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Dialogo tra un pensionato e Renzi

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Mercati generali, un pensionato raccoglie gli scarti di verdura per farsi un minestrone la sera, quando arriva Renzie.
Pensionato: "Ma lei è Renzi, il presidente del consiglio"
Renzi: "Si sono proprio io e lei è un rosicone, un gufo, un pessimista. Gente come lei frena il progresso del Paese. Non si vergogna a rovistare nei bidoni della spazzatura alla ricerca di quattro foglie di cavolo e due pomodori troppo maturi? Che esempio dà al Paese? Barbone! Vada a lavorare in un call center, pagano fino a 5 euro all'ora e poi non le basta la pensione?"
Pensionato: "Io ho lavorato per quarant'anni e, se permette, parte del suo stipendio lo pago io. La pensione la uso per mantenere mio figlio che è disoccupato e per le spese mediche che sono raddoppiate e tutte le vostre tasse che devo pagare. Poi mi rimane poco o nulla. Non avrebbe una barbabietola?"
Renzi: "Ma lei è per caso un grillino, uno sfascista? Uno di quelli che non vuole le riforme?"
Pensionato: "Quali riforme?"
Renzi: "Le riforme che ci chiede l'Europa per far ripartire il Paese."
Pensionato: "E quali sarebbero?"
Renzi: "Ignorante rosicone. La riforma del Senato."
Pensionato: "Intende togliere la possibilità al cittadino di eleggere i propri rappresentanti al Senato?"
Renzi: "Proprio quella!"
Pensionato: "E come dovrebbe migliorare l'economia questa riforma?"
Renzi: "Semplice. Elimino il Senato e controllo la Camera con deputati da me nominati o da Berlusconi, che poi è lo stesso, e poi il Paese, senza più pastoie burocratiche può ripartire. La democrazia impedisce la velocità. Se vuole corro fino all'angolo per darle una dimostrazione diretta."
Pensionato: "MI sta dicendo che la mia pensione da fame e mio figlio disoccupato dipendono dal Senato elettivo? Ma, con rispetto parlando... chi crede di prendere per il culo?
Renzi (allontanandosi): "Adesso telefono a Verdini e a Carrai per sapere cosa rispondere la prossima volta. Non posso sapere mica tutto io e poi, alla faccia di gufi morti di fame, la politica è la politica e l'economia è l'economia. Non sono mica il Bomba per niente". (nel frattempo il pensionato gli ha tirato un caco fuori stagione)

1 Ago 2014, 15:14 | Scrivi | Commenti (385) | listen_it_it.gifAscolta
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Tags: dialogo pensionato renzi, pensioni, renzi, riforme, senato elettivo



Il funzionario Grasso

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"Grasso è un “fascista” come afferma un senatore della Lega?
No, più semplicemente è un grigio funzionario governativo incaricato di fare del regolamento stracci per la polvere. Un qualsiasi Oblomov (il personaggio di Gončaròv) dimessosi dal suo posto di funzionario per timore del rimprovero del suo capoufficio a causa di un piccolo errore commesso. Però molto più disinvolto del suo omologo letterario, grigio sino ad un certo punto, perché più lesto nel servire il suo zar per fas et nefas. Il regolamento del Senato non è un prodigio di chiarezza, ma su alcuni punti è inequivocabile, ad esempio, quando parla di voto segreto (art 113 comma 4) dice, senza possibilità di errore che, quando ne facciano richiesta venti senatori, “sono effettuate a scrutinio segreto le deliberazioni relative alle norme sulle minoranze linguistiche di cui all’articolo 6 della Costituzione” oltre che quelle “che attengono ai rapporti civili ed etico-sociali di cui agli articoli 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 31 e 32” della Costituzione.
La senatrice De Petris (Sel) aveva presentato un emendamento per il quale le Camere (si badi, non solo il Senato, ma entrambi i rami del Parlamento) sono elettivi “garantendo la rappresentanza delle minoranze linguistiche”, dunque, non c’era possibilità di dubbio sul fatto che occorresse votare a scrutinio segreto. Ma era chiaro che, in questo caso, l’emendamento sarebbe passato e la riforma di Renzi sarebbe andata a farsi “catafottere”, come dice Camilleri. Allora cosa si inventa il Pd? Votiamo l’emendamento per parti separate, così la prima parte (“le Camere sono elettive”), che è quella pericolosa e dove non si parla di minoranze linguistiche, la votiamo a scrutinio palese e l’altra la votiamo a scrutinio segreto, tanto non vale niente. Solo che, in materia di votazioni separate (art 102 comma 5) il regolamento del Senato stabilisce che “Quando il testo da mettere ai voti contenga più disposizioni o si riferisca a più soggetti od oggetti o sia comunque suscettibile di essere distinto in più parti aventi ciascuna un proprio significato logico ed un valore normativo, è ammessa la votazione per parti separate.” E , se la prima parte dell’emendamento era logicamente compiuta in sé, la seconda non lo era affatto, perché non c’è nemmeno il soggetto: “garantendo la rappresentanza delle minoranze linguistiche” cha cavolo significa? Chi deve garantire questa rappresentanza? In che ambito, nei tornei di scopone? Tipico esempio di gerundio pendens che è uno dei segni inconfondibili dell’alfabetizzato recente. A questo punto il prode Presidente si inventa che, nel caso fosse passata la seconda parte dell’emendamento senza la prima, poi avrebbe provveduto lui ad aggiustare la cosa in sede di coordinamento finale, ma, appunto, il regolamento del Senato attribuisce al Presidente solo poteri di intervento formale (ad esempio un cattivo coordinamento della consecutio temporum per l’approvazione di diversi emendamenti), non poteri di intervento sostanziale, come inventarsi a cosa appiccicare quell’incomprensibile “garantendo”, per il quale occorrerebbe trovare un soggetto ed un cointesto logico che mancano del tutto.
Ma il Presidente non è uomo da scoraggiarsi per così poco e mette in votazione (ovviamente pubblica) lo “spacchettamento” dell’emendamento. A quel punto, la senatrice De Petris, prima riformula il suo emendamento per legare ancora più strettamente il carattere elettivo del Senato alla garanzia per le minoranze linguistiche, poi, visto che la solfa non cambia e prevedendo le mosse successive, ritira il suo emendamento per trasformarlo in ordine del giorno. Perché? Semplice: perché l’emendamento sarebbe stato bocciato, dopo di che, “qualcuno” avrebbe fatto il passo successivo, quello del “canguro”, per il quale, una volta bocciato un emendamento, si accorpano tutti quelli simili o anche solo analoghi e si fanno decadere. Invece, questo non accade se viene respinto un ordine del giorno. E che l’intento sia esattamente quello di “tagliare corto” lo dimostra il fatto che un senatore del Pd fa suo l’emendamento per metterlo in votazione, cosa di dubbia correttezza, visto che si immagina che il proponente voti a favore dell’ emendamento che presenta, mentre era evidente che lo stesso proponente avrebbe votato contro. E così si arriva a votare. Solo che, nella fretta di arraffare il risultato, il Presidente non chiarisce neppure se si stia votando sulla prima o seconda stesura dell’emendamento, che comunque viene respinto. Una tecnica di direzione del dibattito che potremmo definire “a mucchio, e che forse è in vigore nelle bande di sequestratori barbaricini. Ed il passo successivo arriva puntuale: il salto del canguro, per il quale decadono di colpo 1400 emendamenti. Ma, come, il “canguro” non per una legge ordinaria ma per una riforma costituzionale? Ma quanto siete pedanti! Leggi ordinarie, costituzionali, ordinanze comunali, regolamenti di condominio, che differenza c’è? Tutto uguale e tutto fa brodo!
Il meglio si sé l’intrepido presidente lo dà nel giorno successivo con l’emendamento Candiani. La giornata era iniziata male: nell’unico voto segreto concesso, il governo è andato immediatamente sotto e l’emendamento (che attribuisce anche leggi di valore etico al Senato) è approvato. Lo vedete che Renzi ha ragione di temere che, in una votazione vera, la sua riforma non passa neanche se si spara? Per di più, l’emendamento Candiani è una brutta bestia: prevede il dimezzamento dei deputati. In sé la cosa è perfettamente logica: se il numero dei senatori è stato ridotto a meno di un terzo, è, necessario ridurre anche il numero dei deputati per mantenere un minimo di proporzione fra i due rami del Parlamento, diversamente, una maggioranza di deputati di 354 (come quella prevista dell’Italicum), con soli 9 voti di senatori si prende Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale. Poi, non abbiamo detto che la riforma del Senato la facciamo per risparmiare soldi? Ed allora dimezzando i deputati ne risparmiamo anche di più. Mi sembra tutto perfettamente logico, solo che con un emendamento del genere, i deputati non approverebbero mai la riforma e la guerriglia vietcong che stiamo vedendo al Senato si trasferirebbe alla Camera. Dunque, la cosa va stroncata immantinente. Anche qui ci sarebbe un problemino di possibile votazione segreta: non ne parliamo! Che problema c’è? Abbiamo fatto trenta e facciamo trentuno: per fare presto, il disinvolto Presidente non dà nemmeno la parola a Candiani prima della votazione (come il regolamento vorrebbe) e l’emendamento è respinto come è nei giusti desiderata del governo. Le opposizioni insorgono (ma vedete quanto tempo fanno perdere!) chiedendo l’annullamento della votazione sull’emendamento Candiani e si arriva ai limiti della rissa, di fronte alla quale il valente capo del Senato –forse pensando di essere ancora un pm- evoca l’intervento della polizia. Poi si correggerà. Sarà…
La storia non è ancora finita e ne vedremo ancora chissà quante, ma già si presta ad una serie di riflessioni. In primo luogo: se il presidente di una società per azioni gestisse così una assemblea avrebbe ottime probabilità di finire in galera, per il Senato questo non vale. Fanno bene a tenersi l’immunità...
In secondo luogo: il Pd non trova che Grasso sia abbastanza duro con le opposizioni. Male: avrebbero dovuto scegliere come Presidente qualche altro, ad esempio uno che non si fa scrupolo di pestare una sua collega e vantarsi: “non sei la prima donna che picchio”. Un modo come un altro per realizzare la “Parità di genere”. Uno così esprime bene il livello di civiltà politica del Pd e saprebbe fare quello che si chiede ad un Presidente a modo.
In terzo luogo: certo i senatori che hanno bisogno del voto segreto per esprimere il loro dissenso non sono particolarmente coraggiosi, sì, ma da un Parlamento di nominati che vi aspettate? Infine: ma vi rendete conto che uno con questo rispetto delle norme, oltre che essere Presidente del Senato, è stato Capo della Procura Nazionale Antimafia?!"
Aldo Giannuli

