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Passaparola - Lettera a Papa Francesco - AssociazioneSordi "A. Provolo"



Lettera a Papa Francesco
09:00
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"L'Istituto ecclesiastico Antonio Provolo di Verona ha garantito per oltre un secolo un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell'inserimento al lavoro, ma in quell' edificio sono avvenuti episodi terribili: preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di oltre 60 tra bambini e bambine vissuti nell'Istituto. Ora, più di trent'anni dopo, le vittime hanno trovato la forza di denunciare i fatti accaduti. Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent'anni, fino al 1984. Come preannunciato in conferenza stampa presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Roma il 09 aprile 2014 e tenuto conto che, dopo la commissione d’indagine voluta dal Vaticano, lo stesso ha ammesso gli abusi, è nostra intenzione chiedere i risarcimenti. Primo passo sarà a Bruxelles presso la commissione per i diritti umani assieme a Survivor’s Voice. Teniamo anche in considerazione che l’ONU ha fatto recentemente (febbraio 2014) una dura reprimenda nei confronti del Vaticano, per i comportamenti tenuti dallo stesso. Nel dicembre 2013 abbiamo scritto una lettera al Papa per chiedere che la Cei aprisse i propri archivi, dove sicuramente sono depositati moltissimi casi, ad a oggi sconosciuti."
Associazione Sordi “Antonio Provolo”

Caro Papa Francesco,
Siamo un gruppo di ex allievi dell’Istituto per sordomuti “Antonio Provolo” di Verona, che nel 2009 hanno denunciato sulla stampa, dopo tre anni di contatti infruttuosi con la Curia di Verona, gli abusi subiti da preti pedofili dell’Istituto, per evitare che ad altri bambini accadesse quello che è successo a noi.
Subito siamo stati accusati dal Vescovo di Verona, che da un anno e mezzo era al corrente dei fatti, di essere dei calunniatori.
Nel 2010 il Vaticano ha chiesto alla Curia di istituire una commissione di indagine con il compito di ascoltare i sordi vittime di abusi.
Nel 2012, dopo la chiusura dei lavori della commissione, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ammesso gli abusi sui piccoli sordomuti e da calunniatori siamo tornati a rivestire, per l’opinione pubblica, il ruolo, non ricercato, delle vittime.
Nonostante questo siamo stati lasciati soli.
Nessuna solidarietà dalla Curia e dalle istituzioni ci è pervenuta.
Solo l’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, da sola, sta cercando di risolvere i gravi problemi di queste persone.
Le Sue recenti dichiarazioni volte a far emergere il fenomeno delle violenze sessuali sui minori che hanno visto come tristi protagonisti dei membri del clero, ci hanno spinto, quasi incoraggiato a scriverLe.
Abbiamo pensato allora alle possibili, terrene, risposte al problema che più ci sta più a cuore: nessun bambino deve più subire quello che abbiamo sofferto noi.
Un po’temerariamente quindi approfittiamo di questa, per suggerirLe una operazione già attuata dalla Chiesa in altri Paesi: promuovere anche in Italia, una Commissione indipendente che faccia emergere i numerosi casi ancora sottaciuti del fenomeno.
Sarebbe, per quanto ci sembra, una operazione ecumenicamente positiva: le vittime delle violenze potrebbero liberarsi in quell’ ambito di un segreto vissuto come vergognoso per anni, e riprendere una vita terrena meno difficile e rancorosa; la Chiesa, nel contempo, sanerebbe concretamente e in positivo un debito di verità con una realtà tanto tragica quanto, finora, negata.
Sia pur con pena pensiamo anche ai nostri aguzzini di allora: aprire la finestra a quelle terribili verità terrene potrebbe risanare le piaghe interiori che devono essersi portati dentro per tanto tempo. Perchè anche i torturatori sono, sotto certi punti di vista, vittime delle oscenità perpetrate.
Nessuna gratuita vendetta postuma cerchiamo quindi, ma misericordia e sostegno per le vittime.
Per ottenere ciò cerchiamo il più prezioso degli alleati: il Papa.
Buon Anno.
Verona, 31 dicembre 2013
In rappresentanza delle vittime: Giorgio Dalla Bernardina, Presidente Associazione Sordi “Antonio Provolo”

P.S. Qualora lo ritenesse necessario, siamo fin d’ora a disposizione per un incontro con Lei al fine di esporLe personalmente quanto accaduto.
Marco Lodi Rizzini, consulente udente dell’Associazione A. Provolo

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29 Set 2014, 17:26 | Scrivi | Commenti (192) | listen_it_it.gifAscolta
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Tags: abusi, beppegrillo-passaparola, boston, chiesa, marco lodi rizzini, papa francesco, passaparola, pedofilia, provolo, sordo muti, verona



Press obituary/2 Estinzione

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immagine: le date di estinzioni dei giornali nel mondo secondo il sito www.futureexploration.net

"Questo secondo post sulla morte dei giornali sarà inserito nello studio "Press obituary" di prossima pubblicazione su questo blog. La fine dei giornali è una delle cose più prevedibili del nostro futuro, gli unici che non lo sanno ancora sono i giornalisti. Si tratta solo di stabilire la data del decesso che da Stato a Stato varia tra i 5 e i 10 anni. Rupert Murdoch di News Corporation (che comprende the Sun, il Times, il Sunday Times e 150 tra giornali locali e nazionali in Australia) prevede che entro 10 anni non esisteranno più i giornali.
Nel sito www.futureexploration.net è presentata una scala dei tempi dell'estinzione della carta stampata nelle diverse nazioni.
La prima nazione "newspaper free" saranno gli Stati Uniti nel 2017, tutto il resto del mondo entro il 2040, l'Italia nel 2027.Stampare giornali o investirci oggi equivale a studiare da maniscalco al tempo in cui Henry Ford lanciava la Ford T." Gianroberto Casaleggio


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- Press obituary/1 Pubblicità

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29 Set 2014, 12:12 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (184)

Fabbriche cimitero

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Per eliminare il problema della disoccupazione e della mancanza di lavoro, il governo ce la sta mettendo tutta. La soluzione è semplice, è sufficiente eliminare i lavoratori. In questi giorni il bollettino delle morti sul lavoro (chiamiamole omicidi annunciati per mancanza di applicazione delle norme di sicurezza) è diventato un bollettino di guerra. E' uno dei pochi successi di Renzie, un bel +7.1% di morti rispetto all'analogo periodo del 2013. 489 morti ad oggi e lui pensa all'abolizione dell'articolo 18... Fabbriche trasformate in cimiteri, diritti in carta straccia. Evviva i salottini buoni e i consulenti alla Marchionne e alla sinistra che la trionferà.

