28.02.06

Zucchero amaro

casei gerola.jpg
coltivazioni a Casei Gerola

Pubblico parte della lettera di Laura, scelta tra le tante che ho ricevuto sulla chiusura dello storico zuccherificio di Casei Gerola vicino a Pavia.
Un altro scempio della politica delle sovvenzioni e dell’Europa dei trasporti contrapposta all’Europa delle produzioni locali.
Stabilimenti produttivi vengono chiusi senza informare PRIMA le popolazioni locali, in questo caso gli abitanti della provincia di Pavia.
Senza chiedere il loro consenso e proporre soluzioni alternative.
Qui ci sono migliaia di famiglie a spasso e le ragioni sono tecniche, burocratiche, corrette, europeiste, ma soprattutto incomprensibili.
La Val di Susa ha insegnato a tutti che non si possono prendere decisioni senza coinvolgere le persone, senza ascoltarle.
Lo scorso anno, anche grazie al piccolo contributo di questo blog, la fabbrica di birra (ottima!) di Pedavena non ha chiuso.
Vediamo cosa si può fare per lo zuccherificio di Casei Gerola, uno dei migliori del mondo.
Scrivetemi, mandatemi informazioni all’indirizzo info@beppegrillo.it.
Nei prossimi giorni farò un salto a Casei Gerola.


Salve,

mi chiamo Laura ho 20 anni e vivo a Voghera (PV) . Volevo chiederti se potevi occuparti della chiusura degli zuccherifici in Italia e in particolare volevo segnalarti l'assurdità della logica imprenditoriale. Nella mia zona c'è (o meglio c'era) lo zuccherificio a Casei Gerola, sicuramente ne hai sentito parlare ultimamente perchè gli agricoltori e i dipendenti hanno bloccato l'autostrada Milano-Genova per circa 30 ore. E’ uno degli zuccherifici più produttivi d'Italia, il più tecnologicamente avanzato e rifornisce importanti multinazionali, senza contare le industrie farmaceutiche che necessitano di uno zucchero di alta qualità.... Avrebbe tutte le carte in regola per rimanere aperto, e invece niente, dopo l'ennesima presa in giro da parte del sig. (se così si può dire) ministro Alemanno, chiude i battenti. L'Unione Europea dà 730 euro per ogni tonnellata di zucchero non prodotta, così diventa conveniente chiudere uno stabilimento produttivo e mantenere aperto quello in gravi difficoltà e che poi chiuderà l'anno successivo!!
Ci sono 103 dipendenti, cooperative di collaborazione, 192 dipendenti stagionali (tra cui io e di questi 192 almeno un centinaio sono ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni che con la stagione si pagavano l'università senza gravare sulla famiglia), 5000 agricoltori, convinti dalla stessa società a fare investimenti e che adesso si ritrovano a pagare macchinari da un miliardo di vecchie lire, li hanno presi a rate e il debito sarebbe dovuto scendere spalmato nel tempo man mano che si portavano le barbabietole da lavorare. E’ l'unico stabilimento che permetterebbe la bieticultura in Piemonte e Lombardia e invece chiudendo collassa un'intera area geografica! Ti sembra giusto? A me no, è così che il governo pensa di creare nuovi posti di lavoro? Licenziando, mettendo in cassa integrazione e togliendo le prospettive ai giovani?
Come può un giovane pensare portare avanti il lavoro dei genitori che coltivano la terra se poi la prospettiva è questa?

Grazie dell'attenzione.”

Laura B.


Ps: le città del tour che prima apparivano sulla barra di destra sono state sostituite dai link alle città di Meet Up

Postato da Beppe Grillo alle 17:06 in Economia | Commenti (609)
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27.02.06

I non vedenti

non vedente.jpg

La vista degli italiani sta peggiorando.
Non ci sono più quelli che vedevano lontano e pochi ormai (ma chi?) vedono da vicino.
L’italiano vede e non vede, ma se può non vede.
E’ un non vedente ad occhi aperti, dalla retina intatta, con le pupille dilatate.
Una degenerazione sociale, un caso di studio per gli oculisti.

L’ultimo decennio italiano sarà ricordato dagli storici come quello dei ladri e dei non vedenti.
Il non vedente italiano è educato a non vedere sin da piccolo, è una questione di sopravvivenza.
E anche di buon gusto.
Vedere Tanzi, Cragnotti, Fazio, l’elefantino (lo so non dovrei nominarlo, mi è scappato), Tronchetti, Previti, Dell’Utri, Geronzi, Calderoli, Giovanardi, Fiorani, Casini non è una bella cosa.
Meglio la cecità parziale, selettiva.
La stessa che affligge l’informazione post datata, quella che vede gli scandali solo dopo che sono diventati pubblici.