 
(continua...)

1 Ago 2014, 11:04 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (250)

Chi è Marco Carrai?

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"E’ il Gianni Letta di Renzi, il Cardinal Mazzarino di Firenze, il fuoriclasse delle raccolte fondi a sostegno delle campagne elettorali del Presidente del Consiglio. Sa lavorare nell’ombra, ha parenti importanti (in Toscana suo cugino Paolo è stato fondatore e presidente della Compagnia delle Opere, il braccio imprenditoriale di Comunione e Liberazione immischiato nello scandalo EXPO) e ottimi agganci a Tel Aviv. Chissà che proprio lo spessore di questi agganci non abbia spinto Renzi, uno che twitta persino mentre è in bagno, al vergognoso silenzio rispetto al massacro di Gaza. Carrai soprattutto è un amico. Il suo nome infatti è salito agli onori della cronaca per quello che è diventato il classico favore tra imprenditoria e politica: il pagamento dell’affitto di casa.
Stiamo parlando della casa di Firenze dove Renzi ha abitato per 34 mesi, un attico in Via degli Alfani 8, a due passi dalla cupola del Brunelleschi. E’ Carrai che pagava, a lui era intestato il contratto d’affitto.
«L’ho fatto solo per amicizia». Così si è difeso il generoso galantuomo. D’altro canto chi tra di noi non paga l’affitto di casa ad un amico? Cosa sono in fondo 1200 euro al mese di fronte al sentimento nobile e disinteressato dell’amicizia? Renzi sulla questione non ha proferito parola ma si sa, a volte la sua proverbiale timidezza è invincibile. Certo alle interrogazioni parlamentari presentate dal M5S potrebbe anche rispondere, per educazione ovviamente, non certo perché il “popoluccio” ha diritto di sapere perché un imprenditore paghi l’affitto al Sindaco di Firenze.
E già, Carrai è un imprenditore ma non è un imprenditore qualsiasi. “Marchino”, come lo chiamano gli amici, ha preso appalti su appalti dal Comune di Firenze e ha ricoperto incarichi di vertice in società partecipate. Nell’agosto 2004, dopo essere stato eletto consigliere al Comune di Firenze con la margherita diventa capo-segreteria del neo-eletto Presidente della Provincia Renzi.
 Nel 2005 è amministratore delegato della Florence Multimedia, la società creata ad hoc da Renzi per gestire la comunicazione della Provincia sulla quale la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta per gravi irregolarità.

Nel 2009 entra (in quota MPS) nel consiglio di amministrazione di Firenze parcheggi S.P.A. E’ stato Presidente della C&T Crossmedia, la società che, senza nessun bando pubblico, nel 2012 si aggiudica l’appalto per la gestione delle guide su tablet per il museo di Palazzo Vecchio. Nel 2013 diventa Presidente di AdF, aeroporti di Firenze.
A novembre dello stesso anno diventa consigliere di amministrazione della Cassa di risparmio Firenze, azionista di Intesa San Paolo, la banca che ha ricevuto dal PD di Renzi 1,5 miliardi di euro grazie al decreto IMU-Bankitalia.

E non è finita qui. La sua fidanzata cura una delle più importanti mostre a Firenze, quella su Jackson Pollock e Michelangelo. Un bel posto non c’è dubbio, soprattutto per una neo-laureata in filosofia senza nessuna esperienza particolare.
Ma torniamo all’attico in questione. Sapete come è uscita fuori questa notizia? Grazie ad Alessandro Maiorano, un dipendente del Comune diFirenze che da anni sta conducendo una battaglia per far emergere alcune verità su Renzi. Mesi fa Renzi ha denunciato Maiorano per diffamazione ed è proprio su quest’atto che si legge l’indirizzo di residenza del Renzi. Via Alfani, 8! La cosa è subito apparsa strana. Tutti infatti credevano che Renzi risiedesse a Pontassieve.
Tra l’altro la denuncia e il processo per diffamazione a danno di Maiorano hanno dell’incredibile. Maiorano ha osato criticare l’utilizzo di denaro pubblico da parte di Renzi. «Matteo Renzi ha speso 20 milioni di euro da presidente della Provincia pagati dal contribuente ». Questa era la scritta su una maglietta indossata da Maiorano.
Il premier, al posto di chiarire, ha preferito denunciare. Vedremo chi avrà ragione quel che è certo è che, tra le spese di rappresentanza sostenute dalla Presidenza Renzi in Provincia, troviamo vini pregiati, hotel di lusso e aragoste in bellavista. Nel 2007 Renzi, durante un viaggio in USA, spende, con la sua carta di credito, 2823,64 euro per pagare il suo soggiorno all’Hotel Fairmont di San Josè. Una somma importante che si è fatto immediatamente restituire con apposita delibera non appena tornato a Firenze. Nei soli Stati Uniti, sotto la presidenza Renzi, la Provincia ha speso tra biglietti aerei, alberghi e ristoranti 70.000 euro. Il lusso piace, poi se pagano i cittadini ha tutto un altro sapore! Saranno tutte spese di rappresentanza per carità, spese effettuate nell’interesse dei fiorentini. Certo sarebbe stato più elegante rispondere nel merito delle accuse e non barricarsi dietro ad una denuncia.
Come sarebbe elegante spiegare per quale ragione il primo cittadino di Firenze si facesse pagare l’affitto da un imprenditore che con Firenze ha fatto affari e grazie a Firenze si è arricchito.
Sarebbe auspicabile che i cittadini tutti, a cominciare da chi crede in Renzi, si ricordassero di avere, oltre a determinati diritti, anche dei doveri. Tra questi vi è la necessita di pretendere di sapere. Un cittadino che sa è un cittadino sovrano".
Alessandro Di Battista

 
(continua...)

31 Lug 2014, 16:00 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (485)

Lettera aperta di Luigi Di Maio a Piero Grasso

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"Presidente Piero Grasso,
in questi giorni sto seguendo le sedute del Senato della Repubblica italiana, da Lei presieduto, durante la discussione delle cosiddette “riforme costituzionali”. Prima ancora del pericolo di un Senato non elettivo o di un Senato soppresso, ieri sera ho assistito con la paura del cuore alla definitiva scomparsa degli organi di garanzia del Paese.
Non è un mistero l’opinione del MoVimento 5 Stelle sull’evanescente imparzialità e autorevolezza di Laura Boldrini e di Giorgio Napolitano. Ma in Lei riponevo ancora un briciolo di fiducia.
Sono discorsi complicati, lo so. Bisognerebbe spiegare in queste ore, ad un’Italia che –giustamente- vuole riposare dopo un anno di lavoro (o di sua ricerca infinita), qual è il valore aggiunto dell’imparzialità del Presidente del Senato nel dibattito tra maggioranza e opposizione. Bisognerebbe spiegare ad un’Italia di imprenditori tassati al 55% e con 10 milioni di poveri, che i Presidenti delle Camere e il Presidente della Repubblica sono figure fondamentali per la sopravvivenza della nostra democrazia, che devono garantire prima di tutto la parte politica più debole, quella che rappresenta milioni di persone ma non ha vinto le elezioni e non è quindi maggioranza. So che è difficile spiegare l’importanza della democrazia ad un’Italia che se l’è vista calpestata in ogni modo da fenomeni di corruzione, inganno, “scilipotismo” e così via. So che è difficile, dopo lo spettacolo indegno di questa classe politica, ma io ci provo lo stesso. Perché in questi giorni Lei, Presidente Grasso, mi sta facendo capire quanto il nostro ordine costituzionale possa essere in serio pericolo.
Ricordo a me stesso che i Presidenti delle Camere gestiscono una sorta di “riserva” dove non vale il principio di “chi ha la maggioranza decide”, ma nel quale alcune cose non possono essere messe in votazione perché non ammissibili. Sottrarre il più possibile le decisioni procedurali all’arbitrio della maggioranza, a mio parere, è un cardine dell’agibilità democratica e rappresenta il senso del Suo ruolo. La Sua figura, Presidente, esiste proprio per questa ragione. Altrimenti potremmo inserire il pilota automatico alle Camere, metteremmo su quello scranno un burocrate che faccia votare su ogni questione, procedurale o meno. Senza argini di garanzia, senza riserva.
Ma a quel punto però l’opposizione è meglio non eleggerla. Spenderemmo meno soldi dei cittadini in stipendi e uffici.
È come se in Italia domani mattina chiedessimo ai cittadini italiani se vogliono l’introduzione della pena di morte o la divisione dell’Italia in due Stati: Padania e Regno delle Due Sicilie. Ognuno ha le sue idee politiche su tali questioni, per carità. Ma, anche se fosse favorevole l’80% degli italiani, il dettato della Costituzione non renderebbe ammissibile un simile quesito e su questo il Presidente della Repubblica (anche se fosse Giorgio Napolitano) interverrebbe sicuramente con un secco “non si può fare”. Sono gli argini del nostro impianto democratico. Ci sono famiglie italiane in cui i padri lasciano partecipare i figli anche alle decisioni più importanti, in segno di fiducia. Ma se poi questi, a maggioranza, vogliono dar fuoco alla casa, il padre ha il ruolo di spiegargli cosa si può fare e cosa no. Ieri sera, in Aula su questo argomento Lei ha preso addirittura lezioni da Nitto Palma.
Presidente, in questi giorni in Senato l’ho vista abdicare totalmente al Suo ruolo istituzionale di padre del dibattito parlamentare, che esiste in qualsiasi ordinamento democratico. Ieri ho visto Piero Grasso trincerarsi dietro il voto dell’Aula per non assumersi alcuna responsabilità. Al grido “l’Aula è sovrana”, ha posto in votazione qualsiasi questione procedurale venisse avanzata dalla maggioranza: tutti chiari espedienti per evitare il voto segreto (che Lei stesso aveva deciso di garantire e la cui valutazione circa l’ammissibilità cadeva in capo solo e soltanto a Lei), o per eliminare la discussione su migliaia di emendamenti in 5 minuti.
Ciò che temo, inoltre, da Vicepresidente della Camera dei Deputati, sono i precedenti che in 24 ore Lei ha creato (con le Sue scelte sbagliate). Questi precedenti ho il timore che possano entrare per analogia nell’interpretazione del Regolamento della Camera. Quindi, anche se il Senato così come lo conosciamo dovesse cessare di esistere, alla Camera i danni da Lei provocati saranno utilizzati per strozzare definitivamente il dibattito parlamentare.
L’obiettivo di questa lettera non è fare a Lei una “lezioncina”: sono consapevole che non sortirebbe alcun effetto. Non credo neanche di avere i titoli per farne su questi argomenti. Ma se Le scrivo è perché ieri sera, oltre alle continue violazioni del Regolamento, ho visto i suoi occhi. Ogni volta che la inquadravano era evidente che Lei stesse facendo una cosa in cui non crede assolutamente.
Ricordo la Sua espressione la settimana scorsa, dopo aver preso la decisione di garantire il voto segreto sui diritti. Era l’espressione di un Presidente che credeva fortemente nella sua decisione di tutelare il Senato nella sua interezza.
Poi c’è stata la sua convocazione al Quirinale dal Presidente Giorgio Napolitano, un Presidente che ho più volte definito “non più arbitro, ma giocatore in campo con fascia da capitano”. Dopo quell’incontro, Lei si è presentato in Aula con un altro sguardo, ma soprattutto con un altro senso dello Stato. La mia modesta impressione è che su quella sedia non si senta più a suo agio. GuardandoLa rispondere alle rimostranze dei senatori che Le chiedevano lumi sulle Sue “non scelte”, lei era in difficoltà, quasi in imbarazzo. Posso capire cosa significa amministrare un’Assemblea in quelle condizioni (mi succede spesso alla Camera con il doppio dei parlamentari). Ma non riesco nemmeno ad immaginare cosa significhi amministrarla al servizio della maggioranza e non, invece, come garante super partes di tutte le forze politiche.
Presidente Grasso, credo che Lei sia ancora in tempo per ripensarci, nonostante le scomposte e improprie ingerenze di Palazzo Chigi e del Quirinale. Credo che Lei sia ancora in tempo per evitare questo scempio. Ci pensi. Se vuole aiutarsi, Le consiglio di guardare negli occhi quei senatori che sono leggermente sulla sua destra, quando presiede l’Aula. Si tratta di cittadini che hanno scelto di fare le notti in Senato per difendere il nostro ordine democratico, per modificare delle riforme in cui non crede neanche Lei (e lo sappiamo bene). Quelle cinquanta persone non rappresentano gruppi di potere, lobby o potentati economici ed esigono il rispetto e la garanzia di un procedimento realmente democratico nelle Aule del Senato. Sono persone che si dimezzano lo stipendio ed hanno scelto di non fare politica a vita: ognuno di loro ha un lavoro che li aspetta dopo il mandato di senatore e si sono impegnati a rispettare la regola dei due mandati che osserviamo come eletti del MoVimento 5 Stelle. Vogliono che la politica sia a servizio del popolo e che non miri ad asservire la volontà popolare al miope disegno di una parte del Paese che corre verso il disastro democratico. Guardi negli occhi quei cittadini liberi e incensurati. Provi a scrutare nei loro sguardi quanto credono in quello che dicono. E poi decida se vale la pena far rispettare i loro diritti.
Un saluto cordiale".
Luigi Di Maio