Due operai morti nel Cremonese
Torino, otto morti sul lavoro in una sola settimana
Rovigo: quattro operai muoiono intossicati da sostanze chimiche
Crolla un capannone, due operai morti a Ravenna
Statistiche

28 settembre: sono 489 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno +7,1 % rispetto allo stesso giorno del 2013. Se si aggiungono i "diversamente assicurati" che non appaiono mai nelle statistiche delle morti sul lavoro, tra questi i morti sulle strade, in itinere e di categorie con assicurazioni proprie, diverse dall'INAIL, pensiamo si superano complessivamente i 1.000 morti (stima minima), ma per molte ragioni è impossibile avere un numero certo di vittime sulle strade, soprattutto di lavoratori con partita IVA individuale che muoiono sulle strade e che sono classificati come "morti per incidenti stradali", mentre invece stavano lavorando o erano in itinere. Ma le morti sui luoghi di lavoro che segnaliamo sono tutte documentate.

MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO NELLE PROVINCE ITALIANE (vanno almeno raddoppiati se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere)

Valle d'Aosta (1 morto) Aosta 1. Piemonte (40 morti) Torino 16, Alessandria 8, Asti 2, Biella 0, Cuneo 10, Novara 3, Verbano-Cusio-Ossola 1, Vercelli. Liguria (8 morti) Genova 5, Imperia 0, La Spezia 1, Savona 1. Lombardia (52 morti) Milano 6, Bergamo 5, Brescia 8, Como 0, Cremona 6, Lecco 0, Lodi 2, Mantova 8, Monza 2, Brianza 1, Pavia 8, Sondrio 2, Varese 4. Trentino-Alto Adige (16 morti) Trento 4, Bolzano 12. Veneto (46 morti) Venezia 9, Belluno 3, Padova‎ 3, Rovigo 4, Treviso 5, Verona 12, Vicenza 7. Friuli-Venezia Giulia (6 morti) Trieste 1, Gorizia 0, Pordenone 2, Udine 3. Emilia-Romagna (43 morti)Bologna 4. Forlì-Cesena 6, Ferrara 6, Modena 5, Parma 7, Piacenza 4, Ravenna 8, Reggio Emilia 2, Rimini 1.Toscana (21 morti) Firenze 2, Arezzo 6, Grosseto 1, Livorno 1, Lucca 2, Massa Carrara 1, Pisa 6, Pistoia 1, Prato 0, Siena 0. Umbria (13 morti) Perugia 8, Terni 5. Marche (15 morti)Ancona 1, Ascoli Piceno 5 (compresi i 4 piloti del Tornado), Fermo 3, Macerata 2, Pesaro-Urbino 3. Lazio (36 morti) Roma 15, Frosinone 3, Latina 4, Rieti 6, Viterbo 8. Abruzzo (22 morti) L'Aquila 7, Chieti 8, Pescara 1, Teramo 6. Molise (7 morti) Campobasso 3, Isernia 4. Campania (31 morti) Napoli 9, Avellino 5, Benevento 4, Caserta 4, Salerno 9. Puglia (30 morti) Bari 13, Brindisi 0, Foggia 3, Lecce 8, Taranto 4. Basilicata (5 morti) Potenza 4, Matera 1. Calabria (14 morti) Catanzaro 3, Cosenza 4, Crotone 1, Reggio Calabria 1, Vibo Valentia 5. Sicilia (36 morti) Palermo 11, Agrigento 4, Caltanissetta 5, Catania 3, Enna 2, Messina 3, Ragusa 1, Siracusa 4, Trapani 3. Sardegna (11 morti) Cagliari 2, Carbonia-Iglesias 2, Medio Campidano 1, Nuoro 2, Ogliastra 1, Olbia-Tempio 0, Oristano 3, Sassari 0.

Quando leggete questa terribile sequenza ricordatevi sempre che se si aggiungono anche i morti sulle strade e in itinere i morti sul lavoro sono almeno il doppio e tante vittime sulle strade muoiono per turni dove si dovrebbe dormire, per orari prolungati e stanchezza accumulata, per lunghi percorsi per andare e tornare dal lavoro. Non sono segnalati a carico delle province le morti di autotrasportatori sulle autostrade.

Categorie con più morti sul lavoro: Agricoltura 42% sul totale, con il 68% di queste morti causate dal trattore . Edilizia 23,6%. Industria 9,2. Autotrasporto 6,2%. Il 29% di tutti i morti sui luoghi di lavoro ha oltre 60 anni. l'11,25% sono stranieri. Il 50% di tutte le morti sui luoghi di lavoro sono concentrate in 5 regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio.

(fonte: http://cadutisullavoro.blogspot.it/)

 
(continua...)