La cecità italiana è finalizzata a tirare a campare. E’ una cecità ottusa, chiusa in sé stessa, poco disponibile a vedere qualcosa che la disturbi.
La cecità italiana è la base e il presupposto per fare carriera, negli enti pubblici, nelle grandi banche, nei partiti.
E’ un dono, una capacità. Chi non ce l’ha si adegua e diventa cieco.
E chi non si adegua diventa lui il diverso, l’irragionevole, l’intollerante.
Come si permette? Come si fa a contraddire dei poveri ciechi?
Anzi, il cieco è lui, il vedente.
Un disturbatore.
Del resto è meglio non vedere e andare con ottimismo verso la catastrofe.

Scarica l'ultimo numero del magazine Scarica "La Settimana" N°8
del 27 Febbraio 2006

Postato da Beppe Grillo alle 19:34 in Muro del pianto | Commenti (1355)
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26.02.06

Magistrati in attesa di giudizio

detenuto attesa giudizio.jpg

Il parto delle liste elettorali sta per concludersi. Leggerò i nomi dei candidati con interesse. Se ci sono dei pregiudicati ne darò visibilità su questo blog per permettere a chiunque di scegliersi il pregiudicato che desidera.
Perché in democrazia è giusto che anche i pregiudicati abbiano rappresentanza.

Alcuni segretari di partito mi hanno telefonato per chiedermi da che parte sto. Per vedere che aria tira dalle parti del blog.
E io ho deciso finalmente di schierarmi, di dare la mia indicazione di voto:
non votare nessun partito con condannati in via definitiva in lista”.
Per aiutare i cittadini pubblicherò l’elenco dei partiti SENZA pregiudicati nelle liste.

Il dipendente Casini ha dichiarato che la magistratura deve fare pulizia al suo interno, quella stessa magistratura che la pulizia la vuole fare all’interno del partito di Casini.
Un partito piccolo elettoralmente, ma grande nel numero degli inquisiti.

Il dipendente Casini non reputa corretto che un giudice si candidi per entrare in parlamento.
Qualunque professione va bene per lui, ma non quella del giudice.
Un pregiudicato è meglio di un giudice.
Come dargli torto? Il giudice le leggi le conosce e, quando glielo permettono, le fa pure applicare.

Postato da Beppe Grillo alle 18:51 in Politica | Commenti (1648)
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25.02.06

Ave Cesare

cesare geronzi.jpg
foto: repubblica.it

Il settimanale Time il 3 maggio del 2004 dedicava un articolo a Geronzi. Bastava leggerlo per provvedere alla sua rimozione immediata da Capitalia.
Nei miei spettacoli dicevo le stesse cose su Geronzi: ho tutte le registrazioni.

geronzi-Time2004.jpg

Oggi, quasi due anni dopo, Geronzi è stato interdetto dal suo incarico di presidente di Capitalia dalla Procura di Parma che ha dichiarato che se le prove a suo carico per il fallimento della Parmalat fossero emerse prima lo avrebbero arrestato.
Ma benedetti giudici, siete sempre in tempo, anche se le prove sono emerse ora arrestatelo lo stesso.
Fatelo per gli italiani.

Soprattutto per quelli che hanno investito i loro risparmi in bond Parmalat nel 2003, magari, in questa decisione, amorevolmente assistiti dalle loro banche che volevano trasferire ad altri i debiti che avevano con la Parmalat.
Un dirigente di Capitalia, Andrea Del Moretto, aveva scoperto già nel 2002 come stavano le cose nella Parmalat, con obbligazioni in circolazione di circa 7 miliardi di euro contro il miliardo e 200 milioni dichiarato in bilancio.
Geronzi non fece nulla, non ritirò le linee di credito verso la Parmalat e consentì che venissero venduti per più di un anno bond con il buco dentro.

Enrico Bondi, l’attuale commissario di Parmalat, nella relazione contro Capitalia del 16 dicembre 2005, ha evidenziato che i crediti “accordati” dalle banche a Tanzi erano pari a “1.809 miliardi di lire a fronte di un fatturato di 1.677 miliardi di lire”.
Per fortuna oltre ai bond ci sono anche i bondi.

