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Vite che non valgono un funerale


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Ci sono posti dove morire non basta. Uccidere, crivellare di colpi un corpo già esanime, lasciare il cadavere in una pozza di sangue che disegna le imperfezioni dell'asfalto non è sufficiente. Si deve andare oltre.
La Calabria è la regione con più casi di lupara bianca d'Europa. A Cosenza s'è da poco chiuso il primo grado di un maxiprocesso denominato "Missing", proprio perché la maggior parte dei 42 omicidi in esame finì con la sparizione del cadavere.
I clan armano le batterie di fuoco, uccidono con brutalità in masserie abbandonate, in casolari invisibili. Poi fanno sparire i corpi per sempre. Perché ci sono vite che non valgono un funerale. Perché ci sono uomini che non meritano una sepoltura, un posto dove piangerli. Perché non lasciare tracce allontana lo spettro di un processo per omicidio.
La vita dei familiari di chi sparisce diventa un inferno fatto di attese inutili. Mogli che dormono accanto a un telefono che non squilla mai, madri senza più lacrime che ogni giorno spolverano la stanza del figlio e continuano a fare lo stesso bucato di quelle camice, in attesa di un ritorno che non esiste.
Qualche anno fa ne ho conosciuta una di queste madri tristi.
(leggi tutto)

Mi ero chiesto spesso se era meglio non sapere, piuttosto che avere la certezza di un morto ammazzato. Non ebbi più dubbi. Chi attende una vittima di lupara bianca attende se stesso. Muore. Mi chiamava spesso, al giornale dove lavoravo. Era più uno sfogo che una telefonata. Ore al telefono ma non gli ho mai detto veramente cosa pensassi della storia di suo figlio. Tagliare anche l'ultimo filo di speranza non mi sembrava giusto.
Eppure il meccanismo è sempre uguale: la vittima di lupara bianca paga l'inganno. Viene uccisa lontana dai centri urbani, dal traffico, dalla gente. I killer, eccitati dalla cocaina, non sprecano neanche proiettili, ossessionati dallo stub. Uccidono sgozzando, facendo ingoiare sabbia, sfondando il cranio a colpi di bastone. Poi lavorano sul cadavere: lo sciolgono nell'acido, lo danno in pasto ai maiali, lo seppelliscono in un pilone di cemento armato.
Ho ancora in mente la storia di Santino Panzarella, scomparso per un amore vietato e ritrovato grazie a una clavicola. Ricordo l'appello della madre, Angela Donato, che a "Chi l'ha visto" non chiese il ritorno del figlio, ma la restituzione del cadavere. Perché Angela sa bene come funzionano le cose in certi posti. Ma la tecnica cara ai clan non è più solo calabrese. E' realtà nella ricca Lombardia dei capi firmati e dei blackberry.
Ad ottobre la storia di Lea Garofalo, ex collaboratrice di giustizia sciolta nell'acido in Brianza, a pochi chilometri da Monza. Storie calabresi, tramonti padani. Intrecci coi cinesi di via Paolo Sarpi, Chinatown a Milano.
Ora la verità sulla fine di Antonio Tedesco, detto l'Americano, e di Rocco Stango. Entrambi hanno pagato la violenza dei clan calabresi che operano nell'hinterland meneghino. Il primo freddato in un maneggio del comasco e sepolto sotto una lastra di cemento. Lo hanno ritrovato mummificato, dopo ore di scavi.
Il secondo ucciso e dato in pasto ai maiali a Bernate Ticino, spartiacque fra Lombardia e Piemonte. Le bestie hanno mangiato anche le ossa non lasciando traccia. Senza il racconto di un pentito sarebbero rimasti dei missing per sempre. Missing in Lombardia, dove la 'ndrangheta non esiste."
Biagio Simonetta

16 Apr 2011, 13:51 | Scrivi | Commenti (20) | listen_it_it.gifAscolta
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Commenti

 

alle prossime elezioni per eleggere il sindaco di napoli non potro' parteciparvi perche' da qualche mese mi sono trasferita in una piccola cittadina attaccata a napoli che fa comune a se ovvero San Giorgio a Cremano.
l'unica COSA CHE POSSO DIRE DI SAN GIORGIO A CREMANO è CHE IN UNA STRADA BELLA COME VIA ALDO MORO LA GIUNTA HA ESTIRPATO DEI PINI BELLISSIMI PERCHè ERA COSTOSA LA MENUTENZIONE DEI MARCIAPIEDI, dopo, e solo dopo la forestale ha dato il permesso. mi dite come puo' fare un cittadino a difendersi contro questi soprusi?

