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Giocattoli con gli occhi a mandorla


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Importiamo centinaia di tonnellate di giocattoli di plastica dalla Cina. Poi li bruciamo negli inceneritori.
"Ciao Beppe,
da due anni sono papà di due splendidi gemelli e noto con stupore che il 95% dei giocattoli, libri, pupazzi ed "attrezzature" dedicate all'infanzia è "Made in China" (soprattutto quelli delle marche più blasonate). Non che voglia fare barricate od imporre dazi, ma visto che i nostri bimbi sono in contatto con questi oggetti per tutta la giornata, mi chiedo:
1) Siamo sicuri che tutta questa roba che usa plastiche, vernici, inchiostri e componenti elettronici sia a norma? (certificazioni e scartoffie a parte, c'è qualcuno che potrebbe fare verifiche indipendenti?)
2) Siamo sicuri che tutta questa roba sia prodotta in fabbriche dove la manodopera lavora in condizioni decenti?
3) Possibile che un un librettino di 4 pagine con 4 disegnini convenga idearlo in Italia e stamparlo in Cina?
4) Possibile che un banale atto d'amore, come il regalare un giocattolo ad un bambino, uccida silenziosamente l'economia italiana strozzando anche gli ultimi imprenditori onesti che cercano di tirare avanti dando ai lavoratori condizioni decenti?" Pier Luigi C.

18 Gen 2011, 21:55 | Scrivi | Commenti (55) | listen_it_it.gifAscolta
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Commenti

 

Pier Luigi ha la mia solidarietà. Non esiste certezza sulla provenienza e sui controlli. Purtroppo il discorso è molto più ampio e vale sui giocattoli come sui vestiti, sul materiale di consumo (pennarelli, acquarelli, colle, paste da modellare...). Durante la gravidanza mi sono imbattuta nella pedagogia steineriana. Consiglio a tutti i genitori curiosi e attenti una ricerca sulla rete: i giocattoli waldorf sono bellissimi. Sono molto costosi da acquistare ma semplici da realizzare. Alcuni siti offrono spunti e idee per la realizzazione. Per esperienza personale posso affermare che darà grande soddisfazione ai genitori creare giocattoli davanti ai propri figli e che i bambini saranno felicissimi di utilizzarli.

silvia simoni 29.01.11 18:29| 
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Condivido l'osservazione.
Segnalo che parecchi sono dotati di pile non riciclabili nè ricaricabili, dunque acquisto di preferenza e se necessario quelli dove posso inserire pile ricaricabili, che utilizzo con profitto da tanti anni.
Segnalo pure che le mie bimbe amano i giochi fatti in casa con i rotoli di carta igienica e tutti gli oggetti più banali come un calzascarpe sono più gettonati di quelli acquistati in farmacia...

Gianluca Gotkani 22.01.11 09:07| 
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Con la stessa quantità di plastica con cui veniva costruito un giocattolo 10 anni fa in Europa, oggi in Cina ne fanno 10!
Mediamente i giocattoli che passano da casa mia non durano più di una settimana. Si rompono solo a guardarli. E non solo i giocattoli.
Mediamente di ciò che compro, il 50% è difettato e lo riporto al negozio per la sostituzione.
Ho smesso, nei limiti del possibile di comprare queste cianfrusaglie. Mi costano più di gestione (viaggio, smaltimento, riparazioni, etc) che di utilizzo.
Ai negozianti la prima domanda che faccio è: dove lo producono? E la risposta ovvia è in Cina. Quindi lascio giù l'articolo e me ne vado lasciando il negoziante un po' attonito. Lo capiranno?
Voglio dei prodotti: 1) non tossici 2) sicuri 3) duraturi. Se li faranno in Cina va bene ma oggi non è così.
Io, la pattumiera la pago ancora!

Gianni D'Elia 20.01.11 13:03| 
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La globalizzazione è un male, ve ne siete accorti solo ora?

Alessio S., Parma Commentatore certificato 19.01.11 19:46| 
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In Italia abbiamo imprenditori che, invece di vendere i propri prodotti con margini ridotti, ma certi, hanno da decine di anni hanno preferito cambiare le proprie suv e ferrari ogni anno,

Hanno deciso di fare arricchire i produttori di barche milionarie, chiaramente eludendo le tasse.

