardare bene il dettaglio. Per quanto riguarda la legge contro l’immoralità, beh, nessun problema. Prima di tutto interessa circa 1% della popolazione, ma poi, dove andrai a vivere? Diciamo che tu hai una moglie nera o io un marito nero e ora che questo non è più illegale, non finiremmo in galera per esser andati a letto con tua moglie o mio marito, però tu non potrai venire ad abitare accanto a me con la tua moglie nera dato che la mia zona è esclusivamente dei bianchi e il marito nero non potrà andare a vivere a Soweto con la sposa bianca perche quella è una zona dei neri. Quindi, vedi che quando incominci a smantellare l’Apartheid scopri un enorme groviglio. E poi, per quanto riguarda le leggi sui “Pass”, questa è una cosa che tutti attendevano da molto tempo, ma anche qui la storia è molto complicata. Siccome le leggi sui “Pass” sono state revocate, ciò significa che tu hai la libertà di andare dove vuoi. Quindi tu dici “Bene, ora che non ho più un “pass” che dice che devo lavorare solo a Johannesburg, io voglio andare a Durban, quindi vado”, ma non puoi andare a Durban finché non dimostri che hai un posto di residenza. E se sei nero… Io che sono bianca posso andare a vivere dove mi pare. Quindi non è tutto bello come sembra. È un cambiamento molto lento.

PP: Si, però non se guardiamo l’America, non pensi che ancora negli anni 60 anche lì c’erano problemi molto simili a quelli del Sudafrica, basta pensare a libri come “To Kill a Mockingbird…”

NG: Beh, senz’altro.

PP: … e tutti quei libri magnifici che raccontano del Sud, che hanno entusiasmato tanta gente. La situazione lì era molto simile ma penso che oggi, dopo non tantissimi anni, le cose si sono più o meno tranquillizzate, anche se ancora oggi hanno dei problemi in America …

NG: Beh, si, ma vedi, in America c’erano due differenze enormi. La prima è che nella maggior parte degli stati, se tu volevi diritti uguali per i neri, la legge era dalla tua parte. Tu imponevi la legge e quindi dovevi contrastare l’ingiustizia. In Sudafrica invece, se i neri vogliono l’uguaglianza, o se tu la vuoi per loro, sei latitante perche stai sfidando la legge. Questa è una differenza enorme e poi, in America i neri sono la minoranza mentre qui la situazione è opposta: quattro milioni e mezzo di bianchi su una popolazione totale di circa 30 milioni…

Il sistema tribale

PP: Tante persone fuori dal Sudafrica non capiscono le complessità del sistema tribale in Sudafrica – per esempio, in Zimbabwe c’è stato parecchio spargimento di sangue tra le varie tribù. Pensi che la stessa cosa potrebbe capitare anche in Sudafrica?

NG: No.

PP: O sta già capitando?

NG: Vedi, qui in Sudafrica la questione delle differenze tribali sono una cosa che le persone fuori, - l’occidente, gli occidendali, i governi che sostengono il governo Sudafricano, sia pubblicamente sia di nascosto - enfatizzano. Qui in Sudafrica, negli ultimi 60 il sistema tribale è stato eroso dall’industrializzazione. È stata una cosa veramente dura. La crescita veloce dei centri industriali ha portato tanti lavoratori di diverse tribù ovunque, vivendo assieme in ghetti. Pensa, solo a Soweto ci sono ben più di un milione di persone e Soweto è solo una delle zone dei neri, e queste persone vengono da tante tribù diverse.
C’è solo un pericolo, che è la zona del KwaZulu. Zona con un’alta concentrazione di persone provenienti dal “Zululand” (la terra degli Zulu). Questo posto ora è governato Mangosuthu Buthelezi, amato di tanti occidentali che lo considerano un moderato…

PP: Ma lui è veramente un moderato?

NG: E’ un leader nero. Ma penso che rappresenti un grande pericolo perché, anche se non ha ottenuto l’indipendenza totale, ha comunque una sua base in quella zona, con un proprio esercito che spesso aggredisce chiunque non segua e non sostiene Buthelezi. Quando arriverà il cambiamento, e sicuramente arriverà, non so se lui sarà disposto a far parte di un Paese unito o se forse vorrà piuttosto mantenere la sua base di potere.

Nelson Mandela

PP: Si dice che sia Stephen Boesak sia Mandela siano tuoi amici personali. Il nome di Mandela è spesso suggerito come il candidato eccellente per introdurre il governo maggioritario in Sudafrica, ma certi osservatori hanno cinicamente suggerito che il più grande contributo che lui potrebbe dare al movimento di liberazione sarebbe di restare in carcere perche così sarebbe per loro il punto focale. Prima cosa, pensi che il governo potrebbe scarcerarlo e seconda cosa, cosa pensi che succederà se dovessero scarcerarlo?

