Eritrei al macello

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L'Italia respinge i rifugiati politici eritrei e li consegna ai loro carnefici. Gli eritrei sono il popolo africano che più ha amato gli italiani. Si meritano la giusta punizione.
""Il 29 giugno sono arrivati funzionari hanno chiesto le nostre generalità per comunicarle all'ambasciata Eritrea. Ci siamo rifiutati. Il regime di Asmara si sarebbe vendicato sulle nostre famiglie. Il presidente Isayas Afeworki è implacabile e non tollera il dissenso. Così i libici ci hanno accusato di insubordinazione e ribellione. I militari sono arrivati di notte, ci hanno caricato su camion e portato ad Al Brak un migliaio di chilometri più a sud. Chi ha tentato di fuggire è stato catturato e picchiato a sangue. Siamo stati torturati e picchiati perché ubbidissimo. Inutile l’appello all’Unhcr, l'Alto Commissariato dell'ONU per i Rifugiati: è stato cacciato dalla Libia. Siamo disperati. Se non ubbidiamo ci deportano in Eritrea e per noi vuol dire la morte. Se ubbidiamo saranno i nostri familiari a morire; si vendicheranno su di loro perché noi siamo scappati." Ecco, quando il nostro paese respinge i profughi li consegna a questi aguzzini: i quali, d'altronde, sono nostri amici. Non vengono i conati anche a voi?" Lalla M., Arezzo
da metilparaben.it

Postato il 6 Luglio 2010 alle 18:44 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa
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Tags: commento, Eritrea, Isayas Afeworki, Lalla M, Libia, rifugiati politici, tortura, Unhcr

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Conosco l'Eritrea.
Ci sono stato.
Se la situazione puo' sembrare disperata per i profughi eritrei, per chi è rimasto giù è ancora peggio.
La libertà di opinione e di stampa è pura utopia. Dall'anno 1993 anno di indipendenza eritrea sto bel soggetto che risponde al nome di Isaias Afewerki utilizza il proprio paese alla stregua di una cosa propria, costringendolo di fatto ad un perenne stato di polizia e/o di guerra , contro l'Etiopia o Gibuti. Più di un giornalista che ha cercato di dare una voce all'opposizione, è sparito nel nulla. Io ho conosciuto una madre di uno di loro, gli occhi di quella donna li ho ancora ben impressi nella mente. E ho ancora in mente le parole di quel ragazzo di vent'anni incontrato in un bellissimo bar in stile anni trenta in una via del centro di Asmara (p.s. città MERAVIGLIOSA)in cui si capiva chiaramente dalle poche parole dette (e non possono fare altrimenti, la paura di essere traditi da qualcuno è sempre presente)la volontà di non poter più sopportare la dittatura.
Così come conosco molto bene profughi eritrei scappati in Italia; mi hanno raccontato la loro storia, la lora traversata nel deserto del Sudan e della Libia sopra un strabordante Range Rover, con persone che di tanto in tanto cadevano dalla jeep in mezzo al deserto, venendo abbandonati a loro stessi. Nel post si dice, gli eritrei ci vogliono bene. Io posso confermarlo. Gli asmarini, seppur siano stati oppressi negli 30/40 dal regime fascista e quindi da noi Italiani, nonostante tutto questo, tra noi e loro si è creato un legame molto forte e nelle parole degli anziani si avverte ancora il rispetto per tutto quanto è Italia. Cosa che si è concretizzata in sito come la meravigliosa ferrovia tra Asmara e Massaua, oltre 2000 metri di dislivello, prodigio di ingegneria e di fatica italiana ed eritrea, o la bellissima Cattedrale Cattolica realizzata negli anni Venti in stile romanico-lombardo.
AIUTIAMO L'ERITREA!

giuliano b., mondovì Commentatore certificato 07.07.10 09:38| 
 
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