Hanno deciso che piuttosto che produrre e, magari, dare qualche euro in più ai propri lavoratori massimizzare i propri profitti e, se ciò significava disinvestire dalla produzione e giocare con la finanza, magari portando i soldi in paradisi fiscali, scommettendo milioni in settori non produttivi ma puramente (appunto) finanziari, non rinnovare prodotti e processi, fregandosene del futuro delle proprie aziende.

Soldi, soldi, soldi; non ricerca, non prodotti innovativi, non processi low cost.

Dimenticata per sempre l'automazione ormai dappertutto, i concorrenti sembravano i paesi europei: eravamo i cinesi, i "low-cost" d'occidente.
Già. Ma i cinesi però, quelli veri, sono poi arrivati grazie alla caduta delle barriere.

E il lavoro è andato a monte!

L'automazione poteva (e doveva) sostituire l'uomo nelle sue fatiche, ma occorreva ricerca, sforzo intelligenza, soldi.
I soldi li hanno spostati altrove per farsi un futuro loro, non per per creare un futuro alle aziende.

Questi sono certi produttori nazionali.
Ora non vengano a rompere i cosiddetti!

Hanno suicidato le proprie aziende, e nel contempo ucciso il futuro del mondo del lavoro perchè hanno, in tanti, mentalità post fasciste, con una concezione del lavoratore come merce e non come collaboratore!

Poi certi sindacati si sono fatti comprare da Craxi e succedanei e il futuro del Paese è finito lì.

No money, no music.
Chi può permettersi i prezzi delle aziende italiane?
Pensate: interi paesi di decine di migliaia di persone, a sud e in centro Italia, oggi possono vestire le proprie donne solo grazie ai negozietti cinesi o ai rivenditori dei mercatini settimanali mentre grandi negozi di qualità hanno chiuso per pagare le mafie!

rosario v. Commentatore certificato 19.01.11 19:24| 
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Stiamo ignorando platealmente ciò che anche un grande scrittore come Terzani (milioni di libri venduti) aveva minuziosamente analizzato in alcuni dei suoi ultimi testi: le sorti della colonizzazione di paesi quali la Birmania e la Thailandia da parte dei cinesi. L'acquisizione del debito pubblico europeo da parte dei signori d'oriente e la delocalizzazione delle nostre imprese e della nostra produzione nei loro territori quale altro obiettivo può avere se non quello di acquisire pieni diritti e accesso alla "civiltà occidentale"? La sorte di un popolo che non legge e dimentica le disgrazie capitate agli altri non ha altra ragione se non quella di soccombere. Sappiamo solo piangerci addosso e coloro che ci rappresentano non potevamo essere diversi da come sono. Auguri

cammello 19.01.11 18:59| 
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perché non smetti di comprarli invece di fare domande di cui sai già la risposta?

claudio iacomucci 19.01.11 17:43| 
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scusate... avete tifato per l'europa senza frontiere ?

avete dato del gnurant ai leghisti che volevano le frontiere ?

adesso , perche' vi lamentate ?

oneri ed onori!!!

Piero Dellavedova Commentatore certificato 19.01.11 17:10| 
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Il 90 per cento dei prodotti a bassa tecnologia di qualsiasi tipo viene dalla Cina o dall'Asia in generale.
Non solo i giocattoli.

Chun Li 19.01.11 14:39| 
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Quello descritto dall'amico Pier Luigi è uno scenario comune a tutti gli ambiti produttivi in Italia, quale ad esempio quello delle calzature. Una nota marca molto in voga tra i 30/40enni e che comincia com M..e finisce con...ell, infatti, ho scoperto essere prodotta in Cina. Che scoperta direte voi, è vero, anch'io so benissimo che il 70% di quello che compriamo in Italia è fabbricato in Cina, ma, pensando che riguardasse prevalentemente beni a basso costo mi ha sorpreso scoprire che lo fossero anche prodotti di fascia medio-alta. Mi domando, allora, che senso ha fabbricare questo genere di beni in Cina se questo non determina un abbattimento dei costi di produzione? Non sarà, invece, che questi vengono abbattuti ma siano solo i prezzi di vendita a rimanere medio-alti? Siccome il profitto è l'unico credo degli imprenditori e quindi è ovvio propendere per quest'ultima versione, non resterebbe altro che prediligere acquisti di marchi che fabbricano in Italia (lo so sono pochi, ma ci sono!!!)e limitare quelli di case che producono "altrove", insomma fare quello che già abbiamo fatto per ridurre i costi della benzina. Facciamolo allora!!!

