Una nuova economia senza intermediari

Una nuova economia senza intermediari
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Alessandro Di Battista intervista Morales, coordinatore della UVOC (Unión Verapacense de Organizaciones Campesinas)

"Quando mi capita di raccontare quel che sta succedendo in Europa a un colombiano, un guatemalteco o un ecuadoriano mi sento ripetere sempre la stessa frase: “beh allora è come da noi!”. In effetti la crisi economica è una costante in America Latina ed i virus che oggi si aggirano per il Mar Mediterraneo sono più che noti al di la' dell'Atlantico. Tuttavia, proprio perché costretti a combattere da 500 anni contro la povertà, la sottomissione e la fame (quella vera) i popoli latino-americani hanno sviluppato una serie di anticorpi che servirebbero come il pane nel Vecchio Mondo.
Sono decenni che in Sud America si parla di riforma agraria, sovranità alimentare ed economia solidale. La CIA ha investito miliardi di dollari per evitare che certi pensieri si trasformassero in realtà eppure, oggi come non mai, i movimenti sociali latino-americani insistono sulla necessita’ di costruire un'economia contadina alternativa al modello neo-liberale.
Dal Messico alla Terra del Fuoco milioni di agricoltori, operai, studenti smettono di lamentarsi (sport in cui in Italia siamo maestri, altro che fioretto) si organizzano e discutono di una serie di idee logiche più che ideologiche per far fronte ad una crisi di sistema globale.
La terra è sempre al centro del dibattito.
Carlos Morales è un leader contadino, sulla sua testa pendeva una taglia di 6000 dollari fino a qualche tempo fa. Morales è coordinatore della UVOC (Unión Verapacense de Organizaciones Campesinas), un'organizzazione che fa parte di Via Campesina e che raccoglie più di 300 comunità indigene guatemalteche. La UVOC struttura azioni contro il neo-colonialismo ed è favore di un modello di sviluppo alternativo basato sulla difesa del territorio, sulla diversificazione agricola, sul recupero delle sementi autoctone e sull'economia solidale. Il latifondo, le monocolture e l'agro-esportazione sono al contrario gli interessi di gruppi di potere estremamente potenti e pericolosi. Mettersi contro di loro in Guatemala significa rischiare la vita. Ma c'e' un'altra figura meno appariscente ma ugualmente pericolosa: l'intermediario. Sono loro ad essere responsabili di gran parte della povertà nelle zone agricole. Gli intermediari, oltre che dannosi, sono superflui e il progetto di economia solidale della UVOC ne è una dimostrazione.
In Guatemala la forbice tra il prezzo di acquisto iniziale e quello di vendita finale di un bene si allarga ogni giorno di più. Sono gli intermediari, i “coyotes” come vengono chiamati in Centro-America, a ottenere i guadagni maggiori perché hanno a disposizione i mezzi di trasporto. I coyotes definiscono le regole del mercato, stabiliscono i prezzi, decidono da chi comprare e da chi no. Inoltre scelgono i prodotti da coltivare, obbligano i contadini ad utilizzare agenti chimici e semi transgenici e uccidono l'agricoltore che alza troppo la testa.
La UVOC e' riuscita a mettere in rete le comunità contadine, alcune producono caffè, altre fagioli, quelle a valle papaya e banane. L'obiettivo del progetto è che ciascuna comunità possa mangiare fagioli, papaya, banane e bere caffè. I prodotti della terra non sono considerati merci sulle quali lucrare ma beni indispensabili per vivere. Con la costruzione di una rete di comunità si eliminano gli intermediari e questo si traduce in maggiori guadagni per il produttore e risparmi per il consumatore. Non è semplice ma si può fare, serve organizzazione, volontà, qualche camion e soprattutto la terra. I contadini si trasformano in piccoli imprenditori, cresce il mercato interno, cresce la qualità dei prodotti, diminuisce la contaminazione della terra. Si produce ciò che si mangia e si mangia ciò che si produce. E' l'economia solidale, chiaramente va studiata, discussa, contestualizzata ma non sarebbe più opportuno occuparci di questo piuttosto che dello spread? Abbiamo bisogno di idee logiche e di buone pratiche e oggi il Latino America ne è una sorgente inimmaginabile. Non abbiamo bisogno di intermediari. Che si tratti di politica, economia o produzione di ortaggi intermediare è soltanto una maniera di esercitare il potere."

