"Tutte le vie portano al Capitale. Si importano schiavi dal Terzo Mondo, sfruttato ferocemente dal Capitale per le sue materie prime, per calmierare il mercato del lavoro dell’Occidente. Si esporta il Capitale nei Paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India, per farlo fruttare grazie a nuovi schiavi e a spese dell’ambiente. Il Capitale vuole la Crescita, ma per sé stesso, e si nutre del mondo. "Beppe Grillo
Il Passaparola di Nino Galloni, economista
Per la ripresa ci vuole tempo(espandi | comprimi)
Ciao amici di Beppe Grillo del blog, mi chiamo Nino Galloni, sono un economista, volevo entrare nel merito di alcune questioni fondamentali dell’economia del nostro paese e non solo del nostro paese. Si parte dal debito pubblico, ma com’è che siamo arrivati ad un debito così elevato? Perché all’inizio degli anni 80 si decise di finanziare spese pubbliche produttive e altre spese pubbliche, addirittura di lotta al terrorismo, con emissione di titoli a elevato tasso di interesse. Il progetto di allora, da parte delle autorità monetarie e politiche, prevedeva la cancellazione di una certa classe dirigente che faceva troppi investimenti, che invece avevano reso grande l’Italia, e dall’altra si voleva tagliare le gambe a tante piccole – medie imprese considerate sostanzialmente improduttive. Il risultato fu che i tassi di interesse crebbero esponenzialmente e contribuirono al raddoppio del debito pubblico, noi oggi avremmo un debito pubblico a parità di altre circostanze tra i 60 e il 65% del Pil, se si fossero seguite le indicazioni di altri grandi economisti che invece furono del tutto emarginati.
Si fa un gran parlare di questi debiti pubblici, o debiti sovrani, in realtà paradossalmente sarebbe meglio se ne parlasse di meno, perché non è vero che sono così importanti come ci si vuole far credere, per esempio il debito pubblico della Grecia è 1/8 di quello che si è perso per parlarne dall’estate scorsa. Il debito pubblico italiano può essere ridotto in rapporto al Pil, basta far crescere il Pil! Tutto il contrario di quello fatto finora. Si possono fare investimenti pubblici. Un articolo di Federico Rampini su Repubblica in prima pagina, addirittura, parlava di queste teorie monetarie nuove, moderne. Non sono moderne, sono le teorie monetarie della componente seria post keynesiana le quali hanno sempre messo in luce che non è un problema l’emissione di moneta o di titoli a basso tasso di interesse. Si può spingere l’emissione di mezzi monetari fino a dove la tecnologia è in grado di provvedere con beni e servizi. Oggi, a differenza del passato, la tecnologia può fornirci beni e servizi illimitatamente, tutta l’umanità potrebbe avere ciò di cui ha bisogno, ma ci sono interessi che contrastano questa possibilità.
I problemi si pongono solo quando viene ostacolata la distribuzione, per esempio quando c’è stata la manifestazione dei Forconi non arrivavano i prodotti a destinazione, quindi crescevano i prezzi, oppure tutta la confusione che c’è dietro i prodotti petroliferi, in realtà un litro di carburante dovrebbe costare dai 20 ai 40 centesimi a seconda della tipologia, il resto, come si sa sono tasse, speculazioni e strozzature del mercato, poi è ovvio che se si portassero avanti attraverso le tecnologie disponibili automobili che consumassero veramente un centesimo, un millesimo di quello che consumano le automobili attualmente in commercio, avremmo risolto il problema, non solo del costo del trasporto, ma anche dell’inquinamento.
A me pare che questo governo abbia continuato il vecchio errore di dire: “Prima si risanano i conti pubblici, dopo c’è la ripresa”, invece semmai è il contrario, è una sana ripresa che consente di risanare i conti pubblici, come ha dimostrato il disastro dei parametri di Maastricht in tutta Europa, che sono stati rispettati abbastanza solo dalla Germania proprio perché la Germania si è sviluppata. Gli altri Paesi che non si sono sviluppati hanno una catastrofe dal punto di vista di questi indicatori.
