I dipendenti-padroni

Sul Corriere della Sera di oggi il nostro dipendente Casini con in bocca un sigarone ci spiega che è un diritto suo e dei suoi sodali cambiare la legge elettorale.
Cosa non farebbe per non essere licenziato per giusta causa.
Dobbiamo ancora ricordargli che è un nostro dipendente? Che la settimana scorsa ha ricevuto decine di migliaia di email di licenziamento? Che la legge elettorale cosi com’è ora è stata votata da noi, suoi datori di lavoro, attraverso un referendum? Che la Costituzione non gli dà alcun diritto, anzi, il contrario, visto i tre rilievi fatti da Ciampi sulla proposta di legge elettorale?
Che la legge serve solo a salvare il c..o ai nostri dipendenti al governo, come lui sa molto bene.
Questa legge, questo golpino di stato non lo vuole nessuno, non i cittadini italiani, non la Confindustria, non il buonsenso, non la Costituzione.
E allora? Dobbiamo essere irrisi dai nostri dipendenti, pagati dalle nostre tasse e retribuiti anche da chi di noi guadagna solo 700 euro al mese?
Questi per paura di essere licenziati si fanno una legge, cambiano le regole del gioco.
Il Parlamento è nostro, non loro. Io dico che adesso questi dipendenti non hanno più il diritto di legiferare al posto nostro.
Dò un suggerimento ai deputati onesti, e anche ai sindaci con la loro fascia, impeditegli l’accesso in Parlamento con una catena umana all’ingresso.
Il Paese vi seguirà.
Mandiamoli in una bettola a legiferarsi da soli.
Postato il 8 Ottobre 2005 alle 13:06 in Politica | Scrivi |
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