Il settantenne Geronzi se ne deve andare, se ne andrà.
Ma Capitalia non è stata la sola banca nell’anno di grazia 2003 a vendere bond taroccati agli italiani nella più grande truffa legalizzata del dopoguerra.
C’erano altre banche, altri presidenti che mancano ancora all’appello…

Postato da Beppe Grillo alle 17:47 in Muro del pianto | Commenti (826)
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24.02.06

L'Industriale

marco tronchetti.jpg
foto: corriere.it

Il libro del 2006 è sicuramente “L’industriale”, in cui il profilo di uno dei più grandi manager che il nostro Paese abbia mai avuto è descritto con grande senso della misura ed obiettività. Nella recensione Tronchetti Provera è citato come:
“imprenditore in grado di ristrutturare e rilanciare aziende in difficoltà” e “ricerca, innovazione e responsabilità sociale hanno trovato spazio nella sua attività”.
Se proprio devo trovare il pelo nell’uovo in questo libro è il titolo, quella parolina: industriale.

Ho sempre pensato che un industriale fosse un uomo con grandi capitali, un investitore. Uno che rischia in proprio. Insomma uno come Adriano Olivetti o Arnoldo Mondadori.

Ma il presidente di Telecom Italia, “l’Industriale”, quanto possiede di questa azienda in costante declino, con un debito pari al PIL di molti Paesi e con un titolo che ha perso quasi la metà del suo valore dal 2001?
Pensate un attimo prima di leggere: quanto credete che sia la proprietà di Telecom del tronchetto dell’infelicità?
Pensato? Beh, è meno!
E’ un pochino di più dello 0,8%.

Infatti, seguitemi, mi rendo conto che non è facile per persone sane di mente:
- Marco Tronchetti Provera & C a.p.a. possiede il 61,48% di Gruppo Partecipazioni Industriali (GPI)
- GPI possiede il 50,18% di Camfin
- Camfin possiede il 25,36% di Pirelli
- Pirelli possiede il 57,7% di Olimpia
- Olimpia possiede il 18% di Telecom Italia.

Con meno dell’uno per cento “l’Industriale” governa uno dei più grossi gruppi italiani.
Lo stesso gruppo che è stato multato per 115 milioni di euro per abuso di posizione dominante nel settore della telefonia.
Un Industriale senza soldi, senza risultati.
Cari azionisti, sostituitelo!

Postato da Beppe Grillo alle 16:48 in Economia | Commenti (1112)
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23.02.06

Il vento del Sud

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Rita Borsellino mi ha inviato una testimonianza sulla sua candidatura alla presidenza della Regione Sicilia.

Caro Beppe,

mi hai chiesto di raccontarti la storia della mia candidatura e della campagna elettorale per la presidenza della Regione in Sicilia. Sono lieta del tuo interesse e dell’opportunità che mi offri per spiegare quanto sta accadendo in questi mesi. Già con le primarie si è creata attorno al mio nome e alla mia candidatura una mobilitazione come non se ne vedevano da tempo in Sicilia. Una partecipazione popolare che ha portato alla nascita di oltre 250 comitati spontanei in tutta l’isola. Dentro le fabbriche, dentro le università, nei cantieri navali, nelle grandi città e nei piccoli centri.

E persino negli uffici della Regione dove il padrone di casa resta il governatore Cuffaro (probabile capolista al Senato per l’Udc e ricandidato dalla Casa delle Libertà anche alla presidenza della Regione nonostante sia stato rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra).

Perché ho deciso di candidarmi? Perché l’entusiasmo mostrato dalla gente alle primarie nazionali in Sicilia mi ha fatto capire che nell’aria c’era voglia di cambiamento. E che dopo tanti anni di impegno in politica dentro il mondo dell’associazionismo, forse era giunto il momento di fare un passo in più. Così, davanti alle difficoltà del centrosinistra di trovare un candidato unitario per la presidenza della Regione, ho voluto mettere a disposizione la mia storia. Vedi, quello che è successo dopo è stato un entusiasmo crescente. Dopo molto, molto tempo, in Sicilia partiti e società civile organizzata sono tornati a confrontarsi ed ora sono seduti allo stesso tavolo per scrivere il programma.