loredana palma 17.04.11 21:32| 
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In Lombardia la 'ndragheta non esiste? O se esiste non si può bloccare? Allora per ogni ditta che prende un appalto andiamo a vedere(dovrebbe farlo l'istituzione)e sondare quanti capitali ha l'impresa.Vediamo il curriculum. Da quando esiste. Da dove provengono i capitali? In 24 minuti si può sapere se é un prestanome della 'ndragheta o é un imprenditore onesto. Chi nasce in pochi giorni e diventa imprenditore é sicuramente un riciclatore di capitale di mafia!Ma questo i lombardi forse non lo guardano perché a loro,come alla mafia interessa il profitto. Poi se ne accorgono ed è troppo tardi! La 'drangheta esiste in Lombardia e fa più paura che in Calabria!

Pippo 17.04.11 18:40| 
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ormai la Calabria è diventata una terra di nessuno solo una rivoluzione la può riportare alla democrazia

giancarlo sartoretto 17.04.11 18:25| 
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Buongiorno,
penso ogni giorno che dobbiamo fare qualcosa per far finire questo schifo di Italia , lo dobbiamo per i nostri defunti che hanno lottato per un mondo migliore e per i nostri figli affinchè abbiano un mondo meno egoista.

Fabio Maria Zanfardini, Vicenza Commentatore certificato 17.04.11 18:05| 
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Con tutto il rispetto per i morti, che da molte regioni d'Italia, oramai ci siamo abituati a sentire, quello che non capisco o meglio, quello che non sento piu da mesi è la parola "MAFIA". Ultimamente si parla solo di "CAMORRA" vedi i continui arresti ai "Casalesi" oppure di "NDRANGHETA" calabrese. Sono mesi forse qualche anno che la "MAFIA SICILIANA" sia sparita dalle cronache. Be "CHI LA VISTA" non posso credere che in Sicilia non esiste piu. (sic.sono un ingenuo vero?)

Agostino Cascelli 17.04.11 12:15| 
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Discussione

Non ho capito bene questo articolo. Le vittime facevano parte della 'ndrangheta?
Nella storia delle mafie ci sarebbe un capitolo da scrivere proprio sulle madri.
Alcune di loro, come la madre di Rita Atria che addirittura maledisse la figlia che aveva cominciato a collaborare con Borsellino, altre che crescono i figli nell'orgoglio della "famiglia" pochissime quelle che tentano di allontanare i figli da questa tradizione di morte.
Eppure credo che proprio le donne avranno la capacità se lo vogliono di ribellarsi e di spezzare una catena che porta solo lutti e rovine in primo per loro.

Maia 17.04.11 08:11| 
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se invece di fare tanto buonismo si cominciasse a riflettere sulla pena di morte per i pluri pregiudicati (tanto per non sbagliare che altimenti ammazzerebbero le persone sbagliate) non dico che si risolverebbe il problema al 100% ma ci si avvicinerebbe alla soluzione.

bruno bassi 17.04.11 07:45| 
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lucido e toccante, ...non fosse abusata direi eroica.

...Saviano continua a rimpicciolirsi ai miei occhi.

Grazie infinite per la tua sofferta testimonianza.

Fabio

Fabio Masala 17.04.11 02:22| 
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ma caro sig. Grillo, a che pro parlare di argomenti inerenti alla mafia quando è lo stao che la copre e lo favorisce? il problema è che tutto è sbagliato. e questa è la voce di un ragazzo di 18 anni. voi persone mature ormai una buona parte della vostra vita l' avete fatta ma a noi cosa rimane? cosa ci avete lasciato? un ragazzo come può sperare di costruire qualcosa quando si guarda intorno e vede solo questo?