28 Set 2014, 12:00 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (465)

La decadenza della Repubblica

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"Come si sa, la Corte d’Assise di Palermo ha deciso di ammettere la testimonianza del Presidente della Repubblica sulla questione della trattativa Stato-Mafia. La cosa sta passando come poco più di una notizia di cronaca un po’ piccante, ma qui la portata è ben altra ed investe proprio gli assetti costituzionali. Per capirci, vale la pena di fare un ragionamento un po’ articolato, che spero avrete la pazienza di seguire.
Sino alla Presidenza Pertini, il Capo dello Stato ha goduto di un rispetto abbastanza diffuso per la sua funzione e, anche se questo non escludeva polemiche molto aspre (come quelle delle sinistre contro Segni, Saragat e Leone), la magistratura ebbe sempre un ruolo di tutela della funzione del Colle e non sarebbe venuto in testa a nessuno di immischiare un Presidente in una vicenda penale, anche solo come teste. Persino le Commissioni Parlamentari sul caso Sifar, sul caso Moro, sulla P2, sulle Stragi, non audirono gli ex Presidenti della Repubblica (ed, a maggior ragione, quelli in carica).
Con Pertini prima e Cossiga subito dopo, iniziò un processo di monumentalizzazione del Presidente della Repubblica cui non poteva essere rivolta la benché minima critica. Cossiga fece passare un’ interpretazione dell’irresponsabilità Presidenziale come insindacabilità dei suoi atti ed esternazioni e la cosa venne digerita da tutti, stampa, partiti, magistratura. Nei confronti della magistratura, anzi, ci fu un vero atto intimidatorio nel 1986, quando, di fronte all’autoconvocazione del Csm, seguita alla disdetta della riunione da parte del Presidente, Cossiga reagì minacciando di far sgomberare i reprobi dai carabinieri. E la magistratura incassò. Anche per quell’episodio, ma non solo, l’allora Pds abbozzò la richiesta di una messa in stato d’accusa che però non ebbe mai il coraggio di formalizzare, sinché la legislatura non ebbe termine e tutto finì a tarallucci e vino. Da allora, complici le trasformazioni istituzionali (legge elettorale, modifiche marginali della Costituzione ecc.) il Quirinale è diventato la “Città Proibita” della politica italiana. Per dare una idea, ricordo un episodio di cui ho memoria personale: durante l’inchiesta del dott. Salvini, un teste riferì che, nel corso del golpe Borghese, Licio Gelli, abituale frequentatore del salotto presidenziale, avrebbe dovuto arrestare il Presidente Saragat. Trattandosi di una ipotesi di reato contro un organo costituzionale, la notizia venne inviata per competenza alla Procura di Roma che, per avviare le indagini, si pose il problema di verificare sul registro degli ospiti del Presidente se e quante volte Gelli fosse stato ricevuto. Trattandosi del Colle, la Procura ebbe l’accortezza di non chiedere direttamente il registro, ma di interpellare la Presidenza, chiedendo quale avrebbe potuto essere la risposta se avessero avanzato la richiesta in questione. La cortesissima e formalissima risposta giunse a stretto giro: toglietevelo dalla testa!
Né migliore fortuna ebbe un cautissimo ed indiretto sondaggio della procura bresciana, per poter vedere una parte della documentazione d‘archivio: niente da fare. E stiamo parlando non della persona del Presidente ma dell’archivio storico della Presidenza.
Ma questo rapporto prono della magistratura verso il Colle ha iniziato ad incrinarsi proprio a proposito dell’inchiesta sulla trattativa: già due anni fa, Napolitano fu costretto a sollevare conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale per resistere all’acquisizione dei nastri delle telefonate fra lui e Mancino. Il ricorso lo vinse, ma era la prima volta di un così plateale conflitto fra la Presidenza ed un organo giudiziario che osava resistergli.
Ora veniamo alla convocazione attuale. Già in precedenza, era partita una lettera in cui Napolitano (all’epoca Presidente della Camera) si diceva all’oscuro di ogni cosa, non essendo stato messo a parte da nessuno. Niente da fare: la Corte ha risposto che la differenza la fanno le domande, non quello che un teste "crede" di sapere. Tradotto:
"Signor Presidente è inutile che vengo tanto non so niente"
"Si va bene, cammina: voglio sentirti lo stesso".
Vi sembra sia rimasta l’ombra del timor reverenziale della magistratura verso il supremo Magistrato della Repubblica?
Certo, come Presidente della Camera, può sostenere di non essere stato informato dei fatti in corso (anche se è difficile crederci, ma proprio molto difficile). Però, la trattativa non è finita nel 1993-94, ma è andata avanti ambiguamente e con cenni d’intesa per alcuni anni ed in quegli anni lui era Ministro dell’Interno e, più o meno nello stesso periodo, partivano le prime inchieste sui fatti del 1993-94. Se anche da Ministro dell’interno non gli hanno detto nulla, vuol dire che non è che valesse molto come ministro: un semaforo avrebbe fatto di meglio.
Dunque l’interrogatorio può spaziare liberamente su ambiti molto vasti e lui è bene che pesi ogni singola parola d’ogni singola frase. E non solo perché sarebbe molto imbarazzante trovarsi davanti ad una accusa di testimonianza reticente, ma perché deve stare sul chi vive su quel che diranno tutti gli altri testi. Ad esempio, ve l’immaginate, se un particolare della sua deposizione dovesse essere smentito da altro teste, cosa significherebbe per il Presidente essere costretto ad un umiliante confronto con un Massimo Ciancimino qualsiasi? Le istituzioni sono anche simboli e vivono di incanti che, una volta spezzati, non si ricostruiscono.
Questa volta l’uscita di scena potrebbe non essere una scelta dell’interessato, ma l’esito di una Caporetto giudiziaria.
Napolitano con il suo interventismo incontinente, con la sua sfacciata parzialità, con il suo operato contro la Costituzione e, diciamolo pure, con le sue manovre di Palazzo, ha logorato l’immagina dell’istituzione che occupa. Questo ha infranto quel tabù inaugurato da Pertini e Cossiga (e questo è solo un fatto positivo), ma ha anche trascinato anche questa istituzione al livello della decadenza da basso impero che ormai affligge la Repubblica. E questo non è positivo".
Aldo Giannuli

 
(continua...)

27 Set 2014, 20:21 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (172)

Vogliamo un Presidente trasparente

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"Napolitano, perché non testimoni in pubblico sulla trattativa Stato - Mafia? Napolitano deve dire quello che sa sugli "indicibili accordi" fra lo Stato e la mafia. Lo ha deciso la Corte d'assise di Palermo dimostrando che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla giustizia. Ma il Sig. Napolitano testimonierà in privato nella sala ovattata del Quirinale. Perché non lo fa pubblicamente? Il numero 1 dei cittadini dovrebbe dare l'esempio per primo.
Sig. Napolitano, fra Stato e mafia chi vuole orecchie tappate e bocche cucite non dovrebbe essere lo Stato. Il testimone eccellente teme il modo sprezzante in cui potrebbe essere trattato, domande inquisitorie e magari... che compaia "il capo dei capi" Totò Riina in videoconferenza. Se il boss mafioso (Riina) volesse, la legge glielo consentirebbe dato che è "imputato interessato all'esame". Tutti i cittadini italiani, in quanto vittime di questo accordo, sono interessati all'esame e devono sapere! Non vogliamo altri segreti di Stato, non accettiamo più situazioni dallo "stantio odore di massoneria". Sig. Napolitano si prenda le sue responsabilità e parli pubblicamente!"
Nicola Morra

 
(continua...)

27 Set 2014, 09:27 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (289)

I soldi degli europarlamentari del M5S

trasparenza_europa.jpg

"Per fare chiarezza circa i compensi degli Eurodeputati, alleghiamo breve scheda sintetica.
Ogni portavoce in Parlamento europeo del M5S riceve mensilmente:
1) Indennità parlamentare
Dal 2009 il Parlamento Europeo (PE) ha deciso di uniformare questa indennità alla media europea per tutti i MEP (Member of the Europen Parliament). Gli europarlamentari del M5S percepiscono 6200 €/mese NETTI; da impegno sottoscritto all'atto della candidatura 1000 €/mese NETTI dovrebbero essere destinati allo staff comunicazione per acquisto di materiale funzionale al loro lavoro. A seguito di confronto con i funzionari della DG Finanza, è emerso che i MEP non possono effettuare donazioni con cadenza mensile regolare nei confronti della medesima società. Per far fronte, così come previsto, alle spese necessarie al funzionamento dello staff comunicazione, è stata destinata quindi quota parte dei fondi del gruppo (Fondi 400).
Ad ogni modo, per far fronte all'impegno sottoscritto, i portavoce europei del M5S intendono comunque destinare almeno 1000 euro/mese netti per finalità da valutare a seguito di risposta scritta da parte della DG finanza e degli uffici legali del PE, già interpellati.

2)Indennità di soggiorno
Si tratta di una indennità di soggiorno di 304 €/presenza, che viene erogata esclusivamente quando il MEP è presente ad attività istituzionali riconosciute ed ufficiali (non viene erogata per parte di luglio, agosto, dicembre, gennaio, i fine settimana -indipendentemente dal fatto che il MEP sia comunque al lavoro in parlamento o sul teritorio- e durante le cosiddette settimane verdi, circa una settimana al mese). Non tiene inoltre conto del fatto che il MEP ha doppie spese di soggiorno durante le attività di plenaria a Strasburgo (hotel Strasburgo+casa Bruxelles). Come tutte le indennità forfettarie, e’ destinata ESCLUSIVAMENTE alle finalità per cui e’ prevista: ogni utilizzo differente è formalmente e severamente vietato dal regolamento e soggetto alla ripetizione dell’indebito nei confronti del MEP. L’eventuale eccedenza può essere restituita al PE.