Già il programma, anche per questo abbiamo scelto un metodo nuovo: lo abbiamo chiamato “cantiere”. E di cantieri ne abbiamo avviati 15 sui temi più disparati: dalla sanità e il welfare alle politiche del lavoro, ai migranti.
Un po’ come tu fai accogliendo proposte su singoli temi nel tuo blog. Ai cantieri partecipano sindacati, esperti, associazioni e gli stessi comitati. E’ un percorso di programma partecipato che non ha precedenti. E che non si fermerà fino alle elezioni, perché i risultati di questi 15 cantieri saranno poi presentati nei Comuni, in quelli che abbiamo chiamato “cantieri comunali”. Nel frattempo io continuerò a fare quello che ho sempre fatto dal ‘92 ad oggi: ascoltare e confrontarmi con la gente. Durante le primarie ho detto che in campagna elettorale avrei cercato di raggiungere il maggior numero di comuni dell’isola. E a quella promessa voglio tenere fede.
Convinta come sono che stavolta, si può cambiare. Davvero.
Ciao e grazie.”

Rita Borsellino


Luca Coscioni, presidente dei Radicali Italiani, ci ha lasciato da pochi giorni. Un uomo coraggioso che ha sempre lottato per gli altri. Addio Luca.


Postato da Beppe Grillo alle 14:04 in Politica | Commenti (1598)
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22.02.06

Tibet medaglia d'oro olimpica

Olimpiadi 2008.jpg

I vincitori morali delle Olimpiadi di Torino sono Palden Gyatso, Gathong Jigme e Sonam Wangdue.
Un terzetto di tibetani da podio che sta facendo lo sciopero della fame ad oltranza sotto una tenda, a Torino alla Chiesa di San Pietro in Vincoli, vicino a Porta Palazzo.
Palden Gyatso è un lama tibetano di 75 anni che ha trascorso 33 anni nelle carceri cinesi. Lui e i suoi compagni digiunano per protesta contro il genocidio della popolazione tibetana, la repressione delle libertà civili, le violazioni dei diritti umani.

Il Tibet è stato occupato dalla Cina comunista nel 1950 con deportazioni, omicidi, esili e la distruzione del patrimonio religioso e artistico tibetano. Uno scempio tale da far apparire la distruzione delle gigantesche statue di Buddha di Bamiyan da parte dei Talebani un gioco per bambini.
La Cina ospiterà nel 2008 i prossimi Giochi Olimpici, un evento nato per celebrare la pace e la fratellanza tra i popoli e divenuto oggi merchandising, multinazionali, Coca Cola.
La Cina non ha alcun rispetto per i diritti umani, perché celebrarvi i Giochi?
Il CIO a chi risponde?

La Cina ha intenzione di far partire la fiaccola olimpica proprio dal Tibet, dalla cima dell’Everest. E’ come se la Germania la facesse partire da Auschwitz.

Tra un lancio di curling e l’altro (il curling è il vero simbolo di queste Olimpiadi senza entusiasmo) portate il vostro sostegno a questi tre solitari combattenti della libertà.
Lo potete fare se siete a Torino andando da loro per prendere delle bandierine del Tibet e sventolarle durante le gare, o inviando una mail di solidarietà a: torino2006@italiatibet.org.
A Torino ci sono più giornalisti che atleti , ben 3000 contro 2500. Invito anche loro a scrivere due righe.

Postato da Beppe Grillo alle 17:35 in Informazione | Commenti (1268)
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21.02.06

L'elefante

elefante.jpg

Le parole ci condizionano. Le associazioni di parole ci condizionano. Una sola parola può evocare un gruppo di parole. Se, come ha scritto George Lakoff, un professore di Berkeley, si dice a qualcuno di non pensare all’elefante, quello ci penserà tutto il giorno e se lo sognerà di notte, magari emettendo qualche piccolo barrito nel sonno.
In questo momento l’Italia è ipnotizzata dall’elefante, parla solo dell’elefante e fa alla fine quello che desidera l’elefante: non parlare dei problemi reali, di dati, soluzioni, prospettive.

Così come l’elefante si evoca con parole come proboscide, zanne, grandi orecchie, lo stesso avviene in questa campagna elettorale con giustizia, Iraq, sondaggi, terrorismo, televisioni, grandi opere, Islam, conflitti di interesse, calcio, par condicio per citarne solo alcune.
Tutte parole legate tra loro che portano implacabilmente all’elefante.
Gli elefanti usano le associazioni di parole per affermare il contrario del loro significato, come “compassionate conservatorism” di Bush. Compassionevole? Bush?

Per sottrarsi al gioco dell’elefante, uscire dal suo recinto di parole, bisogna ignorarlo e parlare di cose concrete, di numeri, cifre, fatti.

