FIAT senza legge

L'Italia è ancora, almeno sulla carta, uno Stato di diritto. Lo svizzero Marchionne e i nipotini degli Agnelli devono rendersene conto. La sentenza di un magistrato non si può ignorare. La risposta della FIAT ai tre operai riammessi dal giudice: "non venite in fabbrica", perché "non intende avvalersi delle loro prestazioni", è indecente. Gli operai Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli devono essere reintegrati se necessario con l'intervento dei Carabinieri. La FIAT esiste grazie alla cassa integrazione e agli aiuti di Stato protratti per decenni, prima di delocalizzare deve restituirli agli italiani. In altri tempi sarebbe stato Marchionne a non potersi presentare ai cancelli, mentre oggi un'azienda può irridere lo Stato.
Postato il 22 Agosto 2010 alle 19:45 in Minipost | Scrivi |
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Tags: Agnelli, Antonio Lamorte, Fiat, Giovanni Barozzino, Marco Pignatelli, minipost
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Secondo me dovrebbero essere gli operai stessi, per il loro bene, ad isolare quelli che fanno danni all'azienda. Fermare un processo produttivo e fare milioni di danni, non mi sembra una protesta civile.
Basta con chi si nasconde dietro alle "lotte", dietro ai "diritti" con il solo scopo di non lavorare.
Poi non ci lamentiamo se tutti gli imprenditori locali se ne vanno dall'Italia. Non se ne vanno per un problema di costo, ma per via del fatto che in altri paesi GIOVANI c'e' voglia di lavorare...da noi non c'e' piu'!!!
L' 80% delle entrate dello stato, provengono da lavoro dipendente e pensionati.
Pertanto, quando lo stato, finanzia in qualche modo la Fiat, l'80% di quei finanziamenti, sono di dipendenti e pensionati.
Fanno i prepotenti, con i soldi degli altri.
Io credo che quello che è accaduto oggi pomeriggio sia di una gravità inaudita! Domani l'Italia si dovrebbe fermare. Tutti i lavoratori italiani dovrebbero manifestare solidarietà ai tre operai Fiat. E invece, probabilmente non accadrà nulla. L'indifferenza ormai regna sovrana. Mestamente
Rosa Petrillo
Nel nostro caro paese non ce un'imprenditore con le palle e state sicuri che il caro Marchionne e uno di loro. Alla Sata di Melfi (ha melfi si chiama Sata e non Fiat) sono sotto regime, i sindacati sono allo sbando, gli operai sono nel caos, chi ha voglia di faro qualcosa di buono viene stroncato.
E questo che vogliono i potenti.
Un appello a gli operai non fate il loro gioco ci vuole un atto di coraggio, non mollate.
irridere uno stato che non c'è, è da polli. qui tutti fanno i cazzi propri calpestando i più elementari diritti, e lo stato mafioso che non fa niente per imporre a questi delinquenti come marchionne e company di rispettare la legge. la sentenza di un giudice non si interpreta, si rispetta e basta. questa è democrazia, e lagalità cosa sconosciuta a questa classe politica e dirigenziale.
Mi spiace, ma pur non apprezzando la Fiat come impresa parassita per 55 anni dello Stato italiano, credo che l'atteggiamento assunto in questa occasione sia assolutamente corretto.
Io pago per spargere un derattizzante nella mia azienda per evitare i danni da roditori e delle persone che danneggiano il processo produttivo sono dei danni, Io pago perchè stiano lontani da dove già hanno fatto danno. Non mi pare che il giudice abbia detto che quei signori non hanno danneggiato la produzione, ha solo detto che non possono perdere lo stipendio.
Domani voglio arare la strada statale che passa vicino ai miei campi; sono un contadino ed ho diritto di arare. Anche perchè lo stato non mi ha mai pagato quella parte di campo che mi è stata espropriata per costruire la strada.
In poche parole, per me la Fiat ha ragione, ma il giudice ha avuto paura dei sindacati, non come sacrosanti rappresentanti dei lavoratori, ma come entità politica.
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