Riccardo Montillo 19.01.11 14:16| 
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E' impressionante , quanto i giocattoli siano fatti male, si capisce ormai che non c'e' piu' studio dietro e nessuna cura per i bambini.
Niente contro i cinesi, ma questi produttori non capiscono cosa e come si diverte un bambino.
Ne ho alcuni a casa e veramente mi fa paura utilizzarli.
Dove andremo?
Io intanto mi limito a non comprare piu' giocattoli made in China,cercando di trovare ancora qualcosa fatto nel nosto continente, ma non e' facile.

Vincenzo-New York 19.01.11 13:37| 
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c'é secondo me un falso presupposto per quanto riguarda il perchè produciamo in Cina ed é che molti credono che la produzione in Cina sia più economica per il fatto che la manodopera viene pagata meno, anche se vero in parte non si tiene mai conto che il trasporto incide in maniera maggiore ( 20-30% del costo del prodotto) .Il fatto é che le grandi multinazionali producono in Cina perché, é là che il mercato é in espansione, guardando l'Italia,nel caso dei giocattoli, vediamo che avendo un tasso di natalità pari a zero le prospettive di crescita del mercato sono nulle,mentre al contrario in Cina abbiamo una crescita della popolazione del 6-7 % annuo e questo vuol dire vendere molti giocattoli …

Nestor Machno, Estero Commentatore certificato 19.01.11 13:24| 
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Caro Pier Luigi, ho letto la tua lettera inviata a Grillo ed è mio desiderio fare un commento sui giocattoli cinesi. I giocattoli si sa già che quelli importati dalla Cina sono contraffati e deleteri per i bambini. Già le forze dell'ordine (I.N.A.S.) sono intervenuti più volte seguestrandone grosse quantitativi, ma è come fare un buco nell'acqua. Ci vuole una legge che parta dagli Organi governativi che sono i veri responsabile di questa politica corrotta, assurda, antidemocratica. A me resta una sola speranza che questo nostro Movimento 5 Stelle possa sostituire al più presto questo Governo che non esiste.Siamo nelle mani dei senza scrupoli che mancano di coscienza, di umanità.

vincenzo tuccio 19.01.11 13:20| 
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Si purtroppo conviene farlo in Cina è il mercato, non possiamo andare contro di esso, tua moglie al mercato guarda chi ha i prezzi migliori, fa i suoi acquisti al banco più conveniente, pochi si chiedono perchè costa meno una cosa, la comperano e basta, chi è più caro è "un ladro" magari guadagna meno di chi lo vende ad un prezzo più basso, però è "caro" magari perche paga le tasse e fa tutti gli scontrini, però è fuori mercato e muore. Il mercato è incontrollabile?????? o non vogliamo controllarlo?

lazzeri vladimiro 19.01.11 12:20| 
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In un mondo globalizzato, con regole precise per i paesi facenti parte della WTO, i dazi non sarebbero la soluzione, piuttosto una soluzione sarebbe cernere in principio, con mirate leggi europee,le esportazioni da parte quelle "aziende" che non rispettano gli standard di qualità dei materiali, dei diritti dei lavoratori e sulla salvaguardia dell'ambiente. Solo così si avrebbe anche una sana competizione con i paesi occidentali, che per il rispetto di tali obblighi, hanno maggiori costi di produzione. I mezzi per fare ciò ci sono, come le certificazioni sia da parte di organismi privati che pubblici, ancora di scarso impatto e rilevanza. Certifichiamo questi prodotti!!!(vedi il marchio CE)

Calogero Parisi 19.01.11 12:18| 
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In Finlandia ogni anno fanno i controlli sui giocattoli (e altri prodotti). Ogni anno trovano giocattoli fuori norme. :(

In Finlandia si vende 10 milioni di giocattoli fatti in Cina ogni anno, e ovviamente non riescono a testare che una piccola parte.