3) Indennità di assistenza parlamentare:
Ogni MEP ha a disposizione una cifra per i collaboratori che non rientra nelle disponibilità dirette del MEP ma viene gestita direttamente dal Parlamento Europeo ESCLUSIVAMENTE a remunerazione di collaboratori regolarmente assunti secondo le normative del PE o dello Stato membro. L'importo mensile massimo utilizzabile per stipulare questi contratti è di 21.209 €/mese. Eventuali eccedenze accumulate durante l'anno solare e non utilizzate restano nelle casse del PE.

4) Indennità per spese generali
I parlamentari europei ricevono mensilmente un'indennità forfettaria pari a 4.299 € destinati SOLO ED ESCLUSIVAMENTE alle spese legate all'esercizio del mandato (ad esempio spese di cancelleria degli uffici di Bruxelles e Strasburgo e in Italia, spese per affitto di uffici locali, spese di comunicazione, software, hardware, ecc). L'utilizzo di questi fondi è vincolato al regolamento del PE e a tal proposito viene tenuto un conto corrente separato e dedicato che è soggetto al controllo degli organi preposti del Parlamento Europeo. L'eventuale residuo potrà essere restituito esclusivamente al PE al termine del mandato. Ogni altro utilizzo (es. spese personali del deputato) è FORMALMENTE e SEVERAMENTE vietato dallo Statuto del PE e soggetto alla ripetizione dell’indebito nei confronti del MEP.

5) Fondi 400
Si tratta di fondi destinati alla promozione dell'attività politica del gruppo parlamentare europeo EFDD, che rientrano nella esclusiva disponibilità del gruppo politico EFDD e non gestiti dai singoli MEP che possono solo richiederne l’utilizzo per i fini previsti nel regolamento del Parlamento Europeo, rispettando la procedura interna del PE e certificata da sistema di auditing. I portavoce europei del M5S stanno valutando, insieme alle altre delegazioni del gruppo e ai funzionari, le modalità per utilizzare i suddetti fondi per eventi e attività di promozione dell'attività politica europea sul territorio, sempre nel rispetto dei vincoli imposti dal PE.

6) Partito politico Europeo e Fondazione Europea
Tutte le delegazioni parlamentari hanno dei fondi a disposizione per costituire dei partiti politici europei e delle fondazioni europee, la somma prevista per le delegazioni facenti parte del gruppo EFDD ammonta a circa 3 milioni di euro. La delegazione del MoVimento 5 Stelle HA RINUNCIATO TOTALMENTE alla possibilità di usufruire di questi fondi.

Quanto sopra è verificabile consultando il sito del PE.
A corredo di quanto sopra si sottolinea che:
- Il regolamento del Parlamento Europeo è molto severo e prevede responsabilità personali di ogni singolo MEP in relazione all'uso delle indennità (anche personali) e dei fondi citati. I portavoce M5S hanno richiesto e sollecitato i funzionari del Parlamento circa le modalità di impiego lecito di queste risorse per evitare di incorrere in sanzioni ed illeciti. Ogni destinazione differente delle indennità dovrà, come forma di tutela del MEP, essere preventivamente autorizzata dal PE in forma scritta." I portavoce del M5S al Parlamento Europeo

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26 Set 2014, 18:02 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (247)

Ben Hur Grillo - video messaggio dal Circo Massimo per #Italia5Stelle

Video messaggio di Beppe sulla ''biga'' al Circo Massimo
01:30
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Clicca qui per vedere il video con i sottotitoli sul canale Youtube di Beppe Grillo

"Romolo e Remo, Numa Pompilio,
Tullo Ostilio, Anco Marzio.
Qui le gare,
le gare di bighe!
Anco Marzio, Tarquinio il Superbo.
250.000 persone arrivavano
al Circo Massimo
da tutto il mondo conosciuto
per vedere le grandi bighe.
Tarquinio! Dove sei Tarquinio?
Qui c'erano commerci, c'erano incontri,
gente che si trovava e faceva incontri.
Quello che vorremmo fare noi:
incontrare le popolazioni del mondo.
Venite qui a chiedere a noi e ai parlamentari!
Potrete chiedere quello che volete!
Sarà un grande raduno cari signori,
un grande raduno.
Vi aspettiamo il 10, 11 e 12 ottobre
al Circo Massimo, Roma,
per Italia 5 Stelle!" Beppe Grillo

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26 Set 2014, 12:22 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (255)

Tv sì, Tv no - parte 2: I telegiornali sì

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Seconda parte di "Tv sì, Tv no" di Alberto Airola. Leggi la prima parte

"[...] Per i Telegiornali il discorso cambia. Avete ragione: dobbiamo essere più presenti. Ecco allora la seconda domanda fatta all'inizio? Perchè è così difficile passare nei TG? Perché ovviamente sono lottizzati e i direttori protetti dalla politica e ci tengono ai margini dell'informazione...pur avendo la presidenza della Vigilanza Rai, è una battaglia molto molto dura. E' vero che noi siamo contrari alla lottizzazione ma ciò non significa che il servizio pubblico non sia obbligato a liberare dall'occupazione di altre forze politiche degli spazi informativi che sarebbero per legge destinati a noi e gestirli in modo autenticamente indipendente dalla Politica, come la famosa BBC che citano in continuazione.
In questi mesi di riforma della Rai sarà la nostra battaglia per ottenere proprio questa liberazione e ristrutturazione del servizio pubblico di informazione (o almeno di una rilevante parte di esso). In un anno e mezzo di Vigilanza siamo riusciti a fare molte cose anche se si percepiscono poco. Siamo riusciti a denunciare le sovraesposizioni di Renzi e delle larghe intese, siamo riusciti ad aumentare di almeno il 10% la presenza nei tg del M5S e Agcom, anche se vigliaccamente non ha punito le reti Rai, ha comunque riconosciuto le gravi violazioni su Renzi e i partiti governativi di regime. Su questo non molleremo la presa, e ripeto i vari Orfeo, Masi, Berlinguer, dovranno andarsene (e vedrete che succederà se non per merito nostro per la guerra interna scatenata da Gubitosi che vorrà tenere solo la Maggioni, non è un caso che Orfeo e Berlinguer in questi giorni protestino contro la mancanza di pluralismo in Rai...che facce di bronzo).
Infine non basta fare dichiarazioni in Tv, servono anche giornalisti indipendenti: se io compaio e dico che la disoccupazione sale e dopo di me un bamboccetto come il piddino Speranza dice che la disoccupazione scende, serve un giornalista preparato e autonomo che dica chi sta mentendo dei due e non un servo che celebri la preparazione del pupazzo Speranza... è anche questo il motivo per cui nei Talk non si capisce mai chi ha ragione. Se i TG dicessero la verità agli Italiani, già basterebbe per far capire quanto il M5S lavori nell'interesse del paese, senza bisogno dei talk che finalmente dopo anni di saturazione TV, stanno perdendo audience pesantemente. Ho sentito minacciare che se non andiamo nei talk arriveremo al 10%. Ma come? Abbiamo preso il 25% senza andarci? E abbiamo diminuito i voti quando ci siamo andati! Per piacere siate realistici.
La rivoluzione inizierà per davvero quando chi vede solo la tv, la spegnerà, si alzerà dal divano e parteciperà attivamente alla vita politica. Ci serve una vera rivoluzione culturale. Noi stiamo andando nelle università, dai lavoratori, nelle scuole, dalle associazioni, tra i comitati, bisogna coinvolgere la gente e non cantarle la ninna nanna dalla TV. Credetemi, la TV genera passività e non basta andarci per cambiare il paese soprattutto se praticamente tutti i media sono in mano ai partiti delle larghe intese: saremo sempre armati di bastoni a combattere contro le armi atomiche con giornalisti e conduttori strapagati per disinformare e spargere letame su di noi. Sarà il primo grande passo perché chi non vuole cambiare, chi crede alla Picierno, alla Boschi, a Salvini, alla Santanchè non cambierà idea solo vedendoci in TV a fianco a loro, o la cambierà per il tempo di permanenza in Tv, salvo poi dimenticare tutto alla prima battuta di un presenzialista usuale del Pd, della Lega o di FI... molti Italiani hanno una memoria cortissima e attraverso i media sono già riusciti a farci dimenticare che sono stati al governo con Berlusconi , che fanno le riforme della Costituzione insieme a Verdini mentre stanno al Governo con Alfano, Giovanardi e Schifani.
E tutto questo pur essendo noi stati in tv durante tutta la campagna per le europee a ricordarlo e a parlare dei nostri programmi e delle nostre proposte. Bisogna rompergli il giochino e per farlo abbiamo bisogno di voi. Spegnetela o usatela come monitor.

