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Siamo tutti borbonici

Nicola_Napolitano.jpg

E se il Borbone fosse in realtà il Savoia? E i veri patrioti i briganti? Il Regno delle due Sicilie esisteva, in modo assolutamente legittimo, da secoli. Napoli era la terza capitale d’Europa. Napoli aveva istituito la prima cattedra di economia in Europa. La prima linea ferroviaria: Napoli-Portici. Poi arrivarono i Savoia. La resistenza durò dieci anni. Qualcuno pensa che sia attiva ancora oggi. Dopo l’occupazione piemontese i capitali si trasferirono al Nord e, grazie alla tassa sul macinato, i meridionali nelle Americhe. Il Sud non fu liberato, ma consegnato al sottosviluppo. La Questione Meridionale deriva da un esproprio.
Tutto è stato oggetto di revisionismo in Italia tranne il Risorgimento. Garibaldi è l’eroe dei due mondi e Francesco II un miserabile. Le piazze nel Meridione sono intitolate agli occupanti e allo stesso tempo si dice ancora ‘cattivo come un piemontese’. Nulla contro i piemontesi, molto contro la feroce repressione del generale Cialdini. Alla guida di un esercito di più di 100.000 uomini. Un po’ come la guerra di liberazione in Iraq. Molto contro paesi incendiati e massacri. Contro deportazioni. E decine di migliaia di morti.
A scuola il Borbone è il cattivo e il Savoia il buono. Stato borbonico è sinonimo di degrado delle istituzioni. Brigante di protomafioso. Forse vanno cambiati i testi di scuola oltre al significato delle parole. Rivalutati i patrioti che persero la vita contro l’esercito piemontese. Forse dobbiamo raccontarci un’altra storia. In cui il Risorgimento è stato in parte, in gran parte, espansionismo di una dinastia. Che ci ha lasciato in eredità l’emigrazione di milioni di persone che fuggivano dalla fame, due guerre mondiali, il fascismo. E uno stato savoiardo. Quello che ci ostiniamo a chiamare borbonico.
Lo so, dopo il populismo, sto scivolando nel revisionismo.

Postato il 25 Novembre 2006 alle 20:14 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta
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Commenti

 

Caro Beppe Grillo, senza darti la patente di nuovo Masaniello, vorrei chiederti di farti portavoce di un'esigenza : "Vogliamo che il segreto militare sia tolto da tutti i documenti sull'esercito italiano dal 1859 al 1871, e poi di poter avere uno storico neutrale che esamini e pubblichi quello che è interessante. Un'ultima cosa. grazie.
angelo frungillo

angelo frungillo 26.01.10 16:50| 
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Questa versione mi sembra più attendibile di quella di Bennato

Brigante se more

(testo: Anonimo )

Ammo pusato chitarre e tamburo
pecchè 'sta musica s'adda cagnà.
Simmo briganti e facimm' paura,
e cu 'a scupetta vulimmo cantà.

E mo cantammo 'sta nova canzone,
tutta la gente se l'adda 'mpara.
Nun ce ne fotte d'o re Burbone
ma 'a terra 'a nostra e nun s'adda tucca.

Tutte e paise d'a Basilicata
se so scetati e vonno luttà,
pure 'a Calabria mo s'è arrevotata;
e stu nemico 'o facimmo tremmà.

Chi a visto o lupo e s'è miso paura,
nun sape buono qual'è verità.
O vero lupo ca magna 'e creature,
e 'o piemontese c'avimma caccià.

Femmene belle ca date lu core,
si lu brigante vulite salvà;
nun 'o cercate scurdateve 'o nome;
cai ce fà guerra nun tene pietà.

Omo se nasce, brigante se more,
ma fino all'ultimo avimma sparà.
E se murimmo menate nu fiore
e na bestemmia pe' 'sta libertà.

Alessandro 09.12.09 01:23| 
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"INNO DEI BRIGANTI"
----------- LIBERTA' -----------
Amme pusato chitarra e tammure,
pecche' sta musica s'adda cagna',
simme briganti e facimme paura,
e cu' 'a scuppetta vulimmo canta'.
E mo'cantamme 'na nova canzona,
tutta la gente se l'adda 'mpara',
nuie cumbattimmo p' 'o rre burbone,
e 'a terra nosta nun s'adda tucca'.
Chi ha visto 'o lupo e s'e' mmiso paura,
nun sape buono qual e' 'a verita',
'o vero lupo ca magna e creature,
e' 'o piemuntese c'avimma caccia.'
Tutt' 'e paise d' 'a Basilicata,
se so' scetate e vonno lutta',
pure 'a Calabria s'e' arrevutata,
e stu nnemico 'o facimmo tremma'.
Femmene belle ca date lu core,
si lu brigante vulite aiuta',nun 'o cercate,
scurdateve 'o nomme,
chi nce fa guerra nun tene pietà.
Ommo se nasce,
brigante se more,
e fino all'urdemo avimma spara',
ma si murimmo menate nu sciore,
e 'na preghiera pe sta liberta'.

W IL REGNO DELLE DUE SICILIE.
W IL RE!!!!
DA UN NAPOLETANO EMIGRANTE...
O FORSE MEGLIO BRIGANTE !!!

Pasquale Parisi 28.07.09 01:32| 
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sono romano ma di origine meridionale. Preferendo l'istituzione monarchica a quella repubblicana, ho mantenuto la fedeltà a Casa Savoia secondo gli insegnamenti ricevuti dalla mia gioventù. Ora che sono diventato anziano ed ho più tempo per approfondire il tema del mezzogiorno, sto rivalutando l'operato dei Borbone, riconoscendo la validità di quel Regno perduto. In contrapposizione alle ridicole richieste della Lega Nord, perchè non si crea un grande movimento meridionalista che avrebbe oltre tuttoi una ragione storica ? Se nascesse un altro Masaniello, certamente i "vaccari" del Nord non avrebbero vita facile. Troviamolo !!!
Per quanto riguarda poi Garibaldi c'è da pensare che esiste ancora una associazione reduci garibaldini (penso sovvenzionata dallo Stato), i cui adepti sicuramente dovranno avere duecento anni (si vede che la camicia rossa fa bene alla salute). E finiamola con queste carnevalate !!!
Cordialmente FRANCO

FRANCO SACCONE 25.04.09 15:35| 
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grazie peppe grillo che ci hai ricordato che napoli e i campani siamo schiavi del nord dal 1861 - nel tuo mday del 24 in piazza dante- molti di quei napoletani pero' volevano conoscere cialdini- del quale fai menzione- ha ragione del boca che dice che dobbiamo riscrivere la storia per evitare nuovi colonialismi- w il kosovo libero- w il sud indipendente

CUONO GAGLIONE 25.02.08 21:26| 
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approfitto della ghiotta occasione ... per ricordare che dopo la fine della seconda guerra mondiale, re Umberto II, ormai esiliato in Portogallo, decise di mettere la parola fine alla storia dei Savoia.
Infatti quando muore, nel 1983, si porta nella tomba il sigillo del casato, a voler significare che nessun altro "Savoia" potrà essere re, dopo di lui.
Perché?
Cosa aveva scoperto di così importante da fargli prendere una tale decisione?
Beh, lo racconto in un libro (Una labile traccia indelebile) che uscirà il 13 dicembre!
Paolo Federici
p.s.: non c'è bisogno di comprarlo, potete anche leggerlo "interamente" in anteprima direttamente sul web www.paolofederici.it/labile/incipit.htm

click

paolo federici 02.12.07 22:29| 
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Alla luce degli ultimi avvenimenti (richiesta di 260 Ml di euro di risarcimento)mi viene da pensare che gli ex reggenti dovrebbero essere grati all'ingenutià di permettergli di ritornare in Italia ma non bisogna tirare troppo la corda!!! Emanuele Filiberto, addirittura, non esclude che il suo "colorito" movimento diventi un partito politico, quando dovrebbero essere interdetti dalla politica!!! Ma mi viene un'idea: se alla luce delle malefatte documentate perpetuate dai Savoia, perchè non si promuove un'azione legale contro di loro per ottrenere risarcimenti per gli enormi danni causati dalle loro azioni!!!!!

Ugo Giammarco 26.11.07 21:37| 
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Su Youtube cercate: Ilovenaples2007 e DueSicilie.

Sono due ragazzi che diffondono informazioni da tanto tempo negate ai popoli del sud.
Guardate tutti i video.

Francesco 23.11.07 21:23| 
 
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una considerazione sul grande odio dei Savoia verso i Borbone, odio che continuò a manifestarsi con imponenti azioni di cancellazione di ogni memoria, perpetrata con la distruzione dei monumenti, delle lapidi e della toponomastica che li ricordava. Pensate che ancora oggi,non esiste un cimitero,un luogo,dove si possano ricordare i soldati napoletani ,i Borboniani del Volturno,di Caiazzo,di Gaeta,sono senza ricordo…In Italia esiste ancora per esempio, la Galleria Estense a Modena, mentre il Real Museo Borbonico è stato immediatamente ribattezzato Museo Nazionale. E cito a mo' di esempio il Corso Maria Teresa ribattezzato Corso Vittorio Emanuele,in nome di un rozzo Re,che mentre criticava la dinastia Borbone per gli usi di corte,sposava morganaticamente Rosina,figlia di una guardia di palazzo ,che elevo’ al rango di contessa di Mirafiori….
Non esistono quasi più monumenti, statue e ogni nome borbonico è sparito da tutte le città dell’antico Regno. (ndr.mi pregio di essere stato il fautore ad Ischia dell’intitolazione della piazza del porto a Ferdinando II.).
Unica consolazione…Il gioco del destino ha voluto che Vittorio Emanuele,discendente di quei Savoia che misero a ferro e a fuoco soprattutto la Basilicata ,si sia fatto un periodo di carcere nel suo capoluogo,Potenza…...
Ma alle nuove generazioni, ai nostri figli, ai figli dei nostri figli, occorrerà raccontarla la verità , occorrerà che sia raccontata e ricordata, affinché sia recuperato il nostro passato che è un passato di grandezza, di cui andare orgogliosi .


nicola forte (borboniano) Commentatore certificato 05.11.07 15:57| 
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Una considerazione sul grande odio dei Savoia verso i Borbone, odio che continuò a manifestarsi con imponenti azioni di cancellazione di ogni memoria, perpetrata con la distruzione dei monumenti, delle lapidi e della toponomastica che li ricordava. Pensate che ancora oggi,non esiste un cimitero,un luogo,dove si possano ricordare i soldati napoletani ,i Borboniani del Volturno,di Caiazzo,di Gaeta,sono senza ricordo…In Italia esiste ancora per esempio, la Galleria Estense a Modena, mentre il Real Museo Borbonico è stato immediatamente ribattezzato Museo Nazionale. E cito a mo' di esempio il Corso Maria Teresa ribattezzato Corso Vittorio Emanuele,in nome di un rozzo Re,che mentre criticava la dinastia Borbone per gli usi di corte,sposava morganaticamente Rosina,figlia di una guardia di palazzo ,che elevo’ al rango di contessa di Mirafiori….
Non esistono quasi più monumenti, statue e ogni nome borbonico è sparito da tutte le città dell’antico Regno. (ndr.mi pregio di essere stato il fautore ad Ischia dell’intitolazione della piazza del porto a Ferdinando II.).
Unica consolazione…Il gioco del destino ha voluto che Vittorio Emanuele,discendente di quei Savoia che misero a ferro e a fuoco soprattutto la Basilicata ,si sia fatto un periodo di carcere nel suo capoluogo,Potenza…...
Ma alle nuove generazioni, ai nostri figli, ai figli dei nostri figli, occorrerà raccontarla la verità , occorrerà che sia raccontata e ricordata, affinché sia recuperato il nostro passato che è un passato di grandezza, di cui andare orgogliosi .


nicola forte (borboniano) Commentatore certificato 05.11.07 15:53| 
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LO
Dovunque, incontro meridionali scemi che si onorano di tutte le stronzate che dicono in tv a proposito di Napoli e del Sud; ma si può essere così ignoranti a dire non siamo buoni, fanno bene a chiamarci terroni, meglio che ci nascondiamo.
Io vorrei fare, se mi è permesso, un cazziatone a tutti i Napolitani, intesi come meridionali, che non si sentono Duosiciliani pronti a pigliare a pesci in faccia questa italietta di merda. Io dico BASTA, è venuto il momento di fare qualcosa di grande per svegliare il nostro popolo dormiente e così mi sono inventato un volantino di protesta che sto pensando di divulgare:

NAPOLITANI!

POPOLO DEL SUD DELLA PENISOLA,

E’ ORA DI RISVEGLIARCI.

Molti politici del nord ci accusano di essere dei nullafacenti e che siamo in grado di esportare solo camorra e mafia (come sostengono alcuni leghisti), ma non sono altro che ignoranti falsi, perché la storia insegna che i camorristi e i mafiosi, prima dell’unità d’Italia non erano altro che dei prepotenti qualsiasi e che nessun nesso avevano con il sistema politico, cosa, questa, a cui ha provveduto quel ladro e pirata di Garibaldi che per farsi aiutare a depredare il Regno felice del Sud, prometteva cariche importanti, e peggio ancora fecero i piemontesi venuti subito dopo con il loro re bastardo che nemmeno conosceva la lingua italiana, bensì lui e tutti i suoi accoliti generali parlavano francese e fecero nel sud della penisola una tale carneficina e distruzione che questo popolo non aveva mai subito, dai Vandali ai nazisti, i quali non avevano per niente inventato loro i campi di sterminio, ma li avevano copiati dai piemontesi 100 anni prima; si veda Fenestrelle, nel cui campo sparirono migliaia di soldati napolitani sciolti nella calce viva solo perché non giurarono per Vittorio Emanuele II.

Per toglierci la nostra identità nazionale che avevamo da ben ottocento anni, ci hanno divisi in regioni, inculcandoci che facevamo parte di un popolo nuovo, quello italiano; e poi ci hanno divi

CUONO GAGLIONE 24.09.07 21:37| 
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Il risorgimento è una cacata pazzesca, venitemi a smentire con dati concreti o tacete.

www.rifondazioneborbonica.splinder.com

diego d. Commentatore certificato 15.09.07 19:09| 
 
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Per curiosità sono andato sul sito del comitato per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Garibaldi, ho cliccato sul link musei e notato che non esistono musei del Risorgimento nel Sud Italia, comprese le isole. Questo è sintomatico di quanto sia attuale e ancora squilibrato il discorso sull'unità d'Italia. E' anacronistico solo il fatto che continua la storiografia ufficiale a negare o quantomeno a minimizzare la portata dell'"invasione" del Sud Italia ad opera dei massoni-liberal-piemontesi. Ma siamo sempre di più a pretendere che sia restituita al Sud la verità, che siano finalmente resi pubblici i furti, le violenze e le vessazioni fisiche, economiche e morali che hanno dovuto subire i meridionali per lo sviluppo del Centro-Nord e per l'abboffarsi degli industriali. Da una parte l'emigrazione (con le cui rendite hanno creato le stesse industrie che poi hanno usufruito della seconda ondata migratoria di manodopera meridionale), il furto o la miseria, dall'altra la ricchezza diffusa e soprattutto una ingiustificata purezza morale che ha sempre giustificato e tuttora giustifica chi punta il dito verso il terrone, il cafone, il mafioso etc.
Invito a leggere Francesco Saverio Nitti per capire come il Sud sia stato distrutto economicamente e socialmente in pochi anni, anche su internet si trova qualcosa. Un saluto a tutti

Fiero meridionale 31.08.07 17:05| 
 
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Io si che no ho letti di libri sul 'Vero Risorgimento'tra cui: 'I Savoia ed il massacro del Sud'...Risorgimento si, ma del Nord..L'unità d'Italia si è fatta solo per risanare le casse dei Savoia(ricordo che la regione 'Savoia' fu venduta dalla stessa casata alla Francia).Prima dell'unità il Sud, ovvero, REGNO DELLE DUE SICILIE era la terza potenza marinara del mediterraneo...Perchè elogiamo tanto quel mercenario di Garibaldi ed i Mille (anche Cavour lo disse)...un anticlericale, così come i Savoia..non è vero che erano Mille...Ma come fanno mille persone a conquistare un territorio che andava dalle marche alla sicilia?...Ma fatemi il piacere...!!A Napoli c'è Piazza del Plebiscito!Ma quale Plebiscito?Fu una costrizione (coi fucili) dei garibaldini a votare per il nuovo 'Re'..Perchè vengono commemorati soltanto gli stermini fatti dai nazist e non quelli fatti dal Generale Cialdini e dai Bersaglieri alle popolazioni inermi del Sud ? (bambini e anziani compresi)..a titolo di informazione rammento le stragi di Casalduni(BN), Carbonara(oggi Aquilonia)(AV), e tanti altri paesi dell'entroterra campano e lucano...se non altro del lager savoiardo delle Finestrelle...
Inoltre i Briganti non erano 'terroristi' erano PATRIOTI, gente che lottava per la propria terra - se fossero nati nel 1940 li avrebbero chiamati Partigiani...La Storia del Risorgimento non è quella che ci hanno insegnato a scuola, perchè la storia viene, spesso, scritta dai vincitori...documentatevi su cosa hanno fatto i Borbone per il Sud..per noi figli della Magna Graecia, di Federico II, di Carlo III di Borbone, di Ferdinando...Cosa ha fatto per noi meridionali l'Italia??? Emigrazione..Territori Aggrediti da Piani Industriali sbagliati!..Io non sono un anti-italiano, però vorrei che almeno venissero riconosciuto i meriti dei Borbone e il prezzo che ha pagato il Sud per l'Unità. Infine, perchè in TV non è mai stato trasmesso il film di P.Squitieri: 'Li chiamorono Briganti'?Perchè è un film che 'Scotta'!!

simone voccia 20.08.07 00:39| 
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per riparare ad un errore ho appena scritto "Ho inciato un contributo a puntate più incasiato dell'Italia"
Che dire se non che la fretta fa brutti scherzi. Ciao a tutti

Vincenzo Alongi 25.07.07 11:29| 
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Ho inciato un contributo a puntate più incasiato dell'Italia.
Chi vuol capirci qualcosa legga, per favore, le "puntate" nel seguente ordine:
I°- Giorni or sono
II°- I governanti delle altre Nazioni
III°- *A tutti, ai beceri
IV°- E i beceri della
TREditre saltatelo in quanto rano finale inviato due volte.
Mi scuso, auguro buone ferie a tutti e grazie ancora a Beppe e a Voi.

Vincenzo Alongi 25.07.07 11:22| 
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CHE CASINO HO COMBINATO!!!
Giorni or sono hanno festeggiato in sordina Giuseppe Garibaldi, il controverso Eroe dei due Mondi. L’immancabile Siculo e l’immancabile “Padano” la grana sulle celebrazioni, a dire il vero poco sentite dai più, l’hanno depositata. In Parlamento.
Fu vera gloria? Ai Posteri l’ardua sentenza.
Non si capisce però perché l’Italia Unita non debba essere considerata una grande opportunità di riscatto per gli Italiani. Da secoli eravamo succubi delle “grandi” Nazioni europee le quali quando non riuscivano a risolvere le loro crisi economiche e sociali (vedi disoccupazione ed ingiustizie) si dichiaravano guerra ed invadevano militarmente il nostro territorio, rapinavano le nostre risorse, devastavano il nostro tessuto sociale.
Chi ci ha guadagnato con l’unità d’Italia? Uomini, re, banchieri, ecc. intraprendenti e capaci a spese di uomini, re, banchieri, ecc. inetti e mediocri. Ci ha guadagnato chi ha fiutato l’affare, chi aveva grandi capitali da investire, chi non aveva nulla da perdere.
Ci ha guadagnato il Nord e meno il Sud al quale sono state sottratte molte industrie. Alla fine non sta bene il Sud per mancanza di fabbriche, non sta bene il Nord per eccesso di esse.
Agli Italiani morti nelle guerre, per unire prima e salvare dopo, la Patria” è andata molto male, agli altri meglio.
Nel 1870 avevamo un debito pubblico enorme. Nel 2007 il debito pubblico è colossale.
Gli “scandali bancari” che “nel 1892-3 travolsero sudati risparmi della nazione, credito di grandi istituti finanziari, riputazione di uomini politici, fiducia nel Governo e nei suoi organi che avevano permesso, anzi incoraggiato e imposto, operazioni finanziarie illegali e rovinose” si sono ripetuti ciclicamente fino ai nostri giorni (vedi “affaire” Parmalat o bond argentini).
Il becero del Nord se la prende con i Terroni, il becero del Sud con i Polentoni. Entrambi, così, dimostrano l’esattezza della formula “Sporco terrone + ottuso polentone = popolo coglione”.

Vincenzo Alongi 25.07.07 11:07| 
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E i beceri della Nordonia continuano ad esaltarsi offendendo i “terroni”, se ne stanno nella trepida attesa dell’immancabile “ ‘fanculo polenta” e si sentono appagati. I beceri della Sudonia, idem cum patata. L’ottusità unita ai problemi personali fa sempre e solo danni, a sé e agli altri. Destinatari comunque dei miei per lo più semiseri contributi inviati in questo Blog sono di fatto le agenzie di statistica, senz’altro presenti dietro le quinte. A loro auguro buon lavoro. Salute e buona fortuna ai lettori del Blog, beceri compresi ai quali consiglio di tifare per questo nostro Bel Paese non SOLO quando 11 strapagati adulti in mutande rincorrono un pallone!!
Il Bel Paese merita di essere amato anche se ha forma di stivale e si è nati, come me, nella bella e tormentata Sicilia. Grazie Beppe. valongi@libero.it

Vincenzo alongi 25.07.07 10:58| 
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*A tutti, ai beceri soprattutto, raccomando la lettura del breve saggio (13 facciate!) di V. Mathieu (La strana storia dell’Unità d’Italia) presentato per il CIDAS da Sergio Ricossa con il titolo “Breve corso di storia patria ad uso dei non politicamente corretti”, Leonardo Facco ed., MI.
*Gioacchino Volpe, “Vittorio Emanuele III”, Officine Industrie Grafiche Nicola e C., 1939, Varese, MI (dal quale ho tratto la citazione sugli scandali bancari del 1892-3)
*Titta Madia, Storia terribile del Parlamento italiano, Corbaccio Dall’Oglio ed., MI, 1942 (Dice del Parlamento quello che, nel 2007!, i bravi Rizzo e Stella dicono nel best seller “La Casta”).
*Gino Cucchetti, Italia – Germania, G.B. Palumbo ed., Palermo, 194° (Perché si evince con chiarezza che Mussolini ha dichiarato guerra e ha inguaiato noi Italiani “motu proprio” e che quindi la democrazia parlamentare, per quanto sgangherata, è sempre un male minore. Di tale forma di governo dobbiamo essere grati ai nostri alleati USA anche se (da alleati) ci hanno … bombardato tutti, ma proprio tutti, i centri abitati; così hanno messo fine ad un triste periodo della nostra storia patria fatta anche di soprusi degli Alleati della Grande Guerra che hanno agevolato la fine della democrazia parlamentare, che ci hanno imposto le sanzioni delle Nazioni Unite per aver osato conquistare ciò che loro avevano conquistato da secoli.