Usare parole che non può usare, che non capisce.
Cosa ne sa un elefante delle energie alternative, delle nuove tecnologie, della lotta alla mafia, di un’amministrazione a misura di cittadino, della riduzione del debito dello Stato, dello sviluppo della Ricerca, del lavoro precario?

Sono parole che gli procurano fastidio e vanno fatte emergere in modo semplice, diretto. Parole che vanno collegate tra loro perché creino un nuovo contesto, un “frame” alternativo. Un luogo in cui la parola elefante non può più esistere.
E anche se dovesse continuare a esistere rappresenterebbe il passato, quello che forse c’era, ma adesso non c’è più.

Postato da Beppe Grillo alle 17:16 in Politica | Commenti (1395)
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20.02.06

Gli schiavi moderni

senza_futuro.jpg

"La legge Biagi ha dato risultati straordinari, ma come tutte le cose puo' essere migliorata ed e' perfettibile". Silvio Berlusconi.

"La legge si sta rivelando efficace sopratutto nella tutela dei segmenti deboli, in particolare per l'occupazione femminile”. Roberto Maroni.

“ La legge Biagi favorisce occupazione permanente”. Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare.

“Se in Italia siamo «percentualmente al livello più basso di disoccupazione» il merito è delle «riforme coraggiose» varate dal governo sul lavoro e «in particolare quella che porta il nome di un martire che è Marco Biagi...l' allternativa non è tra contratto a tempo indeterminato e flessibilità ma tra flessibilità», che pure si deve puntare a stabilizzare, «e precarietà»". Gianfranco Fini.

Insomma sono tutti d’accordo: legge Biagi = tutela dei deboli, occupazione permanente, flessibilità e risultati straordinari.


Sarà, ma per me questa legge è un passo indietro rispetto alla schiavitù. Nel 1850 il costo di uno schiavo in America era di 1.000 dollari equivalenti a 38.000 dollari di oggi. Un investimento da tutelare. Lo schiavo doveva essere istruito per il lavoro a cui era destinato. La sua salute andava protetta nel tempo.

La legge Biagi, Co.Co.Co. e Co.Co.Pro hanno portato insicurezza e stipendi da fame. Fare lo schiavo sudista era meglio. Quello almeno poteva farsi una famiglia.
Lo slogan “Lavorare tutti, lavorare meno” è stato quasi raggiunto. L’Italia si è trasformata in una nazione di precari, di sotto-occupati e di senza lavoro. Di universitari che rispondono nei call center a 5 euro all’ora.

Le panzane della casa circondariale della libertà sull’occupazione meritano una risposta.

Invito tutti coloro che sono vittime della legge Biagi a raccontare la loro storia con un commento a questo Post.
Le stamperò in un volume che invierò a tutti i segretari di partito.


Postato da Beppe Grillo alle 17:35 in Economia | Commenti (3150)
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19.02.06

Italia serena

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Io non me la sento di infierire su Calderoli, ha i suoi problemi, si sa, si sapeva. Non è colpa sua se ha fatto il ministro e ha inguaiato gli italiani.

La colpa è di chi l’ha nominato e che adesso, rinnegandolo, giudica le sue farneticazioni alla stregua di opinioni personali. C..o è stato un nostro ministro a parlare!

La colpa è del direttore di Rai 1 che gli ha permesso di offendere più di un miliardo di persone su una televisione di Stato senza dire nulla.

La colpa è di un consiglio dei ministri che non ha mosso un dito per mesi, incluso un ministro degli esteri, direttamente interessato, che sa solo recarsi nelle moschee senza scarpe o nelle sinagoghe con il cappellino in testa. Pensate al casino se sbaglia e fa il contrario.
Uno che se ne esce con un manifesto dal titolo: “L'Italia serena”, titolo che fa il paio con il famoso: “Più sicurezza per tutti” della Casa delle libertà provvisorie.

I governi di Danimarca e Norvegia hanno chiesto scusa per la pubblicazione delle vignette, ma hanno dichiarato che da loro la stampa è libera e il governo non può interferire.
In Italia il discorso è diverso, qui la stampa e la televisione sono per lo più governative.
Proprio come la Padania che ha come direttore politico Umberto Bossi e che oggi pubblica in prima pagina una maglietta con la scritta: “Difendiamo le nostre radici”.
Dopo la canotta e il foulard anche la maglietta portasfiga.

