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Cinema di Stato


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"Sono un attore esiliato negli USA, non per inseguire sogni Hollywoodiani bensì per scappare da un cinema ostaggio del malaffare politico-mafioso e degli interessi di casta e il peggio è che nessuno se ne rende conto. E' vero, sembra assurdo parlare di questo mentre l'Italia sta andando a rotoli ma, per dirla tutta, tutto questo non sarebbe successo se in Italia ci fosse stato un cinema indipendente ed attento a quello che stava succedendo. Mentre il malaffare e la mafia si stava impadronendo del Bel Paese, il nostro cinema ci ha parlato di "ultimi baci" e "puerti escondidi" realizzati con i contributi ministeriali (soldi nostri) che restituivano un'immagine dell'Italia tutto sommato rassicurante e bonaria; questo perché di solito non si morde la mano che ti da il cibo! Sono quarant'anni che il cinema in Italia si fa con i soldi dei contribuenti assegnati però dalle famigerate "commissioni ministeriali". Il risultato è stato che dalla censura a priori dei primi anni si è velocemente passati alla "autocensura": è inutile tentare di fare film di denuncia, tanto saranno cestinati alla velocità della luce. Quindi i nostri "sedicenti" produttori, che altro non sono che boiardi di stato residenti all'Olgiata con Rolls Royce parcheggiata in garage, hanno incassato centinaia di miliardi di lire prima e milioni di euro poi, intascando percentuali dal 30 al 60% dell'erogazione ministeriale prima di cominciare le riprese, per raccontarci frottole e che tutto andava bene mentre la mafia, Berlusconi e Dell'utri insieme a quell'armata Brancaleone che ci ostiniamo a chiamare politici si appropriavano indisturbati dell'Italia! Quando prenderemo il potere, dovremo rivoluzionare i meccanismi di finanziamento dello spettacolo!". Fausto Lombardi, New York

11 Apr 2012, 18:09 | Scrivi | Commenti (29) | listen_it_it.gifAscolta
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Commenti

 

I capolavori si fanno con fatica e con pochi soldi, la prassi del cinema finanziato non é altro che l'epitaffio di un cinema oramai defunto.

trash 17.09.14 00:27| 
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Salario amaro e pane salato!
Stipendi e pensioni sono ormai fermi da anni ai minimi storici, ben lungi dagli standard europei. Ma questa è storia vecchia. D'altronde in Europa, lo si sa ormai tutti, ci stiamo solo per farci salassare e per pagare i debiti della mala-politica, non certo per essere stipendiati alla pari dei lavoratori tedeschi, francesi e inglesi. Per il resto, però, aumenta tutto, pure il pane! La città italiana dove "il tozzo di pane" è più caro è Milano: minimo 3,9 euro al chilo. Mentre Napoli, con i suoi 1,7 euro, è la città dove 'la pagnotta' costa di meno. Ma ci sono anche dei picchi, come nel caso di Bologna, dove chi vuole del pane 'speciale' - alle olive, alle noci, al sesamo, o magari al tartufo - deve sborsare 6 euro. E' quanto emerge da un'inchiesta di 'Altroconsumo' su 138 punti vendita, tra panetterie e supermercati e ipermercati in dieci grandi città: Bari, Bologna, Genova, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino. Il 90% degli italiani consuma pane tutti i giorni. Per averlo in tavola spendiamo fino a 270 euro l'anno a testa. Alimento di prima necessità, ma sempre più costoso. Differenze notevoli emergono anche da dove lo si acquista. Al supermercato si risparmia. Pur variando ampiamente il prezzo a seconda che si tratti di pane economico o costoso nella grande distribuzione i prezzi sono più abbordabili: 1,96 euro in media al chilo. Dal fornaio, invece, il pane costa in media il 50% in più: 2,95 euro per kg. Ma almeno fosse buono! Non sempre il pane che compriamo è all'altezza del suo costo! Con qualche trucco è possibile imparare a riconoscere un pane di qualità, da uno scadente. Per esempio, il colore ideale della “crosta” dovrebbe essere tra il giallo ocra e il marrone, leggera, croccante e non troppo spessa. La “mollica” deve aderire bene alla crosta, deve essere appena umida, non deve sbriciolarsi, nè essere troppo compatta. In bocca deve essere soffice, leggermente elastica… ma se poi prendiamo una bella manciat

Free Skipper, Roma Commentatore certificato 12.04.12 12:23| 
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...piccolino non ti finanziano il filmettino....