NG: Beh, vorrei prima commentare ciò che hai detto poco fa. Penso che era vero forse fino a un anno, un anno e mezzo fa. Purtroppo per lui, il più grande contributo di Nelson Mandela alla cause è che ha sacrificato la sua vita per diventare quel punto focale in carcere. Ma penso che ora non è più cosi. Ed è molto importante che lui esca dal carcere. E’ di vitale importanza.

PP: Pensi che questo accadrà mai?

NG:. Beh, comincio a pensare che ciò non avverrà. Penso che il governo Sudafricano abbia tentato in tutti i modi, senza successo, di dividere la leadership del A.N.C. Se hai seguito i vari dibattiti e discorsi tenuti recentemente, avrai sicuramente colto le ipotesi che all’interno del A.N.C. ci sono due fazioni diverse. Una è la fazione comunista e l’altra è la fazione “più moderata” e penso che la cosa che il governo avrebbe voluto fare è rilasciare Mandela senza rilasciare tutti gli altri insieme a lui. Ma ora Mandela non accetterà di uscire…

PP: Se gli altri non vengono rilasciati con lui…

NG: … I suoi compagni, sì. Vedi, lui non accetterebbe mai un simile trattamento perche vuole mantenere unità all’interno del movimento, ma è comunque molto importante che lui esca dal carcere, vista l’insurrezione che sta avvenendo ora in Sudafrica. C’è il rischio che i giovani si stiano abituando a dirigere una propria campagna di liberazione, il che è una cosa veramente pericolosa. Molti di questi giovani sono andati a scuola per un solo mese nell’ultimo anno, e quando parlo di “scuola” intendo tutti e quattro i livelli scolastici dove ci sono alunni di ventuno o ventidue anni che non hanno potuto permettersi di andare a scuola in modo continuo come noi.

PP: Quindi non esiste regolarità scolastica per bambini neri?

NG: No, e penso che ci sia la necessità di avere una figura centrale, non solo quella di Mandela ma anche quella di altri, per dirigere queste energie. Perché esiste il pericolo che i giovani si abituino ad avere questo potere che hanno conquistato, tanto da non poterli più controllare. Potrebbe diventare un problema dopo l’arrivo del governo maggioritario, e per di più, la cosa più importante è che non ci sia uno spargimento di sangue. Quindi secondo me solo la presenza di Mandela e dei suoi tenenti potrebbe disinnescare questo tipo di pericolo. Però il governo dovrebbe prima metter fine alla propria violenza. Il governo dice sempre che Mandela deve rinunciare alla violenza, ma a sua volta il governo non offre di rinunciare alla sua violenza.

Il futuro

PP: Che futuro vedi tu per i bianchi in Sudafrica con un governo maggioritario?

NG: Dipende interamente dai bianchi. Se ci sarà un governo maggioritario in Sudafrica, la maggiore parte dei neri voteranno per l’African National Congress e l’A.N.C non è e non è mai stato un partito anti-bianchi e neppure visualizza un Sudafrica senza la popolazione di bianchi. Ha sempre fatto di tutto, quasi arrivando all’estremo, rischiando un attacco dai neri separatisti, per mantenere i rapporti con i bianchi. Ci sono sempre stati dei bianchi nella gerarchia direttiva del partito, in ruoli piuttosto elevati. Il partito ha sempre collaborato con i bianchi e non c’è alcuna possibilità che I bianchi vengano cacciati dal Paese se l’A.N.C sarà destinata a essere la forza di governo in Sudafrica.
Io penso che se tu sei bianco, allora dove stai? Vuoi far parte di un gruppo separatista bianco con protezioni speciali, o vuoi piuttosto essere un Africano con la pelle bianca? Io penso che il futuro per I bianchi sarà di essere africani bianchi. Bisogna sinceramente accettare il fatto che questo è ed è sempre stato un Paese nero, con una maggioranza di neri e che si dovrà imparare a vivere con una leadership nera. Fino ad ora i bianchi sono stati abituati a gestire tutto, decidere tutto e avere tutto per se stessi, come se il paese fosse un enorme “country club”.

ADDENDUM:
Nelson Mandela fu il primo Presidente nero del Sudafrica (1994–99). I suoi negoziati con il Presidente Sudafricano in carica, F.W. De Klerk nei primi anni ’90 contribuì a eliminare il sistema di apartheid, cioè la segregazione del paese a base razziale e l’inaugurazione di una transizione pacifica a un governo maggioritario.


 
(continua...)

18 Lug 2014, 11:14 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (260)

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