TREditre: … Più o meno le stesse “Grandi Potenze” che avevano deciso che l’Italia dovesse essere unificata dai Savoia, con un potere centralizzato come la secolare Francia e non come chiesto da Cattaneo prima e da Gramsci, Salvemini, Lussu, Silvio Trentin ed altri, dopo. Un’Italia Federata, cioè come la giovane Germania della quale spero i nostri Parlamentari si decidano finalmente a copiare pari pari non solo il sistema di governo, ma anche quello elettorale e quello istituzionale.

Vincenzo Alongi 25.07.07 10:53| 
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I Governanti delle altre Nazioni (non solo quelle del “Terzo Mondo”) conoscono questa formula e ci accollano (fino ad oggi non militarmente) il disagio sociale ed economico dei loro sudditi, non contrastando l’espatrio dei loro disperati disposti a tutto pur di lavorare o di delinquere.
E ringraziano il buonismo dei nostri Governi che troverebbero disdicevole pretendere da loro il “diritto alla reciprocità” che consenta a noi Italiani di fare altrettanto avendone gli stessi benefici.

DUEditre: E intanto più i beceri della Polentonia e della Terronia (Isole comprese) si becchettano tra loro, come i capponi di manzoniana memoria, prima l’Italia verrà inglobata nella nascente Eurafràsia dove i nostri nipoti saranno meno bianchi dei bianchi, meno neri dei neri, con gli occhi un po’ più a mandorla e un po’ meno bovini, forse sorrideranno della stupidità dei loro nonni italici e forse vivranno un presente meno ansiogeno.
Qui ci vorrebbe un “’sticazzi!” parafrasando il Maestro ‘Sticazzi del programma radiofonico “sei uno zero” (610 mh). Ma preferisco ringraziare le molte persone perbene del Blog che mi hanno insegnato qualcosa sull’argomento, quanti hanno fatto notare che non si dice “i Borboni” ma “i Borbone” e quelli che hanno inviato bibliografie a supporto delle loro opinioni.
Ricambio consigliando:
*Francesco Crispi; Pensieri e profezia, Casa ed. Tiber, Roma, 1920. (definisce le Nazioni europee per come le percepiva: briganti!).
*La lettura dei verbali delle sedute del Parlamento della Repubblica Siciliana dai quali risulta evidente che essa non poteva sopravvivere perché governata da persone incapaci.
*La lettura degli ultimi giorni della Serenissima Repubblica di Venezia dalla quale risulta evidente che essa non poteva sopravvivere per lo stesso motivo.

Vincenzo Alongi 25.07.07 10:47| 
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TREditre: … Più o meno le stesse “Grandi Potenze” che avevano deciso che l’Italia dovesse essere unificata dai Savoia, con un potere centralizzato come la secolare Francia e non come chiesto da Cattaneo prima e da Gramsci, Salvemini, Lussu, Silvio Trentin ed altri, dopo. Un’Italia Federata, cioè come la giovane Germania della quale spero i nostri Parlamentari si decidano finalmente a copiare pari pari non solo il sistema di governo, ma anche quello elettorale e quello istituzionale.
E i beceri della Nordonia continuano ad esaltarsi offendendo i “terroni”, se ne stanno nella trepida attesa dell’immancabile “ ‘fanculo polenta” e si sentono appagati. I beceri della Sudonia, idem. L’ottusità unità ai problemi personali fa sempre e solo danni, a sé e agli altri. Destinatari comunque dei miei per lo più semiseri contributi inviati in questo Blog sono di fatto le agenzie di statistica, senz’altro presenti dietro le quinte. A loro auguro buon lavoro. Salute e buona fortuna ai lettori del Blog, beceri compresi ai quali consiglio di tifare per questo nostro Bel Paese non SOLO quando 11 strapagati adulti in mutande rincorrono un pallone!!
Il Bel Paese merita di essere amato anche se ha forma di stivale e si è nati, come me, nella bella e tormentata Sicilia. Grazie Beppe. valongi@libero.it

Vincenzo Alongi 25.07.07 10:08| 
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Beppe sei grande.....

Lisa Puddu 17.07.07 09:06| 
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Discussione

“Io sono un principe italiano illegalmente spogliato del suo potere, è qui l’unica casa che mi è rimasta, qui è un lembo della mia patria, qui sono vicino al mio Regno ed ai sudditi miei…..vengono chiamati assassini e briganti quegli infelici che difendono in una lotta diseguale l’indipendenza della loro patria e i diritti della loro legittima dinastia. In questo senso anche io tengo per un grand’onor di essere un brigante…per ciò che concerne la mia fortuna confiscata…quando si perde un trono, importa ben poco perdere anche la fortuna…sarò povero come tanti altri che sono migliori di me ed ai miei occhi il decoro ha pregio assai maggiore della ricchezza”

SE MAI DOVESSI RIAVERE ANCHE SOLO PARTE DI QUELLO CHE E' DOVUTO ALLA MIA FAMIGLIA DA OLTRE 100 ANNI PROMETTO DI INVESTIRE TANTO NEL RECUPERO DI QUELLO CHE FU UN MAGNIFICO REGNO...
DIEGO

DIEGO D. 02.07.07 11:38| 
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“Io sono un principe italiano illegalmente spogliato del suo potere, è qui l’unica casa che mi è rimasta, qui è un lembo della mia patria, qui sono vicino al mio Regno ed ai sudditi miei…..vengono chiamati assassini e briganti quegli infelici che difendono in una lotta diseguale l’indipendenza della loro patria e i diritti della loro legittima dinastia. In questo senso anche io tengo per un grand’onor di essere un brigante…per ciò che concerne la mia fortuna confiscata…quando si perde un trono, importa ben poco perdere anche la fortuna…sarò povero come tanti altri che sono migliori di me ed ai miei occhi il decoro ha pregio assai maggiore della ricchezza”

SE MAI DOVESSI RIAVERE ANCHE SOLO PARTE DI QUELLO CHE E' DOVUTO ALLA MIA FAMIGLIA DA OLTRE 100 ANNI PROMETTO DI INVESTIRE TANTO NEL RECUPERO DI QUELLO CHE FU UN MAGNIFICO REGNO...
DIEGO

DIEGO D. 02.07.07 11:35| 
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Un consiglio A TUTTI: guardatevi il film censurato
" LI CHIAMARONO BRIGANTI "

Un film di Pasquale Squitieri. Con Claudia Cardinale, Enrico Lo Verso, Giorgio Albertazzi, Roberta Armani, Branko Tesanovic, Carlo Croccolo, Paul Müller, Salvatore Billa, Franco Nero, Victoria Zinny, Luigi Montini, Giuseppe Marrocu, Remo Girone, Franco Javarone, Lina Sastri, Francesco Capitano, Carlo Mucari, Santo Bellina, Francesca Chiarantano, Emanuela Garuccio, Ennio Coltorti, Salvatore Puntillo. Genere Storico, colore 129 minuti. - Produzione Italia 1999.

recepibile solo con Emule

Daniel Tiano 28.06.07 20:15| 
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armonia , bellezza, anche di fronte all’universo, nel tentativo di raggiungere, contattare, e presentarsi a civiltà aliene, non può fare a meno di attingere dalla cultura partenopea, inviando nello spazio, tra le sue massime espressioni di civiltà umana, “ ‘O sole mio” la più celebre canzone del mondo.
Mi piace ricordare che la mia città è innanzitutto la città di Masaniello, di Gennarino, lo scugnizzo che ha sacrificato la sua vita contro un nemico che faceva paura al mondo intero, espressioni simbolo di un popolo che resiste, reagisce, combatte e vince contro le ingiustizie e contro le inciviltà! Come diceva Pasolini: “preferisco la povertà dei napoletani al benessere della repubblica italiana, preferisco l’ignoranza dei napoletani alle scuole della repubblica italiana, preferisco le scenette, sia pure un po’ naturalistiche, cui si può assistere nei bassi napoletani alle scenette della televisione della repubblica italiana”. “Napoli è ancora l’ultima metropoli plebea, l’ultimo grande villaggio (e per di più con tradizioni culturali non strettamente italiane): questo fatto generale e storico livella fisicamente e intellettualmente le classi sociali. La vitalità è sempre fonte di affetto e ingenuità. A Napoli sono pieni di vitalità sia il ragazzo povero che il ragazzo borghese” […]
Pasolini insegna, dunque. A 360 anni esatti dalla rivoluzione di Masaniello, voglio chiudere “cedendogli parola,” perchè nessuno rappresenta meglio, il fiero, instancabile e glorioso popolo napoletano!
“ Popolo mio, viva il re, a morte il mal governo…Popolo! Chi ha dato foco alla cappella? Sono Stato io. Popolo mio. Io adesso vado a parlare con sua eccellenza e fra un’ora, o al massimo domani mattina, torno qua e porterò buone notizie per tutti. Però mi raccomando, state qua, calmi, io mi farò sentire. Se per domani mattina non torno qua, voi rompete tutto e mettete a ferro e fuoco la città!”
Antonio Avano

Antonio Avano 13.06.07 13:04| 
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NAPOLI
A prescindere dai potenti che si sono avvicendati nel corso della storia.

La storia della mia città è la forza che da fierezza al mio sguardo, da coraggio alle mie azioni e orgoglio alla mia identità!
La storia della mia città mi rende consapevolmente superiore e pertanto immune da ogni sorta di attacco alla cultura a cui appartengo; sia essa avversione gratuita, misera, sfregio ignorante, sia esso abuso di potere, grave, presuntuoso, investito da autoritarismo istituzionale!
Alle aggressioni, alle accuse ignoranti, rispondo, con la storia, anzi, risponde direttamente la storia, di una città e dei suoi abitanti che sempre si sono battuti con coraggio contro l’omologazione, contro l’ignoranza barbara, la superbia di chi con il potere, re, papa, nobile, borghese, ricco, nazista, fascista, camorrista, politico ecc… ha cercato con la violenza, di piegare, sotto la propria volontà Napoli e le sue espressioni culturali.
L’assedio vigliacco, o peggio ancora la sottile perfida infamia nascosta dietro la falsa emergenza di turno, per aiutare, risolvere, aggiustare, migliorare, correggere; tutti pretesti usati in realtà per distruggere, depredare, speculare, a vantaggio proprio e della casta e/o del partito, di cui costoro facevano e fanno parte.
Napoli e i napoletani, sono stati i primi a creare una repubblica, i primi a fare una rivoluzione ribellandosi contro un re, contro un sistema, contro un regime; i primi a resistere e rigettare in mare i barbari, ad opporsi a tutte le omologazioni possibili ed immaginabili, primi ed unici nella propria solitudine, senza l’aiuto di nessuno.
Soli a difendere la propria identità che resiste ancora, nei secoli.
Napoli resiste, da sola, come sempre, rimanendo ancora, nonostante tutto, quel faro di civiltà e di creatività, unica, libera, nel mondo, quel mondo che le sputa in faccia ma che quando si racconta ( racconta la propria umanità ) volendo trasmettere le sue manifestazioni migliori di civiltà, progresso, armonia

Antonio Avano 13.06.07 13:01| 
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L'Italia è una truffa per il SUD!
Ci hanno spogliato di tutto e continuano a farlo ripetutamente!

E ora di dire BASTA con l'Italia!!
solo Regno delle Due Sicilie!!!

W il separatismo rivoluzionario!
W il SUD LIBERO!

Il mio mito?? Prof. NICOLA ZITARA (storico)
GRAZIE NICOLA!!!!!!!!!!!!!

Si...Siamo tutti Borbonici!
Sempre,fino alla morte!
Omme se nasce Brigante se more!

INFO: www.eleaml.org

Daniel Tiano 10.06.07 12:11| 
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L'Italia è una truffa per il SUD!
Ci hanno spogliato di tutto e continuano a farlo ripetutamente!


W il Separatismo rivoluzionario!
W il SUD LIBERO!

SI,SIAMO TUTTI BORBONICI!!

INFO: www.eleaml.org

Daniel Tiano 10.06.07 10:15| 
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SIMME BRIGANTI E FACIMME PAURA A TERRA E' A NOSTA E NUN S'ADDA' TUCCA'!!!!

Luca Sorgente detto il brigante 02.06.07 03:11| 
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Ammo pusat chitarr e tammorre pecchè sta musica s'addà cagnà, simme Brigante e facimme paura e ca scuppetta vulimme sunààààà.... Che il Risorgimento Italiano sia stato soltanto una presa in giro per nascondere la dominazione piemontese ormai nn è una novità, nn ti preoccupare Beppe anche se i libri di storia continueranno a dire solo un mare di str......ate chi avrà un pò di cervello nn ci metterà molto a capirlo, ma la cosa che più mi fa rabbia è la falsità storica con cui sono stai demonizzati i Briganti dove addirittura molti libri di storia li definiscono i diretti predecessori dei Camorristi... Quello che so non sono stati Carmine Crocco e la banda Pilone a dividersi i Capitali ed i Fondi stanziati per il Mezzoggiorno, come hanno fatto i nostri cari Boss nel nostro secolo insieme a politici ed imprenditori... alla fine è sempre stato così i veri criminali sono coloro che costituiscono un potere....

Luca Sorgente detto il brigante 02.06.07 02:46| 
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la resistenza non e mai finita, ma e stata strumentalizata, oggi si chiama camorra, un altro regalo dell'unità, i briganti veri quelli che ancora oggi sono pronti a dare la loro vita per la libertà e la dignità, sono pochi ma decisi.
TREMATE LA BANDA CROCCO VIVE.
Ninco Nanco.
grillo sei un grande sei l'unico che ha avuto le palle di dire le cose come stanno realmente.

Ninco Nanco 28.05.07 20:12| 
 
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Purtroppo in Italia non s'e' voluto chiarire tutta una serie di cose riguardo al sottosviluppo nel Sud. Io che sono nato al Nord ma che ho abitato due anni al Sud mi chiedo spesso di questo divario economico che ci mettera' anni a cambiare, ovviamente con la globalizzazione tante cose cambieranno prima: meno male! Una cosa che pero' mi fa "incazzare" e' la mentalita' di certi balordi nordisti ormai gia' in pensione che non riconoscono al Meridione le proprie peculiarita' di una cultura e di una capacita' imprenditoriale. Ecco perche' dicono che esistono due Italie. Ciao

carlo ricci 14.04.07 04:27| 
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Ci hanno chiamato briganti ma noi volevamo solo giustizia

Ci hanno chiamato briganti ma noi volevamo solo la pace

Ci hanno chiamato briganti e stavamo solo difendendo i nostri figli

Ci hanno chiamato briganti e ci hanno fatto soldati

Ci hanno chiamato briganti e ci hanno uccisi tutti

Ci hanno chiamato briganti e amavamo il sole

Ci hanno chiamato briganti e ci hanno fatto partire

Ci hanno chiamato briganti e ci hanno strappato l'anima

Ci hanno chiamato briganti mentre loro erano i santi.

http://blog.libero.it/dinzo10/

carlos carranza 14.03.07 14:23| 
 
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E' tutto vero.Io sono un ragazzo di caserta iscritto a ingegneria elettronica asalerno.quando andavo alle superiori,nel mio ultimo anno partecipai a un progetto teatrale che si chiamava "terra bruciata",diretto dal prof. guido cecere di italiano e storia.il progetto consisteva in una ricerca sul campo delle conseguenze che i garibaldini e il regno di savoia hanno portato nel sud italia in genere,con testimonianze scritte enon nei comuni,soprattutto capua e dintorni (ric. teano).i risultati della ricerca poi sono serviti a mettere in scena un "musical",appunto "TERRA BRUCIATA...", diretto e interpretato a fine anno scolastico dal gruppo di noi studenti dell'ITIS g.c. falco di capua.il tema principale dell' "opera", si riversa nella speranza dei paesani di risolvere la situazione economica e politica sotto i borboni in nuive proosppettive verso il futuro.le varie figure paesane,il maestro,il sindaco..i luoghi di convivenza,la festa del paese,la casa del brigante,la campagna...sono state tutte notizie riportate grazie alle testimonianze di bisnonni ,che erano poco più di bambini,anzi non era no ancora nati,ma che avevano sentito parlare a loro volta dai nonni ,scritti di notai e avvocati dell'epoca.ad esempio posso raccontare l'episodio della povera "trapanarella",una ragazza che era stata adescata da un garibaldino che le prometteva di portarsela al nord,dove la vita era più agiiata, dove avrebbe condotto la vita della "signora"...e invece..la ragazza è rimasta incinta...lui è scappato....e il paese,data la mentalità redrograda dell'epoca,l'incolpava di essere una "zoccola"!la scena è seguita da una canzone della nuova compagnia di canto popolare,o di bennato non ricordo bene,come del resto molti altri pezzi inseriti nel progetto..suonati dal sottoscritto e il "suo collega" michele rega,e cantate da TUTTI durantye la messa in scena.Appunto questa voleva essere una forma di protrest CORALE per cercare di non dimenticare cosa siamo e perchè lo siamo...grazie beppe

emmanuel granatello 26.02.07 14:31| 
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i savoia sono stati estromessi dal potere da 60 anni, eppure c'è ancora chi li protegge "storicamente". E gli storici italiani repubblicani da chi sono protetti? come fanno a
far tacere la loro coscienza? e non dimentichiamoci nel 2007 verrà celebrato in tutta italia il 200esimo anniversario della nascita di un grande criminale di pace e di guerra: giuseppe garibaldi.

donato menichella 20.02.07 16:07| 
 
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E i 30 milioni di sud-italiani
morti in esilio?
E la fortezza di Fenestrelle
Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall'emigrazione forzata, nell'inesorabile comandamento di destino: "O briganti, o emigranti
A migliaia questi uomini furono concentrati dei depositi di Napoli o nelle carceri, poi trasferiti con il decreto del 20 gennaio 1861, che istituì "Depositi d'uffiziali d'ogni arma dello sciolto esercito delle Due Sicilie". Cinquemiladuecentododici condanne a morte 6564 arresti 54 paesi rasi al suolo centinaia di migliaia di morti(qualcuno azzarda 1 milione di morti).
La prima pulizia etnica del mondo occidentale (Legge Pica) Una vergogna nazionale ancora sottaciuta dalla storia ufficiale.

"E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo.
Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi
sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità
di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso
destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo.
Calpestati, come l'erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo.
Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni.
Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone.
Non è parola vana ed astratta. E' dire senza timore, E' MIO,
e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall'anima.
E' vivere di ciò che si ama.
Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce.
Così è stato, e così sempre sarà."

dal Monologo finale del "Generale" Carmine Crocco, con il quale Michele Placido
conclude lo spettacolo, al Parco della Grancia,
"La storia bandita", cinespettacolo sul brigantaggio lucano.POTENZA
Ma non sarà così sempre perchè tutto cambierà
SIAMO TUTTI BORBONICI!

Massimo Orsi 20.02.07 11:30| 
 
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Innazitutto complimeti per questo tema caro Beppe.

