Gli Agnelli restituiscano 7 miliardi di euro

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Gli Agnelli, Marchionne è solo un burattino (Gianni e Umberto almeno ci mettevano la faccia), devono restituire 7 miliardi e 600 milioni di euro allo Stato. Una somma "prestata" negli anni dai contribuenti che si potrà investire per l'innovazione delle piccole e medie imprese e per la riqualificazione dei dipendenti Fiat.
"Sette miliardi e seicento milioni di euro: è la cifra che lo Stato italiano ha erogato alla Fiat tra il 1977 e il 2009. Il dato è di Giuseppe Bortolussi, segretario degli artigiani e dei piccoli imprenditori della Cgia di Mestre, che ha fornito il dato dei soldi pubblici finiti a Torino nel corso degli ultimi 33 anni. Bortolussi fornisce numeri più dettagliati: dal 1990 in poi: 1,279 miliardi per la costruzione degli impianti di Melfi e Pratola Serra. 272,7 milioni per ristrutturare gli impianti di Melfi e Foggia tra il 1997 e il 2003. Lo Stato ha inoltre "coperto" gli incentivi alla rottamazione con 465 milioni. Trattasi sempre di fondi statali, pubblici. "In questa analisi - conclude Bortolussi - non abbiamo tenuto conto dell’importo per l’erogazione degli ammortizzatori sociali. Tra il 1991 e il 2002 la spesa è stata pari a 1,15 mld di euro. Un’entità sostenuta anche dalla Fiat e dai suoi dipendenti". manuela bellandi

Postato il 12 Gennaio 2011 alle 22:29 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa
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Tags: Agnelli, Bortolussi, Cgia Mestre, commento, Fiat, manuela bellandi, Marchionne

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Stasera il Movimento 5 Stelle di Torino e del Piemonte era in piazza, nella fiaccolata organizzata dalla FIOM per promuovere il NO all'accordo.

Il problema della Fiat sta nella mancanza di un piano industriale che la porti verso la mobilità del futuro, che sarà collettiva, sostenibile e di qualità, e verso produzioni alternative, come i motori da cogenerazione.

Il costo del lavoro è un parametro non decisivo, come dimostrano i risultati delle fabbriche tedesche... e, parlando di improduttività, la Fiat non ha mai veramente investito per rinnovare i macchinari di Mirafiori, e anzi si teme che la famosa produzione di jeep americane (un prodotto dal radioso futuro...) sia un modo di prendere tempo mentre si lascia invecchiare e decadere la fabbrica in attesa di chiuderla, cosa che a Torino abbiamo già visto, tragicamente, con la ThyssenKrupp.

Ma soprattutto, se si devono fare sacrifici, li devono fare tutti. Il manager miliardario che guadagna decine di milioni di euro in stock option (tassate al 12,5%) e nel frattempo taglia stipendi e qualità della vita agli operai è una figura da ferriere ottocentesche. Purtroppo pare che troppi italiani si siano disabituati a rispondere alle angherie come si deve: a muso duro. E in un paese civile, a muso duro risponderebbero innanzi tutto le istituzioni; qui, invece, sono piegate a novanta gradi.

Vittorio Bertola
Movimento 5 Stelle, Torino

Vittorio Bertola, Torino Commentatore certificato 12.01.11 23:04| 
 
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