PS: a chi propone una TV a 5 Stelle dico che non abbiamo né l'intenzione né le risorse.
Un media come la TV è moribondo e impiegarci immani energie oggi, è uno sforzo assurdo.
Ce la guarderemmo tra noi e oramai siamo in un contesto con dei giganti come Mediaset, la Rai, La7, con miliardi di di risorse investite.
Impossibile (e inutile) competere. Se volete fare una TV libera potete farlo, non sarò certo io a impedirvelo ma consiglio a tutti di impiegare le vostre forze in qualcosa di nuovo, proiettato al futuro e veramente rivoluzionario.
Grazie. Spero ci riflettiate sopra seriamente." Alberto Airola, M5S Senato, Commissione Vigilanza RAI

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25 Set 2014, 17:00 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (548)

I Vallanzaska e la canzone contro l'Expo

Guarda la clip contro l'Expo
03:15
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Un grazie ai Vallanzaska che suoneranno al Circo Massimo per Italia 5 Stelle. Nei prossimi giorni pubblicheremo le adesioni di tutti gli artisti

"Cosa direbbe Renato Vallanzasca, il più famoso rapinatore italiano di tutti i tempi, se potesse commentare il giro d’affari e malaffari che hanno acceso la cronaca giudiziaria su Expo 2015? Il rischio che diventi l’ennesima occasione per pochi di diventare ancora più ricchi in maniera illecita è dietro l’angolo, anzi, forse è già realtà. Nel video del brano Expo 2015, che i Vallanzaska hanno affidato al regista milanese Alessandro Brunello. Ha partecipato alla realizzazione del brano lo stesso Renato Vallanzasca (voce) che, sopra le righe come sempre, dice la sua… perché lui di “lavoretti” se ne intende. Lo storico gruppo italiano Vallanzaska non si tira indietro nè quando c’è da far ballare e divertire i suoi fans nè tantomeno quando si tratta di toccare con mano argomenti scomodi molto, scomodi per i Palazzi della Politica! L’hanno sempre fatto e guarda un po’ che casualità: siamo nel 2009 quando i Vallanzaska scrivono un testo che parla di Expo2015, pur non sapendone molto. Eppure, sono passati circa 5 anni e sapete tutti che sta succedendo… Soffiata, premonizione o semplice impegno politico di artisti italiani che hanno ancora molto da dire?" La Cosa

Il testo della canzone:
Altro che I lavoretti alla Vallanzasca
Milano voti 65, Smirne voti 86, l’Expo va a Sm…..
Milano e suoi cantieri non si ferman più, sistemano il salotto per le auto blu
Nel 2015 sai cosa c’è, preparan l’arca di Noè
Milano inondata dagli espositori, la giunta è disponibile a gestirne i tesori
Milano ha un occasione, Milano ha l’Expo che poi lo fanno a Pero-Rho (e come no)
Expo, Expo viva l’Expo, una pioggia di milioni qualche goccia io ne avrò
Expo, Expo viva l’Expo e le nuove linee del metrò di Pero/Rho
Expo, Expo viva l’Expo, di tutti quei milioni chissà quanti ne farò
Expo, Expo in Italia e in Turchia, trionfo dell economia
Che cosa c’ha l’Italia piu della Turchia, a parte corruzione, mafia e pizzeria
Che cosa c’ha Milano piu di Smirne poi, cantatelo insieme a noi (e come no)
Expo, Expo viva l’Expo, una pioggia di milioni qualche goccia io ne avrò
Expo, Expo viva l’Expo e le nuove linee del metrò a Pero/Rho
Expo, Expo viva l’Expo, di tutti quei milioni chissà quanti ne farò
Expo, Expo in Italia e in Turchia, trionfo dell economia"
Soldi a palate, affari, business proprio…ma per chi? Altro che i miei lavoretti.Queste si che sono rapine con i contro cazzi…e ve lo dice uno che se ne intende!
Expo, Expo viva l’Expo, esposizione universale con I padiglioni a Rho
Expo, Expo viva l’Expo spendendo un capitale in Metrò, ma guarda un pò
Expo, Expo viva l’Expo, una pioggia di milioni che mi sa io non vedrò
Expo, Expo come farò? Per averli mi candiderò…a Pero-Rho"
M’han fregato il nome…il che è tutto dire, fregare Vallanzasca,
c’han messo una K e m’hanno inchiappettato

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25 Set 2014, 14:20 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (76)

L'#articolo18 non si tocca

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Qui, qualcuno deve ancora spiegare le ragioni per cui togliere diritti ai lavoratori come l'abolizione dell'articolo 18 possa far ripartire l'economia. Senza certezze un lavoratore investirà di meno, la banca gli negherà un prestito. Qualcuno ci prende per il culo parlando di "conservatorismi" dopo che è stato mantenuto dagli italiani a fare il "poitico" come deputato dal 1953 (Napolitano, ndr). Una riforma per ricattare i lavoratori che possono essere licenziati senza giusta causa. E perchè? Perchè ce lo chiede l'Europa... ma l'Europa, con rispetto parlando, può andarsene a fanculo. I lavoratori si sono guadagnati quei diritti minimi con decenni di lotte e non li cederanno alla massoneria o alle banche che hanno distrutto intere economie con la bancarotta della finanza del 2008. L'equazione che vogliono far passare questi pescecani è semplice: chiudere i buchi della finanza internazionale con la sottrazione dei diritti sociali. Trasformare i lavoratori in schiavi. E per farlo, da noi hanno messo lì un vecchio e un bambino. L'articolo 18 non si tocca.