Le soluzioni che colpiscono i cittadini(espandi | comprimi)
L’Italia si appresta a intraprendere un percorso in cui la riduzione dei consumi, se comporterà una riduzione dell’offerta, porterà un avvitarsi della crisi.
Si parla di recessione, ma si dovrebbe contrastarla, invece il rischio che si fa più recessione, la realtà è che il mondo sta cambiando, la maggior parte delle imprese non fa profitto, quindi esiste non perché c’è un profitto, ma perché c’è un tentativo di sopravvivere, di controllare risorse, di assicurare un presente ai propri congiunti. Questo fa sì che il livello dell’offerta si mantenga più stabile di quello che non ci si dovrebbe aspettare in base alle variazioni della domanda e questo momentaneamente ci salva, ma il giorno che dovesse crollare l’offerta ci troveremmo in grandi difficoltà perché avremmo aumenti dei prezzi e diminuzione dei redditi!
Le soluzioni che sembrano più facili, quelle che vanno a colpire i cittadini, l’aumento delle tasse, la riduzione dell’efficienza dei servizi pubblici, la compressione dei consumi e degli stipendi dei dipendenti pubblici sono sbagliate, sono esattamente ciò che determina un rallentamento dello sviluppo, ovvero un ristagno economico. Bisogna fare esattamente il contrario, nei limiti delle cose possibili, nessuno deve fare il passo più lungo della gamba, però l’applicazione dei contratti nei pubblici dipendenti, la sostituzione di assunzioni facili, raccomandazioni, precariato, consulenze senza senso, con buoni posti di lavoro è la via maestra per risanare i conti pubblici, avere un maggiore gettito previdenziale e stabilizzare il lavoro stesso!
Il problema si è posto all’inizio degli anni 80, quando le autorità monetarie del tempo, il Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi e il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, hanno preferito la strada dell’aumento dei tassi di interesse, di un divorzio estremistico tra Tesoro e Banca d’Italia, di una non copertura di spese anche essenziali e fondamentali per lo sviluppo economico, attraverso l’emissione di titoli del debito pubblico a altissimo tasso di interesse, allora era necessario fare ristrutturazioni industriali, ma, come diceva il precedente Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi, sarebbe stato necessario avere una domanda che cresceva e così fare le ristrutturazioni con meno licenziamenti, perché a loro volta più licenziamenti, più cassa integrazione, meno assunzioni significava meno contributi, più spesa pubblica e l’aumento del debito pubblico.
Al momento siamo abbastanza lontani dalla Grecia, perché abbiamo una diversificazione produttiva e un livello dell’offerta adeguato, nel momento in cui dovesse cadere l’offerta e ridursi la nostra diversificazione produttiva, allora potremmo rischiare la via della Grecia. La via della Grecia è di un paese che cresce troppo poco e quindi vede aumentare l’importanza del debito. Se ho un debito è importante che io abbia un reddito per ripagarlo, se tu mi impedisci di avere un reddito per ripagare il debito, mi metti in catene!
A livello internazionale le cose più importanti sono i 16 mila miliardi di dollari che la Fed ha elargito alle banche incasinate per la loro liquidità, lo stesso che sta facendo da alcune settimane a questa parte, stampare moneta a più non posso, la Banca Centrale Europea. Draghi ha riconosciuto questa circostanza, probabilmente andiamo verso una stagione che neanche ci aspettiamo di grande crescita dei mezzi monetari, se a questa situazione corrisponde e continua a corrispondere una capacità delle tecnologie di fornire beni e servizi in quantità adeguate, non solo non avremo l’inflazione, ma probabilmente usciremo da questa crisi.