http://www.tukes.fi/en/For-Consumers/Home-and-home-technology/Toys/

Nina Nygren 19.01.11 12:05| 
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Purtroppo anche l’istinto primordiale della procreazione è stato contaminato dal Principe (leggi Capitalismo) ed usato a nostro danno affinché ci renda “schiavi al quadrato”, prima perché dobbiamo produrgli gli schiavi futuri e poi perché dobbiamo renderci ancora più schiavi per crescerglieli sani e forti.
Il capitalismo ti toglie il tempo per stare con i tuoi figli facendoti lavorare per arricchire i padroni e poi ti impone cosa comprare con i soldi che hai sudato togliendo tempo agli affetti, in modo che tu possa alleviare il senso di colpa e riempire di merdate una cesta per giocattoli.
Cari signori, svegliamoci! c'è un solo modo per spezzare questa catena ovvero smettere di produrre gli schiavi al Principe. Smettiamola di procreare i futuri "consumatori" se ancora non siamo capaci di assicurare il diritto alla vita a quei 35.000 bambini che ogni giorno muoiono nel terzo mondo.
Occuparsi dei giocattoli dei 'nostri' bambini senza considerare quei lontani sfigati è solo l'ennesimo, vile ed imperdonabile atto di egoismo che noi "occidentali" ci arroghiamo il diritto di imporre al resto del pianeta.
SVEGLIA!!!

ALESSANDRO A. Commentatore certificato 19.01.11 11:25| 
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io sono relativamente giovane,27 anni.
Da quello che ricordo è sempre stato così,anche quando ero piccolo era tutto "made in china","made in korea", made in vietnam" e ancora non si parlava di globalizzazione.

E' ovvio che si produce dove conviene farlo,è sempre stato così e sempre sarà così.qui in italia se uno vuole aprire una azienda la maggior parte dei costi se ne va in cose burocratiche ,per non parlare dei contratti...finchè anche in cina la manodopera non sarà tutelata come qui e vinceranno sempre loro,anche se è più probabile che prima che acquistini diritti loro ne perderemo noi,pur di stare" al passo".

saluti

luca 19.01.11 10:53| 
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Questo è uno dei tanti risvolti della globalizzazione, così come concepita. Miseria avanzante per tutti, sfruttamento per gli ultimi e grasso per pochi, i soliti!!! No globalization.

Ferdinando S., Roma Commentatore certificato 19.01.11 10:14| 
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Vorrei dire un buon giorno al signor Pier Luigi e allo stesso tempo un ben svegliato non mondo odierno....lei nel mentre che il mondo cambiava dormiva?.....ora mi viene a parlare di qualcosa che e in atto da almeno un ventennio ovvero la globalizzazione e si domanda come mai...beh ne io ne lei lo abbiamo scelto dira...pero abbiamo contribuito fortemente al perche avvenisse. Si perche noi consumatori non siamo attenti a dove spendiamo i soldi e come ed ecco che facendo finta di non vedere etichette made in qua e made in la abbiamo distrutto l economia di un paese come l Italia ritrovandoci sommersi di prodotti esteri che compriamo. Potevamo non comprarli i prodotti esteri e invece lo abbiamo fatto perche ci piacevano ci servivano erano piu convenienti etc. Perche allo stesso tempo le aziende italiane facevano fatica a innovare il prodotto e a renderlo piu attuale a appetibile perche gli investimenti nell innovazione e nello sviluppo da noi sono pari a zero. Qui qualcuno si lamenta delle piccole imprese che chiudono. Ma se molte di loro hanno padroni che piangono a investire 5 lire in piu nell innovazione e continuano a restare produttori di componenti per altre aziende l economia finisce cosi. Ed ecco che i giocattoli di suo figlio oggi sono made in china...perche era conveniente farli la perche qualcuno ha investito e fatto scambi economici con quel paese e ora ne vuole il ritorno perche noi in Italia siamo sempre stati troppo piccoli e frammentati e perche lei compra i giocattoli cinesi a suo figlio come fanno tanti altri. Sono sicuri? la manodopera e sfruttata? le condizioni di lavoro sono sfavorevoli? e che importa oramai lei i giocattoli li abbiamo comprati come tante altre cose...

gino lino 19.01.11 09:25| 
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"...noto con stupore..." ma dove ha vissuto finora l'autore del post ????