...ammazzati tu e il cinema...è la gente come voi che rovina il mondo...parassiti sulle spalle di chi lavora...vai a coltivare la terra...guadagnati quello che consumi

Marco ., torino Commentatore certificato 12.04.12 12:15| 
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Grandeeeee Fausto!!!!! Sono Leo della "Cripta", come stai? Mi fa piacere avere tue notizie, è una vita che non ci sentiamo. Scrivimi se ti va: rubini.leonardo at gmail punto com Un abbraccio e a presto.

Leonardo R., Roma Commentatore certificato 12.04.12 11:34| 
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Se un film è "contro" e vuole avere il sostegno ministeriale deve essere per forza "raccomandato" politicamente, però se parla di vicende legate al terrorismo rosso come nel caso del documentario di Pannone vige una sorta di censura preventiva. Ma oggi i finanziamenti statali sono talmente esigui (gli unici due registi che in questi due ultimi anni hanno preso un milione di euro sono Ermanno Olmi e Giuliano Montanldo) che bisogna trovare altre fonti di finanziamento. Il privato investitore però stimolato dalle agevolazioni fiscali non vuole rischiare e si fida solo delle grosse produzioni con grandi cast e non certo di un film indipendente con attori giusti per i ruoli, ma quasi sconosciuti. E se l'indipendente riesce a fare un film con grandi sacrifici rischiando tempo e soldi rischia anche l'invisibilità perchè il MERCATO E' REFRATTARIO AL NUOVO E VUOLE FILM FORTEMENTE PUBBLICIZZATI DAGLI UFF. STAMPA. Allora bisogna investire centinaia di migliai d euro in pubblcità e solo una major Usa può sostenere tali spese perchè il film indipendente USA ha un mercato "imperiale". CI sono tanti film italiani interessanti e da vedere (IL 30-40% DI QUELLI PRODOTTI) che incassano MENO di ventimila euro perchè il mercato li rifiuta. Se poi il distributore è anche produttore ed esercente (in condizione di monopolio verticale) gli indipendenti rimangono fuori per forza e se gli va bene girano per i festival ma non si riprenderanno mai i soldi che hanno speso.

giancarlo sartoretto (giankazzo da velletri), Rocca Priora Commentatore certificato 12.04.12 10:46| 
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Scusate la domanda inopportuna, ma vorrei capire perchè lo Stato debba finaziare il cinema. Il mio lavoro non lo finanzia nessuno, o rende o non si fa. Così come critichiamo il finanziamento dei giornali non vedo la differenza con il cinema tanto più usato come propaganda dall'una o dall'altra parte. Alla risposta: l'arte va incoraggiata, allora mi piacerebbe si finanziasse mio fratello che è pittore, un mio amico a cui piace scrivere...

Marco Baldrighi Commentatore certificato 12.04.12 10:20| 
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Potrei essere daccordo su tutto, anzi lo sono, ma non capisco in america che ci vai a fare con gli stessi principi c'è la stessa falsa riga democratica che li non potresti mai girare un documentario sulle cose vere, del tipo raccontare di obama che è la marionettaa del nuovo ordine mondiale, oppure raccontare delle inutili guerre con dettagli dai coidetti nemici che non sanno neppure di essere in guerra ma sanno che piovono missili. Ma va la, l' america.
Vivo nel Siam. Evviva gli Indiani di america i veri padroni di casa sfrattati.
No Fatello, l' italia non va bene per nulla ma l' america non ci insegna nulla, se non a a fare la coca cola, facessero solo quella e non rompessero le balle, si andrebbe in un vero progresso.

Beteljuce 12.04.12 06:18| 
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Molto difficile giudicare l'arte!

Ancor piu difficile stabilire se il cinema che denunzia il disagio sociale è arte oppure no!


Il giudizio lo danno solo i posteri e dopo qualche anno (col cinema un po meno) ma sempre ci vuol tempo.

Se invece vogliamo vederlo come attività culturale e un discorso ancora diverso e se lo guadiamo come spettaco di intrattenimento è ancora diversa la posizione della politica.