Concludendo il vecchio paradigma liberista che si dovessero liberare risorse con meno tasse e meno spesa pubblica, ovvero che si dovessero prima risanare i conti e poi avviare la ripresa, è stato smentito dai fatti, purtroppo è difficile che i nuovi paradigmi prevalgano perché la vecchia classe dirigente, quella che in questi 30 anni è stata responsabile della situazione. continua a stare a cavalcioni, quindi diamoci da fare e Passate parola.
Chi ha tradito l'economia italiana ? di Galloni
Oggi la speculazione finanziaria è dieci volte più forte delle classiche istituzioni internazionali, ma la attuale prepotenza della finanza internazionale, dove ci sta portando?
Sto guardando e seguendo quello che sta succedendo. Un ferito grave in val di Susa, l'accerchiamento della baita con persone dentro. Di nuovo violenze. Uno è caduto da un traliccio ed è grave in ospedale. A chi servono queste cose? Perché, porca di una puttana, io vorrei capire cosa c'è dietro questo sistema! Lo capirebbe anche un bambino che non serve la Tav: un tunnel di 50 km sotto un monte. Sono contro anche il partito di Sarkozy e la Corte dei Conti francese. Sono cifre che non stanno in piedi. Progetti di 15-20 anni fa. Quando le merci giravano. Oggi i camion sono vuoti. Si spostano container vuoti. È la fantascienza dei trasporti. Il nostro mondo è questo. E allora perché mandano avanti la politica, Fassino, i magistrati. Perché? Chi c'è dietro? Le banche? Perché hanno questi interessi le banche? Dove vanno a finire questi soldi? A chi? 1,2 miliardi di finanziamento e poi, gli altri? Non si sa. In un momento così disastrato con questi 22 miliardi, che è quanto verrebbe a costare l'opera, potremmo finanziarci la banda larga, potremmo finanziare la Rete, fare progetti di sviluppo. Dare lavoro a piccole e medie imprese. Perché fanno queste cose qui? È il momento di capire, capire! Perché dopo la TAV ci saranno il terzo valico, le gronde, il ponte sullo Stretto. Opere faraoniche per il rilancio della crescita. Non c'è crescita in questo settore. La crescita è dell'intelligenza.
Mandiamo a casa questa gente. Vi prego, vi prego! Prima che scoppi un casino ancora più grosso.
Adesso seguiremo e vi daremo notizia di quello che sta accadendo. Robe da pazzi!
Tra un anno si terranno le elezioni politiche. Tra un anno saremo più o meno nelle condizioni odierne della Grecia. Nel 2012 il PIL sarà negativo dell'1,3%, secondo le previsioni più ottimistiche, il che equivale a circa un milione e duecentomila posti di lavoro in meno. Peggio di noi faranno solo Grecia e Portogallo, nazioni sostanzialmente fallite. Il credito alle imprese è scomparso. Si ritirano i fidi già concessi, non si erogano più prestiti. Le banche reggono grazie ai prestiti della BCE, soldi peraltro degli Stati, quindi nostri, dei cittadini. Soldi sottratti allo sviluppo per comprare titoli pubblici e obbligazioni bancarie. Il Paese è allo stremo e si cerca di risollevarlo con gli accertamenti degli scontrini nei negozi, che chiudono sempre più spesso, e con le spaventose sanzioni di Equitalia a comuni cittadini. Una barzelletta. I disordini sociali sono alle porte e i partiti si stanno preparando. Nella primavera del 2013 può succedere di tutto. Le elezioni sono uno spartiacque. Ci sono varie ipotesi di lavoro per impedire un cambiamento radicale e la scomparsa degli attuali partiti. Lo sbarramento alla Camera all’8% e al Senato al 12%. Un premio raddoppiato di coalizione (se non ti allei e superi lo sbarramento ti ritrovi comunque con un pugno di parlamentari). La nascita di un Partito Unico (il “Partito della Nazione”?) con Pdl, Pdmenoelle e Udc nello stesso cartello. Più o meno quello che avviene adesso con il voto unificato a Rigor Montis di Berlusconi, Bersani e Casini. Una sostanziale ufficializzazione di uno stato di fatto per un’altra legislatura con il mantenimento di un miliardo di finanziamenti pubblici e la bocciatura di qualunque risultato referendario e di leggi popolari. Come prima, più di prima. Saranno elezioni incandescenti. Non escludo la possibilità di uno slittamento se la situazione sfuggisse di controllo. La stagione delle bombe potrebbe tornare. Loro non si arrenderanno mai (noi neppure). Ci vediamo (in ogni caso) in Parlamento.