“La nave e' ormai in preda al cuoco di bordo e cio' che trasmette al microfono del comandante non e' piu' la rotta, ma cio' che mangeremo domani". S.Kierkegaard

Postato da Beppe Grillo alle 20:11 in Muro del pianto | Commenti (1808)
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18.02.06

Gli estremisti di buon senso

estremista.jpg

In campagna elettorale la verità è una “buona cosa di pessimo gusto” e chi la dice è un estremista.
Estremisti come Ferrando, che ha detto sull’Iraq e sulla Palestina cose che pensano molti italiani, e Luxuria che non mente su sé stessa.
Ferrando e Luxuria sono estremisti di buon senso.

E’ un rovesciamento delle parti.
Il politico moderato, privo di senso comune, avalla taviraqleggeelettoraletruffaleggiadpersonamnopacs - pontesullostrettocondannatiinparlamento.

L’estremista invece non tollera il ritorno dei mostriviventi pomicinodemitacraxijuniordemichelismartelli, vuole il ritiro delle truppe dall’Iraq, vuole abolire il precariato introdotto dalla legge Biagi, vuole il riconoscimento delle coppie di fatto senza discriminazione di sesso, spera che Ruini preghi di più e esterni di meno e tante altre cose che vogliono ormai molti italiani.

Il moderato è diventato estremista e dà dell’estremista al moderato.
E se l’estremista di buon senso protesta viene eliminato con moderazione.

Il moderato pratica la censura, decide lui cosa è giusto per i cittadini, manganella i sindaci in Val di Susa, mente (ma per il bene degli elettori), comanda ancora prima di essere eletto.
Il moderato soprattutto si indigna: la verità lo offende.
E chiama l’estremista di buon senso con nomi infamanti come: no global, giustizialista, trotskista.

Il moderato parla con i moderati, legge i giornali moderati, partecipa alle trasmissioni moderate.
Vota leggi che condonano, prescrivono, assolvono, ma con grande moderazione.
E vive nel suo mondo moderato provando un piacere da veri moderati: il piacere della disonestà.

Postato da Beppe Grillo alle 18:56 in Politica | Commenti (2178)
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17.02.06

GOOLAG

goolag.jpg

La Cina ha oscurato la mia immagine. Un cittadino cinese che volesse vedere Beppe Grillo ottiene questo risultato dalla versione cinese di Google:

google-Grillo.jpg

Nel resto del mondo la mia faccia invece si vede ancora.

google2-Grillo.jpg

Il governo cinese ci dà la possibilità di conoscere la sua linea politica attraverso la censura delle immagini, confrontando i risultati dei motori di ricerca.

Infatti, se inserite parole come Falun Gong, Dalai Lama o Mao Tse Tung nella versione italiana otterrete certe immagini, con quella cinese delle altre o nessuna.

Per esempio, per Dalai Lama con Google Italia appare per prima l’immagine:

dalai-lama.jpg

nella versione cinese quest’altra:

tibet.jpg

Il bello è che la censura è trasparente e si possono giudicare i censori.
Ma la censura in Rete è dinamica e le immagini di Google versione cinese che compaiono in questo post potrebbero già essere state modificate.

Ps: provate anche voi a trovare delle parole censurate.


Postato da Beppe Grillo alle 16:58 in Tecnologia/Rete | Commenti (1829)
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16.02.06

Il voto negato

voto estero.jpg

Ricevo molte segnalazioni di italiani all’estero che non possono votare, vorrebbero votare, si dannano per votare, ma non possono votare.
E alla fine di trafile allucinanti, impiegati strafottenti e di una totale mancanza di informatizzazione (STANCA DOVE SEI??? STANCAAAAA!!!!) prendono la saggia decisione di non tornare in Italia, e di acquisire, se ci riescono, una nuova nazionalità.

Pubblico le lettere di una famiglia italiana dalla Gran Bretagna e di uno studente dall’Australia, il favoloso Paese di OZ.

Carissimo Beppe,

mi chiamo Riccardo e sono un cittadino italiano residente in Gran Bretagna da piú un anno. Ho scritto residente, ma il termine e’ improprio, visto che il mio status di residente, e i diritti conseguenti da tale status, non e’ ancora stato regolamentato dalle autorità preposte a tale scopo.

Nel mese di luglio 2005 io e la mia compagna abbiamo inviato la documentazione necessaria all’iscrizione al registro degli italiani residenti all’estero (AIRE), consci che i tempi richiesti da questo tipo di iter possono talvolta, visto il numero di connazionali emigrati, protrarsi per diverso tempo.
Mai avrei immaginato di trovarmi, a meta’ febbraio 2006 e con le elezioni politiche alle porte, protagonista di una situazione paradossale. Nel mese di dicembre 2005 sono stato contattato da un’impiegata dell’ambasciata italiana a Londra, la quale (cinque mesi dopo l’invio della documentazione richiesta) mi chiedeva (in inglese!) nuovi documenti necessari per portare a termine la mia pratica. Documenti che io e la mia compagna abbiamo spedito a ridosso delle festività natalizie.

