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17 Aprile 2017

Münchau chi? La democrazia viene prima dei mercati

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di MoVimento 5 Stelle

Il noto giornalista economico Wolfgang Münchau ha scritto in un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore che noi del M5S siamo “ciarlatani impreparati” come tutti i “populisti”. La nostra colpa sarebbe di avere una posizione ambigua sull’euro e di non considerare che un’eventuale uscita dalla moneta unica sarebbe come “entrare in guerra”. Münchau prefigura una svalutazione della nuova lira intorno al 40% e il “più grande default della storia dell’umanità”.

Andiamo con ordine.

La logica del referendum sull’euro è quella di impedire che una sola forza politica decida per tutti su una questione decisiva come quella della moneta. Ai cittadini italiani non è mai stato chiesto se volevano entrare nella moneta unica e dopo quasi 20 anni di insuccessi, disoccupazione e squilibri commerciali è ora che la politica li ascolti con umiltà. È ovvio che i mercati reagiranno ad una nostra vittoria elettorale e al referendum sull’euro. È la dimostrazione che siamo una forza politica rivoluzionaria. Ma ci sono delle contromisure politiche che un Paese importante come l’Italia può adottare e adotterà. Non staremo a guardare. Ci stiamo preparando duramente e il frutto di questo impegno sarà un programma dettagliato di Governo costruito con il contributo di parlamentari, esperti e attivisti iscritti al nostro portale.

È assurda poi la critica che Münchau ci rivolge sulla lotta alla povertà, perché essa non esclude affatto la nostra battaglia contro l’euro, ma va di pari passo. È proprio la moneta unica la principale responsabile dell’esplosione della povertà assoluta e relativa nel nostro Paese. Senza l’euro avremmo potuto svalutare la nostra moneta nazionale riacquistando competitività nei confronti della Germania. Con l’euro, invece, abbiamo dovuto rispondere al gigantesco surplus commerciale tedesco (illegittimo secondo le stesse regole europee) tagliando i salari interni e la spesa sociale. I Governi Monti, Letta e Renzi hanno accettato servilmente il prezzo di rimanere nell’euro: un tasso di disoccupazione in costante ascesa e l’impoverimento dell’intero ceto medio. Il reddito di cittadinanza è una riposta immediata a questa situazione inaccettabile, ma la riconquista della sovranità monetaria è il passo successivo.

Sullo scenario apocalittico che Münchau delinea in caso di uscita dell’Italia o della Francia dalla moneta unica siamo alle solite. È lo stesso terrorismo che i quotidiani occidentali hanno diffuso a piene mani per scongiurare l’elezione di Trump e la vittoria della Brexit. I cittadini, però, non credono più a chi ha appoggiato per anni la follia dell’austerità e il sistema finanziario internazionale. Sempre più studi, anche di istituzioni finanziarie autorevoli, stanno certificando che l’uscita dall’euro non sarà una passeggiata ma nemmeno un cataclisma, soprattutto se i Governi sfrutteranno la ritrovata sovranità monetaria e fiscale per disciplinare la schizofrenia dei mercati.

Il tema preferito dai catastrofisti è la svalutazione della nuova lira. Si diffondono numeri a piacere, dal 30 al 60% (!). Intanto dovrebbero spiegarci rispetto a quale moneta la nuova lira si svaluterebbe. La svalutazione infatti è un fenomeno relativo. La nostra moneta probabilmente si svaluterà verso il nuovo marco tedesco e si rivaluterà rispetto alle monete greca, spagnola e forse anche francese. La portata realistica della svalutazione, inoltre, è molto minore di quanto dicano i catastrofisti. Secondo un recentissimo studio della Bank of America, diffuso anche dal giornale tedesco Die Welt, la nuova lira si svaluterebbe rispetto all’euro attuale di un misero 3% mentre il nuovo marco si rivaluterebbe del 15%, a dimostrazione che gli squilibri commerciali e finanziari in seno all’euro sono responsabilità molto più della Germania che dell’Italia. La nuova lira si rivaluterebbe del 2% sul nuovo franco e del 4,5% rispetto alla nuova dracma e al nuovo peso. L’economista ed ex ministro Paolo Savona, in risposta al solito articolo terroristico di Ferruccio De Bortoli, scrive addirittura che “i fondamentali dell’economia non sono tali da giustificare l’attesa di una svalutazione della neo-lira”, dato che l’Italia è tornata ad avere un cospicuo surplus commerciale. Se svalutazione ci sarà la causa andrà ricercata nei movimenti speculativi sui mercati internazionali ma, come detto, l’Italia reagirà, perché sarebbe assurdo non utilizzare la ritrovata sovranità.

Nel concreto, la Banca d’Italia tornerà ad essere uno strumento di politica monetaria nelle mani del Governo e del Parlamento, e non un potere autonomo come è stato negli ultimi decenni. Il governatore sarà vincolato a comprare sul mercato i titoli di Stato che gli investitori rifiuteranno, in modo da garantire sempre allo Stato di finanziarsi a basso costo. Torneremo quindi a controllare il nostro debito, ma non solo. Le banche d’affari verranno separate da quelle di credito ordinario e l’Italia si doterà di una banca pubblica per gli investimenti (ad esempio Cassa Depositi e Prestiti). Due misure che ci consentiranno di finanziare il nostro tessuto di piccole e medie imprese e di evitare che le banche commerciali vengano distrutte dalla speculazione e dai crediti deteriorati. Infatti, i default bancari che Münchau prevede in caso di euro-exit stanno avvenendo proprio DENTRO l’euro. Gli squilibri prodotti dalla moneta unica hanno gonfiato bolle finanziarie e l’austerità successiva ha portato al fallimento centinaia di migliaia di famiglie e imprese, accumulando crediti deteriorati nei bilanci bancari. Dopo i salvataggi dei sistemi finanziari irlandese, spagnolo, cipriota, greco e tedesco, a suon di miliardi, 4 banche popolari italiane sono fallite e la nostra terza banca per dimensioni, Mps, è al centro di un programma di salvataggio che minaccia i risparmi di migliaia di cittadini. Le crisi bancarie avvengono nell’euro proprio perché i Governi non possono intervenire direttamente nazionalizzando o ricapitalizzando. Alla sovranità si è sostituito il bail-in. Una follia che deve finire.

Siamo consapevoli che i mercati siano spaventati, e non è un caso che Wolfgang Münchau ci attacchi dalle colonne di un giornale che rappresenta il mondo finanziario. Ma la democrazia viene prima dei mercati, e il nostro Governo lo dimostrerà.


Postato da MoVimento 5 Stelle alle 10:40 in Il blog delle stelle