La P2 di Anna Vinci
«Fate presto a pubblicare i miei appunti, dopo, anche solo qualche giorno dopo, sarà troppo tardi». Tina Anselmi
Una telefonata della tua banca per conto di Equitalia e sei condannato all'ergastolo finanziario senza processo.
"Mi ci è voluto qualche giorno per riacquistare la necessaria lucidità ad esporre in modo comprensibile la condizione kafkiana nella quale sono stato catapultato. Spero di aver recuperato a sufficienza le facoltà mentali e di conseguenza riuscire ad essere esplicito, nei limiti del possibile sintetico e comprensibile. La scorsa settimana ricevo una telefonata dalla banca dove ho il mio conto corrente, quello su cui mi viene accreditato lo stipendio e attraverso il quale pago le utenze della casa che ho in affitto e dove vivo; la signorina mi comunica che un decreto ingiuntivo arrivato da Equitalia impone alla banca il sequestro del mio conto corrente e di tutti i versamenti che su di esso dovessero arrivare in futuro. Ovviamente mi viene detto che anche l'utilizzo del bancomat è abrogato e che non verrà saldato il conto della carta di credito ad esso correlata. In buona sostanza non ho più i soldi per comprare nemmeno un pezzo di pane raffermo e finirò nella centrale rischi degli insolventi, cosa che per me non ha precedenti. Tutto questo senza che io abbia ricevuto nessun altra comunicazione che la telefonata della banca."
Condannato a pagare 695.000 euro di spese di giustizia(espandi | comprimi)
Ho iniziato una trafila che mi ha mostrato quanta sommersa disperazione le barbare pratiche di Equitalia stanno provocando nelle persone più deboli ed esposte e non a solo loro. Il 28 dicembre avevo ricevuto un avviso da Equitalia che mi ritiene debitore nei confronti dello Stato, per spese di giustizia, di 695.000 euro, l'ente creditore è la Corte d'Appello di Brescia e l'ufficio di Equitalia quello di Cremona. La cifra è già di per se inconcepibile, se si considera il reddito di un lavoratore medio e che normalmente viene concessa in questi casi la remissione del debito, poiché non si tratta ti tributi evasi, e di conseguenza l'articolo 72 della legge che permette di lasciare una persona senza nemmeno i soldi per comprare un bicchier d'acqua, oltre ad essere immorale ed incivile, non potrebbe essere stata applicata. Mi reco immediatamente in Tribunale a Brescia, dove il mio legale aveva depositato l'8 febbraio, un'istanza di remissione del debito sulla quale il magistrato di sorveglianza non si è ancora pronunciato ed il cui accoglimento avrebbe dovuto quanto meno sospendere l'esecuzione del provvedimento. L'astronomica cifra che mi viene chiesta era in solido a tutti gli imputati di un procedimento risalente al 2001, ma mentre agli altri imputati è stata concessa la remissione del debito. Il magistrato mi comunica che la mia istanza è inammissibile a causa di un rapporto disciplinare. L' ammontare, a seguito di un incasso di 250.000 euro era diventato di 488.000, ma gli interessi che Equitalia ha calcolato hanno riportato la cifra quasi all'importo originario e interamente addebitata a mio carico. Si tratta sostanzialmente di un ergastolo finanziario. L'istanza che il mio legale aveva presentato in Tribunale era corredata da una serie di documenti che certificano il mio impegno ed il successo nel reinserirmi in un contesto civile, senza gravare sui servizi sociali e quant'altro, dopo aver (credevo) pagato i miei debiti con la giustizia a seguito di una vicenda di contrabbando risalente appunto al 2001, i documenti comprendevano i miei contratti di lavoro, i miei Cud degli ultimi cinque anni, il mio contratto d'affitto, la dichiarazione della madre di mio figlio che avevo sempre contribuito al mantenimento dello stesso ed alla sua educazione etc...