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25 Set 2014, 10:10 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (386)

Tv sì, Tv no - parte 1: I talk show no

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Prima parte di "Tv sì, Tv no" di Alberto Airola. Domani la seconda parte

"Vorrei fare una riflessione personale anche alla luce della mia esperienza professionale nel settore dell'informazione e di quella da parlamentare. Molti di voi si chiedono come mai si sia deciso di non comparire in Tv. In primis chiariamo: non andare in Tv significa non andare nei talk show, siamo invece (per quanto possibile) presenti nei Tg.
Il problema parte da due domande: perchè ci sono così tanti talk show in tv? E perchè siamo poco presenti nei Tg? Alla prima domanda la risposta è semplice: i talk sono tanti perché questo sistema politico e governativo si regge grazie alle insignificanti chiacchiere che oramai saturano l'etere televisivo senza mai chiarire al cittadino i veri problemi da affrontare e le soluzioni proposte.
In gergo si chiama "rumore": una miriade di parole e a volte schiamazzi che si sovrappongono, che non sono dibattito politico ma show, finalizzato a creare ancor più confusione sui temi e scatenare un tifo da stadio tra i "contendenti".
Lo sapete anche voi, non c'è bisogno che mi dilunghi. In genere a questo punto mi si dice che è vero quello che dico ma troppi Italiani guardano solo la TV e quindi bisogna andarci lo stesso. Capisco molto bene il problema e vi prego di continuare a leggere. Anche gli spazi di dialogo diciamo "più equilibrati" non possono (per varie questioni di share e tempi del mezzo televisivo) approfondire adeguatamente le problematiche del paese e quindi restano sempre a un livello superficiale e non bastano due slogan e quattro parole per spiegare come affrontare questa crisi economica, politica e culturale, allora ecco che il TALK in realtà non serve a informare, al limite sembra una forma di intrattenimento (non a caso si parla di infotainement un mix di informazione e intrattenimento) dove si scatenano più istinti che ragionamenti, con contenuti superficiali e generici. Questi diventano quindi luoghi della TV predisposti al tifo come un'arena dove incanalare rabbia e frustrazione del cittadino per poi disinnescarle definitivamente.
Andarci significa dargli audience, forza e collaborare alla disinformazione. Inoltre i talk "meno peggio" li guardano coloro che già conoscono il M5S e non si raggiunge comunque chi non sa nulla di noi, dovremmo andare da Giletti e dalla D'Urso ma come si fa a parlare con tali personaggi? Con Giletti che grida a Carla Ruocco che dovevamo fare l'accordo col PD? Ma come si permette di sbroccare così? Lo dicesse alla Moretti in spiaggia, e lasciasse il servizio pubblico a chi lo sa fare. Oppure vedere Fazio come uno zerbino mentre la Boldrini ci da impunemente degli eversivi e potenziali stupratori? Non va bene per niente.
Per farci vedere da chi non ci conosce bisogna passare le giornate in tv: la mattina fare un salto a Coffe Break e non dimenticare Agorà, poi L'Aria che Tira...al pomeriggio c'è il crogiuolo di appuntamenti non proprio politici da La Vita in Diretta a l'Arena di Giletti la domenica..senza dimenticare l'Annunziata In ½ ora... Dopo aver partecipato a 8e1/2 con la Gruber o da Floris a Diciannoveequaranta la sera poi il fenomeno esplode: DiMartedì/Ballarò, La Gabbia, Servizio Pubblico, Vespa, Matrix, Virus, Tg3 Linea notte (in genere si ciancia fino all'una di notte) e via così...
Non basta andare in quei due o tre talk, per contrastare veramente la disinformazione bisogna fare i conti con dodici ore di palinsesto per almeno 7 canali tv, si deve passare la vita lavorativa in TV invece di provare a bloccare in aula e in commissione al Parlamento le porcate che producono le larghe intese, è per questo che ci avete eletto? O è per uniformarci agli altri politici: vincere perché si ha la battuta pronta anche se non si argomenta, ubriacando di slogan gli Italiani?
A me sembra che si voglia vedere la squadra M5S che fa goal quando una Picierno o Bonafè qualsiasi sparano una cazzata. Lo possiamo anche fare ma la cosa finisce lì, non cambia né la politica né gli Italiani." [continua...] Alberto Airola, M5S Senato - Commissione di Vigilanza RAI

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24 Set 2014, 17:47 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (829)

