Aldo Moro

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Ricevo e pubblico una lettera di Maria Fida Moro.

"Gentile Signor Grillo,
mi permetto di scriverle, anche senza conoscerla personalmente, per chiedere il suo aiuto. Sono Maria Fida, la figlia maggiore di Aldo Moro. Questo è il 29° anno dalla tragica morte di mio padre ed il potere non si è ancora stancato della cortina fumogena creata ad arte al fine di adombrare la verità storica del caso Moro oscillando tra due poli: la congiura del silenzio (un silenzio assordante) da una parte e la memoria negata dall’altra. Ma il peggio del peggio è quando si mettono in scena film e spettacoli teatrali quasi sempre basati su fonti parziali o discutibili. Una vera apoteosi dell’ingiustizia! Leggo con raccapriccio che, in aprile, dovrebbe uscire su Canale 5 una fiction in due puntate su Aldo Moro. Orripilante, ma non basta. Stando alle indiscrezioni la sceneggiatura -come nel film di Bellocchio– si baserebbe su testi della Braghetti e di altri Brigatisti e su conversazioni avute con Francesco Cossiga. Intollerabile ed assurdo
Questa non è libertà di pensiero e di espressione, ma un deliberato atto di violenza gratuita. Se è giuridicamente possibile farlo non significa che sia etico. Perché –mi chiedo io- persone che hanno cooperato, a vario titolo, al rapimento ed all’uccisione di mio padre dovrebbero avere competenza adeguata a tracciarne un profilo da affidare sic et simpliciter al giudizio dell’opinione pubblica che non sempre è in grado di valutarne la attendibilità storica? E perché al contrario devono essere sempre tenute alla larga tutte le persone che gli hanno vissuto accanto e che lo amavano? La risposta è semplice, perché se si dovesse descrivere il vero Moro l’assurdità della sua morte ingiusta risalterebbe nitida invece nella mistificazione delle ipotesi a tema essa svanisce senza quasi lasciare traccia. Proprio come nel caso Welby in nome di diritti sacrosanti si opera contro l’amore. Per papà non valeva il diritto alla vita, per Welby il diritto a lasciare dignitosamente il suo corpo mortale. Entrambi sono stati accusati di strumentalizzazione. Ma quale? Forse quella di dire e rivendicare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità?! Papà, in nome di principi sanciti dalla Costituzione in favore dell’uomo, è stato sacrificato alla ragion di Stato (tranne che poi quando era troppo tardi tale riconoscimento è stato conclamato e reiterato mille volte).
Per il povero Welby si pretendeva che accettasse di finire soffocato sia pure in presenza della macchina dopo una interminabile agonia. Visto che la natura umana permette di conoscere veramente solo quello che si è sperimentato è evidente che sia nel caso Moro che nel caso Welby nessuno avesse davvero titolo per dettare giudizi. E sarebbe tanto bello se ci sforzassimo di diventare più amorevoli e misurassimo le cose con la ragione del cuore.
Mio padre se ne è andato ed è in salvo, proprio come Piergiorgio Welby, ma io esprimo ugualmente cordoglio e dolore lancinante per una fiction che trasformerà una tragedia greca in coriandoli di plastica. Non è giusto, non è giusto, non è giusto. Se non lo si vuole ricordare degnamente si faccia silenzio, un silenzio assoluto e compassionevole. Mi spiace ma io non riconosco ad Anna Laura Braghetti nessun titolo di merito (e lo dico io quella del perdono). Essere stata la carceriera di Moro non è una categoria di pensiero, né tantomeno un titolo accademico. Se era impietosita perché non lo ha lasciato andare o almeno non si è personalmente rifiutata di fargli da guardiana? In quanto all’emerito ex Presidente Senatore Francesco Cossiga, come già ho avuto occasione di scrivergli in privato, le lacrime non lavano il sangue innocente. Se come afferma spesso davvero provava affetto per Aldo Moro non lo ricordi attraverso una inutile fiction. Mi piacerebbe che cadesse un fulmine dal cielo e distruggesse tutte le copie della stessa o ancora meglio che gli italiani si opponessero, con forza e sdegno, a questa ulteriore ignominia. In migliaia mi hanno detto “ Avremmo voluto fare qualcosa per salvarlo “. Adesso possono difenderne la memoria e lasciarlo al ricordo di coloro che lo hanno amato e lo amano con tenerezza e struggimento. E possono altresì dare a noi, che abbiamo avuto la vita devastata dalla sua morte, un po’ di pace.
Deve essere vietato togliere ad un uomo buono ed innocente oltre la vita anche la dignità. Che sulla valle delle lacrime scenda il silenzio. Con gratitudine per quanto vorrà e potrà fare".
Maria Fida Moro

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del 25 Dicembre 2006

Postato il 26 Dicembre 2006 alle 19:13 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa
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Mia carissima Maria Fida, anche se non ti conosco personalmente mi sento vicinissimo al vs dolore, nonostante siano passati 29 anni dallla strage di via fani e dal successivo assassinio di Aldo.Nel 1978 avevo 16 anni e di quel giorno ricordo il televisore acceso con le immagini drammatiche di quei corpi e delle auto del presidente e della sua scorta crivellate di raffiche di mitra.
Naturalmente, non è stata una sparatoria tranquilla.
Se posso essere d' aiuto nella ricerca della verità vorrei dare un contributo.
Ho letto delle lettere di suo padre dal carcere delle brigate rosse.Tra le tante, vorrei che lei ponesse l' attenzione su una.Naturalmente credo che non suo padre(sarebbe riduttivo e svuoterebbe la figura di Aldo Moro di un riferimento oggettivo per quanti si incamminano sulla via dell' impegno politico)ma uno dei padri della nostra costituzione abbia diritto, per l' impegno dato in trent' anni di politica impegnata a discapito della vicinanza alla propria famiglia, alla giustizia ed il popolo italiano alla verita.
Dicevo su una lettera.E' quella scritta il 26/27 marzo e non recapitata.Non conosco la versione originale: non so, cioè, se il ritrovamento a via montenevoso sia di una lettera scritta a mano o a macchina.
Un particolare importante, in quanto l' elemento grafico darebbe più credibilità alle mie intuizioni.
Un pò come il Suo, il Nostro, papà quando afferma:intuisco ma non posso spingermi oltre....
La lettera a cui mi riferisco inizia con
Mia Carissima Noretta,
Vorrei dirti tante cose, ma mi fermo all' essenziale.Io sono qui in discreta salute beneficiando di un'assistenza umana...
Comunque se lei insiema a suo fratello Giovanni( che Moro cita nella lettera pregandolo di fare un esame per amor Suo)creaste un gruppo di lavoro sulle lettere dal carcere forse tutto risplenderebbe come oro nel mondo.Aldo moro aveva una sola arma per potersi difendere La Penna.E i fogli di carta su cui ha scritto rappresentano l' unico input alla verità.

Giovanni D'Angelo 04.03.07 07:55| 
 
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