Socialmente annullato(espandi | comprimi)
In questi anni ho fatto una discreta carriera in ambito professionale e le aziende per cui lavoro mi stimano, ma non possono farsi carico di problemi personali che non sarebbero di loro competenza, i miei colleghi di lavoro ed i miei amici mi hanno dimostrato solidarietà ed affetto offrendomi aiuto concreto, mio padre e tutti i miei famigliari lo han fatto per primi. Poiché io non ho ancora ricevuto comunicazioni ufficiali del provvedimento, avrei potuto firmare un assegno che sarebbe risultato scoperto al momento dell'incasso, aggravando ulteriormente la mia situazione. Se mi fossi trovato, come spesso è successo in questi anni per ragioni professionali, in trasferta in altra città ed avessi dovuto saldare un conto d'albergo, mettere gasolio nella macchina pagare l'autostrada, non sarei stato in condizione di poterlo fare. Senza carta di credito non posso noleggiare una macchina, se mi servisse per ragioni professionali, questo potrebbe sarebbe deleterio per il mio lavoro di account, cosi come pure il dover chiedere alle aziende per cui lavoro di pagarmi in contanti, cosa che per altro adesso è vietata per legge, ed i motivi sono fin troppo chiari, altrimenti come potrebbero in qualunque momento avere il potere di annullarci socialmente? Mi sono recato in banca, ed il vicedirettore mi ha spiegato che non è il primo caso a cui assistono, anzi, pare che la pratica di mettere le persone in condizioni di totale indigenza sia piuttosto comune e che se la banca non collabora, bloccando immediatamente tutto quanto è nelle sue disponibilità è anch'essa sanzionabile. La cosa mi è stata confermata da una mia conoscente avvocato che lavora all'ufficio legale di un altra banca. Mi reco allora in Equitalia con una copia dell'istanza timbrata dal Tribunale per cercare una qualunque forma di mediazione, poiché pensavo che si potesse raggiungere un accordo, credevo di dovermi mio malgrado rassegnare a cedere 1/5 delle mie entrate per tutta la vita a queste moderne sanguisughe con metodi da mafiosi. Nei loro uffici ho assistito a scene indegne di un paese civile: ho visto persone anziane e disperate ridotte sul lastrico, senza la più pallida idea di ciò che potevano fare e completamente private dei loro diritti, uomini che mendicavano una rateizzazione, donne senza ceffi da criminali che si lasciavano sfuggire, quasi vergognandosi “Fanno bene a mettervi le bombe” ed ho visto rispondere impiegati gentili e perfettamente istruiti ad interpretare il ruolo del muro di gomma. In buona sostanza pare che non vi sia via d'uscita e ciò che percepisco è la perdita di ogni diritto, compreso quello di vivere nel paese dove son nato, dove mio figlio sta crescendo e dove sono seppelliti i miei morti. Non ho denaro per andarmene e le conseguenze dello stato di completa indigenza in cui da un giorno all'altro mi hanno messo, senza che nessuno ne sia apparentemente il diretto responsabile e senza che nessuno abbia autorità ad intervenire in un contesto demente con un minimo di buon senso, non ho idea di quali potranno essere. La sola cosa che mi tiene in piedi e mi permette di mangiare è la rete di solidarietà umana nata spontaneamente intorno a me, non senza che il mio orgoglio commosso ne risenta e lo manifesti in forma psicosomatica . Il mio rendimento professionale è sostanzialmente e credo comprensibilmente azzerato. Il tempo fisico e mentale che la vicenda sta sottraendo alla mia attività è ciò che non permette di esserci per raccogliere le opportunità e rischia di segnarne la fine. Ovviamente la mia relazione sentimentale è stata stroncata da una situazione economicamente e umanamente poco sostenibile, ma questi sono aspetti