La battaglia per l'articolo 18

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"A primo colpo d’occhio, la questione dell’articolo 18 sembra una questione di poco conto, su cui si sta combattendo una battaglia del tutto sproporzionata, forse per obiettivi nascosti e ben diversi da quelli dichiarati. Considerato che, la norma, che tutela i lavoratori dipendenti da aziende private con contratto a tempo indeterminato, si applica alle unità produttive con più di 15 dipendenti (5 se agricole), quelle con meno di 15 dipendenti (5 se agricole) se l'azienda occupa nello stesso comune più di 15 dipendenti o se l’azienda ha complessivamente più di 60 dipendenti, c’è da chiedersi quanto siano i lavoratori interessati al mantenimento di questa norma. Considerato che, di assunzioni a tempo indeterminato, le aziende private ormai ne fanno con il contagocce, preferendo i ben più comodi contratti atipici, a tempo determinato, a progetto ecc, (come nell’azienda del papà di Renzi, dove erano tutti lavoratori Co co co, salvo, il figliolo Matteo che era l’unico a tempo indeterminato… ma si capisce!), considerato che siamo di fronte alla precarizzazione di massa di una intera generazione (i 20-45enni), e ci stiamo avviando a precarizzare una seconda generazione, considerato che le aziende hanno subito un processo di spezzettamento per cui è diventata una fatica trovarne che eccedano i limiti numerici fissati dalla norma, considerato, infine, che siamo in presenza di indici di disoccupazione massimi da mezzo secolo, quanti volete che siano i lavoratori a tempo indeterminato in aziende con quei parametri? E tutti si affannano a dimostrare che pochi “privilegiati” non possono ostacolare la via delle riforme compromettendo le sorti del paese. Primo fra tutti a guidare il coro è il Capo dello Stato che, nella sua delicata sensibilità costituzionale che lo vuole sereno arbitro super partes, mette i piedi nel piatto e si pronuncia esplicitamente per la tesi governativa, invitando a farla finita con corporativismi e conservatorismi e approvare la riforma a tamburo battente. Scusate la divagazione: ma come mai questo ex dirigente di quello che fu il maggior partito dei lavoratori italiani, trova che ad essere corporativi siano i lavoratori e solo loro? Lo avete mai sentito dare del “corporativi” o, “conservatori” ai banchieri, che prendono i soldi della Ue, per investirli in altri titoli finanziari. continuando a negarli ad aziende e famiglie? Ci sono i superpagati dipendenti del Parlamento che stanno facendo un casino d’inferno perché non accettano una spuntatura delle loro ricche retribuzioni, come, peraltro, avevano fatti i manager di Stato, gli alti magistrati ecc. qualche tempo fa: Napolitano ha mai denunciato questi privilegi e particolarismi? Possiamo dire solo una cosa: Presidente si vergogni!
Tornando all’asse principale del nostro ragionamento: ma se la garanzia riguarda una percentuale tanto modesta di lavoratori, quali risolutivi benefici dovrebbero venire ai bilanci delle aziende? E, più ancora, quale sarebbe la ricaduta sull’economia generale del paese? Ed allora perché prenderla così calda?
Questo non lo dice nessuno, ma ci si limita, Renzi in testa, a sostenere che in questo modo si equalizzano i diritti e, poi, la “fluidificazione” del mercato del lavoro porterà a nuove assunzioni di giovani. Sull’equalizzazione dei diritti dobbiamo dire che Renzi ha ragione, solo che lui non vuole estendere i diritti esistenti a quelli che non li hanno, ma toglierli a quelli che li hanno. Geniale!
Quanto poi agli effetti benefici del circolo virtuoso per cui a minori garanzie per i lavoratori corrisponderebbe una dinamizzazione del mercato, con nuove assunzioni, ci limitiamo a dire che è la stessa litania che sentiamo sin dal “pacchetto Treu” (altro regalo del “centro sinistra”) che liquidò una bella fetta delle conquiste degli anni settanta: sul piano occupazionale avete visto niente? A me risulta che i giovani sono sempre più precari, l’occupazione è in caduta libera, i consumi hanno ristagnato a lungo prima di crollare. Questa “riforma” (almeno, la chiamassero per quello che è: “controriforma”) servirà solo a licenziare un po’ di lavoratori “garantiti”, magari quelli sindacalmente più attivi, per costituirli con altrettanti precari sottopagati. I giovani continueranno ad essere precari come sempre e senza neppure il miraggio di una assunzione a tempo indeterminato che, a questo punto, non avrebbe più alcuna differenza dall’attuale regime precario.
Ma quello che conta di più è il senso politico generale dell’operazione: avviare una nuova offensiva di ampia portata contro il lavoro e le sue garanzie. Dopo verrà l’attacco all’illicenziabilità della Pa, l’ulteriore taglio dei salari, l’ulteriore dequalificazione della forza lavoro e la definitiva espulsione del sindacato alle aziende. Tappe che vedremo succedersi rapidamente, una volta ottenuta la legittimazione di una vittoria sulla questione dell’art. 18: quello che conta qui, più che la questione in sé, è la sua valenza simbolica.
La Cgil oggi se ne lamenta, e si può capire, ma in fondo raccoglie quel che ha seminato: per tre anni è stata complice assidua delle sciagurate politiche rigoriste di Monti e di Letta, poi ha servito Renzi con zelo degno di miglior causa, sostenendolo massicciamente anche nelle ultime elezioni europee. Adesso riscuote il prezzo dei suoi servigi: viene licenziata come una colf, senza neanche i sette giorni di preavviso e da un Presidente del Consiglio che è anche il segretario del partito che loro votano.
Ma lo scontro che si sta profilando impone che abbiamo tutti molta generosità, mettendo da parte recriminazioni pur giuste, per realizzare la massima efficacia dell’azione da cui non ci attendiamo solo il ritiro di questa infame “riforma”, quanto l’occasione per mandare definitivamente a casa Renzi: con l’azione parlamentare e con l’azione di piazza, con gli scioperi, spingendo la minoranza Pd a trarre le dovute conseguenze di quanto accade. Renzi sta riuscendo dove non sono riusciti Monti e Berlusconi, lui, segretario del Pd, sta trattando la Cgil come uno straccio per la polvere: compagni del Pd cosa aspettate ad occupare le sedi e far sentire la vostra voce? O siete diventati tutti democristiani?
Questo sarà uno scontro generale che avrà conseguenze che andranno molto oltre la questione in sé, esattamente come si pensa di fare dall’altra parte della barricata." Aldo Giannuli

 
(continua...)

24 Set 2014, 11:43 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (372)

La Storia di Qu - Dario Fo

La storia di Qu
14:00
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E’ chiaro che noi di questa banda di teatranti, sul successo di tutta l’operazione, scommettiamo tutto e, in particolare, scommettiamo che non finisce così con due repliche e via qui al Piccolo... ma che faremo l’impossibile, se ci date una mano, perché si vada avanti riprendendo non fra sei mesi come previsto, ma subito, immediatamente. Come diceva un antico saggio: in teatro chi perde il tram poi va a piedi o peggio in ginocchio. Soprattutto dobbiamo piantarla di dirci preoccupati per i giovani senza futuro, facciamolo adesso questo futuro per i giovani, non dopo, quando è diventato ormai il passato! Dario Fo

[una voce fuori campo annuncia: Signore e signori, Dario Fo!]

Eccomi! Indovinate chi sono! Mi hanno presentato prima che apparissi... per questo mi avete riconosciuto! Infatti questa gabbietta è fatta apposta per cancellare la faccia di chi la calza.