I problemi moderni del sud cominciano con l'unita' italiana(i savoia erano solo i sovrani costituzionali in mano a potentati finaziari piuttosto scafati.puntare il dito solo contro una dinastia,comunque discutibile,non centra il problema). Come l'autorevole prof. Zitara ha evidenziato, ma non solo lui, all' unita' italiana la penisola era essenzialmente agricola come attivita' prevalente,il secondario si strutturava su una manifattura artigianale diffusa anche al sud e poca industria pesante che vedeva il sud comunque attivo grazie alle iniziative della monarchia borbonica. il sud esportava verso francia inghilterra e usa prodotti agricoli e loro trasformazioni.questo, + i consumi interni, garantivano la presenza di ottime quantita' di scorte finaziarie nei banchi di napoli e sicilia.denaro che era il frutto del lavoro dei meridionali e che circolava con le fedi di credito ed altri titoli.il regno delle 2 sicilie cioe' non era povero pur non essendo ricchissimo.era una realta' in costante crescita, magari lenta in alcuni frangenti, ma in crescita.comunque non era il regno di morti fi fame descritti dalle storielle.una realta' sociale quindi abbastanza equilibrata nelle varie componenti economiche(primario secondario e terziario del pubblico).sulle ferrovie, all' unita' vi erano circa 130 km concentrati nella provincia napoletana(campania) anche se erano gia' stati indetti gli appalti per la napoli-brindisi a la napoli-abruzzo con imprenditori e societa' meridionali .con l'unita' furono oggetto di recesso e gli appalti furono conclusi con la societa' delle ferrovie meridionali(i cui soci erano TUTTI del centro-nord,venendo esclusi i possibli investitori del sud)e furono realizzate le trivelle adriatica e tirrenica per far scendere i soldati durante la guerra del brigantaggio, poi sarebbero state usate per prendere materie prime e uomini a basso costo e per mandare giu' prodotti finiti(aspetti del colonialismo).

gigi.g. 12.02.07 20:03| 
 
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Commento ad articolo di Beppe Grillo
Antonio
martedì, dicembre 19, 2006, 11:16 (continuo...)

c'è la storia di un paese che...se pur "solo" attraverso uno spaccato di televisione e comicità ci sta tutto!
A mio avviso non è un caso che Beppe Grillo abbia rotto con la televisione- e con quel sistema che stava dietro e dentro la televisione - proprio nel 1990, anno di svolta epocale, politicamente, economicamente, culturalmente, dunque storicamente.
Prima di chiudere il mio commento ci tengo a complimentarmi con Andrea Cinquegrani per il suo articolo "Il nostro Polonio quotidiano".
Chiudo con una breve personale osservazione politica.
I movimenti meridionalisti non hanno bisogno di contatti, alleanze, simpatie...con movimenti politici di stampo leghista, la direzione da seguire non è (con) a destra, né (con)a sinistra ma a SUD! Guardiamo sempre e solo a SUD!
Anche Beppe Grillo da Genovese quale è riesce a guardare a SUD, e lo fa meglio di molti altri che sono del SUD e che DOVREBBERO essere meridionalisti.
Antonio Avano

Antonio Avano 09.02.07 01:10| 
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Commento ad articolo di Beppe Grillo
Antonio
martedì, dicembre 19, 2006, 11:16
Tempo fa, non molto tempo fa, si parlava della necessità di "reperire" un meridionalista di notevole spessore culturale, non i soliti (o il solito), senza nulla togliere ai soliti (o al solito); un personaggio da poter invitare, coinvolgere in dibattiti incentrati sulle tematiche più care al mondo meridionalista.
Bene, lo si è trovato. Il personaggio che si stava cercando è Beppe Grillo!
Rispondendo a certi commenti, relativi a presunte strumentalizzazioni, devo citare Beppe Grillo per ricordarne lo spessore.
Beppe Grillo ha scritto: " Vent' anni fa ho fatto una pubblicità. Ma poi ho capito alcune cose sulla pubblicità. Quindici anni fa me la prendevo con i politici. Ma poi ho capito alcune cose sull'economia. Dieci anni fa finivo i miei spettacoli sfasciando un computer a mazzate. Ma poi ho capito alcune cose sui computer e su internet. Oggi la pubblicità mi sembra uno dei mali peggiori, l'economia la vera padrona della politica, internet uno dei pochi spiragli per difendersi e per ridare alla politica lo spazio che l'economia le ha rubato".
Come si fa a strumentalizzare un personaggio così!
Ritengo che sia impossibile. Ha le idee troppo chiare, con uno spessore fatto di conoscenza e criticità impenetrabile.
Personalmente, dopo aver letto l'articolo "Siamo tutti Borbonici", penso veramente che Beppe Grillo abbia raggiunto l'apice, l'eccellenza della capacità critica; ne ha fatta di strada da quando il suo autore era Ricci.
Mi permetto di aggiungere..." trent'anni fa era solo un comico che recitava, pezzi scritti da Ricci, nella televisione pubblica per un pubblico italiano ignorante. Ma poi ha capito alcune cose sulla comicità, su Ricci, sulla televisione pubblica, sul pubblico italiano e sull'ignoranza".
Se si rilegge il tutto, passaggio per passaggio, c'è tutto, c'è la storia di un paese che...se pur "solo" attraverso uno spaccato di televisione e comicità

Antonio Avano 09.02.07 00:59| 
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LA RESISTENZA CONTINUA!
IL CANTODI RISCOSSA DEI BRIGANTI
www.brigantaggio.net
LIBERTA'
Ammu pusato chitarra e tammure
pecche' sta musica s'adda cagna'
simmo briganti e facimmo paure
e cu' 'a scuppetta vulimmo canta'

E mo'cantammo 'na nova canzona
tutta la gente se l'adda 'mpara'
nuie cumbattimmo p' 'o rre burbone
e 'a terra nosta nun s'adda tucca'

Chi ha visto 'o lupo e s'e' miso paure
nun sape buono qual e' 'a verita'
'o vero lupo ca magna e criature
e' 'o piemuntese c'avimm' a caccia'

Tutte 'e paise d' 'a Basilicata
se so' scetate e vonno lutta'
pure 'a Calabria s'e' arrevotata
e stu nemico facimmo tremma'

Femmene belle ca date lu core
si lu brigante vulite aiuta'
nun lo cercate, scurdateve 'o nomme
chi ce fa guerra nun tene pieta'

Ommo se nasce, brigante se more
e fino all'urdemo avimm' a spara'
ma si murimmo menate nu sciore
e 'na preghiera pe sta liberta'


Massimo Calabrese 06.02.07 08:48| 
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come stavo dicendo la storia è lunga ma chiara purtroppo, perchè cavour uno alla volta si comprò vari generali napoletani l'appoggio della nobiltà e la connivenza anglosassone, infatti quando arrivarono i mille le navi inglesi li coprivano erano pochi e scalcagnati ma ben presto ebbero armi e munizioni arrivati chissà come(francia, piemonte, inghilterra) e cominciarono a combattere,all'inizio ebbero grosse difficoltà perchè incontrarono reparti napoletani poi miracolosamente i napoletani si ritirarono verso palermo seguendo gli ordini di generali, si traditori di un regno che era stato attaccato da irregolari e quindi briganti, che tennero fermi ventimila uomini e lasciarono campo libero a garibaldi che prese palermo senza sparare.
si va verso messina che non si arrende perchè il generale che comandava non era venduto e la pagò cara in termini di morti visto che nel frattempo tanti si erano uniti a garibald credendo alle sue chiacchiere.
a reggio calabria ci furono furiosi combattimenti ma i garibaldini passarono e poi via verso salerno e fino a napoli mentre i generali facevano ritirare le truppe senza sparare, non tutti però, profittando di ministri corrotti che sviavano francesco II che arriva al punto di lasciare napoli per non esporla a un bombardamento che l'avrebbe distrutta, attestandosi nelle campoagne casertane dove da battaglia e quasi la spunta, con tanto di ferimento di garibaldi.
la fine è vicina ma il re cerca almeno di salvare la faccia accerchiato da garibaldini e piemontesi che nel frattempo hanno invaso il suo regno senza dichiarare guerra, e, attestandosi a gaeta resiste fin che può,
altro che vittorio emanuele III che lasciò l'italia allo sbando fuggendo a brindisi, dopo averci dato alla II guerra mondiale.
che romanzo che ho scritto ma come finale vorrei dire che so due nomi per cominciare: GEN.PIANELL E LIBORIO ROMANO gli altri li possono fare i tanti che conoscono la verità, per non dire dei risvolti del dopo-unità!
meglio che mi fermo

giovanni giacon 04.02.07 16:07| 
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bhè caro beppe da quel che vedo sai sempre sollevare vespai, comunque ho letto che ci sono persone che si domandano come, quando e perchè...
semplice, se uno staterello per oltre cento anni fa guerra in media ogni dieci anni con tutti i tuoi vicini e anche di più, non ti bastano più le femmine di famiglia da dare in pegno agli altri regnanti, prima o poi ti ritrovi ad essere lo staterello più indebitato d'europa con le campagne spopolate perchè i contadini sono morti col fucile in mano, servo di regni che a vienna hanno spadroneggiato e sottoposto alle lotte di potere secolaridi potere tra francia e inghilterra.
non è un caso che navi inglesi han stazionato nei golfi di napoli e palermo con i cannoni sempre puntati per anni, già nel 1799 e nel 1806 c'era lo zampino di francesi e inglesi...
tornando a noi ricordate che la mamma di francesco II era una savoia data sì in garanzia(di debiti?, di buon vicinato?), eppure i savoiardi han tramato per buoni trenta anni contro le due sicilie, perchè?
per motivi economici perchè le materie prime del sud erano tante e si vendevano di più, perchè le navi napoletane arrivavano a new york portando in esclusiva il grano dello zar e questo dava fastidio a mezza europa, perchè al sud c'erano le fabbriche, anche se dirette da svizzeri, e al nord no!!
poi c'era il risultato finale di tale gestione un po' feudale sì ma attiva, il regno delle due sicilie era il più ricco d'europa in oro dopo l'impero britannico , non conosceva la leva militare, la disoccupazione, la fame atavica del nord, checchè si dica oggi, aveva un sistema pensionistico corporativo e primati industriali di accialerie e fonderie etc etc, non aveva è vero un buon sistema viario e ferroviario ma il resto d'italia stava peggio e usava le navi di piccola stazza.
a napoli si dice che si stava meglio quando si stava peggio.
quindi all'epoca dei fatti cavour e vittorio emanuele già tramavano da anni coperti da francia e inghilterra per impadronirsi di tutto ciò
segue

giovanni giacon 04.02.07 15:47| 
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Caro Beppe,
quello che hai detto è la sacrosanta verità.
Il Regno delle due Sicilie era non solo più grande, ma anche più ricco del Piemonte, che lo ha saccheggiato in lungo e in largo con una vera e propria guerra d'occupazione e depauperamento.
Ma c'è una cosa che non capisco: come sia stato possibile la vittoria di Garibaldi contro un esercito vero e proprio come quello del regno di Napoli.
Devono esserci state delle manipolazioni, dei tradimenti, l'appoggio dell'Inghilterra che desiderava la scomparsa del Regno di Napoli.
Se c'è qualcuno che ne sa di più, batta un colpo.
Siamo tutt'orecchi!
A prescindere da ripensamenti.
Oramai l'Italia è fatta!
E gli italiani...

Giuseppe Tafuri 29.01.07 14:14| 
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Discussione

Seconda Parte
Le canzoni all'improvviso parlano di tanti emigranti e partendo i bastimenti lasciano qui dolore e pianti
Nei pensieri della gente ci sono ancora i bei ricordi di quando tutti stavan bene e la gente non andava via
Ma chi ha fatto tutto questo? Mi potrò fidar di Lui? No, No chist' ci'ann acciso L'amma fa fess pè nun murì
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Questo perché bisogna dire a chi non ricorda il perché si comporta così
Passa il tempo nella Storia da un Monarca a un Presidente il Ricordo si disperde Resta solo quel che sei
Non ti fidi dello Stato ma non ricordi più il perché non accetti le sue leggi e respingi la polizia
Ma può esser proprio un caso che l'antistato è proprio al Sud con quattro cupole perenni accettate dalle genti
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Questo perché bisogna dare a chi ha paura per se una via per uscir
Quanti danni abbiam subito e quanti ancora ne verranno Prima che un grande Stato abbia il coraggio di parlare
non con soldi ma rispetto che la verità ci può ridare raccontando alle sue genti La vera Storia come andò
Nelle scuole e nelle piazze bisogna dirlo con chiarezza per non essere più un peso e per far la nostra parte
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Questo perché bisogna dire a chi non sa ancora perché il Sud è sempre cosi

Giancarlo Chiari1 24.01.07 12:28| 
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Seconda Parte
Le canzoni all'improvviso parlano di tanti emigranti e partendo i bastimenti lasciano qui dolore e pianti
Nei pensieri della gente ci sono ancora i bei ricordi di quando tutti stavan bene e la gente non andava via
Ma chi ha fatto tutto questo? Mi potrò fidar di Lui? No, No chist' ci'ann acciso L'amma fa fess pè nun murì
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Questo perché bisogna dire a chi non ricorda il perché si comporta così
Passa il tempo nella Storia da un Monarca a un Presidente il Ricordo si disperde Resta solo quel che sei
Non ti fidi dello Stato ma non ricordi più il perché non accetti le sue leggi e respingi la polizia
Ma può esser proprio un caso che l'antistato è proprio al Sud con quattro cupole perenni accettate dalle genti
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Questo perché bisogna dare a chi ha paura per se una via per uscir
Quanti danni abbiam subito e quanti ancora ne verranno Prima che un grande Stato abbia il coraggio di parlare
non con soldi ma rispetto che la verità ci può ridare raccontando alle sue genti La vera Storia come andò
Nelle scuole e nelle piazze bisogna dirlo con chiarezza per non essere più un peso e per far la nostra parte
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Questo perché bisogna dire a chi non sa ancora perché il Sud è sempre cosi

Giancarlo Chiari 24.01.07 12:07| 
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Questo è il mio contributo alla "questione" realizzata in bozza in 3 ore nel gennaio 2005 dopo circa 8 anni di incubazione e studi.
Questione Meridionale© di Giancarlo Chiari
Prima parte
Lo stivale in lungo e in largo ho vissuto intensamente e dovunque sono andato ho incontrato tanta gente
Si dicevan tante cose Ma poi chissà perché Si finiva col parlare della Questione Meridionale
Non sapevo cosa dire Non sapevo dire perché Sembravamo cosi strani a chi non era come noi
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Questo perché c'è una guerra che si combatte sai proprio dentro di noi
C'era una volta un gran paese Invidiato dalla gente Dove vivere er’un piacere Ricco Prospero e Vincente
C'eran tante cose belle che nessuno aveva ancora industrie grandi e produttive da restare nella Storia
e poi venne all'improvviso un enorme terremoto che durò dieci anni almeno e distrusse tutto ahimè
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Questo perché senza la verità nessun ricorda quello che c'ha dentro il suo DNA
Se qualcuno ti fa male e lo fa solo a te con il tempo te lo scordi e qualcuno ti aiuterà
Ma se il male lo riceve un'intera popolazione Nessun amico ti consola e l'odio ti travolgerà
Ti hanno tolto proprio tutto nel nome di un’Unità che portò morti e dolore e un’incredibile povertà
Ma adesso si ho capito sai c'è una Storia che va riscritta ormai
Perché non sai perché non ti fidi di chi ora c'è anche se colpa non ha di quello che hai nel DNA

Giancarlo Chiari 24.01.07 12:06| 
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In uno scritto dal titolo "Bilancio dello Stato dal 1862 al 1897", raccolto negli "Scritti sulla questione meridionale" pubblicati a Bari nel 1958, Francesco Saverio Nitti esamina analiticamente le leggi finanziarie dal 1862 al 1897. Egli, con cifre ufficiali, potè provare che il Meridione, in rapporto alle sue capacità, diede allo Stato un contributo di imposte e di tasse nettamente superiore a quello del nord:
"L'esame dei bilanci e le cifre ufficiali dell'Ufficio di Statistica provano che il Mezzogiorno contribuiva assai più del Settentrione alle entrate dello Stato, poiché possedendo il 27% della ricchezza pagava il 32% delle imposte".
Vero è che il nuovo Stato si assunse i debiti degli altri Stati italiani, ma, osserva il Nitti, mentre il Regno delle Due Sicilie ne presentò circa 35 milioni, il Piemonte, molto più piccolo per superficie e per popolazione, ne aveva circa 61 milioni di Lire; inoltre il 65% di tutta la moneta circolante in Italia era del Sud ed in pochi anni, in conseguenza delle nuove imposte e della vendita dei beni demaniali ed ecclesiastici, emigrò al Nord e fu impiegata per lavori pubblici nel Settentrione. In conclusione, il Sud, entrato nel nuovo Stato, fu privato dei suoi capitali ad esclusivo vantaggio del Nord, fu esautorato nelle sue risorse finanziarie e si trovò nell'impossibilità di poter provvedere a se stesso.

Francesco Saverio Nitti fu politico esponente della sinistra liberale e studioso. Nacque a Melfi in provincia di Potenza nel 1868 e morì a Roma nel 1953. Fu parlamentare, ministro e presidente del consiglio nel 1919-20. Oppositore del Fascismo, trascorse gli anni della dittatura in esilio in Svizera e Francia.
Ferdinando Corradini

Ferdinando Corradini 21.01.07 22:05| 
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Siamo stati un grande popolo, abbiamo una grande storia.
Non c’era alcun bisogno che arrivasse Garibaldi per insegnarci la libertà, sapevamo difenderla per antiche virtù, l’avevamo difesa in cento passaggi della storia. Siamo stati grandi quanto gli altri, qualche volta più degli altri. Siamo stati civili quanto gli altri, qualche volta più degli altri. Il nostro passato non è lontano millenni, come si racconta, ma solo centocinquant’anni.
E’ necessario che la coltre di bugie che circonda la nostra identità collettiva sia fugata. La consapevolezza del passato ci aprirà gli occhi e ci permetterà di guardare al futuro.
Nicola Zitara, 22 dicembre 2006

carmine napoli 11.01.07 19:01| 
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Ho conosciuto a Milano africani che votano Calderoli perchè dicono che il problema dell'Italia sono i terroni perchè non hanno voglia di lavorare.

Ho conosciuto a Milano filippini che dicono lo stesso e che non scenderebbero al di sotto di Roma.

Conosco a Napoli africani che detestano Calderoli perchè è ignorante e non capisce l'essenza di Napoli.

Cambiano le razze ma non i problemi.

La storia non si cambia con un innesto genetico.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 11.01.07 13:16| 
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Sono contenta che finalmente se ne parli non solo in chiave "borbonica". Sono un'insegnante di Italiano e Storia presso l'Istituto Statale d'Arte "SAn Leucio" di Caserta. Da qualche anno, con grande fatica ma con forte convinzione, sto "riscrivendo" con le mie studentesse e i miei studenti la storia della mia terra, quella del regno di Napoli che appunto era un Regno molto prima di quello sabaudo e aveva tutto il diritto di continuare ad esserlo. A scanso di equivoci, i soliti, sono una donna di sinistra, seguo le vicende politiche con appassionata indignazione e non sono né filoborbonica né neoborbonica. Sono semplicemente una docente stanca di leggere, e insegnare, storie falsate e filtrate. Per favore, impariamo a leggere i documenti e lasciamo che la STORIA la facciano gli storici non gli storiografi di parte. Qualsiasi sia la loro parte.

nadia verdile 10.01.07 18:28| 
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3- Dopo 150 anni, stringe un po’ il cuore percepire un generale orgoglio di appartenenza a questa Nazione solo quando 11 scalmanati in mutande rincorrono un pallone guadagnandoci miliardi (di vecchie lire) e una “coppa del mondo”. E’ ancora più penoso sentire un gruppo di ben remunerati parlamentari dileggiare il Tricolore, nella sostanziale indifferenza o peggio vigliaccheria dei più.
Qualcuno dice che l’Italia non riuscirà a rimanere nell’Euro. I milioni di extra comunitari che la stanno popolando non ne sono molto turbati. I loro governanti pure e intanto scaricano sull’Italia il disagio sociale di questi loro sudditi, disoccupati o delinquenti. Manovalanza a bassissimo costo disposta a tutto anche a farsi sfruttare gli uni, ad uccidere gli altri. Per pochi soldi.
Concordo con quanti prevedono che gli Italiani dello Stivale Unito (o forse frazionato) saranno mulatti con gli occhi a mandorla e che I SOLITI “COGLIONI” CONTINUERANNO A RINFACCIARSI DI ESSERE TERRONI O POLENTONI. valongi@libero.it
Grazie Beppe

Vincenzo Alongi 10.01.07 08:38| 
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1- A discussione ormai purtroppo di fatto esaurita, desidero suggerire il libro di Gualtiero Castellini (“Crispi”, ed. G. Barbera, 1924, Firenze). Ho la possibilità così di ringraziare quanti hanno fornito bibliografie sull’unificazione dell’Italia. Trattasi di un libro scoperto per caso tra gli scaffali di una biblioteca scolastica. Trovo soprattutto il capitolo quarto pieno di spunti per chi in buona fede e per desiderio di conoscenza voglia farsi un’idea più fedele della Storia dell’Unità d’Italia che nel bene e nel male considero provvidenziale nonostante: le tante ombre; i tanti squilibri sorti o accentuatisi negli anni tra Nord e Sud; i tanti privilegi dei tanti politici sempre più sgangherati che selezioniamo a rappresentarci in Parlamento; i tanti insopportabili sprechi; le tante rapine finanziarie di allora come di oggi che rimarranno sempre impunite e che rendono più povera e più fragile l’Italia.
2- In effetti si dice “ i Borbone” non “i Borboni”! Insistere nel dire “i Borboni” significa derubarli anche del nome. E non penso che meritino cotanta rapina per essersi appoggiati ad alleati sbagliati e soprattutto per aver organizzato e mantenuto un Esercito ed una Marina zeppi di traditori. D’altra parte avesse almeno fatto partire dalla sua flotta un paio di bordate, anche a salve!, di riprovazione, contro le navi inglesi e francesi che facevano da palo mentre altri gli fregavano il regno!!!

Vincenzo Alongi 10.01.07 08:30| 
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Alla fine ci sono riuscito!! Mi scuso ancora una volta per la confusione dovuta ad imperizia mia e a qualche filtro tecnico.
La sequenza esatta pertanto è:
1861 – 2061…
Eppure il Popolo cui …
Grazie soprattutto …
E intanto godiamoci …
Dimenticavo: a- spero di cuore che Napoli ritorni ad avere il posto che aveva tra le città europee prima dell’Unità d’Italia (o prima che fosse attaccata a tradimento, senza dichiarazione di guerra.
b- Spero che Beppe Grillo, per il suo bene, dimagrisca un po’.

Vincenzo Alongi 29.12.06 18:03| 
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Eppure il Popolo cui appartenevano era riuscito nei secoli ad essere protagonista, a modellare e a condizionare nel bene e nel male la cultura dell’intero Occidente. Grazie ai loro Morti ammazzati nelle varie guerre, grazie all’intelligenza ed all’operosità dei loro Padri, nonostante l’invadenza secolare razziatrice delle nazioni europee, pur privi di materie prime. Si chiedono perplessi e sostanzialmente annoiati perché non preferiscano impelagarsi ad indagare sul sesso degli angeli piuttosto che litigare per appurare se ai Savoia che se la sono svignata nel momento del pericolo erano da preferire i Borboni con le loro modernissime quanto inefficaci e per nulla fedeli armate e, peggio, con i loro forzieri stracolmi (sembra) di danaro ma inutilizzato per il benessere dei propri sudditi. Se la Storia è Maestra di vita, noi Italiani (e non solo!) siamo dei pessimi scolari. Grazie soprattutto ai tromboni che ce la raccontano come vogliono i loro padroni.

