Un futuro da mendicanti

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TFR significa Trattamento di Fine Rapporto. Sono i soldi che mettiamo da parte per la nostra vecchiaia. O in caso di perdita del lavoro. Un investimento per il futuro, per le emergenze. Un salvagente sempre più pesante, importante, ogni anno che passa.
Una cosa va chiarita: sono soldi nostri. Il datore di lavoro li tiene in banca per noi. Non appartengono allo Stato, non all’azienda, non alle banche. Se ci rompiamo le balle e ci licenziamo finiscono dritti dritti sul nostro conto corrente. Se vogliamo comprare casa possiamo chiederne una parte. Se ci vengono gli incubi di notte per l’Italia che si inabissa (con noi sopra) il TFR è un piccolo sollievo. Una brezza gentile che ci fa riprendere sonno.
L’Inps è ormai una vecchia baldracca che nessuno paga più. I soldi che le abbiamo dato, quando era più attraente di adesso (sempre un cesso, ma almeno più giovane) non li ha più. La dava, li dava, a tutti. Le pensioni si devono però pagare. Se non si pagassero in Italia ci sarebbe la Rivoluzione. Altro che Argentina. Cadrebbero, metaforicamente o meno, molte teste nei cesti. La valutazione del Governo di trasferire con destrezza il 50% del TFR all’Inps è un chiaro segnale al Paese: “Nessuno, se paga le tasse, è intoccabile”. Accompagnato da un’altro: “L’Inps è fallita”. E ancora da un altro: “Ciò che è dei cittadini è proprietà dello Stato”.
Tutti sanno che le aziende usano in parte il piccolo, o grande, capitale dei TFR dei dipendenti per finanziarsi. Non ci nascondiamo dietro a un dito: le banche finanziano Tronchetti o Benetton, ma non la media e piccola impresa. E a questa sarà sottratto il TFR. All’unica parte del Paese che produce ancora qualcosa. Ma non è meglio dichiarare bancarotta? Sarebbe più onesto. Un punto fermo e si riparte, invece di sprofondare in una palude quotidiana fatta di Cimoli che resiste (ma cosa resiste a fare?), di Tronchetti che si rafforza e di Benetton che vuole aumentare i pedaggi. Perchè questa, e non altro, è oggi l’economia dell’Italia.

Ps: Il 9 dicembre il mitico libro ‘Bar Sport’ di Benni compie trent'anni, festeggiamolo insieme! Un gruppo di lettori ha lanciato il Luisona day. Organizzate la lettura di un libro in un bar, o altrove e comunicatela al sito di Benni. Il Luisona day è il solo festival che non costa una lira ai contribuenti! Per i particolari, consultate www.stefanobenni.it


Postato il 19 Ottobre 2006 alle 19:50 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa
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questo è quello che non ci vogliono fare sapere!!!


Crack del Fondo pensione CARIPLO

In questi giorni è stato scoperto "un

ammanco di bilancio per oltre 40 milioni di euro nella cassa Ibi, il

fondo pensione degli ex dipendenti dell'Istituto bancario italiano,

incorporato in Cariplo nel '91, ora nel gruppo Intesa-Sanpaolo".

L'ammanco è "superiore alla metà dell'intero patrimonio del fondo" "a

cui è iscritto oggi circa un migliaio di dipendenti del gruppo

(IlSole24ore, 31-1-2007);

Il dirigente responsabile dei fondi pensione

di Intesa/Cariplo, sino a poco tempo fa, era Alberto BRAMBILLA, poi

sottosegretario al ministero del lavoro con Maroni e autore della legge

sullo scippo del TFR;

Brambilla è tuttora nel "nucleo di valutazione

della spesa previdenziale", l'organismo ministeriale che ha proposto di

diminuire del 10% l'importo delle già taglieggiate pensioni Inps

"perché sta aumentando l'aspettativa di vita", e fino a 6 mesi fa ne è

stato presidente;

Il ministro del lavoro Cesare DAMIANO è stato

presidente del fondo pensione COMETA;

IL "VIGILE" DEI FONDI PENSIONE,

Luigi Scimìa, presidente della Commissione di Vigilanza sui fondi

pensione, era presidente del fondo pensione BNL, il quale è ora in

stato pre-fallimentare ed ha lasciato con un pugno di mosche migliaia

di lavoratori.

Certe notizie è meglio darle....

Ciao

ciaps ciapel 13.02.07 11:42| 
 
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Chi come me ha lavorato per anni nel mondo della finanza sa che le pensioni integrative sono una truffa invito tutti ad andare sul sito del Prof Scienza Beppe (Prof all'università di Torino) l'unico che dice le cose come stanno.
Se potete lasciate i soldi in azienda (solo per chi lavora in aziende con meno di 50 dip) gli altri dichiarino chiaramnente che i soldi vadano all'inps non ai fondi di categoria tipo cometa gestiti in condominio da sindacati e banche.
In questo modo quando tutelerete i vostri soldi e nessuno potrà dirvi che a causa di ivestimenti sbagliati i soldi sono andati persi.
I gestori si dividono in due categorie: gli incapaci... ed i furbi... la prima categoria non ha bisogno di spiegazioni, la seconda è fatta da quelli che personalizzano le operazioni in utile e socializzano con i sottoscrittori quelle andate male....

Tiziano Gironi 31.01.07 14:23| 
 
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