 
(continua...)

31 Lug 2014, 09:52 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (433)

La tempesta perfetta

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Mentre Renzie si balocca con l'abolizione del Senato e in cambio Berlusconi salva il "grano", l'unica cosa a cui tenga, grazie al Patto del Nazareno di cui i cittadini non sanno nulla, l'Italia va allo sfascio economico. E chi lo denuncia è considerato un "gufo", ma i fatti sono fatti e non slogan e non possono essere contraddetti con battute da bambino scemo. In ogni caso meglio gufi che sciacalli.

"I numeri sono numeri. E non si può mica accusarli di essere “gufi”, “frenatori” o “sfascisti” come si fa con i dissidenti interni e con le opposizioni in Parlamento. “I fatti sono argomenti testardi”, diceva John Adams. Quei fatti il M5S li vede e li denuncia da oltre un anno, da quando siamo entrati in Parlamento e abbiamo visto come questi governi legiferano in materia economica.
Renzi ancora stenta a togliersi il suo giubbottino di pelle di ottimismo. Ma la tempesta dei conti è già all’orizzonte e nel governo hanno capito che un look sbarazzino alla Fonzie non sarà sufficiente per ripararsi dal diluvio.
Il premier ha bisogno, nel 2015, di almeno 10 miliardi per rendere strutturale la promessa elettorale degli 80 euro. Poi gliene servono altri 4-5 per dare seguito alla parola data: allargare il bonus a incapienti, pensionati, famiglie numerose e non si sa chi altri. E ci vorranno 3-4 miliardi per le spese cosiddette incomprimibili, dalla cassa integrazione in deroga (a proposito, che fine ha fatto il decreto per riorganizzare gli ammortizzatori in deroga?) alle missioni militari all’estero. Infine ci sono le tagliole disseminate qui e lì dai governi precedenti, come gli oltre 4 miliardi di clausole di salvaguardia (che spostano le fregature da oggi a domani) contenute nella legge di Stabilità di Enrico Letta, amara eredità che il M5S ha più volte denunciato.
Renzi adesso si aggrappa ai miracoli della spending review di Cottarelli. Ma già sui 3 miliardi di tagli previsti dal decreto Irpef per quest’anno il meccanismo è inceppato (soprattutto sul fronte dei Comuni). E i benefici derivanti dal calo degli spread non saranno sufficienti a eludere l’amara verità che stiamo denunciando da tempo: questo governo, come i suoi predecessori, resta schiavo dell’austerity e sprofonda in un gorgo in cui il rigore fiscale uccide l’economia e genera l’illusione che altro rigore fiscale sia necessario.
Il cane si morde la coda. E’ evidente l’avvitamento su noi stessi. La crescita è ferma e il Def si sta dimostrando l’ennesimo libro dei sogni. Il debito esplode, il deficit non scende, la deflazione uccide le aspettative di ripresa della domanda interna, la produzione industriale continua a declinare, persino il salvagente dell’export si sta sgonfiando. E intanto le tasse aumentano, la Tasi è un caos, il risparmio viene massacrato, persino le Province continuano a riscuotere 4,5 miliardi di imposte (ma non erano state cancellate?).
I trucchetti contabili, le poste di bilancio spostate come il gioco delle tre carte e le solite clausole di salvaguardia sono nodi che ora vengono al pettine. Nel frattempo, malgrado la grancassa di Palazzo Chigi, l’Europa continua a guardarci con diffidenza e non concede nulla sul fronte della flessibilità: niente scorporo dal deficit degli investimenti (meglio così se si tratta di fare grandi e inutili opere mangiasoldi), niente rinvio del pareggio di bilancio strutturale, niente sconti sui cofinanziamenti dei progetti Ue. Accesso ai fondi della Bei o debito europeo comune? Nemmeno a parlarne.
Insomma, niente di niente: la Merkel continua a essere padrona di casa e il duo tragicomico Renzi-Padoan fa la parte dei camerieri in livrea a bordo tavolo con tovagliolo al braccio.
Anche i giornali esteri, persino quelli anti-austerity di tradizione anglosassone, dal Wsj all’Economist, hanno già sbeffeggiato gli ardori riformatori del premier. La stampa italiana, invece, è ancora in larga parte accomodata sul carro del vincitore. Ma il vento cambia presto e qualche spiffero già si avverte.
Il M5S lo aveva detto chiaro: i soldi degli 80 euro andavano usati diversamente. Bisognava darli agli strati più deboli della società o, meglio ancora, investirli nei settori produttivi che possono far ripartire davvero il motore del Paese in modo sano e sostenibile, dalle rinnovabili all’economia digitale, dal turismo alla ricerca e innovazione.
Invece questi governi continuano a buttare il danaro dove non serve o dove serve solo agli amici loro (chi ricorda che Letta mise in Stabilità 400 milioni per il Mose e 20 milioni appena per la banda larga?).
Abbiamo anche presentato una risoluzione secondo cui i proventi delle privatizzazioni (se proprio vanno fatte) devono essere usati per la crescita, per migliorare il denominatore e per allargare la nostra base monetaria. Basta con le svendite dei gioielli di famiglia che diventano un secchiello con cui si cerca di svuotare il mare del debito.
Secondo M5S c’è un modo sano di usare il deficit e il debito. L’unico deficit che davvero ci preoccupa è quello di comprensione della realtà che affligge Renzie e il suo governo".
M5S Commissione Bilancio