Vincenzo Alongi 29.12.06 17:45| 
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Per un arcano tecnico è uscito un invio disordinato ed incompleto. Mi scuso.

Vincenzo Alongi 28.12.06 14:18| 
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1861 – 2061. Si festeggia il duo-centenario dell’Unità d’Italia. Gli Euroafroasiatici che popolano l’Italia (e il resto d’Europa) partecipano per educazione e per svago ai festeggiamenti ormai solo folkloristici legati a tale anniversario ma è evidente che non sono attratti dagli avvenimenti storici del cosiddetto Risorgimento italiano. Essi sfoggiano la loro naturale, invidiata abbronzatura color caffèlatte e con lo sguardo reso enigmatico dalle forme orientaleggianti degli occhi, ridono un po’ divertiti un po’ sfottenti della insulsa diatriba campanilistica, ancora per nulla sopita, tra ottusi polentoni e sporchi terroni. A nessuno di loro interessa sapere se il Nord è stato famelico e rapace né se il Sud (Isole comprese) è piagnone e incapace.

Vincenzo Alongi 28.12.06 14:11| 
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E intanto godiamoci la fortuna di vivere in questa Nazione nonostante le malefatte impunite dei malfattori che stanno distruggendo la nostra economia e la nostra cultura. Certo è comprensibile una maggiore voglia di federalismo fiscale anche per ripicca verso i Partenopei che hanno riconfermato gli stessi politici che non hanno saputo o voluto affrontare il problema spazzatura accollando anche a noi non Partenopei i relativi maggiori costi di confezionamento e spedizione altrove di tale loro spazzatura. Così come non si può non bofonchiare qualche improperio contro il becero di turno che scrive “Forza Etna” durante l’eruzione di quella che per noi Etnei è “la montagna”, la Madre come per i Veneti lo è “la” Piave.
Giusto per lanciare, come si suole dire, un segnale forte di inversione di marcia sarei d’accordo con quanti vorrebbero togliere i nomi dei Savoia da vie, viali, corsi, piazze e sostituirli con nomi di personaggi famosi locali, italici e, perché no?, euroafroasiatici.
P.s. La presa del Potere da parte dei Comunisti per vie democratiche iniziata con Togliatti: c’è o non c’è? E’ vero che Sindacati e partiti di sinistra per una manciata di voti hanno finito col conquistare tutte le leve del Potere politico, sindacale, giudiziario, economico, e sociale? E’ vero che hanno instaurato un Regime plutocattocomunista buonista anticlericale? E’ vero che questo Governo è il più vicino alle lobby bancarie e finanziarie italiane ed estere, un po’ come ai tempi dell’Unificazione politica ed economica dello Stivale? Chi paga adesso i loro immensi profitti? valongi@libero.it : Sono di cultura cristiano cattolica, sono iscritto ad un sindacato di sinistra, sono da sempre un socialista liberale prima e dopo Craxi (che se ladro era, è stato l’unico grande politico a pagare!). Un sincero, caloroso Buon anno a tutti.

Vincenzo Alongi 28.12.06 13:26| 
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Grazie soprattutto ai tromboni che ce la raccontano come vogliono i loro padroni. Non sapremo mai nomi e cognomi di quanti ad oggi hanno rapinato con sfacciata continuità le casse dello Stato e le tasche dei cittadini sicuri di farla sempre franca; non sapremo chi ha ordinato ed eseguito le stragi che hanno martoriato corpi e sentimenti di quello che per qualche decennio si usava chiamare Popolo Italiano; non sapremo mai se Enrico Mattei è stato bruscamente atterrato dalla mafia o dalla distrazione di un meccanico; ma sappiamo nomi e cognomi di cosche mafiose, rituali più o meno macabri di affiliazione (boccacceschi bacinbocca compresi) ma molti continueranno a sostenere che la mafia è un’invenzione di Roma e Milano (“fituse bottane”) per fregare la Sicilia impedendone lo sviluppo economico e non solo; molti continueranno a definire tutti i Partigiani voltagabbana e vigliacchi ma molti altri continueranno a trattarli da eroi; molti sputeranno alla memoria dei Repubblichini altri diranno che sono stati dei veri soldati, fedeli all’impegno preso con la Germania. Tutti continueremo a chiamare “alleati” chi ci ha bombardato le città, i paesi, i villaggi. Tutti, penso, dobbiamo ringraziare questi alleati se non siamo finiti sotto la dittatura di Hitler o di Stalin. La Storia è Maestra di vita. Purtroppo la Storia è fatta di tante storie. A volte vere a volte false e tutte filtrate dal temperamento, dalla buona o mala fede, cultura, condizione psicofisica economica sociale di chi la racconta e di chi la sente raccontare.
Tutti concorderanno finalmente nel descrivere l’Italia sommersa di debiti alla sua nascita e dopo duecento anni annegata in un mare di debiti ancora più stratosferici. I soliti a caccia di qualcuno sul quale scaricare le proprie frustrazioni daranno la colpa all’altro, del Nord o del Sud.
E intanto godiamoci la fortuna di vivere in questa Nazione nonostante le malefatte impunite dei malfattori che stanno distruggendo la nostra economia e la nostra cu

Vincenzo Alongi 28.12.06 13:21| 
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Carlo Bertani da disinformazione.it :

Per gli amanti della Storia, possiamo citare alcuni eventi che illuminano quanto sia pieno di sfumature e contraddizioni ciò che ci raccontano.
Garibaldi fu il conquistatore del Regno delle Due Sicilie? E come fece a raggiungere Marsala – con due piroscafi praticamente rubati – se a contrastarlo c’era la Marina Partenopea , ossia la più forte ed organizzata Armata Navale italiana dell’epoca? Come mai le navi di Francesco II non fecero a pezzi il Piemonte ed il Lombardo?

Semplicemente perché nel porto di Marsala erano ormeggiate – casualmente – due fregate britanniche. Quando le navi borboniche giunsero nel luogo dello sbarco, non riuscirono a far molto per il timore di colpire i due legni inglesi – che a loro volta avrebbero chiamato qualche “fratello maggiore” della Flotta del Mediterraneo britannica – e Garibaldi riuscì ad inoltrarsi nell’interno indisturbato. Successivamente, parecchi alti ufficiali borbonici si fecero corrompere – ma qui entriamo già in aree dubbie – mentre la presenza delle due navi inglesi è inconfutabile. Molti, però, continuano a ritenere l’impresa dei Mille una semplice combinazione di coraggio e fortuna, mentre dietro all’impresa c’era la precisa volontà britannica, che vedeva in un futuro (e relativamente debole) stato italiano un contrasto all’espansione francese nel Mediterraneo.

Francesco Cabiddu 22.12.06 11:42| 
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Recentemente sono rimasto sconvolto dal fatto che la via principale di Mamoiada (Mamujada), paese barbaricino famoso per la tradizione millenaria dei Mamuthones, abbia la via principale intitolata nientemeno che a Vittorio Emanuele III! quel ridicolo nano astioso, colluso con il fascismo e con la più becera chiesa cattolica........proprio a Mamoiada non me lo sarei aspettato!

Francesco Cabiddu 22.12.06 11:38| 
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Discussione

Ormai quel che è fatto è fatto.....e lo dico da Sardo orgoglioso. Visto che noi, prima di tutti in Italia (piemontesi e liguri a parte)abbiamo avuto sul groppo questa banda di ladri e delinquenti (i Savoia appunto) posso parlare. La cosiddetta Italia è una realtà (politica) da 145 anni, e ne abbiamo viste di tutti i colori......non so se a noi sarebbe convenuto rimanere con la Spagna (a vederla oggi forse sì), ma certo a chi ha perso il governo austriaco non ha guadagnato nulla, e così è per il sud. La storia ufficiale è ridicolmente ingessata....non siamo in grado di liberarcene e di studiare davvero. Certo i Borbone non saranno stati la dinastia più illuminata d'Europa, la bigotteria e sistemi di produzione arcaici saranno stati più diffusi che al nord, ma "la conquista" sabauda non ha certo migliorato la situazione.....la Sardegna è stata spogliata di buna parte delle sue foreste in cambio di nulla, o quasi. Le ferrovie sono attualmente quasi inesistenti e per viaggiare in treno da Cagliari a Sassari ci impieghi oggi, nel 2006, quasi tre ore e mezzo salvo complicazioni. Per quale motivo la Sardegna conta il 60% del demanio militare italiano? forse perchè i Savoia l'hanno sin dall'inizio considerata come una colonia da sfruttare. E così è per il Sud. Che fare? Per togliermi un infantile piccola soddisfazione mi piacerebbe far pagare all'attuale signor Savoia, per tutte le nefandezze dei suoi avi. E ce ne sarebbe d'avanzo!

Francesco Cabiddu 22.12.06 11:32| 
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Settima Parte)

Giacinto de’ Sivo (da “Storia delle Due Sicilie”):
-“La Patria nostra era il sorriso del Signore./La Provvidenza/la faceva abbondante e prospera,/lieta e tranquilla,gaia e bella,/aveva leggi sapienti,morigerati costumi/e pienezza di vita,/aveva esercito,flotta,/strade,industrie,opifici,/templi e regge meravigliose,/aveva un sovrano nato napoletano/e dal cuore napoletano./L’invidia,l’ateismo e l’ambizione/congiurarono insieme per abbatterla e spogliarla”. Caro lettore,mi rivolgo a te,consigliandoti di leggere,se hai tempo,la Storia in modo obiettivo,per poter scorgere al di là delle deformazioni,la Verità,riscoprendo,così, la nostra storia,quella che ci fa onore e ci fa essere orgogliosi di essere meridionali.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 21.12.06 03:09| 
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Sesta Parte)

Mi riesce difficile apprezzare i Savoia di allora. Anche oggi sono imbarazzanti non più di ieri. Le leggi razziali partono da lontano. Ai Savoia l’invenzione dei primi veri gangsters contemporanei, nonni dei Lucky Luciano e degli Al Capone, strutturati come una massoneria di bravi da tenere al potere delle regioni invase, per “portare ordine” alle colonie da spogliare, senza disturbo. Da menzionare anche l’invenzione del marchio da attaccare sulla spalla degli ebrei ad opera di Amedeo VIII di Savoia (Chambery 1383 Ginevra 1451) anticipatore dei nazisti. Inoltre, sempre per continuare il glorioso filo continuo della Casa, inventarono i primi lager moderni, prima ancora dei russi o dei tedeschi, con calce viva per sciogliere e far sparire i cadaveri dei soldati borbonici catturati e ostili al nuovo assetto. Come i mafiosi di oggi che usano l’acido. Furono uccisi decine di migliaia di meridionali nella calce in grandi vasche sul retro della chiesa che è nel forte di Fenestrelle, a duemila metri di altezza sulle montagne piemontesi, dove morivano di stenti, freddo e fame in celle senza finestre con i ceppi alle caviglie. Ma la cosa odiosa era che i prigionieri meridionali dovevano leggersi anche la scritta che è ancora visibile su un muro entrando: “Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce”. E’ lì che nasce l’ancora in uso: “Ma và a lavorer, terun”, ma il più inquietante, “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi) all’ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz. Non fu il solo campo con queste caratteristiche. Altri furono a S. Maurizio Canavese, nel Forte S. Benigno in Genova, a Bergamo, ad Alessandria, a Milano, al Forte di Priamar vicino Savona.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 21.12.06 03:06| 
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Quinta Parte)

Liborio Romano era al soldo di Casa Savoia. Contatti massonici, vero referente di Cavour, è la base della strategia di Don Liborio. Dove non c’era in realtà reale consenso alla rivoluzione unitaria, ossia la maggior parte dei cittadini napoletani e dell’intero Regno, ci fu pressione camorristica per garantire il plebiscito. L’ordine ed il consenso all’unità fu garantito con la prima organizzazione criminale moderna che la storia ricordi così esplicitamente al governo di una nazione, l’Italia.

I guappi allora erano personaggi da duello rusticano. Erano a quel tempo in varie forme simili in Europa e in quasi tutta Italia, addirittura a Milano. Di storie di avventurosa carboneria mista a mala ne era piena la penisola e non solo. Passatori, primule e ribelli non si contavano. Basta leggere o ascoltare le antiche canzoni di mala. Ma mai delinquenti furono resi così organizzati e potenti, mai così in alto. Mai nella nostra storia più recente si sono visti così potenti e vincenti, mai così e come inevitabilmente avvenne, “virtuoso esempio” da emulare. Questa vittoria savoiarda ha distrutto il Sud dall’interno, ha rovinato talune mentalità, quelle più esposte a questo tipo di “rispettabili” condizionamenti.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 21.12.06 02:51| 
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Quarta Parte)

Si è parlato di tradimenti. Un traditore celebre del quale secondo me fa riferimento Re Francesco II è certamente Liborio Romano. Questo Don Liborio è significativamente connesso alla caduta del Regno per vari motivi, non ultimo quello di appartenere alla nascente forza carbonara di liberazione nazionale contro i Borbone chiamata “Bella Società Riformata”, oppure con un termine entrato lentamente in uso in alcuni verbali giudiziari, nei primi anni del ‘900: Camorra. La Bella Società Riformata nasce durante i moti napoletani del 1820-21 e realmente comincia a nuocere all’assetto del governo borbonico dal 1848-50, durante le forti pressioni internazionali sulle concessioni per la Costituzione da Ferdinando II. Cosi controllando perfettamente a comando i suoi amici, Don Liborio dimostrò bluffando, sapendo a priori la soluzione, particolari doti poliziesche e riuscì ad imporsi con l’inganno come credibile prefetto di Polizia. Appena caduto il Regno di Napoli, divenne addirittura ministro dell’interno e di Polizia, lavorando immediatamente al fianco di Garibaldi, facendo insediare per la prima volta nella storia di Napoli, i camorristi suoi affiliati nei commissariati e nella spartizione delle proprietà requisite alla Chiesa, comprese quelle strutture di beneficenza e carità. Insieme al supereroe, naturalmente il nizzardo.

Lezione questa appresa in forma diversa ma a pieno titolo dagli Americani quando sbarcarono in Sicilia, grazie anche all’aiuto "utilissimo" di Lucky Luciano, poi premiato abbondantemente nel pieno controllo del potere. Ancora una volta criminalità "legalmente" al potere.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 21.12.06 02:38| 
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Terza Parte)

Contrariamente alla romantica leggenda, “commuovente” direi, di un’Italia forte, temuta e rispettata perché unita, ma anche con ambiguità tutta italiana i più dimenticano che l’Italia è da tutti considerata all’estero come la ruota di scorta folcloristica ed inguaiata dell’Europa unita, anche se esagerano strategicamente, da vecchi coloni razzisti, come fanno i polentoni e i bauscia con i terroni.

Con l’Unione Europea così fatta, Unione delle Banche, l’Italia tutta, è già pronta per essere razziata, come il nostro meridione è stato deturpato e annesso per giochi di potere e di finanza.

Ritornando ai Supereroi si è parlato della povertà di Garibaldi. Anche Mussolini è morto povero, questo non ci fa dire che è provata dimostrazione scientifica che tutti sono unilateralmente d’accordo con il suo operato. La povertà di un dittatore come Garibaldi non è prova della sua ragionevolezza. La figura di Garibaldi, che non starò qui ad analizzare, è piena di ombre pesanti, come è logico per un fanatico avventuriero e mal gestito mercenario oltre che ladro invasato e scafista.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 21.12.06 02:18| 
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Seconda Parte)

Già nel 1876 la tesi razzista fu pienamente avallata dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla Sicilia che concluse: «la Sicilia s’avvicina forse più che qualunque altra parte d’Europa alle infuocate arene della Nubia; in Sicilia v’è sangue caldo, volontà imperiosa, commozione d’animo rapida e violenta». Cioè le stesse caratteristiche «psico-genetiche» che, con lo stesso identico linguaggio, i razzisti di tutto il mondo attribuivano alla cosiddetta «razza» nera. E di questo erano accusati i mediterranei: di essere «meticci», discendenti di popolazioni preistoriche di razza africana e semitica.
Questo clima determinò tre cose:
1. Subito fin dall’unità fu attuata una politica di tipo coloniale nei confronti del sud (spesso descritto nei giornali dell’epoca come l’«Africa italiana»), che ha portato quello che prima dell’unità era lo stato più ricco e sviluppato d’Italia (il Regno delle Due Sicilie) alla povertà quasi assoluta.
2. Il sud fu politicamente abbandonato alla criminalità poiché essa venne considerata inestirpabile, essendo intrinseca a una cultura inferiore e primitiva, frutto di un popolo che oltre ad essere «reo» di avere avuto influenze genetiche negroidi e semitiche era un popolo di «criminali nati» secondo la terminologia del Lombroso.
3. Furono smantellate molte industrie e infrastrutture del sud per poi ricostruirle al nord. Questo anche perché si riteneva che i settentrionali, per indole razziale, clima, temperamento e superiore civiltà «bianca» fossero più idonei a comprendere e gestire l’economia della nazione.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 21.12.06 02:10| 
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Prima Parte)

Noi italiani ci sentiamo i più furbi, definiamo con “simpatica arroganza”, “fessi o mona” quelli che vengono travolti da interessi e comportamenti ingiusti o criminali. Anche per quelle piccole ingiustizie da fare ai “fessi” di tutti i giorni, ammirando le gesta dei fasulli supereroi letti nei propagandistici libri di scuola. Addirittura secondo qualcuno dovremmo ammirare i Savoia.

Poi c’è l’Italia cinica e pappona che ha paura di perdere posizioni di privilegio acquisite con la truffa. Ed infine l’Italia dei segreti e degli scheletri negli armadi e delle cospirazioni massoniche particolari, fondata palesemente sull’abuso criminale nei pilastri portanti della sua stessa storia. E’ l’Italia. E poi c'è l'Italia della gente onesta, silenziosa e laboriosa e che subisce e soffre sempre.

Non si è fatto ancora nulla per riscattare un popolo. In fondo è il punto di questa lunghissima discussione.

Il risentimento di noi meridionali che rompono i coglioni è quello di sapere con certezza che la sopraffazione è avvenuta e avviene tuttora su pianificate leggi e provvedimenti razzisti, mai realmente estinti. Qualsiasi ricerca sul “razzismo in Italia” porterà a vedere come personaggi quali Lombroso, misurando il cranio dei calabresi e dei briganti, costruivano le basi scientiste alla persecuzione della “razza mediterranea” a favore di quella “padana e ariana”. La “razza mediterranea” nell’ Italia di allora era identificata geograficamente in Liguria, nel Regno delle Due Sicilie e Sardegna. Anche in internet sono presenti le mappe delle razze di epoca savoiarda.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 21.12.06 02:05| 
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Alcuni passi di studiosi che hanno sostenuto l’unità d’Italia e non certamente il governo borbonico.

Giustino Fortunato a Pasquale Villari(2-IX-1899):-“L’unità d’Italia (…..) è stata,purtroppo, la nostra rovina economica.Noi eravamo,nel 1860,in floridissime condizioni per un risveglio economico,sano e profittevole.L’unità ci ha perduti.E come se questo non bastasse,è provato,contrariamente all’opinione di tutti,che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari alle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali(…..)

”Gaetano Salvemini (1900):-“Sull’unità d’Italia il Mezzogiorno è stato rovinato,Napoli è stata addirittura assassinata(…..)è caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone(…..)

”.Giustino Fortunato a Benedetto Croce:-“Non disdico il mio “unitarismo”.Ho modificato soltanto il mio giudizio sugli industriali del Nord.Sono dei porci più porci dei maggiori porci nostri.E la mia visione pessimistica è completa”.

Giuseppe Garibaldi ad Adelaide Cairoli(1868):-“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili:Sono convinto di non aver fatto male,nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale,temendo di essere preso a sassate,essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.

Antonio Gramsci(da “Ordine Nuovo” 1920):-“Lo stato italiano(leggasi sabaudo)è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole,squartando,fucilando,seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 21.12.06 01:39| 
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Se qualche masochista ha voluto gratificarmi della sua attenzione, gli chiedo ', sinceramente, scusa per la tortuosa prolissità del mio pensiero sul tema in oggetto e … mi raccomando, se proprio s'ha da dividere lo Stivale, ... : Nordonia, al Nord; Centronia, al Centro, Sudonia al Sud; Sicilia e Sardegna. La Corsica se la sono venduta, uomini e animali compresi!
Buon Natale, a Cristiani. Cordiali saluti agli altri. valongi@libero.it

Vincenzo Alongi 17.12.06 19:52| 
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mi chiedo se i profitti siano andati alle banche (estere soprattutto) o alle genti del Nord o del Sud dell’Italia.
Alla fine ‘sta benedetta Italia Unita continua a non piacere a troppa gente. Chiesa (di allora!), Stati limitrofi timorosi di un concorrente finalmente temibile, beceri di adesso in guerra col mondo intero (cioè con se stessi),ecc. ecc.
A parte quelli del periodo risorgimentale e fascista, tutti i tromboni di regime non fanno che mettere in rilievo o inventarsi differenze etniche tra italiani per distrarci dalle ruberie e dai privilegi dei loro padroni.
E INTANTO il debito pubblico dagli 8 miliardi e 300 milioni di lire del 1870 è passato nel 2006 a TRE MILIONI E MEZZO DI MILIARDI DI LIRE (Alessandro Ercoli, blog di Beppe Grillo). “Metà del debito pubblico italiano è in mano estere”, commenta Alessandro Ercoli (stesso blog).
E INTANTO a pag. 6 de “Il Sole 24 Ore di Giovedì 14 Dicembre 2006, Riccardo Sorrentino nell’analisi dal titolo “Così il Golfo tassa l’Occidente” si chiede perplesso perché ci spaventa la Cina con i suoi mille miliardi di riserve e non avvenga altrettanto con i 633 miliardi di dollari di riserve dei Paesi Arabi. Sommando tali articoli alle insensate leggi sull’immigrazione a favore di tutti gli extracomunitari del mondo (Stati Uniti e Russia compresi) potenziali futuri nostri concittadini, è molto realistico immaginare che fra qualche decennio esisterà in Italia (forse in tutto l’Occidente) una sola razza con la pelle caffèlatte e con gli occhi a mandorla, una sola religione (che non dico per lasciare un po’ di suspence) ed una sola lingua. A chi è amante del Pensiero Unico ciò non può non far piacere. A quelli che percepiscono tale evento come un grosso problema consiglio una lettura approfondita della Bibbia. In essa troveranno la soluzione. Mi riferisco all'episodio della Torre di Babele ... e si ricomincia!