Questo che vedete è un aggeggio mortificante che in Cina nei tempi antichi si imponeva ai condannati al silenzio, in modo che non potessero più esprimere le proprie idee o confutare quelle del potere.
Si chiamava anche gabbietta da morto, in quanto era il segno che chi la calzava avesse poco tempo da vivere ancora: era un condannato al supplizio definitivo, cioè al taglio della testa, ZAC!
Qualcuno di voi si chiederà: ma come mai si tira in ballo in ogni momento la Cina oggi? Ne parlano giornali di Confindustria, riviste di divulgazione culturale... e perfino quotidiani vescovili.
“Ma che sta succedendo?”
“Sta succedendo che entro pochi anni questa enorme nazione classificata fino a poco tempo fa come paese del terzo mondo diventerà la più grande potenza della terra. Tanto per cominciare, è notizia dell’altroieri, la più imponente quotazione in borsa di tutti i tempi non l’ha realizzata un’azienda di New York o della Silicon Valley come al solito, ma una compagnia di Hanghzou, nella provincia dello Zhejiang.
La Cina è oggi fra le più grandi potenze economiche del mondo e si permette di prestare miliardi a tutti il paesi del G8, compresa l’America.
Insomma il mantenimento degli equilibri mondiali in ambito commerciale, industriale e monetario dipende dalla Repubblica Popolare Cinese.
Come mai un simile sconvolgimento?
Beh, ve ne parleremo fra poco.
Ora, senza nostalgie per il tempo passato, voglio ricordarvi di quando io e Franca siamo stati per la prima volta in Cina. Si era a metà degli anni Settanta e Mao Tse Tung era ancora vivo. Io e Franca eravamo affascinati da tutto quello che vedevamo. La Cina ci è apparsa come un enorme popolo di ciclisti, milioni di ciclisti... fin dall’alba tutti andavano in bicicletta: quello era l’unico mezzo di locomozione che quel popolo possedesse.
Ti svegliavi alla mattina, andavi per strada e ti trovavi assalito da fiumi di uomini e donne che pedalavano e suonavano campanelli per non tirarti sotto, DIN DIN DIN!, milioni di campanelli trillanti.
Quando io e Franca andavamo intorno per un piccolo centro la gente del luogo si fermava attonita a guardarla, a guardare Franca naturalmente! Non avevano mai visto una donna al mondo abbigliata con tanta eccentricità: Franca vestiva abiti leggeri dai colori vistosi. Era bionda, anzi biondissima.
E i cinesi chiedevano stupiti ai nostri accompagnatori: “Ma chi è quella signora così sgargiante? Senz’altro dev’essere di una minoranza etnica, vero?”
Anch’io e la mia minoranza etnica eravamo colpiti dallo stupore per tutto quello che incontravamo: città galleggianti sull’acqua, piccole venezie costruite nelle lagune, la grande muraglia che attraversava tutto un continente, migliaia di guerrieri in terracotta a grandezza naturale che facevano la guardia alla salma dell’imperatore defunto dieci secoli prima, spettacoli di acrobati che sembravano volare davvero nell’aria, flotte di navi con vele di canna intrecciata che viaggiavano su laghi d’acqua nera.
Ma la cosa che ci coinvolse maggiormente fu la scoperta di Lu Xun, lo scrittore poeta amato da Mao Tse Tung che di fatto inventò una scrittura che permettesse a una massa enorme di gente analfabeta, milioni, di scrivere e leggere. Questa scrittura si chiamava semplificata, cioè l’alfabeto non era più quello ridondante e inaccessibile delle classi dominanti ma un sistema di segni che anche un bambino poteva apprendere. E, soprattutto, il linguaggio non era quello di una grande città come Pechino ma il dialetto di una regione molto vasta popolata da gente povera e umile, lo Zhejiang (a Sud di Shanghai e che costeggia l’oceano Pacifico) che è proprio lo stesso distretto dove è sorta la città di Hanghzou quella che, come vi abbiamo detto, oggi ospita l’organizzazione con le azioni più quotate nel mondo.
Si trattava di un immenso territorio ricco di tradizioni popolari.
In questa lingua, Lu Xun ha scritto una grande quantità di racconti, anch’essi tratti dalla tradizione popolare e, fra questi, m’é capitato il colpo veramente di fortuna di potermi leggere in italiano la storia di Qu o Qiu che sta andando in scena qui a Milano al Piccolo Teatro. Naturalmente tratta di personaggi epici della Cina, del tempo in cui nascono i primi movimenti rivoluzionari, nei primi venti anni del Novecento. Storie quasi assurde e cariche di fantasticherie che però stranamente nessuno ha mai pensato di sceneggiare per poi trarne una commedia comica e tragica insieme, come sarebbe stato auspicabile. Ho chiesto intorno a vari intellettuali cinesi che ho incontrato in quel lungo viaggio se ci fosse qualcuno che in quel momento lo stesse facendo. No, gli intellettuali della Cina erano tutti presi da altri problemi: una immediata modernizzazione che Mao Tse Tung non condivideva per niente.
Ed è proprio in quei mesi, nell’ultimo anno della sua vita, che il fautore della rivoluzione cinese pubblicamente dichiarò: “Questa Cina che i dirigenti del mio partito stanno gestendo in modo tanto spregiudicato, fra non più di cinquant’anni sarà una nazione completamente capitalista.”
Roba da far salti mortali all’incontrario, tanto da superare gli acrobati del circo di Pechino.
Ma nessuno ci fece quasi caso, anzi i burocrati al potere esclamavano: “Sono sprazzi visionari di un vecchio giunto ormai al finale di partita”.
Ma il vecchio ahimè aveva colto nel segno. La profezia si è avverata con una rapidità sconvolgente. Oggi, quasi quarant’anni dopo, le biciclette in Cina non ci sono più, roba da museo. Per le strade ci sono macchine in tal quantità che par di essere a New York. La Cina sta inquinando il proprio cielo tanto da raggiungere l’atmosfera delle nazioni più evolute del mondo.
A Shanghai e a Canton ci sono grattacieli da far invidia e crear stupore all’intero mondo occidentale. Come già accennato ci sono banche che sorpassano quelle americane nel giro d’affari. E ci sono gli oligarchi, ricchi in gran quantità.
Ma ci sono anche i poveri. Quasi un miliardo di poveri. E all’istante in certe zone un’enorme popolazione di contadini non ha più né terra né casa e tantomeno il minimo per la sopravvivenza.
Devono emigrare, cercare lavoro in città. Ma non sempre vengono accolti fraternamente. Qualche volta vengono scacciati. Le galere sono stracolme, resiste imperterrita anche la pena di morte e il partito comunista è al potere con i propri dirigenti intoccabili. Il paradosso dei paradossi è che ci troviamo con uno stato capitalista ben protetto da un governo assolutamente comunista ALEEEE!
La Cina oggi è la nazione che produce il maggior numero di computer e telefoni cellulari che invadono l’intero mercato mondiale.
I mercanti di abbigliamento e accessori italiani vanno in Cina ad acquistare manufatti falsi replicati dai produttori cinesi e li vengono a rovesciare sul mercato italiano ed europeo naturalmente con l’etichetta Made in Italy ben evidenza.

Tutto ciò ci ha indotto a parlare oggi dei cinesi ma impostando tutta la nostra commedia sullo scritto di Lu Xun. Una storia ambientata al tempo dei primi moti rivoluzionari della Cina come vi dicevo.

Ma abbiamo scoperto, leggendo molte biografie sulla storia di questo grande poeta, che da ragazzo subì un trauma di una violenza inaudita: suo nonno con il quale viveva e apprendeva le leggende del suo paese, venne arrestato, processato e condannato a morte proprio come il protagonista della sua storia.
E a quell’uomo egualmente fu mozzato il capo. Quindi la storia di Qu è una storia autobiografica dove situazioni dramma e politica si possono ben proiettare al nostro tempo.

La messa in scena di questa pièce è opera appassionata e faticosa di Massimo Navone – regista e direttore della Scuola di Teatro Paolo Grassi a Milano. Si tratta di uno sconvolgente visionario che ha avuto la grande fortuna di trovarsi come interpreti un gruppo di trenta fra attori, danzatori, acrobati, musici, scenografi, tutti giovani e provenienti dalle civiche scuole della Fondazione Milano: la scuola di teatro Paolo Grassi appunto, la scuola di scenografia dell’Accademia di Brera, la scuola di musica Abbado con i suoi corsi di jazz, l’Accademia dell’Arte di Arezzo, la scuola di circo 4xquattro e l’officina Zorba per la realizzazione delle maschere.

Così si è riusciti ad allestire un’opera veramente fuori da ogni regola con un protagonista particolare - Michele Bottini - che sembra appena sfornato dalla Commedia dell’Arte.
E’ chiaro che noi di questa banda di teatranti, sul successo di tutta l’operazione, scommettiamo tutto e, in particolare, scommettiamo che non finisce così con due repliche e via qui al Piccolo... ma che faremo l’impossibile, se ci date una mano, perché si vada avanti riprendendo non fra sei mesi come previsto, ma subito, immediatamente. Come diceva un antico saggio: in teatro chi perde il tram poi va a piedi o peggio in ginocchio.
Soprattutto dobbiamo piantarla di dirci preoccupati per i giovani senza futuro, facciamolo adesso questo futuro per i giovani, non dopo, quando è diventato ormai il passato!
STOP così!
Ed ora andiamo senz’altro a incominciare.

 
(continua...)

23 Set 2014, 18:00 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (179)

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