Ci aspetta una tempesta perfetta in autunno. Le previsioni variano da una manovra ottimistica(?) di 24 miliardi a una catastrofica di 40 miliardi. Dove troverà i soldi Renzie? Nelle nostre tasche.
Quali sono le opzioni? Partecipate al sondaggio. Votate quali sono per voi le ipotesi più probabili. E a dicembre con il panettone (chissà se Renzie lo mangerà...) arriverà il FMI.
E intanto avanti con le "riforme" perché ce le chiede l'Europa

Le votazioni si sono concluse: Guarda i risultati

 
(continua...)

30 Lug 2014, 11:14 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (674)

Parlamento in piazza - risultati

parlamentoinpiazza.jpg

>>> Le votazioni online si sono concluse. Hanno partecipato alla consultazione in 21.569. E queste sono le preferenze espresse:
Favorevoli alla proposta di Beppe: 17.770
Contrari alla proposta di Beppe: 3.799
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato. <<<

Ieri ho incontrato a Roma i parlamentari a cui ho sottoposto la proposta del Parlamento in piazza che è stata votata a larga maggioranza. Di seguito il testo del mio discorso e infine la richiesta del voto degli iscritti al M5S sulla proposta:

"Il tempo è (quasi) scaduto. Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti della democrazia. Abbiamo pensato di migliorare il Paese attraverso le leggi popolari di Parlamento Pulito, prima vera riforma della legge elettorale, era il 2007 (leggi mai discusse in due legislature nonostante 350.0000 firme raccolte), con referendum sulla libera informazione, era il 2008 (referendum mai presi in considerazione dalle altre forze politiche e le cui firme furono cassate da Carnevale il giudice ammazza-sentenze). Ci siamo organizzati quindi in gruppo politico, il M5S, e siamo riusciti senza finanziamenti pubblici, con tutti i media contro, a diventare il primo soggetto politico nel febbraio del 2013. Da allora nei confronti del M5S c'è stata una guerra senza quartiere mai vista prima in Italia per delegittimarlo, spaccarlo, da parte del Sistema. Pd e Pdl, Napolitano regista, si sono inventati le larghe intese per tagliarci fuori, come due gangster che si spartiscono il territorio pur di non mollare nulla. Più di 160 cittadini incensurati sono entrati in Parlamento. Proposti dal basso da altri cittadini. Hanno lavorato duro per un anno e mezzo, fatto proposte di legge, emendamenti, interpellanze. Sono stati completamente ignorati, come se non ci fossero. Come se non rappresentassero milioni di elettori. Considerati come cani in chiesa. Ed ora assistiamo impotenti, grazie a partiti corrotti e complici, a un Presidente della Repubblica impresentabile e a un condannato in via definitiva. il cui partito è stato fondato con il concorso della mafia allo scempio della democrazia. Nessuna delle nostre istanze è presa in considerazione. Ci guardano con il sorriso sarcastico di chi ha il potere per diritto divino, di: "Io sono io e tu non sei un cazzo" e ci ignorano. Allora, che ci rimaniamo a fare in Parlamento? A farci prendere per il culo, a sostenere un simulacro di democrazia mentre questi fanno un colpo di Stato? Rimarremo ancora fino a quando sarà possibile cercare di impedire il colpo di Stato con l'eliminazione del Senato elettivo. Dopo, se questi rottamatori della Costituzione non ci lasceranno scelta, ce ne andremo. Meglio uscire e parlare con i cittadini nelle piazze di Roma e d'Italia, meglio fare agorà tutti i giorni tra la gente che reggere il moccolo ai traditori della democrazia e della Patria. Li lasceremo soli a rimestare le loro leggi e usciremo tra i cittadini. Aria fresca." Beppe Grillo

 
(continua...)

29 Lug 2014, 09:58 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (1678)

Arriva la dittatura

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"Questo è certamente il peggior Presidente della Repubblica che ci sia mai stato. Segni e Cossiga gli fanno un baffo! Già lo sapevamo, ma adesso sta andando oltre ogni limite. E’ in corso un tentativo di revisione costituzionale senza precedenti, che tocca la stessa forma di governo della Repubblica, non dico che nel merito questo sia un bene o un male, che si debba fare in un modo più che in un altro, dico soltanto che, per la sua importanza è il maggiore mai profilatosi in sessantasei anni dalla proclamazione della Carta costituzionale. Si immagina, pertanto, che la discussione debba essere al livello delle ambizioni di dare agli italiani un nuovo ordinamento costituzionale e che questo richieda il tempo e la profondità di discussione necessari, e questa dovrebbe essere materia riservata al Parlamento. Soprattutto, che la discussione avvenga nel modo più libero, senza condizionamenti di sorta del Parlamento.
Invece abbiamo:
- una iniziativa di governo discussa e decisa da un Parlamento eletto con un sistema elettorale dichiarato incostituzionale
senza un ampio consenso fra le forze politiche presenti in Parlamento, ma deciso sostanzialmente solo da due, di cui una rappresentata da un interdetto dagli incarichi pubblici e perciò decaduto dal Senato con modalità anomale che applicano un contingentamento dei tempi, che sarebbe tollerabile per una legge ordinaria, ma che non lo è affatto per una riforma costituzionale.
- tutto questo si aggiunge un Capo dello Stato, che ha giurato fedeltà alla Costituzione (quella vigente, non una qualsiasi Costituzione presente o futura) e che dovrebbe svolgere funzioni di garante super partes, che invece si spoglia della maglietta dell’arbitro per indossare quella di centravanti di una delle due squadre e che interviene a gamba tesa nella discussione, minacciando lo scioglimento delle Camere se non dovesse passare la riforma voluta dal governo.