Vincenzo Alongi 17.12.06 19:45| 
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nulla, le industrie del Sud; nulla, i Liguri che si sono beccati le cannonate di tal Bava Beccaris; nulla, coloro che volevano il ritorno dei Borboni assimilati ai “briganti” e come tali trucidati; nulla, i valorosi soldati di Gaeta che avevano giurato fedeltà al loro sovrano e non hanno tradito; molto, gli ufficiali e i soldati borbonici che avevano giurato fedeltà al loro sovrano e hanno tradito; nulla, tutti i morti ammazzati nelle guerre mondiali; molto, moltissimo gli Italiani sopravvissuti alle guerre o nati dopo . Non risponde al vero, a mio parere, che i libri di testo parlino in maniera acritica e solo a favore delle genti settentrionali. C’E’ DA CHIEDERSI INVECE PERCHE’ NON PARLINO DELLE BANCHE E DEI GRANDI POSSESSORI DI CAPITALI ITALIANI ED ESTERI CHE SONO STATI I SOLI A LUCRARE ENORMI PROFITTI senza rischiare né spargere una goccia del loro sangue. Ciò con le guerre prima e dopo l’Unità d’Italia; con i numerosi scandali finanziari a cominciare dal fallimento della Banca Romana di fine ‘800 sù sù fino alle cicliche rapine di Borsa; con le cicliche vendite delle azioni spazzatura; con i ciclici saccheggi delle Casse dello Stato, complici i politici.Nessuno però che si indigni per l’esistenza, davvero immorale, dei “paradisi” fiscali: Staterelli opportunisti, parassitari, paraculi con i nostri evasori e spocchiosi con i nostri connazionali emigrati là per lavoro.
Quando leggo che il problema che assillava la destra, appena unificata l’Italia, era il grave indebitamento del nuovo Stato che si era trovato di fronte il dissesto degli antichi Stati Italiani (.. quali?).. che la spesa da 570 milioni nel 1859 passasse a 1.022 milioni nel 1870; .. e che il debito pubblico da circa 2.4 miliardi salisse al termine del decennio a 8 miliardi e 300 milioni con un carico di interessi ecc. (Il capitalismo nelle campagne, 1861-1900, Einaudi, Torino, 1968, E. Sereni) mi chiedo se i profitti siano andati alle banche (estere soprattutto) o alle genti del Nord o del Sud ...

Vincenzo Alongi 17.12.06 19:41| 
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DEI SAVOIA (non quelli di adesso che a farsi male ci pensano loro) non si può non lodarli per aver dimostrato spirito imprenditoriale nel rischiare regno, soldi, terra natìa (la Savoia) alla fine guadagnandoci l’intero Stivale e le due Isole (non la Corsica che era già stata venduta con gli uomini e gli animali che l’abitavano alla Francia).

SE AGGIUNGIAMO il proclama di Francesco secondo di borbone, ultimo re delle “due” Sicilie (cioè: del regno di Napoli). “ ... Voi da mesi combattete con impareggiabile coraggio. IL TRADIMENTO INTERNO,l'assalto di rivoluzionari stranieri,l'aggressione di uno stato che dicevasi amico, niente v'ha domato né stancato. Affrontando tradigioni piu' terribili del ferro e del piombo, siete venuti a Capua e a Gaeta, segnando di eroismo le rive del Volturno e le sponde del Garigliano. Per voi e' salvo l'onore dell'esercito delle due Sicilie”.

CREDO CHE SI POSSA AFFERMARE che grazie ad un tradimento e grazie a degli squattrinati l’Italia è stata unificata e finalmente non è più stata merce di scambio e campo di battaglia delle Nazioni europee, sempre in guerra tra loro. E’ stata un’impresa ammirevole a spese dei possedimenti temporali della Chiesa Cattolica, dei potenti del Sud e del Nord che non hanno saputo adeguarsi (vedasi “Il Gattopardo”) e del regno dei Borboni (detto “delle due Sicilie”) che pur dotato di un esercito e di una marina “potentissimi” ha fatto la figura del mona (“fesso”). E’ stata anche un’impresa sanguinosa in cui il sangue versato è stato per lo più sangue meridionale. Non è stata una discussione salottiera come la nostra né una buona azione da dame di S. Vincenzo. Oltre ai Savoia, ci hanno guadagnato: molta gloria e poco danaro, Garibaldi; molto, Crispi; moltissimo, la Francia le sue banche le sue industrie; molto, le industrie settentrionali del Piemonte della Lombardia della Liguria); nulla, le industrie del Sud; ...

Vincenzo Alongi 17.12.06 19:37| 
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Tema: 1861, nasce l’Italia unita. 2061, l’Italia non sarà abitata da sporchi terroni e ottusi polentoni di fede laica o cristiana ma “da gente con la pelle caffèlatte e gli occhi a mandorla, che parlerà una lingua euroafroasiatica e che professerà una nuova religione che non dico perché ho fifa”

Svolgimento
PREMESSO CHE A PROPOSITO di G. Garibaldi, eroe dei due Mondi o spiantato idealista, cito da “L’arresto di Garibaldi nel settembre 1849” (Corrado De Biase, Felice Le Monnier, FI):
“11 settembre 1849
In seguito ad autorizzazione avuta con autografo del sig. ministro dell’interno in data 9 corr. mese, io richiedo V. S. Ill.ma di volermi far sborsare da questa tesoreria provinciale L. 2000. ond’io le faccia rimettere alla famiglia del sig. Giuseppe Garibaldi a titolo di grazioso sussidio che il governo si degna accordarle. La Marmora”

“Genova, li 11 settembre 1849.
Io sottoscritto dichiaro d’aver ricevuto la somma di franchi duemila in tanti biglietti da cinquanta franchi. G. Garibaldi” (op. cit.)

“Genova, 16 settembre 1849.
Il sottoscritto dichiara d’aver ricevuto dal Luogotenente Generale Alfonso La Marmora la somma di Mille lire duecento (1200), la quale corrisponde alla paga dei quattro mesi in ragione di L. 300 p. mese di settembre, ottobre, novembre e dicembre 1849. G. Garibaldi” (op. cit.)

PREMESSO CHE A PROPOSITO di Francesco Crispi, Gualtiero Castellini scrive:” … ed esercita sempre la professione di avvocato, senza troppa fortuna benché con generale riconoscimento del suo valore. Dalla famiglia riceve ogni anno una pensione corrispondente a un migliaio di lire o poco più.” (p.8) “… aveva un impiego modesto di segretario comunale a Verolengo…; … e dovrà vivere qualche giorno con con l’elemosina di poche sterline di Mazzini, l’uomo che disporrà fra anni di milioni di fondi segreti!” (p.xxv) (“Crispi”, G. Castellini, G. Barbera editore, FI).

Vincenzo Alongi 17.12.06 19:34| 
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scusatemi se continuo a parlare dei tagli totali fatti ai miei interventi in questo sito.
I miei interventi sono spariti anche da questo blog a commento dell'ottimo libro di Roberto Saviano. Ma proprio di quella pagina provate a guardare la prima delle ultime - Discussione - che si clicca da:

Nicola Cellamare 28.11.06 17:06
uscirà un intervento che non commento ... ... e che è di ben oltre le 2000 battute a firma

michele Schilzer 02.12.06 13:05 |

BAH!

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 15.12.06 19:19| 
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Discussione

con tutto rispetto per gli anziani ;ma quando li sento raccontare dell'epoca di mussolini ,della guerra ,delle battaglie e del dopoguerra ,e vedo i loro occhi illuminarsi di orgoglio ,credo che se non fossero stati italiani a loro sarebbe toccata tutta un altra sorte e starebbero raccontando tutta un altra storia.sicuramente migliore .Onore agli anziani meridionali che diedero la vita per la bandiera ,e poi l'italia rinnego' e rinnega quei sacrifizii.Non sono assolutamente fascista ma vi sembra giusto che un tipo come mussolini inganna l'uomo meridionale a schierarsi dalla sua parte e per i suoi ideali, e nel 1946 si rinnegano e si cancellano i 20 anni fascisti.Ditemi come si fa a non diventare diffidenti al sud nei confronti della storia e dela politica italiana .

giovanni di domenico 15.12.06 12:37| 
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Sulla base di questi savissimi saggi, mi pare evidentissimo che il pregevole uso di armi bianche, armi da fuoco, polvere da sparo, calce viva e calce morta, armi improprie e fantasiosi utilizzi di qualsivoglia utensile, sia stato da mafiosi, camorristi, 'ndraghetisti ed affini tratto dall'ingegno e l'inventiva dei savoiardi.
Lo stesso dicasi per la concezione dello Stato di Diritto.
Credo che i tempi siano maturi per l'instaurazione di borboniche Università: laddove si adotti il metodo scientifico, e quindi per la ricerca storica, di sanfedista scuola.
Un piccolo spunto: mai nessuno che osservi che il primissimo, in assoluto, atto di Italica Unità Nazionale lo compirono proprio i Borboni, mercè il Congresso di Vienna e la compiacente solidarietà delle Potenze Europee, allorquando Ferdinando IV, bellamente e disinvoltamente annichilendo capitale e parlamento palermitani, unì Regno di Napoli e Regno di Sicilia nel novello Regno delle Due Sicilie, regalando alla Trinacria il delizioso appellativo del reame nel mentre ne cassava otto secoli di storia e governo autonomi.
Saluti reazionari.

Plinio Il Giovanissimo 15.12.06 09:56| 
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Discussione

la tragedia della Rivoluzione francese: Google

Giuseppe Erminio Ciuffreda 14.12.06 23:47| 
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Interessante da leggere, su Google:

Giuseppe Erminio Ciuffreda 14.12.06 23:45| 
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AA.VV., La storia proibita. Quando i Piemontesi invasero il Sud, Controcorrente Edizioni, Napoli 2001.
BIFFI Giacomo, Risorgimento, stato laico e identità nazionale, Piemme, Casale Monferrato 1999.
DEL NOCE Augusto, Rivoluzione, Risorgimento, Tradizione (a cura di Francesco Mercadante), Giuffrè, Milano 1993.
DE SAUCLIÈRES Hercule, Il risorgimento contro la Chiesa e il Sud. Intrighi, crimini e menzogne dei piemontesi, Controcorrente Edizioni, Napoli 2003.
MESSORI Vittorio, Un italiano serio. Il beato Francesco Faà di Bruno, Paoline, Milano 1990.
MOZZARELLI Cesare (a cura di), Identità italiana e cattolicesimo. Una prospettiva storica, Carocci, Roma 2003.
O'CLERY Patrick Keyes, La rivoluzione italiana. Come fu fatta l'unità nazionale, Ares, Milano 2000.
PAPPALARDO Francesco, Il mito di Garibaldi, Piemme, Casale Monferrato, 2002.
RINALDI Gustavo, Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la verità, Controcorrente Edizioni, Napoli 2001.
TOPA Michele, Così finirono i Borbone di Napoli. Splendori e decadenza di un'antica dinastia, Fiorentino, Napoli 1990.
Revisionismo storico DEL NOCE Augusto, L'interpretazione transpolitica della storia contemporanea, Guida, Napoli 1982.
MESSORI Vittorio, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana, Paoline, Milano 1992.
MESSORI Vittorio, La sfida della fede. Fuori e dentro la Chiesa: la cronaca in una prospettiva cristiana, Paoline, Milano 1993.
MESSORI Vittorio, Le cose della vita, Paoline, Milano 1995.
NEGRI Luigi, La Chiesa nel mondo, Itaca, Faenza 1993.
NEGRI Luigi, Controstoria. Una rilettura di mille anni di vita della Chiesa, San Paolo, Torino 2000.
NEGRI Luigi, False accuse alla Chiesa. Quando la verità smaschera i pregiudizi, Piemme, Casale Monferrato 1997.

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 13.12.06 20:24| 
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12 - Luisa Sangiuolo".
"Il brigantaggio nella Provincia di Benevento", DE Martini Ed. Benevento 1975
13 - Carlo Margolfo:
"Mi toccò in sorte il numero 15", Ed. a cura del Comune e della Pro Loco di Delebio, Sondrio, 1992
14 - Michele Topa:
"I briganti di Sua Maestà" Casa Ed. dei Fratelli Fiorentino di Fausto Fiorentino, Napoli 1993
15 - Edoardo Spagnuolo:
"La rivolta di Montefalcione" Ed. Nazione Napoletana, Napoli 1997
16 - Antonio Ciano:
"I Savoia e il massacro del Sud" Grandmelò Roma 1996
"Le stragi e gli eccidi dei Savoia" Graficart Formia 2006
17 - Gigi Di Fiore:
"1861-Un massacro dimenticato", Ed. Grimaldi & C Editori 1998
18 - Patrick Keys O'Clery:
"La Rivoluzione Italiana", Ed. Ares, Milano 2000
19 - Charles Garnier:
"Giornale dell'Assedio di Gaeta" 1860-68 Ed. C.R.T. Pistoia 1998
20 - A. Amati:
"Dizionario corografico dell'Italia" vol IV Milano 1868 pag. 8
21 - Pasquale Troncone:
"Legislazione penale dell'emergenza Italia" Jovene Editore, Napoli 2001
22 - Diego Novelli:
"Amor di Patria" Daniele Piazza Editore, Torino 1998
23 - Istituto Centrale di Statistica, Sommario di Statistiche Storiche d'Italia 1861-1965
24 - Michele de Sangro:
"Storia di Napoli" 1735-1861 - Luca Torre Ed. 1994

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 13.12.06 20:16| 
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1 - Archivio Centrale dello Stato di Roma (patrimonio ancora parzialmente inesplorato)
"Tribunali Militari per il brigantaggio" Busta numero 55, fascicolo 735
"Tribunale Militare di Guerra di Caserta, cartella N. 30-37 Processo N. 153
2 - Antonio Gramsci: "Sul Risorgimento" 1929 - 1935
"La questione meridionale" 1927
Vari testi sulla questione meridionale dal settimanale di cultura socialista "L'Ordine Nuovo" 1920 circa
3 - Giacinto De Sivo:
"Storia delle Due Sicilie" Ed. Brenner Cosenza, copia anastatica
4 - Carlo Alianiello:
"La conquista del Sud" Rusconi Ed. Libri 1994
5 - "La Civiltà Cattolica", Serie IV, volumi. VIII - IX - XI anno 1860-61 Roma
6 - Timoteo Galanti:
"Dagli Sciaboloni ai Piccioni" Edigrafital SpA S.Atto (Teramo) 1990
7 - Pietro Calà:
Unione, non unità d'Italia, Argo Lecce 1998
8 - Salvatore Scalia:
"Processo a Bixio, Giuseppe Maimone Editore, 1991
9 - Alco De Jaco:
"Il brigantaggio meridionale" Editori Riuniti, Roma 1969
"Diario di guerra" 1860-61 Del Bianco Editore
10 - Vincenzo Grimaldi:
La reazione di Gioia del Colle ed il sergente Romano" Stab. Tipog. Pansini 1901-09
11 - Franco Molfese:
"Storia del brigantaggio dopo l'unità" Feltrinelli Ed. Milano 1983

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 13.12.06 20:13| 
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Intervengo nuovamente con Antonio Gramsci.

Ancora inspiegabile la distruzione di tutti i miei interventi precedenti. Non che fosse importante la mia presenza, naturalmente. Inoltre Grillo è a casa sua e legittimamente può farlo, ci mancherebbe, ma perchè questo taglio? Posso solo dire che avendo innumerevoli volte citato brani di Gramsci non ho avuto problemi, neanche quando ho reso un vasto elenco storiografico relativo letture a mio avviso non convenzionali sul Risorgimento. Ma l'aver inserito, come corretta informazione e senza commenti personali, un proclama Reale di Francesco II di Borbone, integrale, relativo l'andamento dell'unità quasi compiuta, è arrivata la ... censura. Parola grossa. Strano, ma è così. Sicuramente mi sbaglio, non capisco ne voglio credere alla censura in questo sito. Chissà, forse è semplicemente un insignificante guasto tecnico e questo che dico non è certamente significante, ma coincide. Solo una coincidenza? Certamente. Appena inserito Francesco II di Borbone... zak, il taglio integrale.
Mistero. Ma non importa, io conto niente.
Grazie comunque all'ottimo Beppe Grillo e buon lavoro.


Da Antonio Gramsci: Lo stato "unitario" italiano, ... è stata una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti.

Antonio Gramsci da: "Sul Risorgimento" 1929 - 1935
"La questione meridionale" 1927
oltre che "L'Ordine Nuovo" 1920

marco caro (lumiere) Commentatore certificato 13.12.06 12:18| 
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Libro di
Giancarlo Padula
-VERGOGNA!-
Questa è la vera
storia d'Italia
Edizioni Segno
-----
685.000 persone uccise nel meridione, 500.000 arrestate, molti delle quali deportate nei lager sabaudi a Fenestrelle, località a 2000metri in Piemonte, dove i prigionieri venivano sciolti nella calce viva; 62 paesi distrutti e incendiati. Tutti gli ordini religiosi soppressi da una legge dello Stato. Persecuzioni ai cristiani.
Questo è stato il Risorgimento italiano.
E' bene finalmente sapere che il Risorgimento è stata un'invenzione a tavolino della massoneria internazionale e che i veri eroi dell'Italia non sono stati i vari Garibaldi, Vittorio EmanueleII e Cavour, ma, se di eroi si deve parlare, questi furono gli insorgenti del Sud, invaso dalle orde massoniche dello stato sabaudo. Una vicenda taciuta, offuscata e manipolata, di cui ancora l'Italia paga durissime conseguenze.

Giuseppe Erminio Ciuffreda 11.12.06 22:45| 
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Ringrazio Grillo per l'ospitalità sin ora dimostrata, ma ho trovato inspiegabile l'aver cancellato tutti e dico tutti i miei interventi. Non capisco ma mi adeguo, considerato che sono ospite a casa sua.

Grazie ancora ...

marco caro Commentatore certificato 11.12.06 20:05| 
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Con il Patriota MORETTI GAETANO di Apricena, condannato alla pena capitale della fucilazione in San Marco in Lamis nel 1862, interrompo la trascrizione per non togliere lo spirito critico e l'interesse storico della vicenda a chi sia interessato al libro:
LA CAPITANATA FRA BRIGANTI E PIEMONTESI
di GIOVANNI SAITTO