Oggi, dopo un silenzio di quasi due mesi, dopo numerose telefonate al centralino senza risposta e nonostante ripetute email all’indirizzo preposto, un’impiegata ha finalmente risposto al telefono.
Preferirei non l’avesse fatto: le nostre pratiche sono ancora in un limbo di incertezza. La suddetta dipendente (pagata dallo Stato e tra le persone piu’ scortesi con cui mi sia capitato di avere a che fare) mi ha accusato di aver atteso l’ultimo momento utile per iscrivermi all’AIRE (sette mesi fa?) e alla mia pronta replica non ha saputo controbattere nulla piu’ di un generico “abbiamo tantissime pratiche da sbrigare”. Ha anche aggiunto che lei a quella telefonata non avrebbe nemmeno dovuto rispondere visto che la mattina l’ambasciata e’ aperta al pubblico e non hanno tempo per rispondere al telefono. Lascio a te il piacere di riflettere su questa affermazione!

L' ufficio anagrafe del mio (ex) comune di residenza in Italia (Cagliari), da noi interpellato, ha confermato (cinque minuti dopo la nostra richiesta via email!) di non avere avuto contatti con l’ambasciata ne’ col consolato.

Mi ritrovo, a due mesi scarsi dalle elezioni, privato del mio diritto di voto o comunque costretto ad esercitarlo in Italia, con conseguenti spese di viaggio, che come ben saprai non sono abbordabilissime. Tutto questo ben sette mesi dopo la mia “iscrizione” al registro italiani all’estero.

E’ abbastanza per pensare che qualcuno, al Ministero degli esteri, voglia di proposito rallentare la regolarizzazione di situazioni come la mia in modo da evitare potenziali voti scomodi.

Ancora una volta, nonostante il mio profondo amore per la nazione dove sono nato e vissuto per tanto tempo, le circostanze mi portano a pensare che ho fatto bene a lasciare l’Italia e la sua ragnatela clientelare e farraginosa di buchi neri burocratici.
Un sentito grazie.”

Riccardo Cocco, Gran Bretagna


"Caro Beppe,

ti scrivo per denunciare la situazione degli studenti italiani all'estero, cui di fatto viene negato il diritto di voto all'estero. Mi è stato infatti spiegato dal Consolato Italiano di Sydney che per votare all'estero bisogna risultare come 'residenti all'estero' (essere iscritti alle liste dell'AIRE).
Questo però è impossibile se non si ha un permesso di soggiorno permanente nel Paese straniero, mentre ovviamente quasi tutti gli studenti hanno semplicemente un visto di studio. In altre parole il voto viene garantito a chi non ha intenzione di tornare, mentre viene negato a chi probabilmente farà ritorno in Italia nel giro di pochi mesi o anni ed è all'estero per acquisire conoscenze che un giorno potrebbero tornare utili al nostro Paese.

Nonostante siano state previste numerose eccezioni (diplomatici, professori e dipendenti del Ministero degli esteri possono votare all'estero anche se residenti in Italia), la legge si è 'dimenticata' degli studenti.
Nel mio caso personale io vivo in Australia da tre anni e sto completando un dottorato. Per venire a
votare in Italia dovrei fare un viaggio di circa 24 ore ad andare e 24 a tornare e dovrei spendere circa
1.500 euro. Sono perciò di fatto costretto a rinunciare al mio 'diritto' di voto e dovrò limitarmi a vedere ed ascoltare le interviste e le dichiarazioni assurde dei politici su Rai International.
Viva la democrazia!"

Francesco Ricatti, University of Sydney, Australia

Chi, in particolare se all’estero, volesse chiedere informazioni sul voto, può indirizzare una mail al Ministero degli esteri (copia a Fini) all’indirizzo: relazioni.pubblico@esteri.it

Postato da Beppe Grillo alle 15:50 in Muro del pianto | Commenti (1492)
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15.02.06

Primarie dei cittadini: sanità



Fino ad oggi le primarie le hanno fatte i nostri dipendenti.
E’ arrivato il momento che le primarie le facciano i datori di lavoro.
Oggi pubblico una bozza di proposta sulla sanità, per cui ringrazio Partecipasalute, che sarà integrata con i vostri commenti prima di diventare definitiva.
I post saranno mantenuti visibili sulla barra di destra sotto il titolo: “Primarie dei cittadini” insieme ai vostri commenti fino alle elezioni.
Invito anche i rappresentanti dei partiti ad inviare a questo blog il loro punto di vista sui diversi aspetti trattati per pubblicarlo.