Ricapitolando

ARTE

STRUMENTO DI DENZUNZIA POLITICA DEL DISAGIO SOCIALE

ATTIVITA' CULTURALE

SPETTACOLO DI INTRATTENIMENTO


E' proprio il cinema in se che è difficile da legiferare!

bruno-bassi 12.04.12 05:13| 
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GEORGE ORWELL 2012--Solo i Paesi che hanno adottato l euro hanno perso il controllo sui tassi di
interesse dei titoli. Siamo diventati ricattabili e schiavi dei mercati. Siamo
stati venduti ai mercati da coloro che ci hanno portato nell Euro, sottraendoci
la Lira. Non possiamo più calmierare i tassi come fanno i Paesi che hanno la
capacità di emettere moneta tramite gli acquisti, cospicui e ininterrotti, delle
loro Banche Centrali che fungono da prestatrici di ultima istanza e garantiscono così, in ogni caso il totale collocamento di quei titoli. L euro ha trasferito il controllo dei rendimenti sui titoli di stato, dagli STATI AI
MERCATI. Potendo sostenere i tassi sempre più IN ALTO, senza PIU' il contrasto
delle Banca Centrale del PAESE sotto attacco, i terroristi finanziari provocano
una austerità SEMPRE MAGGIORE DELLA PRECEDENTE. Una austerità inutile che sotto
la maschera propagandistica del risanamento, ha in realtà come unico fine quello
di sottrarre soldi e ricchezze ai cittadini. Una estorsione, nientaltro che una
estorsione, che l apparato massmediatico riesce perfino a far accettare alla
gente, persuasa che essa non sia una rapina ma una punizione meritata perchè
italiani, e perfino funzionale a far ripartire l economia. Una austerità alla quale, i
terroristi finanziari, rialzando nuovamente a proprio piacimento i tassi, ne
faranno seguire sempre un'altra, ancora più grande. Spogliandoci cosi di tutto e
conducendoci alla fame, dentro un nuovo modello di società para-feudale, becera e antidemocratica. Questa dittatura di economisti neoliberisti non se ne andrà. Verrà rinnovato il mandato a Monti e alla Goldman Sachs. Napolitano ce lo dirà a reti unificate, naturalmente per " per dare continuità all azione del governo e per rassicurare i mercati, in un momento cosi drammatico per il Paese ". Prepariamoci al peggio. Scenari orwelliani sono alle porte.

cielo stellato 12.04.12 05:09| 
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Meno male che qualcuno parla del cinema in Italia, che è completamente MORTO. E quando si parlerà della Tv, che fa vomitare da ormai 20 anni, priva di qualsiasi spessore artistico o didattico? NAZIONALIZZARE queste strutture, rimettere al timone gente che se ne intende, gente in gamba, recuperare la Tv artistica e didattica degli anni '60-'70, indice di gradimento, premiare i programmi belli e ben fatti, educativi, che insegnano qualcosa. Merde che adesso siete in Rai e Mediaset, fuori dai coglioni!

Mauro Agnoli, Castel San Giovanni (PC) Commentatore certificato 12.04.12 01:08| 
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Mi dispiace, ma un articolo così lo avrebbe potuto scrivere Brunetta, non un addetto ai lavori, il che mi fa pensare che troppo "addetto" non sei. Perdonami, ma questa, oltre a una certa dose di populismo, è ignoranza informata.
L'industria cinema in Italia ha molti problemi, registra molti comportamenti omissivi e ci sono persone con precise responsabilità, ma nessuna di quelle che hai elencato.

E' dal 2004 che il contributo statale si è ridotto al minimo (al massimo tocca il 12%) e non è vero -come diceva un lettore- che l'accise della benzina serviva a rifinanziare lo spettacolo (come scrisse a suo tempo, unico a farlo, Il Giornale, che con il cinema e la cultura in genere non ha troppa dimestichezza).

Quell'aumento sul carburante era già stato deciso e si destinò, dopo, una quota allo spettacolo.

Il cinema in Italia morirà, ma non di contributi pubblici.