Giuseppe Erminio Ciuffreda 11.12.06 14:30| 
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continuando il commento precedente :
il tradimento fa parte della guerra ,cosi' come la corruzione ,la gente alla fine guarda i fatti).Cosi' il simpaticone di garibaldi si era proclamato dittatore ,E conservando i privilegi dei ricchi,ed promettendo la terra ai contadini ,e dicendo magari che l'unita' d'italia era partita da li' dalla sicilia pionera della nuova unita' nazionale,riusci' a conquistare la simpatia dei siciliani ,di cui molti passarono nel suo esercito per andare a conquistare il resto del regno .Ma garibaldi trovo' deserto dinanzi a se tanto che entro' a napoli senza sparare un colpo, e metre lui si proclamava dittatore a napoli mando' i suoi luogotenenti a combattere a capua .Ma da torino gli intimavano l'alt dicendogli di consegnare i territori conquistati ed unirsi alle truppe piemontesi che sarebbero arrivate nel sud .Cosi' stette un altro poco nel sud e poi se ne ando' via consapevole di essere stato fin troppo usato sopratutto dai piemontesi.e l sud divenne savoia ,con quei sovrani che con qualche viaggetto di rado al sud ricordavano di essere i loro sovrani,tra quella gente che forse si era illusa davvero nel sud fautore dell'inita' d'italia magari con palermo o napoli capitale ,invece a loro si era mentito tutto per realizzare il disegno oscuro di cavour che si servi' dela gente del sud per abbattere dei poteri ed instituire quelli dei savoia

giovanni di domenico 11.12.06 14:20| 
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"che cosa fu il brigantaggio" e' una domanda che ancora chiede una risposta analitica adeguata.Oggi troviamo una enorme quantita' di giudizi storici ,che sicuramente non danno dignita' e credibilita' ad un fenomeno storico .percio' credo che bisogni dare un a visione unitaria al brigantaggio.Beppe credo che tu abbia fatto bene a rievocare una pagina che ancora oggi suscita tanti enigmi ed interrogativi ,dietro ad romantiche interpetrazioni dell'unita' d'italia bisogna fare i conti con una enorme quantita' di morti,di tradimenti e di complotti internazionali.Inanzitutto permettetemi di fare una piccola osservazione:la parola "unita'" prevede che i soggetti ad attuarla sono mossi da intenti comuni ,che attraverso ripetuti incontri si stabilisce la nascita di una stato unitario che non grava su nessuna fetta di territorio.Ora ciascun stato possiede il suo rappresentante legittimo .Per il regno delle due sicilie era il re borbone, legittimato dal congresso di vienna a governare .Ora il re aveva sicuramente acquistato una riconoscena sia dai grandi signori che dalla popolazione facendosi garante delle antiche consuetudini di quella gente .Ora con questa geografia politica :austriaci al nord est ,papa al centro e borboni al sud ,(oltre ai savoia ) nel nord ovest ,o si costruiva una stato federale dove si conservavano i vecchi poteri per quei territori,od uno di questi poteri prendesse l'iniziativa ad abbattare quei poteri per estendere il suo ,ed ecco la genialata di cavour ,ecco "l'unita' d'italia secondo cavour".Un uomo che ha passato gran parte della sua vita a preparare ed attuare il suo progetto ,a costruirsi le alleanze necessarie per realizzare l'italia che voleva .la presa per il culo piu' grande la hanno avuta i meridonali,da noi venne inviato garibaldi ,che riusci' ad catturare la simpatia dei siciliani riuscendo a sconfiggere un esercito di 30000 uomini con la leggenda dei suoi 1000(molti diranno che fugrazie al tradimento ,ma il tradimento fa parte della

di domenico giovanni 11.12.06 13:50| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemantesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie)
---------------
MASTROLITTO LUIGI: di Torremaggiore, ucciso il 7 dicembre 1863 presso Montefalcone (BN).
MASTROMATTEO GIUSEPPE: alias SPACCANTE, di Felice, di Vico, dov'è fucilato il 13 agosto 1861.
MAZZAMURRO ANGELO: fu Matteo, di Monte Sant'Angelo, dov'è fucilato il 12 ottobre 1862.
MEGOLA GIUSEPPE: di Apricena, fucilato nel giugno 1863 a San Severo.
MELCHIORRE DOMENICANTONIO: di Busso(CB), fucilato il 13 marzo 1862 a Torremaggiore.
MERLA GIUSEPPE: di Apricena, fucilato il 23 aprile 1863 in San Marco in Lamis.
METTA CARMINANTONIO: di Torremaggiore, fucilato nel 1863 a Poggio Imperiale.
MEZZACAPPA GIOVANNI: fu Antonio di Campobasso, fucilato il 13 marzo 1862 a Torremaggiore.
MIMMO MATTEO: di San Marco in Lamis, dov'è fucilato il 23 aprile 1863.
MINELLI DOMENICO: alias TUPPOROSSO, fu Vincenzo, di Casalnuovo, ucciso nel maggio del 1862 in Santagata.
MINISCHETTI ANTONIO: di San Severo, dov'è fucilato nel 1862.
MINOTTI LUIGI: di Santagata Croce di Magliano (CB), fucilato in agosto del 1861 a Serracapriola.
MIUCCI ANTONIO: alias VACCAIO, di Apricena, fucilato il 5 marzo 1863 a San marco in Lamis.
MIUCCI GIAMBATTISTA: di Monte Sant'Angelo, fucilato a Torremaggiore il 13 marzo 1862.
MODULA DOMENICO: di Biccari, fucilato a Lucera il 25 gennaio 1863.
MODULA MICHELANGELO: di Biccari, dov'è fucilato il 13 gennaio 1863.
MOFFA MICHELE: di Giuseppe, di Riccia (CB),fucilato il 5 luglio 1862 a san marco la Catola.
MONACO GIUSEPPE: di Nicola, di Castelvetere (CB), fucilato a Deliceto il 1° aprile 1862.
MONTAGNO GIOVANNI: di Celenza, fucilato il 13 marzo 1862 a Torremaggiore.
MONTEFORTE ANGELO: del fu Gregorio, di Volturino, dov'è fucilato il 17 luglio 1861.
MORALE VITO: di Carbonara (BA), fucilato il 19 dicembre 1861 ad Ascoli.
MORETTI GAETANO: di Apricena, dov'è fucilato nel novembre 1862.
----->segue

Giuseppe Erminio Ciuffreda 11.12.06 12:26| 
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Il commento sottostante al titolo del libro di Giovanni Saitto LA CAPITANATA FRA BRIGANTI E PIEMONTESI, è mio e personale parere; mi scuso per la mancata precisazione nel precedente messaggio, grazie
Giuseppe Erminio Ciuffreda

Giuseppe Erminio Ciuffreda 11.12.06 09:51| 
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Dal libro di Giovanni Saitto LA CAPITANATA FRA BRIGANTI E PIEMONTESI Edizioni del Poggio, tel 0882.996033
A fronte alta i nostri Avi si batterono per la difesa dell'antico Regno delle Due Sicilie, i patrioti caduti sotto le fucilate dell'esercito savoiardo-piemontese, ancora attendono l'onore delle armi, ancora attendono degna e cristiana sepoltura, ancora attendono che i loro nomi vengano trascitti sull'altare di una Patria perduta: il Regno delle Due Sicilie. L'onore di questi uomini, chiamati briganti dalla storiografia ufficiale, rimasti ancora fedeli a Ferdinando II, a Francesco II e alla Bandiera Gigliata delle Due Sicilie, è ancora ignorato da questa Italia, che cerca di cancellare la memoria di un intero popolo: quello del Sud, orgoglioso e superbo!
---------
MARASCHILLO MICHELANTONIO: di Cagnano, fucilato il 13 marzo 1862 a Torremaggiore.
MARASCO DOMENICO: di Vietri (PZ), fucilato il 10 novembre 1861 a Santagata.
MARINACCIO MICHELE: fu Michele, di Savignano (AV), fucilato il 25 aprile 1862 ad Ascoli.
MARRAFINO MICHELE: alias LUPACCHIO,di Volturara, dov'è fucilato il 16 luglio 1861.
MARRONE GIUSEPPE: di Riccia (CB), fucilato il 23 aprile 1863 a San Marco in Lamis.
MARRONE GIUSEPPE: alias PASSARELLO, di Apricena, fucilato il 5 marzo 1864 a San Marco in Lamis.
MARTINO FRANCESCO: di Emiddio, di Isernia, fucilato il 2 ottobre 1862 a San Severo.
MARTINO VINCENZO: di Isernia, fucilato il 13 marzo 1862 a Torremaggiore.
MARUCCI DOMENICO: di Michelangelo, di Ripabottoni (CB), fucilato il 21 giugno 1862 a Serracapriola.
MASCHILI MICHELANGELO: fu Fortunato, di San Paolo, dov'è fucilato il 17 gennaio 1863.
MASCOLO MATTEO: di Sannicandro, fucilato il 13 marzo 1862 a Torremaggiore.
MASTROIANNI VINCENZO: di Castelnuovo, fucilato il 16 luglio 1861 a Casalnuovo.
MASTROLITTI GIORGIO: di Nicola, di San Paolo, fucilato in San Marco in Lamis.
MASTROLITTO DOMENICO: fu Pasquale, di Torremaggiore, dov'è fucilato il 24 marzo 1863.
--->segue elenco

Giuseppe Erminio Ciuffreda 11.12.06 09:41| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua elenco di patrioti caduti nella difesa del regno delle Due Sicilie)
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LONGO SAVERIO: di Rignano, fucilato il 6 marzo 1863 a Foggia.
LOTTI GIOVANNI: di Torremaggiore, fucilato il 24 marzo 1863 a Bovino.
LOTTI GIUSEPPE: fu Francesco Paolo, di Torremaggiore, dov'è fucilato il 24 marzo 1863.
LUCA MICHELE: di Montefusco (AV), ucciso il 24 marzo 1863 a Bovino.
LUCIANO GIUSEPPE: di Castelvetere (BN), fucilato a Bovino il 24 Marzo 1863.
LUISO FRANCESCO: fu Domenico, di san Giorgio la Molara (BN), fucilato il 25 aprile 1862 ad Ascoli.
MADONNA NICOLA: di Casalnuovo, domiciliato in San Severo dov'è fucilato nel 1861.
MAGNATTA PASQUALE: fu Francescantonio, di Bovino, dov'è fucilato il 24 febbraio 1863.
MAINARDO LORENZO: di Sannicandro, fucilato a Torremaggiore il 13 marzo 1862.
MALAMISURA ANTONIO: di Sannicandro, fucilato il 13 marzo 1862 a Torremaggiore.
MALCONGI TOMMASO: fu Leonardo, di Cerignola, fucilato il 25 aprile del 1862 ad Ascoli.
MANCINI ANTONIO; di San Giuliano (CB), fucilato il 17 giugno 1862 a Serracapriola.
MANDUZIO MICHELE: di Matteo, di Sannicandro, fucilato il 13 gennaio 1863 a Rodi.
MANELLI GIUSEPPE: alias LUPO, di San Marco la Catola, fucilato nel luglio 1861 a Torremaggiore.
MANES MERCURIO: di Domenico, di Portocannone, ucciso il 16 marzo 1863 presso la masseria Rivolta, in agro di Lesina.
MANES VINCENZO: di Giuseppe, di Ururi (CB), ucciso il 25 febbraio 1863 nel Bosco Isola di Marina di Lesina.
MANGIACAVALLO NICOLA: di Portocannone (CB), ma domiciliato a Campomarino (CB), ucciso presso la masseria Rivolta, in agro di Lesina, il 16 marzo 1863.
MANGIACOTTO ANTONIO: di San Giovanni Rotondo, fucilato il 18 maggio 1862 a San marco in Lamis.
MANSUETO NICOLA: di Montefalcone (BN), fucilato il 25 gennaio 1863 a Lucera.
MARANO GAETANO: fu Domenico, di Montaguto (AV), fucilato il 25 aprile 1862 ad Ascoli.
----> continua

Giuseppe Erminio Ciuffreda 10.12.06 11:30| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie)
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LAVIANO DOMENICO: fu Gaetano, di Santagata, dov'è fucilato il 10 novembre 1861.
LAVIANO GAETANO: fu Antonio, di Santagata,dov'è fucilato il 10 novembre 1861.
RUGGIERO NICOLA: di San Marco in Lamis, dov'è ucciso il 21 marzo 1863.
LENNA FRANCESCO: di Avellino, fucilato il 24 marzo 1863 a Bovino.
LEUZZI FRANCESCO: di Vincenzo, di San Paolo, fucilato nel settembre 1862 a San Severo.
LICURCI LEONARDO: di Casalnuovo, fucilato il 24 marzo 1863 a Bovino.
LEONARDO NICOLA: fu Donato, di Volturara, dov'è fucilato il 3 agosto 1861.
LISBONA ANTONIO: alias FERRARIELLO, di Baselice (BN), ucciso il 25 marzo 1861 presso Biccari.
LO MASTRO GIOVANNI: di Alberobello (BA), fucilato il 31 ottobre 1862 ad Alberona.
LOMBARDI ANTONIO: di baselice (BN), ma domiciliato a San Severo, ucciso nel 1862 presso Apricena.
LOMBARDI GIUSEPPE: di San Marco in lamis, fucilato il 24 marzo 1863 a Bovino.
LOMBARDI LUDOVICO: di Pietra, ucciso il 6 marzo 1863 presso Serracapriola.
LOMBARDI PASQUALE: fu Girolamo, di Casalnuovo, fucilato il 4 agosto 1862 in Castelnuovo.
LONGO CARMINE ANTONIO: di Pietra, fucilato il 16 marzo 1863 in San Marco in Lamis.
LONGO MICHELE: di felice, di San Paolo, dov'è fucilato il 14 Giugno 1863.
LONGO RAFFAELE: di Felice, di San Paolo, dov'è ucciso nel 1863.

Giuseppe Erminio Ciuffreda 10.12.06 10:47| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti caduti per la difesa del Regno delle Due Sicilie)
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GUGLIELMO PASQUALE: alias VULPIANO: di Santa Croce di Magliano(CB), ucciso nel 1862 presso Lucera.
GUIDONE FRANCESCO: alias ANDREONE, di Apricena, ucciso il 17 agosto 1863 presso San Marco in Lamis.
IACONELLI GRAZIANO: di Canosa(BA), fucilato il 2 settembre 1862 in San Paolo.
IACOVANGELO FRANCESCO: fu Vitantonio, di Vico dov'è fucilato il 7 settembre 1861.
IACOVANGELO PIETRO: alias IL PEZZENTE, fu Vitantonio, di Vico, nel cui tenimento è ucciso il 2 settembre 1862.
IACOVELLI GIANFILIPPO:fu Michele, di Casalvecchio, ucciso nei pressi di San Paolo il 2 settembre 1862.
IADAROLA GIANBATTISTA:di Pietramontecorvino, ucciso l'11 febbraio 1863 presso Castelnuovo dalla banda Caruso, della quale faceva parte.
IAMARINO SERAFINO: alias SPEZZAFERRO, di Pietra, fucilato il 2 settembre 1862. a Castelnuovo.
IANNANTUONO LIBERATO: di Casalvecchio, fucilato il 2 settembre 1862 presso Castelnuovo.
IANZITO BALDASSARRE: di Molinara(BN), ucciso il 7 dicembre 1863 nei pressi di Montefalcone (BN).
LACCONE GIUSEPPE MARIA: di Michele, di Celenza, fucilato il 18 gennaio 1862 a San Marco la catola.
LA CROCE MARTINO: di Apricena, fucilato il 6 marzo 1863 a San Marco in Lamis.
LALLO FABIANO: di San Marco in Lamis, dov'è ucciso il 2 luglio 1862.
LANGUZZI GIUSEPPE: fu Domenico, di Bovino, dov'è fucilato il 6 luglio 1861.
LANZILLI PELLEGRINO: fu Domenico, di Monte Sant'Angelo, fucilato il 24 marzo 1863 a Torremaggiore.
LANZONE DOMENICO: di san Severo, ucciso il 17 agosto 1863 presso San Marco in Lamis.
LANZONE SEVERO:di San Severo, ucciso nel 1863 presso San Marco in Lamis.
LA SERPE MICHELE:di San Paolo, ucciso il 29 settembre 1863 a San Marco in Lamis.
LA TORRE DOMENICO:fu Leonardo, di Monte Sant'Angelo, dov'è fucilato il 29 gennaio 1862.
-->(segue elenco di patrioti caduti nella difesa del Regno delle due Sicilie)

Giuseppe Erminio Ciuffreda 10.12.06 09:51| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti caduti per la difesa del Regno delle Due Sicilie)
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GAMMINO GERARDO: di Melfi (PZ), fucilato il 12 settembre 1862 a Vieste.
GAUDIOSO LEONARDO: di sant'Andrea (AV), fucilato il 17 aprile 1862 a Serracapriola.
GENICOLO SEVERO: fu Antonio, di San Severo, dov'è fucilato l'8 marzo 1862.
GIAMBATTISTA VINCENZO: fu LUIGI, di Alberona, dov'è fucilato il 16 agosto 1861.
GIANDOMENICO GIUSEPPE: di Giuseppe, di Lecce nei Marsi (AQ), fucilato il 18 gennaio 1863 a Cerignola.
GILIBERTI GIACOMO: di Nicola, di Trani (BA), fucilato il 25 aprile 1862 ad Ascoli.
GIONA SALVATORE: di Castelnuovo, fucilato il 1° giugno 1862 in Serracapriola.
GIORDANO GIUSEPPE: di Monte Sant'Angelo, fucilato l'11 agosto 1861 a Gambatesa (CB).
GIORDANO MICHELE: del fu Luca, di Mattinata, fucilato il 12 settembre 1862 a Vieste.
GIOTTARIELLO VITO: di Laviano (SA), fucilato il 12 settembre 1862 a Vieste.
GIROLAMO LUIGI: di Santagata, fucilato il 12 settemre 1862 a Vieste.
GISONNI MARCO: fu Nicola,di Bovino, dov'è fucilato il 10 febbraio 1862.
GOLINO GIUSEPPE: di ragusa, fucilato il 12 settembre 1862 a Vieste.
GRAMPONE DOMENICO: di Motta, fucilato il 12 settemrbe 1862 a Vieste.
GRANATA GIUSEPPE MARIA: di Michele, di San Paolo, fucilato il 14 luglio 1862 a Castelnuovo.
GRASSI NICOLA: di Santagata, fucilato il 12 settembre 1862 a Vieste.
GRAZIANO LUIGI: di San Marco in Lamis, fucilato il 12 settembre 1862 a Vieste.
GRIMALDI MICHELE: di Giovanni, di Cagnano, fucilato nell'ottobre 1862, in monte Sant'Angelo.
GROSSO MICHELANTONIO: di Nunzio, di Carpino, fucilato il 16 luglio 1863 in Monte Sant'Angelo.
GUALANO MICHELE: di San Marco in Lamis, nel cui tenimento è ucciso il 17 agosto 1863.
GUERRIERI POTITO: fu Francesco, di Candela, ucciso in contrada Canestrello il 9 ottobre 1861.
----->segue elenco di patrioti caduti nella difsa del Regno delle Due Sicilie


Giuseppe Erminio Ciuffreda 09.12.06 12:54| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti caduti per la difesa del Regno delle Due Sicilie)
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FALCONE MATTEO: fu Giovanni, di Monte Sant'Angelo, fucilato a Vico nel 1862.
FARASCO ANTONIO: di Ariano (AV), fucilato il 14 dicembre 1862 a Troia.
FARSA PASQUALE: di Vallata (AV), fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
FASCIA FEDELE: di Casalvecchio, fucilato l'11 febbraio 1863 a castelnuovo.
FAVALA CLEMENTE: di Cerignola, fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
FAVATA' PASQUALE: di Candela, fucilato nel 1862 a Cerignola.
FERRANTE PASQUALE: di Castelnuovo, fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
FERRUCCI VINCENZO: fu Vincenzo, di Castelnuovo, dov'è fucilato l'11 febbraio 1863.
FESTA FEDELE: di Montecalvo(AV), fucilato ad Ascoli il 25 Aprile 1862.
FIORILLO ANTONIO: di San Bartolomeo (BN), fucilato nel 1861 a San Severo.
FIORINO NICOLA: di Francesco, di Messina, fucilato il 30 luglio 1862 a Manfredonia.
FIORITO ANTONIO: di San Giuliano (CB), fucilato il 23 luglio 1861 a San Paolo.
FORTEZZA GIUSEPPE: di Ascoli, fucilato il 7 settemre 1862 ad Alberona.
FRANCAVILLA SAVINO: di San Ferdinando, fucilato il 28 aprile 1862 a manfredonia.
FRANCHINI GIUSEPPE: di Merì (ME), fucilato l'11 agosto 1862 a Manfredonia.
FULGARO LIBORIO: di San Marco in Lamis, ucciso il 7 settemrbe 1862 nel tenimento di Apricena.
FUSIANI LUIGI: di Torremaggiore, dov'è fucilato il 20 maggio 1862.
GAGGIANO CARLO: di San Marco in Lamis, dov'è fucilato il 16 aprile 1861.
GAGGIANO CARLO: alias CORLICIELLO, di San Marco in Lamis, nel cui tenimento viene ammazzato il 19 dicembre 1862.
GALA FABIANO: di San Marco in Lamis, fucilato a Cagnano nel settembre 1862.
GALLO ANTONIO: fu Donato, di Carpino, dov'è fucilato il 18 luglio 1863.
GAMBUTO DOMENICO: fu Silvestro, di Monte Sant'Angelo, fucilato il 9 ottobre 1862 a Manfredonia.
-->segue l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie

Giuseppe Erminio Ciuffreda 09.12.06 11:15| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti immolatisi per la difesa del Regno delle Due Sicile)
---
DIAMANTE NICOLA: fu Michele, di Sannicandro, fucilato nel febbraio 1862 a San Marco in Lamis.
DI CARLO MATTEO: di Motta, fucilato a Lucera il 26 gennaio 1862.
DI CECCO MICHELE: di Alberona, fucilato il 17 luglio 1861 a Volturino.
DI COSTANZO FRANCESCO: di Savino, di San Severo, dov'è fucilato l'8 marzo 1862.
DI DONATO EVANGELISTA: di Pietramontecorvino, fucilato nel febbraio 1862 a San marco in Lamis.
DI FINE FRANCESCO: di Pietro, di Vico dov'è fucilato nel febbraio 1862.
DI FURIA GIUSEPPE: di Ariano (AV), fucilato ad Ascoli il 25 aprile 1862.
DI GREGORIO POTITO: fu Filippo, di Ascoli, fucilato a Santagata il 27 dicembre 1861.
DI IORIO BALDASSARRE: di Carlantino, fucilato nel maggio 1862 nel carcere di Lucera.
DI IUZZI FRANCESCO: di Vincenzo, di san Paolo, fucilato il 2 ottobre 1862 a San Severo.
DI MARIA DONATANTONIO: fu Marco, di Alberona, dov'è fucilato il 16 agosto 1861.
DI MATTIA VINCENZO: alias MARTINIELLO, fu Francesco, di Bovino, dov'è fucilato il 24 febbraio 1863.
DI PAOLA DOMENICO: di Macchiagodena (IS), fucilato il 22 febbraio 1863 a Serracapriola.
DI PUMPO MICHELE: di Torremaggiore, dov'è fucilato nel maggio 1862.
D'ONOFRIO ANTONIO: di Montefalcone (BN), fucilato il 31 giugno 1863 a Caserta.
ESPOSITO ANTONIO: alias BRIELLA; di Apricena, dov'è fucilato il 2 marzo 1862.
ESPOSITO MATTEO: di Guardia Lombardi (AV), fucilato il 13 febbraio 1863 a san Severo.
ESPOSITO VINCENZO: alias LAVIANO, di Apricena, dov'è fucilato il 4 Marzo 1863.
FALCETO FEDELE: di Castelluccio Valmaggiore, fucilato il 12 gennaio 1863 a Lucera.
FALCONE GIAMBATTISTA: di Vico, fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
FALCONE GIUSEPPE: fu Giovanni, di Monte Sant'Angelo, fucilato il 26 settembre 1861 a San Giovanni Rotondo.
->segue l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie

Giuseppe Erminio Ciuffreda 09.12.06 00:36| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti immolatisi per la difesa del Regno delle Due Sicile)
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DIAMANTE NICOLA: fu Michele, di Sannicandro, fucilato nel febbraio 1862 a San Marco in Lamis.
DI CARLO MATTEO: di Motta, fucilato a Lucera il 26 gennaio 1862.
DI CECCO MICHELE: di Alberona, fucilato il 17 luglio 1861 a Volturino.
DI COSTANZO FRANCESCO: di Savino, di San Severo, dov'è fucilato l'8 marzo 1862.
DI DONATO EVANGELISTA: di Pietramontecorvino, fucilato nel febbraio 1862 a San marco in Lamis.
DI FINE FRANCESCO: di Pietro, di Vico dov'è fucilato nel febbraio 1862.
DI FURIA GIUSEPPE: di Ariano (AV), fucilato ad Ascoli il 25 aprile 1862.
DI GREGORIO POTITO: fu Filippo, di Ascoli, fucilato a Santagata il 27 dicembre 1861.
DI IORIO BALDASSARRE: di Carlantino, fucilato nel maggio 1862 nel carcere di Lucera.
DI IUZZI FRANCESCO: di Vincenzo, di san Paolo, fucilato il 2 ottobre 1862 a San Severo.
DI MARIA DONATANTONIO: fu Marco, di Alberona, dov'è fucilato il 16 agosto 1861.
DI MATTIA VINCENZO: alias MARTINIELLO, fu Francesco, di Bovino, dov'è fucilato il 24 febbraio 1863.
DI PAOLA DOMENICO: di Macchiagodena (IS), fucilato il 22 febbraio 1863 a Serracapriola.
DI PUMPO MICHELE: di Torremaggiore, dov'è fucilato nel maggio 1862.
D'ONOFRIO ANTONIO: di Montefalcone (BN), fucilato il 31 giugno 1863 a Caserta.
ESPOSITO ANTONIO: alias BRIELLA; di Apricena, dov'è fucilato il 2 marzo 1862.
ESPOSITO MATTEO: di Guardia Lombardi (AV), fucilato il 13 febbraio 1863 a san Severo.
ESPOSITO VINCENZO: alias LAVIANO, di Apricena, dov'è fucilato il 4 Marzo 1863.
FALCETO FEDELE: di Castelluccio Valmaggiore, fucilato il 12 gennaio 1863 a Lucera.
FALCONE GIAMBATTISTA: di Vico, fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
FALCONE GIUSEPPE: fu Giovanni, di Monte Sant'Angelo, fucilato il 26 settembre 1861 a San Giovanni Rotondo.
->segue l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie

Giuseppe Erminio Ciuffreda 09.12.06 00:35| 
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1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti immolatisi per la difesa del Regno delle Due Sicile)
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DIAMANTE NICOLA: fu Michele, di Sannicandro, fucilato nel febbraio 1862 a San Marco in Lamis.
DI CARLO MATTEO: di Motta, fucilato a Lucera il 26 gennaio 1862.
DI CECCO MICHELE: di Alberona, fucilato il 17 luglio 1861 a Volturino.
DI COSTANZO FRANCESCO: di Savino, di San Severo, dov'è fucilato l'8 marzo 1862.
DI DONATO EVANGELISTA: di Pietramontecorvino, fucilato nel febbraio 1862 a San marco in Lamis.
DI FINE FRANCESCO: di Pietro, di Vico dov'è fucilato nel febbraio 1862.
DI FURIA GIUSEPPE: di Ariano (AV), fucilato ad Ascoli il 25 aprile 1862.
DI GREGORIO POTITO: fu Filippo, di Ascoli, fucilato a Santagata il 27 dicembre 1861.
DI IORIO BALDASSARRE: di Carlantino, fucilato nel maggio 1862 nel carcere di Lucera.
DI IUZZI FRANCESCO: di Vincenzo, di san Paolo, fucilato il 2 ottobre 1862 a San Severo.
DI MARIA DONATANTONIO: fu Marco, di Alberona, dov'è fucilato il 16 agosto 1861.
DI MATTIA VINCENZO: alias MARTINIELLO, fu Francesco, di Bovino, dov'è fucilato il 24 febbraio 1863.
DI PAOLA DOMENICO: di Macchiagodena (IS), fucilato il 22 febbraio 1863 a Serracapriola.
DI PUMPO MICHELE: di Torremaggiore, dov'è fucilato nel maggio 1862.
D'ONOFRIO ANTONIO: di Montefalcone (BN), fucilato il 31 giugno 1863 a Caserta.
ESPOSITO ANTONIO: alias BRIELLA; di Apricena, dov'è fucilato il 2 marzo 1862.
ESPOSITO MATTEO: di Guardia Lombardi (AV), fucilato il 13 febbraio 1863 a san Severo.
ESPOSITO VINCENZO: alias LAVIANO, di Apricena, dov'è fucilato il 4 Marzo 1863.
FALCETO FEDELE: di Castelluccio Valmaggiore, fucilato il 12 gennaio 1863 a Lucera.
FALCONE GIAMBATTISTA: di Vico, fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
FALCONE GIUSEPPE: fu Giovanni, di Monte Sant'Angelo, fucilato il 26 settembre 1861 a San Giovanni Rotondo.
->segue l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie

Giuseppe Erminio Ciuffreda 09.12.06 00:35| 
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1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti immolatisi per la difesa del Regno delle Due Sicile)
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DIAMANTE NICOLA: fu Michele, di Sannicandro, fucilato nel febbraio 1862 a San Marco in Lamis.
DI CARLO MATTEO: di Motta, fucilato a Lucera il 26 gennaio 1862.
DI CECCO MICHELE: di Alberona, fucilato il 17 luglio 1861 a Volturino.
DI COSTANZO FRANCESCO: di Savino, di San Severo, dov'è fucilato l'8 marzo 1862.
DI DONATO EVANGELISTA: di Pietramontecorvino, fucilato nel febbraio 1862 a San marco in Lamis.
DI FINE FRANCESCO: di Pietro, di Vico dov'è fucilato nel febbraio 1862.
DI FURIA GIUSEPPE: di Ariano (AV), fucilato ad Ascoli il 25 aprile 1862.
DI GREGORIO POTITO: fu Filippo, di Ascoli, fucilato a Santagata il 27 dicembre 1861.
DI IORIO BALDASSARRE: di Carlantino, fucilato nel maggio 1862 nel carcere di Lucera.
DI IUZZI FRANCESCO: di Vincenzo, di san Paolo, fucilato il 2 ottobre 1862 a San Severo.
DI MARIA DONATANTONIO: fu Marco, di Alberona, dov'è fucilato il 16 agosto 1861.
DI MATTIA VINCENZO: alias MARTINIELLO, fu Francesco, di Bovino, dov'è fucilato il 24 febbraio 1863.
DI PAOLA DOMENICO: di Macchiagodena (IS), fucilato il 22 febbraio 1863 a Serracapriola.
DI PUMPO MICHELE: di Torremaggiore, dov'è fucilato nel maggio 1862.
D'ONOFRIO ANTONIO: di Montefalcone (BN), fucilato il 31 giugno 1863 a Caserta.
ESPOSITO ANTONIO: alias BRIELLA; di Apricena, dov'è fucilato il 2 marzo 1862.
ESPOSITO MATTEO: di Guardia Lombardi (AV), fucilato il 13 febbraio 1863 a san Severo.
ESPOSITO VINCENZO: alias LAVIANO, di Apricena, dov'è fucilato il 4 Marzo 1863.
FALCETO FEDELE: di Castelluccio Valmaggiore, fucilato il 12 gennaio 1863 a Lucera.
FALCONE GIAMBATTISTA: di Vico, fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
FALCONE GIUSEPPE: fu Giovanni, di Monte Sant'Angelo, fucilato il 26 settembre 1861 a San Giovanni Rotondo.
->segue l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie

Giuseppe Erminio Ciuffreda 09.12.06 00:35| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti immolatisi per la difesa del Regno delle Due Sicile)
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DIAMANTE NICOLA: fu Michele, di Sannicandro, fucilato nel febbraio 1862 a San Marco in Lamis.
DI CARLO MATTEO: di Motta, fucilato a Lucera il 26 gennaio 1862.
DI CECCO MICHELE: di Alberona, fucilato il 17 luglio 1861 a Volturino.
DI COSTANZO FRANCESCO: di Savino, di San Severo, dov'è fucilato l'8 marzo 1862.
DI DONATO EVANGELISTA: di Pietramontecorvino, fucilato nel febbraio 1862 a San marco in Lamis.
DI FINE FRANCESCO: di Pietro, di Vico dov'è fucilato nel febbraio 1862.
DI FURIA GIUSEPPE: di Ariano (AV), fucilato ad Ascoli il 25 aprile 1862.
DI GREGORIO POTITO: fu Filippo, di Ascoli, fucilato a Santagata il 27 dicembre 1861.
DI IORIO BALDASSARRE: di Carlantino, fucilato nel maggio 1862 nel carcere di Lucera.
DI IUZZI FRANCESCO: di Vincenzo, di san Paolo, fucilato il 2 ottobre 1862 a San Severo.
DI MARIA DONATANTONIO: fu Marco, di Alberona, dov'è fucilato il 16 agosto 1861.
DI MATTIA VINCENZO: alias MARTINIELLO, fu Francesco, di Bovino, dov'è fucilato il 24 febbraio 1863.
DI PAOLA DOMENICO: di Macchiagodena (IS), fucilato il 22 febbraio 1863 a Serracapriola.
DI PUMPO MICHELE: di Torremaggiore, dov'è fucilato nel maggio 1862.
D'ONOFRIO ANTONIO: di Montefalcone (BN), fucilato il 31 giugno 1863 a Caserta.
ESPOSITO ANTONIO: alias BRIELLA; di Apricena, dov'è fucilato il 2 marzo 1862.
ESPOSITO MATTEO: di Guardia Lombardi (AV), fucilato il 13 febbraio 1863 a san Severo.
ESPOSITO VINCENZO: alias LAVIANO, di Apricena, dov'è fucilato il 4 Marzo 1863.
FALCETO FEDELE: di Castelluccio Valmaggiore, fucilato il 12 gennaio 1863 a Lucera.
FALCONE GIAMBATTISTA: di Vico, fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
FALCONE GIUSEPPE: fu Giovanni, di Monte Sant'Angelo, fucilato il 26 settembre 1861 a San Giovanni Rotondo.
->segue l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie

Giuseppe Erminio Ciuffreda 09.12.06 00:35| 
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In questi ultimi tempi sono stati messi e restaurati monumenti ai caduti delle guerre savoiarde anche nei paesi del subappennino dauno in via di estinzione a causa dell'emigrazione di intere famiglie: qui in Capitanata non c'è economia trainante, quelli che restano appartengono al ceto dominante, il quale richiede manodopera senza tutele e a prezzi di fame: questa è l'Italia piemontesizzata che avanza in questo Sud, arroccando l'economia in poche famiglie tricolorate...mai in nessuna guerra si è vista la sconfitta così persistente di un popolo, che ormai accetta la diaspora come avvenire per i propri figli.
Per cui continuo a trascrivere l'elenco di chi ha combattuto per la difesa del Regno delle Due Sicilie: voglia essere un monito e un "monumento" a tutti i meridionali di quest'Italia, che abbiano a cuore la REDENZIONE della propria Dignità e della propria Terra.
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco di patrioti immolatisi per la difesa del Regno delle Due Sicilie)
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DE NISI ALESSANDRO: di San Marco in Lamis, dov'è fucilato il 15 luglio 1862.
DE NITTIS MICHELE: di San Marco in Lamis, fucilato il 26 aprile 1863 a Monte Sant'Angelo.
DE PAOLA CARMINANTONIO: alias SARDELLO, del fu Sebastiano, di Casalanguida (CH), fucilato il 30 aprile 1863 ad Apricena.
D'ERRICO PASQUALE: di Mattinata, fucilato nel 1862 a Monte Sant'Angelo.
DE SIMONE BERARDINO: fu Francesco, di Mirabella (AV), fucilato il 25 aprile 1862 ad Ascoli.
DE SIMONE FRANCESCO: alias FAMMILUCE, di Apricena, morto nella masseria Pontone, in agro di Lesina, il 7 novembre 1862.
DE STEFANO NICOLA: di Savino, di Rocchetta,fucilato il 13 novembre 1861 a Cerignola.
DE TROIA ANTONIO: di Nicola, di San Ferdinando, fucilato a Canosa (BA) il 24 aprile 1861.
DIAMANTE GIUSEPPE: di San Marco im Lamis, ucciso il 27 febbraio 1863 in tenimento di San Marco.
--->segue elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie

Giuseppe Erminio Ciuffreda 08.12.06 23:41| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie)
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D'ALOIA LEONARDO:detto L'ALOIA, di Nicola,di Poggio Imperiale, ucciso il 7 novembre 1862 in agro di Poggio Imperiale.
D'AMATO GAETANO: di Monteleone, fucilato il 25 aprile 1862 ad Ascoli.
D'AMBROSIO PASQUALE: fu Biase, di Pietramontecorvino, fucilato a Castelnuovo il 3 ottobre1863.
D'AMICO GIUSEPPE: fu Antonio, di Carpino, fucilato ad Ischitella il 22 Aprile 1862.
D'ANDELE MICHELE: di Torremaggiore, fucilato a Troia il 23 marzo1863.
D'ANGELI MICHELE: di Sessano (IS), fucilato a Troia il 23 marzo1863.
D'ANGELO NICOLA: di Tommaso, di Reino (BN), fucilato il 20 luglio 1861 a Chieuti.
DANIELE COSIMO: alias BUCHICCHIO, di San marco in Lamis, ucciso l'8 gennaio 1862 nel tenimento di Carpino.
D'AUDISIO LEONARDO: di Serracapriola, fucilato il 23 Marzo 1863 a Troia.
D'AULISIO FERNANDO: di Rocchetta, fucilato a Torremaggiore l'8 luglio 1862.
DE CAROLIS EMANUELE: di San Marco in Lamis, fucilato a Torremaggiore il 20 maggio 1862.
DE FELICE ANGELO MARIA: di San Marco in Lamis, ucciso il 7 settembre 1862 in tenimento di Rignano.
DE FINIS LEONARDO:di Antonio, di Vieste dov'è fucilato il 12 settembre 1862.
DEL CONTE RAFFAELE: di Torremaggiore, fucilato il 1° gennaio 1863 a San Marco in Lamis.
DEL GROSSO GIUSEPPE:fu Francesco, di Santa Croce di Morcone (BN), fucilato il 14 luglio 1862 a Castelnuovo.
DEL NOBILE GIUSEPPE: alias CARMOSINO,del fu Michele, di Monte Sant'Angelo, dov'è fucilato il 26 aprile 1863.
DEL SAMBRO ANTONIO:alias U'ZAMBR, di San marco in Lamis, dov'è fucilato il 29 giugno 1862.
DE MARIA GIUSEPPE: di Sebastiano, di Santa Croce di Morcone (BN),fucilato il 5 luglio 1862 a San Marco la Catola.
DE MEO SALVATORE:alias NARDILLO, di Torremaggiore, ucciso il 7 dicembre 1863 nei pressi di Montefalcone(BN).
--->continua l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie

Giuseppe Erminio Ciuffreda 08.12.06 14:13| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai Piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie)
-------------
COLUCCI DOMENICO: fu Michelangelo, alias GIARDINO, di Casalnuovo dov'è fucilato il 21 giugno 1862.
COLUCCI GIUSEPPE: fu Domenicangelo, di Casalnuovo dov'è fucilato il 24 febbraio 1862.
CONSA DOMENICO: fu Pietro, di Volturino, fucilato a Volturara il 16 luglio 1861.
CONSOLETTI COSIMO: di Pietramontecorvino, ucciso a Baselice (BN) l'11 febbraio 1863.
CONTE MATTIA: fu Michele, di Deliceto, fucilato ad Ascoli il 25 Aprile 1862.
CONVERSI SALVATORE: di Saline, fucilato il 28 aprile 1862 a Nanfredonia.
CORNO FRANCESCO: fu Emanuele, di Casalvecchio uccisol'8 novembre 1862.
CORRIDORE VINCENZO: di Donato, di Ruvo (BA), fucilato a Bovino il 23 gennaio 1862.
CORSINO LORENZO: di Vallata (AV), fucilato ad Ascoli il 25 aprile 1862.
CORVELLI MICHELE: di Alberona, ucciso il 28 luglio 1861 a Biccari.
COTTURELLI GIUSEPPE: alias COPPOLA ROSSA, di Castelnuovo, fucilato a Foggia il 12 dicembre 1863.
CROCE LEONARDO: di Panni, fucilato a Bovino nel 1863.
CURCI ACHILLE: di Candela, fucilato il 20 maggio 1862 a Torremaggiore.
CURSI SAVERIO: di San Marco in Lamis, fucilato a San Severo il 26 febbraio 1862.
D'ADAMO FRANCESCO: fu Matteo, di San Paolo, fucilato il 28 maggio 1863 a Candela.
D'ADAMO GIOVANNI: di Serracapriola, fucilato a Troia il 23 marzo 1863.
D'AGOSTINO PASQUALE: di Giovanni, di Celenza dov'è fucilato il 19 gennaio 1862.
D'AIUTO BENIAMINO: di San Bartolomeo, fucilato il 25 marzo 1864 a Lucera.
D'AIUTO GIOVANNI: di Torremaggiore, fucilato il 23 marzo 1863 a Troia.
D'ALESSANDRO LUIGI: di Monte Sant'Angelo, fucilato il 23 marzo 1863 a Troia.
D'ALESSIO GIUSEPPE: fu Francesco, di Alberona, fucilato il 20 aprile 1862 a Biccari.
D'ALOIA GAETANO: di Apricena, fucilato il 23 marzo 1863 a Troia.
--->segue l'elenco degli insorgenti caduti in difesa del Regno delle Due Sicile

Giuseppe Erminio Ciuffreda 08.12.06 12:50| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco dei patrioti caduti nella difesa del Regno delle Due Sicilie)
-----------
CERRETO MICHELE: di Torremaggiore, dov'è ucciso il 1° gennaio 1863.
CERRITO RAFFAELE: di Torremaggiore, dov'è fucilato il 1° gennaio 1863.
CERUCCI LEONARDO: fu Raffaele, di Casalnuovo dov'è fucilato il 21 giugno 1862.
CERULLO DOMENICO: di Rocco, di Cerignola, dov'è fucilato il 23 agosto 1863.
CESARIELLO ANGELO: di Rocchetta, fucilato il 21 Aprile 1862 ad Ascoli.
CHIULLI RAFFAELE: di Castiglione Messer Marino (CH), ucciso in tenimento di Lesina il 2 febbraio 1862.
CIABORRI SALVATORE: di Castelnuovo, fucilato in Torremaggiore il 20 maggio 1862.
CIANCI PAOLO: fu Gennaro, di San Giuliano (CB), fucilato il 25 luglio 1861.
CIARAMELLA GAETANO: di Giovanni, di Bovino, dov'è fucilato il 24 marzo 1863.
CILLA ANDREA: fu Michelangelo, di San Paolo, fucilato il 14 giugno 1863 a Castelfranco (BN).
CILLA AURELIA: di San Paolo, fucilata a Torremaggiore il 20 maggio 1862.
CILLA GIUSEPPE: alias ZECCHINO, fu Matteo, di San Paolo, fucilato il 14 giugno 1863 a Castelfranco.
CIMAGLIA MICHELE: fu Domenico, di Bovino, dov'è fucilato il 24 marzo 1863.
CIOFFARELLO MICHELE: fu Alessandro, di Laviano(SA), fucilato il 25 aprile 1862 ad Ascoli.
CIUFFREDA DOMENICO: di Torremaggiore, fucilato nel 1862 a Manfredonia.
CIUFFREDA PASQUALE: di Monte Sant'Angelo, fucilato il 28 aprile 1862 a Manfredonia.
CIVITAVECCHIA LUIGI: alias CIANNARELLA, di San Marco in Lamis, fucilato ad Ischitella l'8 dicembre 1861.
CODIANNI GIUSEPPE: alias BUFALARO, di Castelnuovo, fucilato il 20 Maggio 1862 a Torremaggiore.
CODIPIETRO SALVATORE: di Torremaggiore, dov'è fucilato il 6 gennaio 1862.
COLACCHIO ANTONIO: di Celenza, fucilato il 23 luglio 1861 a San Paolo.
COLANGELO MICHELE: di Rocchetta, fucilato a Serracapriola il 17 gennaio 1863.
COLANTONIO PIETRO: di Casalanguida, (CH), ucciso in agro di Lesina il 2 febbrio 1862.
--->

Giuseppe Erminio Ciuffreda 08.12.06 08:51| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elecnco dei patrioti caduti per la difesa del Regno delle Due Sicilie)
-----------
CAPOBIANCO ANTONIO: di Motta, fucilato nel giugno 1863 a Castelfranco (BN).
CAPOSSIO DOMENICO PELLEGRINO: di San Severo, fucilato il 20 maggio 1862 in Torremaggiore.
CAPOZZO GIOVANNI: fu Giuseppe, di Volturara, fucilato a Roseto il 26 settembre 1862.
CAPUTO PASQUALE: fu Francesco, di Monte Sant'Angelo dov'è fucilato il 7 febbraio 1862.
CAPUTO SIMONE: di Giuseppe, di Cerignola,fucilato il 19 dicembre 1862 a Trinitapoli.
CARAFFA ANGELO: di San Marco in Lamis, fucilato a Torremaggiore il 20 maggio 1862.
CARDASCIA SERAFINO: fu Giuseppe, di Serracapriola dov'è fucilato il 17 gennaio 1863.
CARDINALE VINCENZO: di Panni, fucilato a Bovino nel 1863.
CARLOZZA FRANCESCO: di Celenza, fucilato il 23 luglio 1861 a San Paolo.
CAROZZA GIOVANNA: di Carlantino, fucilata nel carcere di Lucera nell'ottobre del 1861.
CARUSIELLO ANTONIO: di Faeto, fucilato a Torremaggiore il 20 maggio 1862.
CARUSO DOMENICO: di Sant'Agata, dov'è fucilato il 3 gennaio 1863.
CARUSO MICHELE: alias OCCHIOSCARCIATO, fu Vincenzo, di Torremaggiore, fucilato il 13 dicembre 1863 a Benevento.
CASSASCO NICOLA: fu Raffaele, di Casalvecchio, fucilato l'8 novembre 1862 a Caserta.
CASTALDI LUIGI: di Carlo, di Campomarino (CB), fucilato a Serracapriola il 1° luglio 1862.
CATERINO ALFONSO: di Torremaggiore, fucilato nel 1863 a San Marco in Lamis.
CECI VINCENZO: fu Pietro, di San Severo, dov'è fucilato il 19 marzo 1863.
CELESTE SALVATORE: di Torremaggiore dov'è fucilato nel 1863.
CELESTE VINCENZO: fu Matteo, di Torremaggiore, dov'è fucilato nel 1863.
CENTOFANTI ANTONIO: di Tirolo, fucilato a Serracapriola nel 1863.
CESARE FEDERICO: di Vincenzo, nativo di Castelnuovo, fucilato il 1° luglio 1862 a Serracapriola.
CERRETO MICHELE: di Castelnuovo, fucilato il 21 giugno 1862 a Serracapriola.
--->continua elenco dei martiri

Giuseppe Erminio Ciuffreda 08.12.06 08:11| 
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Discussione

Finiamola di definirci i > d'Europa, e
nessuno dei nostri fratelli del Nord venga a
lamentarsi delle stragi naziste. Le SS del 1860 e
degli anni successivi si chiamarono, almeno per
gli abitanti dell'ex Regno delle Due Sicilie,
Piemontesi.
Perciò smettiamo di sbarrare gli occhi, di spa-
lancare all'urlo le bocche, a deprecare violenze
altrui in questo e in altri continenti.
Ci bastino le nostre, per sentire un solo brivido di pudore.
Noi abbiamo saputo fare di più e di peggio.
(Carlo Alianello)
Vittorio Emanuele II, criminale di guerra
Camillo Benso di Cavour, criminale di guerra
Bettino Ricasoli, criminale di guerra
Ferdinando Pinelli, criminale di guerra
Pietro Fumel, criminale di guerra
Gaetano Negri, criminale di guerra
Carlo Melegari, criminale di guerra
Alfonso Ferrero La Marmora, criminale di guerra
Giacomo Durando, criminale di guerra
Carlo Pellion di Persano, criminale di guerra
Giuseppe Garibaldi, criminale di guerra
Nino Bixio, criminale di guerra
Francesco Nullo, criminale di guerra
Stefano Turr, criminale di guerra
(dal libro di Antonio Ciano -I SAVOIA e il MASSACRO DEL SUD- by GRANDMELO', Via S.Calepodio,29 Roma, Tel.06-5619549)

Giuseppe Erminio Ciuffreda 08.12.06 00:51| 
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BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi nel
1861 - 1862 - 1863 -1864
(continua l'elenco di patrioti immolatisi per la difesa del Regno delle Due Sicilie)
------------
BIANO FRANCESCO: di Acquaviva (CB), fucilato il 21 maggio 1863 a Palata (CB).
BILANCIA LEONARDO: di Volturara, fucilato il 4 luglio 1863 in Castelnuovo.
BISACCIA SALVATORE: di Panni, fucilato a Bovino nel 1862.
BISCOTTI MATTEO: di Vico, fucilato nel 1862 a Sannicandro.
BISCOTTI NICOLA: fu Giuseppe, di San Marco in Lamis, fucilato nel 1862 in Sannicandro.
BONFITTO MATTEO: di Acquaviva (CB), fucilato il 21 maggio 1863 a Palata (CB).
BORRACCINO RUGGIERO: fu Domenico, di Barletta (BA), fucilato il 15 aprile 1862 in Ascoli.
BORRELLI MICHELE: di Torremaggiore, fucilato a Foggia il 9 gennaio 1863.
BRIGADIERE DOMENICO: di Torremaggiore, ucciso il 7 dicembre 1863 presso Montefalcone (BN).
BRUNO DOMENICO: di Apricena, ucciso il 21 marzo 1863 in tenimento di Castelnuovo.
BUCASSO DOMENICOANTONIO: di Csalvecchio, fucilato il 21 aprile 1863 a Torremaggiore.
BUCCINO ANIELLO: di Antonio, originario di Bagnoli, fucilato a Troia il 19 marzo 1862.
BUCCINO MICHELANGELO: fu Francesco, di Bovino dov'è fucilato il 10 febbraio 1862.
CAGNANO FRANCESCO: di Celenza, fucilato il 24 marzo 1863 a Torremaggiore.
CALICI NICOLANGELO: di San Marco in Lamis, dov'è fucilato il 13 maggio 1863.
CALO' GIOVANNI: di Gennaro, di Montefalcone (BN), fucilato il 20 aprile 1862 a Biccari.
CAMARCA ANGELO: di Mirabella (AV) ma domiciliato a San Severo, fucilato il 24 febbraio 1863 a San Severo.
CAMARCO ANGELO: di San Severo, fucilato a Torremaggiore il 20 maggio 1862.
CAMEROTTA URBANO: di Troia, fucilato a Lucera il 12 maggio 1863.
CAMPANOZZI ANTONIO: fu Matteo, di Serracapriola dov'è fucilato il 12 agosto 1862
CAMPESE RUGGIERO: fu Ignazio, di Barletta (BA), fucilato in Ascoli il 25 aprile 1862.
--->continua l'elenco dei guerriglieri fucilati senza processo, dagli invasori piemontesi.

Giuseppe Erminio Ciuffreda 07.12.06 23:34| 
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Caro Beppe, scusa se approfitto dello spazio che gentilmente ci metti a disposizione per scrivere una
LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
insegno “da sempre” Disegno e storia dell’arte nei licei scientifici ed annoto una caratteristica del programma di prima liceo che crea non poche difficoltà in ordine al proseguimento degli studi di storia dell’arte nelle classi successive per quanto riguarda l’interdisciplinarietà e la pluridisciplinarietà:
La disciplina “Disegno e Storia dell’arte” è, almeno in teoria, trainante, nel curricolo degli studi superiori ad indirizzo scientifico, poiché si assume il compito di contribuire al carattere multi e pluridisciplinare, della formazione di una cultura di base solida e ben strutturata quale deve essere quella di un giovane che si prepara all’esame di Stato, vecchio o nuovo che sia. Un buon insegnante di disegno tenderà al potenziamento della sensibilità estetica ed alla promozione dell’esperienza estetica quale importante modalità di conoscenza del reale. Per quanto riguarda il disegno occorre non dimenticare che l’essere umano “vede” in prospettiva, ma che, se non guidato nell’uso di tale tecnica, non associa mentalmente la sua visione alle chiare linee di un inserimento ambientale, sia all’aperto che al chiuso. L’uomo non ha “istintivamente” la capacità di “vedere” la linea d’orizzonte ed i punti di fuga. Non è capace, dunque, di organizzare lo spazio e riconoscerne i principi in una foto, in un’opera d’arte o nella sua stessa realtà. Allo scopo di rendere possibile quest’abilità, un BUON insegnante di disegno “immerge” l’allievo sia nell’abilità manuale del disegno che, in contemporanea potremmo dire, nella conoscenza dell’arte, in tutte le sfumature possibili, di modo che lo spazio “interiore” dell’allievo, “corrisponda” consapevolmente, a quello del messaggio visivo sia nella vita quotidiana sia nella lettura dei messaggi in immagine. Continua…

Bianca Fasano 07.12.06 12:09| 
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proclama di francesco secondo di borbone,ultimo re delle due sicilie alle sue trupPe assediate a gaeta.
"generali,soldati,e ufficiali di gaeta.la sorte delle guerra ne separa.Combattuto insieme cinque mesi per l'indipendenza della patria,sfidando e sofferendo gli stessi pericoli e disagi,debbo in questo momento mettere fine ai vostri eroici sacrifizii.La resistenza divenuta era impossibile.Se il desio di soldato spingevami con voi a difendere l'ultimo baluardo delle monarchia,sino a caderne sotto le mura crollanti,il dovere di re e l'amore di padre oggi mi comandano di risparmiare tanto generoso sangue, la cui effusione oggi non sarebbe che l'ultima manifestazione di inutile eroismo.Per voi ,miei fidi compagni,per il vostro avvenire,per premiare la vostra lealta' costanza e bravura,per voi rinunzio al bellico vanto di respingere gli ultimi assalti d'un nemico che questa piazza difesa da voi non avrebbe presa senza seminare di cadaveri il cammino.Voi da mesi combattete con impareggiabile coraggio.IL TRADIMENTO INTERNO,l'assalto di rivoluzionari stranieri,l'aggressione di uno stato che dicevasi amico,niente v'ha domato ne stancato.Affronatanto tradigioni piu' terribili del ferro e del piombo,siete venuti A capua e a gaeta,segnando di eroismo le rive del volturno e le sponde del garigliano.Per voi e' salvo l'onore dell'esercito delle due sicilie,per voi il vostro sovrano puo' tenere il capo alto,e nella terra dell'esiglio,dove aspettera' la giustizia di dio,il ricordo della vostra eroica lealta' gli sara'dolcissima consolazione nelle sventure.sara' distribuita una medaglia speciale che ricordi l'assedio;e quando i miei cari soldati torneranno in seno alle loro famiglie,gli uomini d'onore si inchineranno al loro passaggio e le madri mostreranno a' figliuoli come esempio i prodi difensori di gaeta.Generali ,soldati, io vi ringrazio;a tutti stringo le mani con affetto e riconoscenza;non vi dico addio ma a rivederci.
GAETA 14 FEBBRAIO 1861

giovanni di domenico 07.12.06 09:31| 
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I BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA dai piemontesi
nel 1861 - 1862 - 1863 - 1864
(continua l'elenco dei patrioti immolatisi per la difesa del Regno delle Due Sicilie)
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BIANCO NICOLA: di Agostino, nativo di Casalvecchio, fucilato a Torremaggiore il 21 aprile 1863.
BIANO FRANCESCO: di Acquaviva (CB), fucilato il 21 maggio 1863 a Palata (CB).
BILANCIA LEONARDO: di Volturara, fucilato il 4 luglio 1863 in Castelnuovo.
BISACCIA SALVATORE: di Panni, fucilato a Bovino nel 1862.
BISCOTTI MATTEO: di Vico, fucilato nel 1862 a Sannicandro.
BISCOTTI NICOLA: fu Giuseppe, di San Marco in Lamis, fucilato nel 1862 in Sannicandro.
BONFITTO MATTEO: di Acquaviva (CB), fucilato il 21 maggio 1863 a Palata (CB).
BORRACCINO RUGGIERO: fu Domenico, di Barletta (BA), fucilato il 15 aprile 1862 in Ascoli.
BORRELLI MICHELE: di Torremaggiore, fucilato a Foggia il 9 gennaio 1863.
BRIGADIERE DOMENICO: di Torremaggiore, ucciso il 7 dicembre 1863 presso Montefalcone (BN).
BRUNO DOMENICO: di Apricena, ucciso il 21 marzo 1863 in tenimento di Castelnuovo.
BUCASSO DOMENICOANTONIO: di Casalvecchio, fucilato il 21 aprile 1863 a Torremaggiore.
BUCCINO ANIELLO: di Antonio, originario di Bagnoli, fucilato a Troia il 19 marzo 1862.
BUCCINO MICHELANGELO: fu Francesco, di Bovino dov'è fucilato il 10 febbraio 1862.
CAGNANO FRANCESCO: di Celenza, fucilato il 24 marzo 1863 a Torremaggiore.
CALICI NICOLANGELO: di San Marco in Lamis, dov'è fucilato il 13 maggio 1863.
CALO' GIOVANNI: di Gennaro, di Montefalcone (BN), fucilato il 20 aprile a Biccari.
CAMARCA ANGELO: di Mirabella (AV) ma domiciliato a San Severo, fucilato il 24 febbraio a San Severo.
CAMARCO ANGELO: di San Severo, fucilato a Torremaggiore il 20 maggio 1862.
CAMEROTTA URBANO: di Troia, fucilato a Lucera il 12 gennaio 1863.
CAMPANOZZI ANTONIO: fu Matteo, di Serracapriola dov'è fucilato il 12 agosto 1862.
CAMPESE RUGGIERO: fu Ignazio, di Barletta (BA), fucilato in Ascoli il 25 aprile 1862
---> segue elenco

Giuseppe Erminio Ciuffreda 07.12.06 08:28| 
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La Capitanata
fra
briganti e piemontesi
Giovanni Saitto
EDIZIONI DEL POGGIO
Tel. 0882.996033
I BRIGANTI UCCISI IN CAPITANATA NEGLI ANNI
1861 - 1862 - 1863 - 1864
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ABRUZZESE Donato: di Sannicandro, ucciso a Monte Sant'Angelo il 18 Marzo 1862.
ALESSIO TEODORO: di Casalnuovo, fucilato il 23 marzo 1863 a Troia.
ALTIERI LEOPOLDO: fu Giovanni, di Celenza ma domiciliato in Torremaggiore. Fucilato il 15 febbraio 1863 a San Severo.
ALTIERI MARIANTONIA: di Castel Baronia (AV), fucilata a Sant'Agata il 7 agosto 1862.
ANDREACCIO FRANCESCO: di San Fele (PZ) fucilato il 6 aprile 1863 a Deliceto.
ANDREANO VINCENZO: di Francesco, originario di Casalvecchio, fucilato il 7 febbraio 1863 ad Acquaviva Collecroce (CB).
ANGELILLIS MICHELE: di Sannicandro, fucilato nel 1862 a Monte Sant'Angelo.
APRILE GIOVANNI: alias CHIARODDA, fu Domenico, di Vico dov'è fucilato il 23 agosto 1861.
ARGENTINO PIETRO: di San Marco in Lamis dov'è fucilato il 28 giugno 1862.
ARMIENTO GIOVANNI: di Pasquale, nativo di Monte Sant'Angelo dov'è fucilato il 18 marzo 1862.
AUCELLO PIETRO: di San Marco in Lamis, dov'è fucilato il 6 luglio 1862.
BARONE NICANDRO: alias LICANDRUCCIO, di Apricena, ucciso il 4 giugno 1863 in contrada Valle Farina, presso Apricena.
BARTOLETTI MATTEO: di Torremaggiore, ucciso il 7 dicembre 1863 presso Montefalcone (BN).
BARTUCCI FELICE: di Francesco, di Trani (BA), fucilato il 15 aprile 1862 in Ascoli Satriano.
BARTUCCI FILIPPO: di Castiglione, fucilato a Serracapriola nel 1862.
BASSO VINCENZO: fu Vincenzo, di Rodi Garganico dov'è fucilato il 3 giugno 1862.
BECCIA MICHELE: di Casalnuovo, fucilato a Serracapriola nel 1862.
BIANCO NICOLA: di Agostino, nativo di Casalvecchio, fucilato a Torremaggiore il 21 aprile 1863.
BIANO FRANCESCO: di Acquaviva (CB), fucilato il 21 maggio 1863 a Palata (CB).

Giuseppe Erminio Ciuffreda 07.12.06 00:35| 
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Ciao Beppe
volevo rigirati un invito..non so se già conosci Ulderico Pesce, credo ti piacerà(www.uldericopesce.com)

TESTO VINCITORE DEL PREMIO MARISA FABBRI 2005 – sez. PREMIO RICCIONE TEATRO
F I A To sul collo
I 21 giorni di lotta degli operai della Fiat di Melfi
di e con
ULDERICO PESCE
Indagini sonore dei TÊTES DE BOIS e incursioni di Andrea Satta e Rodolfo Maltese.
Il Premio Marisa Fabbri, sezione del Premio Riccione Teatro, è destinato a indicare un’opera particolarmente impegnata nella ricerca di un linguaggio aperto e poetico ed è stato attribuito a “FIATo sul collo” di Ulderico Pesce con la seguente motivazione:
Dal cuore della Basilicata, il racconto irridente e appassionato, in forma di monologo e nel solco del teatro di narrazione, di una vita costruita sulla speranza di un lavoro che mina ogni legame e sicurezza. Voci, pensieri e sentimenti intrecciati in una scrittura che parte da una base leggera e ironica per affondare nella crudezza cronachistica degli scioperi alla Fiat di Melfi e nella disperazione delle prospettive future. Il testo s’infiamma per via e sarebbe piaciuto a Marisa Fabbri per il suo impegno e il gusto con cui s’inventa parole e personaggi, tanto da supporre che le sarebbe piaciuto interpretarlo in abiti maschili.

da martedì 28 novembre a sabato 23 dicembre 2006
Teatro Piccolo Jovinelli
via Giolitti, 287 Roma – tel. 06.4434

monica mancuso 06.12.06 20:14| 
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Caro Beppe, ti ringrazio per questa opportunità.
L'invasione piemontese del Regno delle Due Sicilie fu un crimine verso l'umanità: Vittorio Emanuele II di Savoia, Camillo Benso di Cavour, Nino Bixio, Enrico Cialdini, il gen. Sacchi, il col. Milon, il col.Pietro Fumel, il gen. Trivulzio Pallavicino, il gen. Ferdinando Pinelli, costoro e altri che la storiografia ufficiale li esalta come "liberatori" del Sud, nel 1860 si macchiarono di una grave colpa: GENOCIDIO, per tale reato non è prevista alcuna prescizione, per cui sono tutti da condannare. Inoltre è bene che vengano tolti tali nomi ed altri, dalla nostra toponomastica per ripristinare quelli preesistenti; sia concesso l'onore delle armi all'Esercito delle due Sicilie, e siano messe in sito tutti le lapidi dei caduti nella difesa della nostra antica Nazione: il REGNO delle DUE SICILIE. Grazie per l'attenzione
Giuseppe Erminio Ciuffreda

Giuseppe Erminio Ciuffreda 06.12.06 09:18| 
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Non mi meraviglia che una persona nota come Beppe Grillo abbia affrontato un tema così scottante per i risorgimentalisti; d'altronde anche i genovesi pagarono e non poco. Sono arcicontenta e mi auguro che un sito come quello di Beppe Grillo possa essere visitato da tantissimi e che queste considerazioni possano far nascere a qualcuno - soprattutto meridionali - il sospetto che le condizioni socio-economiche meridionali attuali hanno una sola paternità: politica savoiarda post-unitaria.

Alessia De Mascellis 05.12.06 16:51| 
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FENESTRELLE IL PRIMO LAGER EUROPEO
SAVOIA- GARIBALDI - BIXIO - CAVOUR - PINELLI - CIALDIMI VIA DALLE PIAZZE E STRADE DEL REGNO DELLE DUE SICILIA - RIDATECI I NOSTRI DUCATI E LE NOSTRE BRACCIA DEGLI EMIGRANTI- GRAZIE PEPPE GRILLO FINALMENTE QUALCUNO CHE DICE LA VERITA' SUL FALSO RISORGIMENTO !!!!! VERGOGNA A CHI CI TIENE ANCORA NASCOSTE LE VERITA'- VITTORIO EMANUELE II IL RE DEI PORNOMANI E DELLE RUBERIE.

CUONO GAGLIONE 05.12.06 14:42| 
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Penso che l'obiettivo di una rivisitazione storica sui fatti del 1799 e sull'Unità d'Italia (meglio chiamarla "annessione al Piemonte")non sia quello di pubblicizzare l'epopea dei Borboni ma quello di promuovere l'identità e le radici culturali del sud. La cosa si rivela ancora più importante in quanto attualmente, in un processo di globalizzazione, si tende ad omologare anche le diverse culture. Il popolo del sud, insorgendo, non ha fatto altro che difendere la propria terra, le proprie tradizioni e con essa la sua cultura millenaria.
Briganti di frontiera - musica popolare dell'Italia del Sud

Pierluigi Moschitti 05.12.06 10:00| 
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A cominciare da quelli offerti dalla Chiesa, abbiamo visto svariati esempi, negli ultimi tempi, di processi di revisionismo storico, laddove, in tutta onestà, si riconoscevano errori, rendendo, sia pure a posteriori e in molti casi anche troppo tardi, giustizia (vedi Sacco e Vanzetti ad es.). E' vero anche che la Storia la scrivono i vincitori. Ma si può mai definire questa Italia, così cm'è oggi, a quasi 150 anni dall'unità, il risultato di una vera vittoria? Grazie, Beppe, per questa ennesima prova di obbiettività, ma tanto ancora c'è da sudare perchè la verità trovi il giusto posto nella nostra storiografia ufficiale. Pensa solo che l'unico paese ad aver intitolato ai nostri giorni una strada all'ultimo Re Borbone, il nemico, il cattivo, è Arco, in provincia di Trento, dove il Francesco II si spense in esilio.


ettore pannitti

Ettore Pannitti 05.12.06 08:50| 
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un altro soggetto che potrebbe essere ottimo per un film e' quello dell'assedio di gaeta ,secondo me se prodotto a dovere ne uscirebbe un capolavoro del cinema

giovanni di domenico 04.12.06 15:41| 
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non so se e' una notizia attendibile ,ma si dice che mel gibson stia pensando di girare un film nel sud italia sul brigantaggio,beh se e' cosi' chi si impegna viene a conoscenza della realta' dei fatti .

giovanni di domenico 04.12.06 15:38| 
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continuando il commento precedente:
ma ditemi chi e' che rinuncerebbe mai ad una fetta di popolo cosi' immobile capace di non entrare in concorrenza ,rendita sicura per le vostre tasche ,molti al nord vogliono che il sud rimanga cosi' perche' hanno una fetta di nazione a loro vantaggio ,questo e' il nuovo colonialismo,ma intanto pensano come possiamo non farli ribellare : E' con le organizzazioni malavitose si acquista la mentalita' che al sud e' difficile emergere quindi meglio andarsene al nord , poi ci sono i posti pubblici e la piccola impresa ,cosi' una parte del sud non emigrera' e infine e' importante il sentimento italiano, ed ecco la nazionale italiana e valentino rossi simbolo dela nostra identita' nazionale poi se vogliono andare a pescare dalla storia c'e la storia risorgimentale e dei fratelli d'italia ,la colonizzazione e' ben riuscita signori miei un gran bel progetto massonico.

liccardo giuseppe 04.12.06 13:05| 
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