Roberto Colombo 19.01.11 07:50| 
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Associazioni democrariche femminili CHE FATE? iL VOSTRO è UN SILENZIO INACCETTABILE: SI DISTRUGGE LA DONNA COME PERSONA PER ASSOCIARLA AL REGNO ANIMALE....

alma gemme 19.01.11 06:46| 
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..non abbiamo autonomia alimentare figurarsi i giocattoli !!!!....vorrei invitarvi ad analizzare i marchi CE che sono identici(cambiano x un dettaglio impercettibile) x identificare comunità europea e cina export.....demagistris e alfano!!!!siete al parlamento eu....fate qualche cosa !!!!!...a ..dimenticavo...ricordate agli amici leghisti che hanno aumentato i pedaggi ai pendolari padani...grazie!!!!

tina ghigliot 19.01.11 06:24| 
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Sfortunatamente i numerosi sprechi non ci consentono di essere competitivi. Un terzo dell'onere previdenziale (33%) grava sugli stipendi lordi degli stessi lavoratori, contro il 21% degli altri Paesi. Quindi le aziende spendono troppo di manodopera e conviene eseguire le lavorazioni in altri Paesi più convenienti. Tutti i prodotti di marca (anche i giocattoli) seguono un'economia di scala orientata a preferire qualunque soluzione tecnica che ne riduca i costi di produzione.

Le aziende per sopravvivere sono costrette a fuggire dall'Italia oppure sono destinate ad agonizzare lentamente.

Anche la pressione fiscale non è favorevole alla crescita di aziende e famiglie, poiché in altri Stati le proporzioni sono 30% tasse, 20% reinvestimento per lo sviluppo, in Italia le tasse superano il 50% e questo soffoca molte aziende piccole e medie (che chiudono).

Molti prodotti "Made in China" economici presentano marchiature CE false, che imitano l'originale e la loro contraffazione è difficile da rilevare. I prodotti evitano costi aggiuntivi di certificazioni e controlli di tossicità.

Ma anche nel caso di prodotti a norma nessuno sarebbe disposto ad acquistare un prodotto completamente sviluppato e costruito in Italia, poiché troppo costoso e fuori mercato.

Le famiglie per sopravvivere sempre più spesso ricercano la convenienza dei Centri Commerciali, che a loro volta per conservare prezzi competitivi si rivolgono verso prodotti esteri. Anche carne, pesce e frutta provengono dall'estero... figuriamoci tutto il resto.

Andrea Casalegno, Torino Commentatore certificato 19.01.11 05:07| 
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ogni e' epoca ha bisogno del suo mostro, oggi c'e' la cina. Non sto qui a discutere se sia giusto o meno riempire di giocattoli i bambini (molto soggettivo) ma sulla qualita' del made in china. Lavoro in Cina per un'azienda che fabbrica componenti in plastica (guarda un po'...) che ha sedi in tutto il mondo.
Dal punto di vista tecnico: come la maggior parte delle aziende, seguiamo degli standard di qualita', ovvero degli standard che definiscono il livello minimo/massimo di accettabilita'. Vi posso garantire (liberi o meno di pensarlo) che le produzioni in Cina sono meglio di quelle in Italia perche', a parita' di standard, i livelli cinesi sono su una fascia superiore. Voglio dire che il made in China e' meglio del made in Italy? No, voglio dire che dire che Cina=schifo o Italia=schifo sono due affermazioni prive di logica. Dipende dall'azienda e dai suoi standard, punto. Su sicurezza e retribuzioni: ovviamente in Cina i lavoratori sono pagati meno ma:
- il costo della vita e' molto piu' basso
- TUTTE le aziende straniere hanno l'obbligo di costruire alloggi per gli operai immigrati (nel civile occidente sono 40 anni che non si fa piu')

Ultima nota: alla fine degli anni 70 lo spauracchio erano i giocattoli giapponesi (oggi se dici che e' made in Japan vuol dire qualita' altissima), alla fine degli 80 era il made in Korea, alla fine dei 90 il made in Taiwan, oggi il made in China e la prossima sara' da un'altra parte.

Ricordo che alla fine degli anni 60 i tedeschi si lamentavano che le case automobilistiche compravano componenti made in... Italy! E non era giusto perche' troppo economici e sfruttavano i lavoratori italiani che comunque rompevano i coglioni perche' oltretutto venivano anche a Wolfsburg a lavorare per la VW. E' la storia del mondo, nel bene e nel male.
Saluti.