Proposte per la sanità.

Garantire l’accesso gratuito al Servizio Sanitario Nazionale.

Promuovere l’uso di farmaci generici e fuori brevetto, in genere più sicuri e meno costosi delle copie “di marca”.

Proibire gli incentivi economici agli informatori “scientifici” sulle vendite e perseguire, anche con nuove leggi, la corruzione dei medici.

Separare le carriere dei medici pubblici e privati. Non consentire ad un medico che lavora in ospedale di operare anche nel privato.

Valutare sistematicamente le liste di attesa e rendere pubblici on line i risultati ai cittadini.

Allineare l’Italia agli altri Paesi europei e alle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella lotta al dolore. In particolare eliminare gli ostacoli culturali e burocratici all’uso degli oppiacei (morfina e simili).

Attuare una politica sanitaria nazionale di tipo culturale, fondata sull’informazione e la comunicazione sociale, che miri a promuovere scelte di consumo il più possibile consapevoli ed adeguate e a sviluppare l’autogestione della salute (operando sui fattori di rischio e di protezione delle malattie) e l’automedicazione semplice.

Promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute in particolare legate alle disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale dando priorità ai ricercatori "puri".

Introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare di quelle che concernono i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione.

Monitorare gli effetti della “devolution” sull’equità d’accesso regionale alle prestazioni e ai servizi e adattare gli investimenti per strutture, tecnologie e ricerca alle disparità regionali per garantire sempre un livello adeguato di assistenza.

Primo ps: I prossimi temi delle primarie dei cittadini saranno l'economia e l'informazione.
Secondo ps: scorrete il mouse sulla mia immagine.

Postato da Beppe Grillo alle 18:32 in Primarie dei Cittadini | Commenti (1663)
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14.02.06

CIDIELLEUNIONE

Prodi Berlusconi.jpg
foto: www.guardian.co.uk

Mi domando a cosa serve protestare, argomentare, portare testimonianze di tecnici, economisti, vigili del fuoco, sindaci, cittadini della Val di Susa e perfino dei frati francescani.

Mi domando a cosa serve farsi manganellare nel sonno nelle tende, farsi spaccare la faccia dalla polizia, manifestare pacificamente con bambini e carrozzine in 100.000 nelle vie di Torino, spiegare le proprie ragioni alla triade piemontèis del traforo, al binario morto fassinobressochiamparino.

Mi domando chi oggi in Italia ci rappresenta realmente, chi vuole questa maledetta e inutile Tav in Val di Susa, chi ci guadagna se non ci guadagnano i cittadini?

Mi domando perché CIDIELLEUNIONE in apparenza in disaccordo su tutto, sulla TAV siano invece ostinatamente e ferocemente d’accordo. Questo buco nel nulla di 50 km pronto tra 15 anni costerà a tutti noi 12 miliardi di euro pagati con le prossime finanziarie, con le nostre tasse. Ma chi passerà all’incasso? Io non voglio pagarlo, non ho delegato nessuno, se lo paghino CIDIELLEUNIONE.

Mi domando perché non si investono i 12 miliardi di euro nelle ferrovie italiane allo sfascio, nella Salerno-Reggio Calabria, nella ricerca, negli ospedali, nelle scuole.

Mi domando se CIDIELLEUNIONE non sia in realtà un partito unico.

Mi domando se c’è qualche differenza tra le parole del dipendente Lunardi: “E’ solo un problema di ordine pubblico” e quelle dell’aspirante dipendente Prodi: “La Tav si fa. Punto e basta!”. E’ aspirante dipendente e già vuol comandare. Parole irridenti di persone che non rappresentano più nessuno e non se ne sono ancora accorte.

Tra il peggio e il meno peggio oggi non è più facile scegliere come una volta.
Chi è il meno peggio se Prodi spiega così il nostro futuro:
“Evidentemente la società democratica ha bisogno di democrazia, e traspare l’urgenza di una politica trasparente entro le rinnovate prospettive di un rinnovato contesto sociale”.

Postato da Beppe Grillo alle 12:35 in Politica | Commenti (2700)
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