che non rientrano in nessun disegno di legge ed in nessuna giurisdizione. Intanto i giorni passano e nessuno dei tanti uffici da me interpellati attraverso le loro mail reperibili in rete in un ottica di semplificazione e trasparenza attraverso la telematica, che dovrebbe renderli accessibili e disponibili, mi ha risposto, ma in compenso ricevo molte mail da sedicenti agenzie per ripianamenti del debito (che siano in contatto con Equitalia?). Il mio avvocato, che tra l'altro non pago perché non posso permettermelo, sostiene che non vi siano azioni concrete che si possano compiere, oltre a quelle già messe in atto. Il limbo nel quale sono sospeso e totalmente dipendente dal buon cuore e dall'altrui affetto non permette uno svolgimento ottimale della mia professione, che come dicevo ha un rendimento pessimo. Non mi pare che vi sia un informazione risaltante su tutto questo che credo non capiti soltanto a me, per questo ho cercato di esporre in questa mia un paradosso nel quale vorrei sapere se, anche con declinazioni differenti, vi siano altri che si riconoscono. Non ho intenzione di suicidarmi lasciano un cartello con scritto “Adesso pignorate questo” e nemmeno di mettere bombe a Equitalia, ma non voglio diventare un parassita per la stessa società che pare volermi espellere per presunte colpe delle quali non è riuscita a convincermi. La sola cosa che posso fare è scrivere e condividere questa lettera e sperare che arrivi alle orecchie del Gabibbo o delle Iene o di Beppe Grillo, non senza pensare che se la difesa, o presunta tale, dei diritti civili la fanno solo giullari o comici, forse c'è una concreta speranza che il sistema imploda per osmosi ed io torni a poter respirare. Maurizio Gazzoni
Resistere a Equitalia di Elena Polidori
Che cos'è Equitalia? Quali sono i suoi scopi? Perché da strumento per uno Stato più efficiente si è trasformata nell'incubo dei contribuenti? Una guida per la difesa di fronte a errori o ingiustizie.
Mi domando cosa significhi la parola Giustizia oggi. Questa è forse la domanda più importante che ci dobbiamo porre. È la Giustizia di tutti o è riservata solo a coloro che possono permettersi uno studio legale di grido e arrivare anno dopo anno alla prescrizione? O la Giustizia degli intoccabili, che il carcere non lo vedranno mai, che siano i parlamentari o i poliziotti accusati di pestaggio del G8? Forse la Giustizia dei poveri cristi, spesso extracomunitari, che hanno un avvocato di ufficio e una condanna pressoché certa? Quante Giustizie esistono in questa disgraziata e impenetrabile Nazione? La Giustizia amministrata per censo, per casta? La Giustizia capitalista, dove il reddito è un elemento sempre a favore dell’accusato, una prova inoppugnabile di innocenza? La Giustizia dalle 250.000 leggi in cui lo stesso Kafka si perderebbe? Una Giustizia supplente della Politica Scomparsa che si alterna da vent’anni, quando può, alla Finanza nell’amministrare l’Italia? Una Giustizia che applica le leggi create da un Parlamento dove siedono condannati a schiera? Una Giustizia che la legge si applica e non si discute chiunque l’abbia ispirata, un Andreotti, un Dell’Utri, un Cosentino, un Berlusconi? Una Giustizia che non mette mai in dubbio lo spirito della legge e dipende unicamente e religiosamente da essa? Una Giustizia cieca amministrata da burocrati? O una Giustizia che interpreta la legge dove il Giudice è sovrano nelle decisioni? La legge si applica o si interpreta? A decidere il Bene e il Male deve essere il Parlamento, pur se composto da corrotti e mafiosi? O forse il Giudice e la sua coscienza? Se una legge è ingiusta chi la applica è un Giusto? E il popolo è il convitato di pietra? Get Up, Stand Up for your rights!