Alessio G. 19.01.11 04:57| 
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È da decenni che si acquista quasi tutto dalla Cina - principalmente per il prezzo basso.
Però se ci si chiedesse come mai sia stato possibile far rientrare i costi del materiale, della produzione, della distribuzione e dei profitti dell’imprenditore e dei vari intermediari in prezzi cosí minimi, si arriverebbe ad una sola conclusione: materiale riciclato o di bassa qualità, manifattura scadente e sfruttamento dei lavoratori.
Ora, anche se qualità e manifattura sono migliorate, lo sfruttamento dei lavoratori rimane il fattore costante che permette quei prezzi al consumatore e, soprattutto, lauti profitti all’imprenditore.
In molte nazioni che importano dalla Cina, ci sono leggi severe che regolano e sorvegliano i rapporti fra datori di lavoro e i loro dipendenti per garantire a quest’ultimi remunerazioni e condizioni di lavoro equee - cosa che non è andata mai giú alle imprese.
Ne consegue che, non potendo farlo a casa propria, le imprese trasferiscono la produzione là dove lo sfruttamento è piú che consentito; come nel caso della Cina.
Ma nel fare questo, si è contribuito enormemente alla ricchezza - e quindi potere - della Cina ove il sistema si avvale dell’aspetto peggiore del Comunismo, cioè quello dittatoriale, per favorire il Capitale a scapito del popolo.
La rapacità con cui la Cina sta accumulando ricchezze impensabili (solo per gli U.S., sei trilioni di dollari che prima o poi dovranno tornare alla Cina), la malvagità con cui se ne strafrega dei diritti umani, la prepotenza nell’ignorare regole, leggi e convenzioni internazionali, la totale mancanza di rispetto per l’ecologia, la determinazione a diventare la nazione economicamente e politicamente piú potente al Mondo, fanno di questo Paese un potenziale, catastrofico pericolo per tutta l’umanità.
Detto questo e viste le condizioni economiche di tante nazioni, tra cui l’Italia, tra quanto saremo noi ad essere non sfruttati, bensí, schiavizzati da loro ?

A Vicari 19.01.11 04:03| 
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Attenzione alla tossicità per i piccoli, questi giocattoli sono costruiti solo apparentamente secondo norma, sfruttando gli ultimi ed ingrassando chi delocalizza. Oltre a togliere lavoro ci inquinano. La globalizzazione, senza regole rigide, porta e porterà miseria e contrazione di diritti. La Ue ha le sue colpe.

Ferdinando S., Roma Commentatore certificato 19.01.11 01:02| 
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Com'era bello a 7 anni giocare con la terra e con i pezzettini dei mosaici di pietra costruire miniature di terrazzamenti a secco. Mi assale una gran tristezza vedere i "piccoli uomini" di oggi affogare in questo mare di plastica.

PS sull'argomento c'è un bellissimo articolo di Lester Brown scritto diversi anni fa e sempre attuale: http://www.scribd.com/doc/47115047/Babbo-Natale-is-Made-in-China

Dario T., Roma Commentatore certificato 18.01.11 23:41| 
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r sec me, dobbiamo arrivare o lo stiamo facendo o iniziando a fare...a essere come loro i cinesi. dobbiamo imitarli x le cose tipo risparmiare .. e su tutto. e ricominciare a rullare..

franco cosentin 18.01.11 23:35| 
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Ciao Pier Luigi,
mia figlia è quasi maggiorenne e il piccolo ha 10 anni. Vivo in Germania da quasi 20 anni e comprendo la tua posizione. In questo Paese i genitori sono molto attenti e parsimoniosi .Noi abbiamo sempre optato per la qualita`piuttosto che la quantita`...per esempio costruzioni Lego prodotti in Danimarca, peluche tedeschi col marchio nell' orecchio ( Steiff) giocattoli in legno di provenienza europea e poi tanti giocattoli fatti da noi...di carta, di fantasia di terracotta. i bambini hanno bisogno di amore e di attenzioni. Non di giocattoli di plastica cinesi.
Un saluto dal mare del Nord.
Angela

Angela Pagliara 18.01.11 23:15| 
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Caro Pier Luigi,
la penso come te, è incredibile di come riempiamo le ceste delle camerette dei nostri figli.
Enrico

Enrico Bernardi 18.01.11 23:14| 
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vaffanculo...ma che cazzo di domande fai? basta non comprare i prodotti made in China..almeno per il momento. Io la mia famiglia e i miei amici lo facciamo da molto. Inoltre ce un eccesso di untili giocattol che sti genitori moderni comprano ai loro figli tentandoli di rincoglionirli. Poi li vediamo giocare con uno zeppo, con una scatole, guando non tentano di costruirsi un giocattolo da solo. Ci sono tanti che scrivono su vari forum che fanno paura per la loro stupidita' ed incoerezza. Certo, se I nostri governanti disonesti rimangono al governo per tutta la vita lo devono senzaltro a queste persone rincoglionite..non se ne po piu' di dare la parola a chi non ha il meriot di possederla!