Antonio Valenzi 11.04.12 22:50| 
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DUE PASSI AVANTI, UNO INDIETRO

Sua Emittenza - Biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi (di Claudio Fracassi e Michele Gambino)Anche la vittoria, tuttavia, ebbe un suo prezzo. Ne ottenne il pagamento, pare, uno dei tre membri del Caf, Giulio Andreotti. Non di una tangente, si trattava, ma di una sia pur limitata rinuncia, destinata a rendere meno sfacciato il predominio dell’asse Craxi-Berlusconi. Il prezzo era una nuova “piccola spartizione” della Mondadori. Si vide Carlo De Benedetti sempre più spesso in visita al Presidente del Consiglio, e persino oratore appassionato ai convegni della sua corrente. Nel frattempo prima gli arbitri e poi il tribunale avevano dato ragione alla Cir di De Benedetti. Berlusconi decadde da presidente della Mondadori la sera del 29 giugno 1990, dopo centocinquantasei giorni di comando. Toccò poi ad un inedito mediatore, Giuseppe Ciarrapico, definire e solennizzare la spartizione. Per qualche settimana l’uomo di Andreotti e della Fiuggi fu visto, in tutti i telegiornali, trasferirsi da un quartier generale all’altro, da un albergo all’altro, per incontrare i contendenti. Nelle sue mani, in quelle mani, era dunque una parte importante della libertà di stampa in questo Paese: a tanto si era spinta la situazione nell’era del Caf.

Alla fine, Berlusconi si tenne il grosso della Mondadori e del monopolio della carta stampata. Furono scorporati l’Espresso, Repubblica, i quotidiani locali della Finegil e parte della concessionaria di pubblicità Manzoni.
La vittoria strategica di Berlusconi sarebbe poi stata perfezionata nella fase dell’assegnazione delle frequenze. Un ingegnere della Fininvest, come denunciarono i delegati di molte tv minori, si installò permanentemente al ministero delle Poste, retto da Oscar Mammì, che aveva come segretario un certo Davide Giacalone (destinato, più tardi, a finire come consulente di lusso sui libri paga Fininvest).


Si bravo, cosi al posto di puerto escondito facevamo rats, no?

Marco di cecco 11.04.12 21:41| 
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D'accordissimo con te amico!

Luigi I., Napoli Commentatore certificato 11.04.12 21:31| 
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Difatti ho visto un film denuncia Italiano, e mi chiedevo come mai fosse prodotto (ve lo giuro) dalla UNIVERSAL!!
Il film in questione è "C'è chi dice no" con Paolo Ruffini e la Coltellesi, è un film che merita! Guardatelo!

Alessandro Tognoni Commentatore certificato Commentatore in marcia al V2day 11.04.12 20:49| 
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.... Ricordo poi a tutti che quando andiamo a far benzina, c'è un'accisa per finanziare il settore in crisi dello spettacolo. Accisa messa per non gravare sul prezzo del biglietto del cinema. Peccato che quest'ultimi siano rincarati lo stesso di due euro negli ultimi due anni.....

Alessandro Povelato 11.04.12 20:26| 
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Non solo i finanziamenti dello spettacolo,

anche per il troiaio dell'editoria

con fondi che dovranno rimborsare retroattivamente

Se non ci prendiamo a sberle non ne usciamo !

Marco Folli, Bologna Commentatore certificato 11.04.12 20:06| 
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carissimo, condivido la tua analisi e capisco la tua rabbia. un cinema indipendente, magari tra le righe di quello dipendente comunque in qualche forma, difficilissima, resiste. io ci sto provando tra una rapina e l'altra. spero un giorno tu possa tornare per portare la tua energia di chi ha visto altro ed oltre.. un saluto con stima

Eugenio Cappuccio

eugenio cappuccio 11.04.12 19:56| 
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io invece sarei piu rassicurato nel vedere film ke raccontano la scifosa realta di sto mondo, cosicche dopo tanti giramenti di balle, ci sai alza tutti dal cinema e si av a fare la rivoluzione....ovviamente dopo essersi creata un idea alternativa...tipo democrazia diretta,produzione ai fini della sopravvivenza e non della vendita...ovviamente supportatndo il tutti con calcoli e progetti.

rilassarsi serve solo ad accettare i cerioli ke sti incompetenti ci inviano

zelgius g., mazara del vallo Commentatore certificato 11.04.12 19:24| 
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I film denuncia sono una gran bella cosa.
Ma credimi la gente vede il cinema anche come "divertimento" cioe´divertere dalla vita quotidiana.
Io capisco che il povero cristo che va a vedersi un film abbia voglia di "scaricarsi" e non di caricarsi "anche" dei problemi degli attori e della storia del film...di problemi suoi ne ha anche da vendere...

Patrizia B. 11.04.12 18:46| 
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