Insomma: se non è un colpo di Stato ci manca davvero poco!
Il Presidente minaccia lo scioglimento delle Camere non si capisce bene per quale motivo formale: non c’è una crisi di governo insolubile, non c’è un blocco dell’attività legislativa. Certo: questo Parlamento non è rappresentativo del corpo elettorale, ma questo lo sapevamo già dalla sentenza della Corte costituzionale, quel che non ha impedito al Presidente di considerarlo pienamente legittimo, al punto di avviare (proprio lui!) una riforma dell’art 138 con procedure assolutamente incostituzionali. Insomma, adesso lo sciogliamo perché non fa quello che il Presidente vorrebbe?
Ma, poi, che minaccia sarebbe questa? Votare per la palese non rappresentatività di questo Parlamento era la richiesta delle opposizioni (in particolare del M5s), già dai primi del 2014, per cui, in sé la decisione sarebbe pienamente condivisibile e sarebbe quello che andava fatto già in Primavera. Ma, sia chiaro, non con una legge elettorale nuova: se si deve sciogliere il Parlamento perché non più rappresentativo, non può, quello stesso Parlamento, decidere sulle regole con cui eleggere il successivo e, per di più, con regole che somiglierebbero terribilmente a quelle già dichiarate incostituzionali. Bisognerebbe votare con il “Consultellum”, cioè la vecchia legge Calderoli senza premio di maggioranza e con preferenze. Magari! Il Pd potrebbe sognarsi l’attuale maggioranza assoluta alla Camera ed avremmo un parlamento di eletti e non di nominati.
Ma, qualcuno dice, prima votiamo l’Italicum che è già passato alla Camera ed attende solo il voto del Senato. Solo che è per lo meno discutibile che una Camera sciolta possa discutere e votare una nuova legge elettorale, perché lo scioglimento mette immediatamente in moto la macchina elettorale, con le sue norme per la definizione dei collegi, la formazione delle liste ecc per cui, una volta avviata non si possono modificare le regole in corso d’opera. Dunque, occorrerebbe prima cambiare la legge elettorale per poi votare. Ma in quali tempi? E con quale certezza di risultato? E se il Senato bocciasse l’Italicum? In fondo avrebbe tutto l’interesse a farlo per impedire il suo stesso scioglimento.
Basterebbe anche solo che ne modificasse qualsiasi per doverlo rispedire alla Camera. Inoltre, il calendario del Parlamento è già pieno di adempimenti irrinviabili (ad esempio l’elezione dei membri laici del Csm, senza dei quali, l’organo non può insediarsi). Dunque, si tratterebbe di uno scioglimento “a futura memoria” o se preferite “a babbo morto”. Poi c’è un altro problemino: il Senato non è stato abrogato per cui, intanto, occorrerebbe rieleggerlo e, siccome l’Italicum riguarda solo la Camera, occorrerebbe rieleggerlo con la legge Calderoli che non è stata toccata dalla sentenza della Corte. Sulla carta, stando alle elezioni di maggio, il Pd potrebbe conquistare la maggioranza assoluta anche al Senato vincendo in tutte le regioni, ma chi può garantire che si riproduca lo stesso risultato? I sondaggi per il Pd sono buoni, ma non sarebbe la prima volta che poi le urne lo rovescino. In fondo, c’è stata una marea di astenuti che potrebbero tornare a votare e non è detto che l’elettorato reagisca bene a quella che, a tutti gli effetti, sarebbe una grave sconfitta politica di Renzi. E saremmo di nuovo all’anatra zoppa con due maggioranze diverse fra Camera e Senato. L’unico vantaggio per Renzi sarebbe quello di togliersi dai piedi gli oppositori massacrando bersaniani, cuperliani e civatiani che, però, consci di questa possibilità, potrebbero iniziare a muoversi in modo diverso dal previsto, compreso il rischio di una scissione che metterebbe in forse lo strepitoso successo che Renzi si attende.
Poi ci sono altri piccoli problemi da risolvere: votare va bene, ma quando? In autunno è teoricamente possibile, ma solo rinunciando ad ogni nuova legge elettorale, perché non ci sarebbe il tempo di farla. Inoltre non è mai successo che un paese votasse mentre il suo capo del governo è il presidente di turno nel “semestre europeo”.
Nella primavera prossima: non prima di marzo, perché, in caso di legge elettorale nuova occorrerebbero i tempi tecnici per rifare i collegi e poi ci sono le regionali ed un abbinamento è impossibile per legge. Poi a maggio inizia l’expo e le due cose si intralcerebbero a vicenda e, sino alla fine del 2015 non se ne potrebbe parlare. Ci sarebbe la possibilità di votare a marzo per le regionali ed aprile per le politiche, ma i primi ad insorgere sarebbero i corpi di polizia che sarebbero assoggettati ad un tour de force fra regionali, politiche ed expo, inoltre dopo le regionali ci sarebbe il rischio di un “effetto saturazione” con conseguente astensionismo. Si potrebbero invertire le date, ma occorrerebbe procedere con legge apposita… Insomma, come la voltate e la girate, la scadenza del 2015 sarebbe molto disagevole e dovremmo andare al 2016. E questo cosa è? Uno scioglimento a scoppio ritardato? E Napolitano nel frattempo resta sempre al Quirinale? Insomma, come minaccia, questa dello scioglimento non mi pare una grande minaccia. Il che non toglie che Napolitano sia sempre più un pericolo per la democrazia in questo paese. Bisognerà pensarci".
Aldo Giannuli

 
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28 Lug 2014, 14:50 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (682)

Volantino

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28 Lug 2014, 12:40 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (108)

Braccia rubate all'agricoltura

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Quello che segue è un articolo a firma di Gabriella Cerami pubblicato sull'Huffington Post. Ulteriori commenti sono inutili.

"La trattativa sulla legge elettorale, negli ultimi giorni, gli è sfuggita di mano. Dunque Beppe Grillo domani arriva a Roma con l'intento di rimettere ogni cosa al suo posto. Dopo una settimana di passi in avanti e poi di retromarce ("trattiamo con il Pd", "no, tempo scaduto, non trattiamo più"), si tireranno le somme.
Il leader M5S è atteso nella Capitale dopo pranzo per incontrare i gruppi parlamentari di Camera e Senato, ma prima dell'assemblea congiunta con i deputati e i senatori, è con Luigi Di Maio che avrà un faccia a faccia. Con quello considerato da tanti il suo delfino, scelto per dialogare con il premier perché tra tutti è colui che ha un profilo più istituzionale, ma che adesso è stato delegittimato dallo stesso Grillo e da Casaleggio, che non hanno gradito la decisione di fissare un nuovo appuntamento con i democratici per continuare a trattare sulla legge elettorale.
Così domani bisognerà stabilire la nuova strategia da mettere in atto e soprattutto cosa fare in quella che si prospetta una settimana di fuoco. "Faremo iniziative fuori e dentro il palazzo", fanno sapere i pentastellati reduci dalla "marcia democratica" sul Quirinale. "Dobbiamo sensibilizzare le persone e sopratutto far capire loro che noi non vogliamo bloccare le riforme. Vogliamo una riforma fatta bene nel rispetto delle regole democratiche".
Ed è di regole democratiche che i grillini vogliono parlare accusando il premier e il governo tutto di essere autoritari. In fondo, fanno notare, "noi abbiamo presentato 200 emendamenti, non è giusto aver contingentato i tempi". La battaglia è contro il premier reo di aver definito la protesta di giovedì scorso "una passeggiata". "La nostra manifestazione sotto al Quirinale, contro gli attacchi alla democrazia e alla Costituzione da parte del governo Renzi, deve aver spaventato quest'ultimo ancora più di quanto credevamo", scrive su Facebook il senatore M5S Nicola Morra. Il premier ha usato "arroganza per declassare la nostra protesta pacifica. Passeggiatina? Sembravamo pochi, certo. Pero' Renzi forse non considera i milioni di cittadini al nostro fianco dei quali siamo portavoce! Hanno cercato di minimizzare chiamandola 'Rivoluzione Selfie' per via delle foto che abbiamo pubblicato sui social network. Si chiama informazione (altra cosa che non piace a chi disprezza la democrazia)", attacca ancora Morra mentre allo studio ci sarebbe altre azioni eclatanti. Sicuramente preteste in Aula. abbandono dei lavori e manifestazioni in piazza.
Domani però, durante l'assemblea congiunta, non si parlerà solo di riforme. Bisognerà eleggere il nuovo direttivo dei gruppi e anche il tesoriere. Mentre Federico D'Incà dovrebbe subentrare a Riccardo Nuti come presidente giuridico del gruppo a Montecitorio. Infine, secondo quanto viene raccontato, in agenda, ci sarebbe un altro tema che scotta e che ancora non è stato toccato: "il licenziamento", secondo alcuni, "l'abbandono", secondo altri, di Nicola Biondo, responsabile comunicazione del gruppo alla Camera. In tanti, tra i parlamentari, si pongono domande senza ricevere risposte. Grillo e Casaleggio dovrebbero dare spiegazioni anche su questo. Ma il condizionale, si sa, è d'obbligo".
Gabriella Cerami - HuffingtonPost