Luca 16.04.11 21:42| 
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Avevo letto anche gli altri due pezzi di Biagio Simonetta e ogni volta rimango con l'amaro in bocca. Questi mafiosi stanno distruggendo il nostro paese. Che tristezza unica. Info: chi sa dove posso trovare altri pezzi di Biagio Simonetta? Oppure qualche suo libro? forza Beppe.
Silvestro

Silvestro Cosimo 16.04.11 19:51| 
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CIAO BEPPE,
NON C'E' IL RISPETTO PER LA MORTE DI NESSUNO,LA CRUDELTA' NON HA LIMITI,NON SOLO IN CALABRIA,MA QUI DA NOI IN ITALIA
ALVISE

alvisea fossa, nervesa della battaglia Commentatore certificato 16.04.11 19:01| 
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Ciao Biagio ti ho sentito parlare in piazza un paio d'ore fa. Continua così. Indignamoci. La mafia è una montagna di merda

Anna Led 16.04.11 18:48| 
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Possono uccidere un corpo, NON POSSONO UCCIDERE UN'IDEA! FALCONE E BORSELLINO SONO PIU' VIVI CHE MAI, PIU' VIVI DI LORO! LORO, MAFIOSI CON LE ARMI IN PUGNO SI CREDONO INVINCIBILI MA SONO SOLO ZOMBIE, MORTI CHE RESPIRANO. MORTI VIVENTI CHE DIVERRANNO LARVE UMANE SPERDUTE NELL'ABISSO DELL'UNIVERSO E DI CUI NON RESTERA' TRACCIA NEL FUTURO A VENIRE!

Mario 16.04.11 18:30| 
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si sono atrocità da sempre.
credo ci sia la necessità, anche se molto scomoda ed imbarazzante. per le migliaia di onesti cittadini che vivono al sud di porsi una domanda e scegliere:
la domanda è
-o stai con le mafie
-o stai con lo stato.
Nel primo caso ovviamente derubrichiamo il tutto alle mafie ,l'assistenza e tutto il resto.
Ma credo sia un controsenso, anche se sarebbe utile.
Poi bisogna che sia ben chiaro che il mafioso, è un infame vigliacco , sanguisuga della società.
Domanda allo stato, rendiamo tutto quello che comprende reati e partecipazione alle mafie uguale al terrorismo.
Crea molti più danni la mafia che il terrorismo.
Immagino ci sarebbero reticenze da molti parlamentari, considerato da chi si fanno eleggere.

enrico ratto 16.04.11 15:29| 
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Discussione

"I killer, eccitati dalla cocaina, non sprecano neanche proiettili, ossessionati dallo stub. Uccidono sgozzando, facendo ingoiare sabbia, sfondando il cranio a colpi di bastone".... ma Dio Santo. Come si fa? Senza parole.

Aurora Me. 16.04.11 15:24| 
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Scenari che paiono appartenere ad altri mondi, mondi primitivi, remoti, mondi ove il motore delle azioni umane è esclusivamente l’aggressività. Eppure siamo consci che capi ed affiliati di cosche, ‘dranghetisti, camorristi, sguazzano nella tecnologia, nei brands più lussuosi. Conoscono meglio di un laureato (talvolta lo sono laureati!), i meccanismi finanziarii, si mimetizzano nel tessuto socio-economico più all’avanguardia, appartengono, in definitiva alla nostra stessa realtà. Si insinuano nelle metropoli italiane ed estere, costruendo in silenzio le ramificazioni delle proprie organizzazioni criminali. Il modus operandi della vendetta che si traduce in lupara bianca, suscita sempre in me un sentimento di orrore di maggiore intensità, rispetto agli altri episodi di violenza. Per quei motivi, descritti dal giornalista Biagio Simonetta, per quel vuoto, quell’assenza, che non è solo soppressione fisica, bensì distruzione assoluta, annientamento della vittima e del corredo di gesti che si accompagnano alla morte: il pianto della madre sul corpo del figlio, il funerale, l’ultimo saluto. Si infligge la morte morale ai superstiti, gli si infligge l’ansia che una insana speranza del ritrovamento del corpo, produce, altra sottrazione lenta, buia, soffocante, che logora di giorno in giorno. Missing, scomparso, è una delle parole più inquietanti della nostra società.

Clelia Albano 16.04.11 15:23| 
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Fatelo leggere a Formigoni vi prego. Questo e anche gli altri pezzi di Biagio pubblicati su questo blog sono un manifesto contro i clan.
Uno che vive al Sud

Lorenzo Mazzuca 16.04.11 15:19| 
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Bell'articolo, grazie Simonetta.

ada martinelli 16.04.11 14:50| 
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