Mi si scusi il francesismo!
preseverando

mario. bottoni 18.01.11 23:04| 
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Ed il bello è che la situazione ormai è diventata irreversibile. Anche volendolo, nessun governo potrebbe fare in modo che le fabbriche delocalizzate all'estero tornino a casa, se non sovvenzionandole com miliardi di miliardi di soldi pubblici. L'altro sistema (la pena di morte per tutti i managers che delocalizzano) mi sa che non funzionerà....

Lucio Domizio (enobarbo) Commentatore certificato 18.01.11 22:54| 
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ciao.. anch'io ho una bimba piccola e ora sto attenta a tutto.. e tutto è china. davvero incredibile.
a milano, dove vivo c'è un negozio che vanta di fare giochi sicuri, costano di più si chiama la CITTA' DEL SOLE- molti giochi effettivamente arrivano dalla germani a dalla francia o altro ma anche loro hanno un sacco di giochi made in china. io cerco di evitarli.. quando e come posso
per i vestiti h&m fa made in cambogia, in india, anche lì quando posso..

sonia d'errico 18.01.11 22:50| 
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Stesso discorso x tutto il resto importato dalla cina e non solo.

Paolo Piconi Piconi paolo (m.a.d.r.e.i.t.a.l.i.a.n.a.), Roma Commentatore certificato 18.01.11 22:40| 
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Ciao, non so se te lo chiedi in maniera retorica... ad alcuni punti ti posso rispondere con una certa cognizione di causa, ad altri meno.

Sarò anacronistico e mi tiro la zappa sui piedi, ma io qualche barricata la farei.

1) Non sempre siamo sicuri... anzi. Le certificazioni spesso traggono in inganno (lo stesso simbolo CE, con proporzioni diverse da quelle contenute nella norma apposita, anziché il noto marchio di certificazione europea significa China Export. Anche quando non è così, bisognerebbe vedere a quali norme sono conformi (certificate): a volte è capitato che si certificasse non la conformità del prodotto alle norme comunitarie bensì la conformità del marchio CE stampato sull'etichetta alla norma che definisce le proporzioni e la forma del marchio stesso (ad esempio nelle minimoto)).
Le verifiche le fa anche la Comunità Europea su richiesta/denuncia dei cittadini: se guardi il RAPEX (http://ec.europa.eu/consumers/dyna/rapex/rapex_archives_en.cfm) ogni settimana vengono riportati i prodotti pericolosi per vari motivi (chimica, sicurezza, etc.), da dove vengono, dove li hanno rilevati etc. e qua trovi le istruzioni per denunciare (http://ec.europa.eu/consumers/cons_safe/prod_safe/gpsd/danger_def_it.pdf).

2) Di certo le condizioni sono diverse (e probabilmente peggio che da noi), ci sono meno tutele ma anche le abitudini sono diverse (in cina lavorano "tranquillamente" 10 ore al giorno, tutti i giorni, hanno grinta, voglia di emergere, di aumentare il tenore di vita, di mangiare un po' dal tavolo dove anche noi abbiamo attinto a suo tempo)...

3) Me lo sono sempre chiesto anche io e mi rispondo da solo: no, ma ormai fanno così. Forse conviene su larga scala... E si torna al punto 1): gli inchiostri? i cartoni? Sono salutari?

4) purtroppo è così. Nei limiti del possibile (e dello spendibile) però dipende da noi e dalle nostre scelte (meno roba ma migliore o prodotta dalle nostre parti?).

Saluti.
PGB

PaoloGabriele Babbini 18.01.11 22:23| 
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CIAO BEPPE
CONCORDO LA POSIZIONE,PERO' SE NE SAPESSE DI PIU' SUI GIOCATTOLI CHE CI IMPORATANO DALLA CINA,SAREBBE MEGLIO
ALVISE

alvisea fossa, nervesa della battaglia Commentatore certificato 18.01.11 22:22| 
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