 
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28 Lug 2014, 09:58 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (202)

Le balle economiche di Renzie

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"Il Governo Renzi, impegnato al braccio di ferro sulle riforme costituzionali care alla P2, nasconde la testa sotto la sabbia negando l’evidenza di dati ed indicatori economici sempre più preoccupanti ed allarmanti, che necessitano di una robusta ed inevitabile manovra autunnale di aggiustamento, evidente anche agli studenti ai primi anni dei corsi di economia per corrispondenza, da 24 a 36 miliardi di euro.
Debito-Pil: in Italia nel primo trimestre 2014, il rapporto tra debito pubblico e Pil, che secondo i parametri europei dovrebbe attestarsi al 60%, è salito al 135,6% dal 132,6% del trimestre precedente. Con un aumento del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando si attestava al 130,2%. A maggio 2014 il debito è cresciuto a 2.166,3 miliardi di euro, con un incremento di 92 mld di euro rispetto a 12 mesi prima. Nell'UE e nella zona euro in rapporto al Pil, il debito italiano è secondo solo a quello greco, che alla fine del primo trimestre era al 174,1%.
Crescita economica: Il Def del Governo aveva stabilito un rapporto Debito/Pil al 134,9%, basato sulla proiezione di crescita del Pil per il 2014, pari allo 0,8% ed un rapporto di indebitamento netto del 2,6% sul Pil. Sia Bankitalia (+0,2%) che FMI (+0,3%), nel prevedere una crescita più bassa, ritengono inevitabile un buco nei conti che dovrà essere ripianato.
Spesa pubblica: invece di diminuire è aumentata nei primi 5 mesi del 2014, passando da 181,9 miliardi di euro a 206,7 con un incremento di 25 miliardi di euro.
Privatizzazioni: il Def, che dava conto di esborsi al Fondo Salvastati o Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) per 92,552 miliardi di euro nel biennio 2012 (36,932 mld euro) e 2013 (55,620), aveva stabilito proventi da privatizzazioni pari allo 0,7% del Pil (quindi per 10,9 miliardi di euro), diventati una chimera.
Disoccupazione: a maggio (Istat) sale ancora il tasso di disoccupazione che si porta al 12,6% rispetto al 12,5% del mese precedente. I giovani senza lavoro sono il 43%, con 2,3 milioni di occupati in meno sotto i 35 anni dal 2004.
Fisco: la pressione fiscale, pari al 43,8%,per le imprese arriva al 68,6 % sui profitti, dati che non hanno eguali in tutta Europa e non sono riscontrabili neppure tra i grandi paesi industriali extra Ue.
Consumi: Prosegue il tracollo delle vendite al dettaglio calate del 3,5% su base annua. L’andamento nell’indicare una fase recessiva, conferma che la voce “Consumi interni privati” costituisce circa il 60% del PIL Italiano, per cui se non si riprende questo indicatore, difficilmente il PIL si “riprende”.
Sofferenze bancarie: 168,5 miliardi di euro a maggio, con un apporto sofferenze impieghi pari all’8,9%;
Conti Correnti: i costi di gestione dei conti correnti, più elevati della media Ue di un +225%, dove sono attestati a 114 euro, 257 euro in più su ogni conto fissato in Italia a 371 euro contro 114 (+225%), che si traduce in costi complessivi di 6,7 miliardi di euro in più l’anno a carico di famiglie ed imprese.
Tassi mutui: la presunta maggiore solidità delle banche italiane, è stata pagata da correntisti ed utenti dei servizi bancari, che continuano a pagare su ogni mutuo trentennale di 100.000 euro (fissato oggi al tasso del 5,11% in Italia contro 3,79% dell’area euro), uno spread di circa 30.000 euro in più alla scadenza dei mutuatari europei.
RCAuto: dal 1994 (ultimi 20 anni), i costi delle polizze (per una cilindrata media) sono aumentati di oltre il 254%, non giustificati dall’andamento dell’incidentalità’. Tra il 2008 e il 2013 in Italia gli automobilisti hanno pagato 231 euro annui in più rispetto alla media Ue (con un aggravio di circa 8,5 miliardi di euro l’anno a carico dei cittadini)”.
Corruzione: Corruption Perceptions Index 2013, la lista dei 177 Paesi più corrotti al mondo, redatta dalla Ong Trasparency International, assegna all’Italia il 69esimo posto nella classifica, tra il Montenegro e il Kwait. Tra gli indici presi come riferimento, attraverso un punteggio che va da 0 (molto corrotto) a 100 (non corrotto), nella percezione della corruzione, c'è l'analisi del settore pubblico, seguita dall'abuso di potere, dagli scarsi livelli di integrità e gli accordi segreti. Fattori che non solo opacizzano la governance di un Paese, ma che lo indeboliscono anche dal punto di vista economico e sociale.
Per queste ragioni in autunno, arriverà una manovra lacrime e sangue, da 24 a 30 miliardi di euro per tappare il dissesto dei conti pubblici, sui quali incombono fiscal compact e pareggio di bilancio".
Elio Lannutti

 
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27 Lug 2014, 14:12 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (481)

Immigrati, cause ed effetti

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Il pietismo peloso verso gli immigrati clandestini che muoiono annegati, che fuggono dai loro Paesi verso l'ignoto nasconde sempre le motivazioni per cui delle persone sono costrette ad abbandonare le loro Patrie, i loro affetti per un salto nel buio. Noi siamo allo stesso tempo carnefici e salvatori dal cuore di pietra. che fanno mostra di sé a Lampedusa o con discorsi sull'accoglienza sempre disattesi. Quando infatti questi poveri cristi arrivano, non vengono accolti, ma lasciati a sé stessi o rinchiusi in qualche centro.Non sono mai discusse le cause di questi esodi, ma fotografati solo i loro effetti perché fa comodo e anche molto radical chic (quanto ci sentiamo più buoni...). Chi vende armi ai Paesi di questi fuggitivi? Chi li bombarda allegramente? Chi ne sfrutta le risorse (spesso enormi)? Governi, multinazionali, aziende produttrici di armi. Sono queste le cause, ed è qui che bisogna intervenire, non sugli effetti, non sui barconi, ma nessuno apre bocca. Pecunia non olet. Le persone che muoiono annegate nel Mediterraneo, muoiono due volte, la prima in mare, la seconda per la nostra ipocrisia.

