Le infrastrutture della mente

Il nostro mondo è dominato dall’etica del movimento. Chi non si muove è perduto. Chi sta fermo è un ignobile ozioso, un sovversivo, un nemico del pil. Si fa un gran parlare delle infrastrutture di acciaio e cemento, di binari, autostrade, ponti, gallerie. Strutture che portano camion vuoti e macchine con una persona.
L’auto è un accessorio del petrolio, serve a consumare petrolio, a far vendere petrolio. Una scatola di lamiera piena di gadget che ha la velocità media di un mulo.
Delle infrastrutture della mente, che non costano, che liberano il tempo, che ci danno la possibilità di scegliere se spostarci o star fermi dove siamo, di queste infrastrutture non si occupa nessuno.
La connettività veloce a tutte le famiglie italiane ed i servizi on line per pagare l’Ici, richiedere una patente, un passaporto, una carta di identità, uno stato di famiglia, iscrivere il bambino all’Asl e scegliere il pediatra, il medico di famiglia, prenotare una visita, seguire una lezione universitaria. Tutto questo non è una priorità. L’incentivazione del telelavoro per evitare il congestionamento delle città non è una priorità. Una diversa organizzazione delle aziende sul territorio utilizzando la Rete non è una priorità. La diminuzione dei costi dell’Adsl non è una priorità. E non lo è neppure la copertura Adsl 100% del territorio nazionale (per farlo, Gentiloni, è sufficiente liberalizzare l’ultimo miglio).
La Rete libera il movimento delle intelligenze, delle idee. La Rete non provoca incidenti stradali e fa risparmiare tempo, un’enormità di tempo. Voglio un mondo dominato dall'etica del tempo, contro lo spreco delle code, degli uffici, degli ascensori.
L’uomo è fatto di tempo, è un prodotto con una data di scadenza. Liberiamo il tempo dalla mobilità fine a sé stessa. Utile ai petrolieri, al ministero delle Finanze e ai costruttori di strade e di macchine. Meno mobilità, più tempo per noi stessi, anche per oziare, ma senza eccedere, perchè “non far niente è il lavoro più duro di tutti”.
Postato il 1 Luglio 2006 alle 15:22 in Tecnologia/Rete | Scrivi |
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Gentile Beppe Grillo
sono una giovane donna di Milano residente a Genova. Quando mi sono sposata, in accordo con mio marito, ho deciso che la mia professione sarebbe stata fare la mamma non perchè non ho i numeri per lavorare o perchè sono pigra ma solo perchè crediamo che l'educazione dei figli non meriti deleghe. Dopo 5 anni di sacrifici economici siamo al collasso economico. Mio marito ha un regolare contratto di lavoro -educatore-per cui è richiesta laurea, disponibilità di orario, motivazione e per il quale viene corrisposto un compenso di 1.100euro circa. Ammesso e non concesso che questo sia giusto oggi mi devo rimboccare le maniche e cercare lavoro. Sto facendo colloqui con tutti e tutti richiedono flessibilità oraria fino almeno alle 18. Ma io così quando rivedo i miei figli?
Ho posto poi a tutti una domanda: posso telelavorare per voi? nessun call center, ufficio, agenzia interinale a Genova conosce questa possibilità ed è disposto ad offrirla.
Tirando le somme: mio marito lavora tutti i giorni per creare un'idea di famiglia a chi non la ha, io a casa mando avanti la nostra famiglia ma con quali soldi faccio la spesa?
Cosa vuol dire "politiche della famiglia" se i lavori sono mal retribuiti e richiedono questa maledetta flessibilità?? Perchè io uso internet, adsl, sype, e tutto ciò che mi permette di non fare inutili code al semaforo, alle poste, nei negozi,...e i datori di lavoro a Genova non sanno neanche cosa sono? Possibile che essere a Genova è la stessa cosa che vivere in Burundi?
E' vero, sono molto arrabiata!!!! Facile dire che i ragazzi sono maleducati e trascurati quando non si da la possibilità ai genitori di trascorrere del tempo con loro!
Se in qualche modo tu potessi darmi buone notizie ti ringrazio tanto.
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