Toghe rotte di Bruno Tinti
Perché i 95% dei processi terminano con la prescrizione? Perché i reati più comuni sono commessi da gente già condannata per altri reati? È necessario sapere che cosa succede nelle aule dei tribunali e come si lavora in procura.
I giornali sono destinati a scomparire. Nel frattempo vivono ancora a spese nostre grazie a contributi diretti e indiretti.
Sono il megafono dei partiti e delle aree di appartenenza. Li paghiamo per farci prendere per il culo. In questi anni, dal V2 Day di Torino, c’è stato qualche progresso. Ricevono meno soldi.
E’ necessario fare un passo definitivo ed eliminare QUALUNQUE contributo diretto e indiretto (“i quotidiani pagano il 4% di Iva e non il 20% come tutti i mortali…” Lopez).E’ intollerabile chiudere le fabbriche e finanziare i quotidiani. E’ comunque solo una questione di tempo, che in questo caso è galantuomo. L’informazione si sta spostando in Rete e i giornali assomigliano ormai a un reperto archeologico.
Contributi indiretti(espandi | comprimi)
Salve amici del blog di Beppe Grillo, sono Beppe Lopez, qualcuno di voi mi conosce già perché sono l’autore della “La casta dei giornali” in cui abbiamo denunciato tutti i contributi pubblici all’editoria, soprattutto per quanto riguarda truffe, trucchi etc.,Sono qui, questo è Palazzo Chigi, come sapete qui è la sede del dipartimento per l’editoria, esattamente la postazione pubblica da cui sono stati gestiti questi soldi.
Ricordo che nell’anno in cui è uscito questo libro, questo dipartimento aveva dato ai giornali assistiti una cosa come 700 milioni di Euro, Tremonti ha prima dimezzato in qualche maniera questi contributi ai giornali, Monti li ha quasi annullati in un primo momento, adesso stanno tentando di recuperare un po’ di contributi, come al solito sono in azione quelle che si chiamano le lobby del settore per cercare di convincere anche i tecnici che i giornali hanno bisogno di contributi, naturalmente la ragione più importante, è perché altrimenti i giornali senza questi contributi, i giornali esistenti che da 20 anni godono di questi contributi.
Oggi quello che è certo, ho preso alcuni dati, che oggi Monti ha ridotto un esborso annuale che ai tempi d’oro era arrivato a 700 milioni di Euro l’anno e si è pian, piano ridotto a 170 milioni. Recentemente, lo ha ridotto a 53,5 milioni l’anno, però pare che attraverso altre voci del bilancio, si dovrebbe arrivare a 120 milioni circa, quindi il discorso dei contributi si ripropone e si ripropone anche il discorso non tanto della riforma, quanto del disboscamento di questo elenco infinito di privilegi assolutamente assurdi e spesso truffaldini. Sapete che questi soldi sono dati a partiti che non esistono, a finti movimenti, movimenti che non esistono, finte cooperative. Per dirne una parliamo dei giornali di partito che sono quelli di cui si parla maggiormente. Non ci sono più di due testate che facciano riferimento a giornali di un partito vero e proprio. Il più importante giornale è L’Unità. L’Unità come Il Secolo, come altri giornali cosiddetti di partito sono proprietà private e non hanno più gruppi di partito di riferimento, gli unici rimasti in campo sono la Padania e Liberazione che peraltro non ha più il partito in Parlamento, ma i problemi ancora più importanti sono nel campo dei finti movimenti politici o delle finte cooperative. Recentemente ci sono stati degli scandali, l’intervento della magistratura, ha coinvolto Ciarrapico, questo Senatore di Forza Italia, vecchio andreottiano che è risultato avere due case editrici e due giornali, quindi prendeva un doppio contributo che è vietato dalla legge che istituisce questi contributi.