Alessandro Di Battista (seguilo su Twitter)

Alessandro Di Battista è autore del libro "Sicari a 5 euro" di prossima pubblicazione.

Fame zero di Euclides A. Mance

Il contributo dell'economia solidale

Postato il 9 Agosto 2012 alle 09:35 in | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta | Stampa
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Tags: agricoltura, caffè, CIA, contadini, coyotes, dollaro, economia solidale, esportazione, guatemala, indigeni, latino america, Messico, neo-liberale, prodotti della terra, sicari, terra del fuoco, UVOC, via campesina

Commenti piu' votati


Comunismo reale e capitalismo erano due sistemi entrambi profondamente malati e carichi di problemi, ma c'era una sorta di equilibrio nel mondo, sia pure discutibile: gli uni non potevano opprimere troppo i dissidenti e affamare il popolo o le sirene del "mondo libero" avrebbero prevalso. Gli altri erano costretti a concedere qualche privilegio alla forza lavoro, per non rischiare ribellioni, finche' c'era un modello alternativo di riferimento.

Il piu' debole intrinsecamente dei due e' crollato, l'altro si e' proclamato vincitore, e senza piu' freni ha stabilito il trionfo del libero mercato, dell'individualismo e della disparita' sociale. Le conseguenze le vediamo: miseria morale e materiale pseudo abbellita di orpelli.
Essendo pero' anch'esso un modello pieno di problemi e difetti, e' destinato a crollare su se stesso.
Se non vogliamo che questo significhi guerre, rivolte, carestie e caos, dobbiamo costruire un nuovo modello antagonista, un modello che recuperi solidarieta', principi etici, importanza di reti e affetti, valore alle persone e all'ambiente in cui viviamo.
Per ritrovare non solo la speranza e un futuro, ma quel diritto alla felicita' che un mondo chiassoso,di gioia finta, in realta' profondamente disperato e alienato, ci ha tolto.

Noi del MoVimento possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo per costruirlo, guardando agli esempi di quelle societa' che ancora non si sono fatte piegare del tutto a questo consumismo lavacervelli.

milena d., savona Commentatore certificato Commentatore in marcia al V2day 09.08.12 11:43| 
 
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I COYOTES ITALIANI

L'Italia è una popolazione di intermediari.
I partiti,i sindacati,i broker finanziari,la filiera alimentare,quella dei trasporti,quella dei servizi e delle utenze,dalla gestione dei rifiuti agli enti di riscossione.
In effetti il cittadino Italiano deve foraggiare interi branchi di coyotes che fanno la cresta su tutto ma non producono nulla,anzi sono le mine della nostra produzione,della nostra inflazione e se si togliessero tutti dai coglioni l'Italia sarebbe davvero libera di prendere il volo.
Gli Italiani,la maggior parte,sono disabituati a lavorare,cercano la via più breve per guadagnare ed eccoci ridotti sul lastrico.
Lavorare nobilita l'uomo,guadagnare sul lavoro altrui è da vere merde.

bruno pirozzi, napoli Commentatore certificato 09.08.12 10:03| 
 
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Buondì blog! Post sempre piu azzeccati caro Beppe...
Io lo dico da sempre
Tornare alla terra ci salverà da noi stessi.
E cmq se non ci dimentichiamo da dove veniamo
possiamo fare e andare ovunque...
Ciao

daniela s., parigi Commentatore certificato 09.08.12 14:07| 
 
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Aumentano i post di gente pagata dai partiti! Azz ci sono i Leghisti che vanno per la maggiore! Scusate se chiedo, ai PD danno 100,00 euri al giorno per scrivere le loro puttanate nel blog. A voi Leghisti di merda quanto danno? Visto che siete inkazzati e frequenti dovreste farvi dare 200 euri al giorno. Io per meno non mi venderei.

Beppe la facciamo un po di pulizia??????

Claudio ., Sanremo Commentatore certificato 09.08.12 14:33| 
 
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Caro Beppe, tutte le idee sono da valutare ci mancherebbe, ma è anche vero che OGGI viviamo nell'era dell'informatica.

E in questi tempi è fondamentale il tempo di latenza.


Il tempo di latenza è la differenza temporale fra il concepimento di una nuova idea e la sua accettazione da parte del settore.

Nel ramo informatico, il tempo di latenza è pari a 1 anno.
Nel ramo aerospaziale, il tempo di latenza è pari a 2 anni. Ciò significa che occorrono solamente due anni perché una nuova idea sia concepita e poi adottata dal settore.
Nel ramo dell'istruzione, il tempo di latenza è pari a 50 anni.

Molte persone (la stragrande maggioranza della popolazione, il 95% degli italiani, ad esempio) non si è accorta che l'era industriale è finita ed è iniziata l'era tecnologica ovvero l'era dell'informatica.

Nell'era della tecnologia, è nato il www, il World Wide Web; con il www, il controllo è alla portata di tutti; non è più come una volta (non sto parlando di 700 anni fa, eh) che nell'era industriale due superpotenze avevano il totale controllo e la gente viveva nella paura di una guerra nucleare fra esse.

Nell'era informatica, il World Wide Web, non ha lasciato nessuno in una posizione di controllo.
Attualmente, oggi, ora, adesso è la Legge di Moore che ha il controllo.

E la Legge di Moore afferma che le informazioni e la tecnologia stanno raddoppiando ogni 18 mesi, il che significa che ognuno di noi ha bisogno di raddoppiare le proprie informazioni, ogni 18 mesi, altrimenti rischia di rimanere indietro.

Per questo nell'era tecnologica ciò che impari non è importante come la velocità con cui impari.
Oggi è rischioso ricevere consigli da chiunque possieda vecchie informazioni.... e nell'era informatica una cosa può essere vecchia anche se ha solo 18 mesi....

PER QUANTO CONCERNE L'ECONOMIA SENZA INTERMEDIARI IN Centro-America HANNO I COYOTES NOI IN ITALIA ABBIAMO I CO...I (LE BANCHE)....

Chi ha orecchi, intenda!

U. Marco Calì

www.sapienza-finanziaria.com/


Calì Marco (sapienzafinanziaria), Monselice Commentatore certificato 09.08.12 13:39| 
 
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O. T.

UNO STRAPPO NEL CIELO DI CARTA – 1/2

Pur essendo scenari, dove uno è ispiratore dell’altro, c’è qualcosa che contrasta tra "Lo strappo nel cielo di carta" di Pirandello e "Uno strappo nel cielo di carta" di Grillo.

Sono le categorie dei personaggi che duellano, gioiscono, vivono e muoiono, sotto il cielo immaginario dell’uno e dell’altro pensatore.

Categorie che non possono essere assimilate.

Perché sebbene entrambe siano manovrate a comando, e una sia l’allegoria dell’altra, quella di Pirandello si nuove involontariamente, senza rivelare alcuna insofferenza e, soprattutto, non pensa.

Mentre quella di Grillo, che infine è costretta a subire la stessa sorte, ovvero a essere manovrata, almeno si avvia verso il proprio desino recalcitrando, vinta da un sistema che essa stessa ha contribuito a edificare.

Di solito si dice che il tempo passa e le cose cambiano, e forse sarà così.

Forse a far sembrare la predetta regola irreale è la concezione precorritrice del tempo del pensiero di Pirandello.

Fatto sta che, come si vede, la sua metafora è tuttora funzionale a spiegare chi siamo, la poca autonomia che abbiamo e quanto sia difficile conquistarla, nonostante che il nostro cielo di carta sia stato strappato tanti anni fa.

Ed è proprio la consapevolezza del riconoscimento della realtà, ormai raggiunta da diversi lustri, ha farmi dubitare che sia possibile uscire dal teatro che giornalmente denunciamo.

I miei dubbi sono alimentati dalla cognizione che siamo un popolo privo del senso comune, che a parole ci dichiariamo aperti alla società, ma che nei fatti, nei comportamenti individuali dimostriamo d’essere l’opposto, perché siamo soprattutto dei prepotenti.

E muniti di simili caratteristisce non si arriva a conseguire alcuna parità di diritti, ma si procede diretti, semmai sia possibile, verso una disomogeinità sociale ancora più accentuata.

Segue nella discussione

Giulio Cabella, Lerici Commentatore certificato 09.08.12 10:33| 
 
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