 
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27 Lug 2014, 10:00 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (243)

Dazi sociali

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Come competere in un mondo globale dove in alcuni Paesi vengono negati i diritti minimi per i lavoratori, che hanno un costo per le imprese, e non sono obbligatorie misure per la protezione dell'ambiente? Se due Paesi producono la stessa merce e uno usa gli schiavi e la distruzione del territorio, per chi invece ha raggiunto delle conquiste dopo secoli di battaglie sociali e ambientali non c'è possibilità alcuna di competere. Ha perso in partenza. I suoi prodotti costeranno sempre di più dei concorrenti, L'unica possibilità è rinunciare a diritti acquisiti e importare schiavitù. Che è poi quello che sta avvenendo. La parola Dazi da quando il capitalismo selvaggio ha preso il sopravvento e la parola "globalizzazione" ha sostituito nell'immaginario il progresso è un tabù. Ma va ripristinata. Chiamiamola "dazio sociale". Se in un Paese non ci sono protezioni sociali per i lavoratori e questo vuole esportare in un altro dove ci sono dovrà pagare dazio fino a un riequilibrio dei costi di produzione. Altrimenti vengono di fatto istituiti vasi comunicanti della schiavitù nel mondo e, in nome della concorrenza, sono aboliti nel tempo tutti i diritti dei lavoratori. Un mondo di schiavi La globalizzazione deve essere giocata ad armi pari e va riequilibrata con l'introduzione dei dazi. Le aziende italiane non possono competere con aziende straniere se non ad armi pari. Non possiamo giocarci la nostra economia e tanto meno le tutele per i lavoratori in nome della globalizzazione selvaggia. L'applicazione delle regole di tutela ha dei costi. O li pagano tutti, o si torna ai dazi, o meglio ai "dazi sociali".

 
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26 Lug 2014, 15:00 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (530)

Una risata li seppellirà

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"Quello che sta succedendo in questi giorni alla Camera ed in Senato è a dir poco grottesco, soprattutto l’agilità degli uomini di governo, che ad ogni costo vogliono arrivare a far accettare dal Parlamento leggi impossibili, per non dire indegne. Questa situazione sta assomigliando sempre più ad una farsa di Aristofane, Antifane o di Menandro, dove logica e ragione vengono buttate a sguazzare nel lerciume delle cloache.
C’è di che sghignazzare ad ogni sortita del gruppo governativo fino allo scompiscio. Ma come diceva Mirone di Corinto, per intendere la comicità di un gesto folle della politica bisogna essere informati e saper leggere l’assurdo becero che sta dentro ogni programma esposto a comando dal nocchiero che spinge la barra del timone.
“Il riso abbonda sulle labbra degli stolti”, diceva un saggio del Senato romano. Mai sentenza più falsa e cialtrona fu pronunciata al mondo. Infatti gli stolti non ridono. Restano attoniti davanti ad ogni lazzo o battuta ironica, specie se sottile. Lo stolto ride solo se sollecitato da una situazione palesemente triviale, ovvia e scontata. Ascoltando un’ironia di gusto intelligente rimane immancabilmente allocchito.
È quello che succede oggi a una gran quantità di pubblico, ascoltando le capovolte acrobatiche messe in campo dai furbacchioni di potere. Non riescono a riconoscere l’inganno e la sfacciataggine ipocrita che i conducenti si stanno inventando per far passare quelle infamie ad ogni costo.
È il problema posto dall’opposizione con la valanga di emendamenti sulla riforma costituzionale che abolisce il Senato elettivo. E quindi si ricorre un’altra volta puntualmente alla ghigliottina. È un’invenzione paradossale, assurda. Qualcuno l’ha chiamata “oscena”. L’effetto equivale all’esplosione di una carica di tritolo che fa saltare in aria il pacco degli emendamenti, un bel botto e il problema sparisce all’istante. L’opposizione urla indignata e la maggioranza, stupita, ribatte: “Perché tanta caciara? Che c’è di strano?”. “Questa tagliola è un atto infame! Oltretutto incostituzionale!”. “Piano con le offese, noi agiamo nell’interesse, anzi, per volontà del popolo”.
E qui un pubblico degno di rispetto dovrebbe esplodere in una risata a sganascio, e urlare: “Ma quale popolo? L’avete un’altra volta imbesuito, messo con il sedere in umido quel popolo, costretto a guardare ma non reagire”.
Ormai aspettiamo di giorno in giorno l’apparire dell’uomo che s’affaccia solo al balcone per proporci finalmente il pensiero unico. Ma alla sua sortita non possiamo restare con la faccia attonita e indignata. Bisogna saperlo accogliere con una gran risata. Il riso si dovrebbe insegnare fin dalle scuole elementari. Spiegare ai bimbi che ridere significa intelligenza e conoscenza, che solo i popoli che ne fanno uso sono composti da gente civile.
Per la prima volta dopo tanto tempo, ecco che finalmente l’opposizione, formata anche da personaggi inconsueti in una protesta democratica, sale al Quirinale, chiedendo di poter parlare con il capo dello Stato, un uomo sempre disponibile (specie se deve incontrare gente che la pensa come lui) a dare buoni consigli, a commuoversi persino, davanti ai loro applausi e complimenti adulatori, fermando lacrime che gli rigano il viso. Ma davanti a questo gruppo di facinorosi no, il nostro beneamato presidente non può scendere per ascoltarli. “Sono lievemente indisposto” fa dire. Mi aspettavo una risata, ma siamo evidentemente fuori allenamento. Per intendere l’assurdo smaccato bisogna essersi preparati a interpretare ogni paradosso.
A 'sto punto avrei urlato di gioia, vedendo arrivare di fronte al parlamento un gruppo di ragazzi che spingono una ghigliottina a grandezza naturale, su ruote magari, al canto di “Allons, enfants de la Patrie”.
È troppo presto. Per riscoprirci spiritosi abbiamo bisogno di entrare in partita.
Ma tornando ai temi della commedia satirica dobbiamo ammettere che ci si sta muovendo verso la nascita di una coppia di partiti gestiti smaccatamente da un giovane toscano dalla parola facile e da un condannato alla galera riabilitato. Quest’ultimo, poveretto, andava a ragazzine senza sapere che rischiava una condanna per prostituzione minorile. Un brav’uomo, candido, che pagava un numero enorme di Olgettine da spasso, alloggiandole in un residence a poca distanza da casa per averle sempre sottomano.
Questa strana coppia sta imponendo uomini scelti da loro, mossi come burattini, e minaccia di espellere chiunque si ponga in contrasto con la loro guida e soprattutto insulta e chiama rozzi mestatori coloro che fanno riferimento alla P2 a proposito del loro modo d’agire.
E, a 'sto punto, penso che imparare tutti ad emettere risate corali ben modulate sia importante, ma non basti. Davanti a questa vergognosa imposizione autoritaria dobbiamo apprendere insieme ad emettere in coro giganteschi pernacchi frastornanti, al punto di svegliare tutto il popolo dei dormienti avvolti nell’oblio".
Dario Fo

 
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26 Lug 2014, 10:08 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa | Commenti (318)

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