Ma il capitolo più importante di questi contributi non riguardano né le cooperative, né i partiti, né i movimenti, riguardano i contributi indiretti che vanno ai più importanti gruppi editoriali italiani. Fino a qualche anno fa, e lo documentava il mio libro, la Rcs prendeva credo 19 milioni di Euro, Mondadori 29 milioni di Euro, così Repubblica, “Il Sole 24 ore” etc., adesso qual è la situazione? Abbiamo detto che Monti ha tagliato i contributi diretti, tagli che si sono aggiunti a quelli fatti da Tremonti, per cui alla fine quest’anno forse i giornali di partito, movimento etc., avranno in tutto qualcosa come 120 milioni.
Per quanto riguarda i contributi indiretti, purtroppo il calcolo è da fare perché tutti quanti ci siamo interessati molto a quegli altri contributi, quelli diretti e mai troppo il maniera particolareggiata quelli indiretti. Cosa rimane in campo? Per cominciare la questione dell’Iva. Sapete che i quotidiani pagano il 4% di Iva e non il 20% come tutti i mortali, ma non solo i quotidiani, ma anche i prodotti collaterali, i libri, le merendine, gli occhialini da sole, i profumini. Questo è un introito straordinario, un mancato esborso straordinario per i grandi gruppi editoriali. Poi c’è il credito agevolato per le ristrutturazioni, su questo non vi so dare una cifra, il credito per la carta è stato ridotto quest’anno a 30 milioni, quindi quest’anno ci saranno 30 milioni per la carta su una richiesta di 80, però si dovranno accontentare, poi ci sono le agevolazioni telefoniche, si dovranno accontentare di 35 milioni quest'anno, poi c’è il contributo per le teletrasmissioni dei giornali all’estero, non vi so dire in questo momento quanto costa.
Per quanto riguarda le agevolazioni tariffarie postali, lì è stato superato in una qualche maniera, adesso le Poste guadagneranno di meno e gli editori pagheranno quello che pagavano prima, con lo Stato che pagherà di meno, ma questo è un discorso molto complicato che faremo poi a parte.
Sì ai contributi statali con criteri specifici(espandi | comprimi)
Ci sono ancora le agevolazioni per l’energia elettrica, siamo di fronte però a un’occasione storica, adesso finalmente possiamo fare ciò che si sarebbe fatto se si fossero aboliti i contributi come voleva Grillo o voleva anche Di Pietro, perché si può ricominciare, però chiedendosi innanzitutto se e in quale entità lo Stato deve intervenire per aiutare i giornali. Chiaramente è un problema insidiosissimo, i contributi vanno dati perché probabilmente c’è un’esigenza di controbilanciare la fortissima spinta commerciale dell’informazione, questa è una realtà che c’è molto in America e un po’ meno in Italia ma comincia a esserci, però affinché non ci sia il cosiddetto pensiero unico c’è bisogno di testate indipendenti. Per agevolare queste testate, che non possono accedere al mercato pubblicitario così come i grandi gruppi editoriali, un piccolo aiuto dello Stato ci può essere, però con alcuni criteri specifici: 1) i contributi vanno dati a giornali e cooperative no profit; 2) questi contributi vanno dati per promuovere nuove iniziative, agevolare nuove iniziative e non come adesso, esattamente l’opposto per consolidare iniziative preesistenti; 3) e mi dispiace per tutti gli amici che sono anche impegnati in cooperative autorevoli, questi contributi vanno dati a tempo, come tutti gli interventi pubblici in campo economico e a maggior ragione in un campo così delicato dal punto di vista democratico come l’informazione. L’intervento è a tempo, ti aiuto i primi 2/3 anni al massimo, ma poi devi andare avanti con le tue gambe, perché se non vai con le tue gambe e sei un assistito a vita, sei assistito da chi ti dà i quattrini, in questo caso il potere e non esiste ovviamente giornale indipendente se questo giornale è finanziato dal potere.
La casta dei giornali di Lopez
Così l'editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici