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C’è molta plastica negli oceani di tutto il mondo. Troppa. Così tanta che sarà la cosa più comune vedere galleggiare negli oceani del mondo. I pesci scenderanno al secondo posto.

Esiste addirittura una immensa isola galleggiante nell’oceano, la Pacific Trash Vortex, che non è altro che un accumulo di spazzatura (soprattutto plastica) galleggiante. Si trova all’incirca fra il 135° e il 155° meridiano e fra il 35° e il 42° parallelo nord, nell’Oceano Pacifico.

Ha una estensione enorme, alcune stime parlano addirittura di 700,000 Km quadrati fino a 10 milioni di km quadrati. Per intenderci, parliamo di un’area più grande della Spagna, nella prima ipotesi, o più estesa degli Stati Uniti. E’ qualcosa di incredibile.

La plastica viene trasportata attraverso incredibili distanze e si deposita sulle spiagge di tutto il mondo. Finisce nello stomaco di più della metà delle tartarughe marine del mondo e del 90% di tutti gli uccelli marini.

Il World Economic Forum stima che se continuiamo a produrre (e a non smaltire correttamente) la plastica ai tassi odierni, la plastica nell’oceano supererà il numero di pesci nel 2050. Secondo il rapporto, l’uso della plastica a livello mondiale è aumentato di 20 volte negli ultimi 50 anni e si prevede che raddoppierà nei prossimi 20 anni. Entro il 2050, produrremo plastica fino a 5 volte di più, smaltendola sempre ai tassi odierni.

La situazione è chiaramente insostenibile. Ad oggi non esiste uccello marino al mondo che non si sia cibato di plastica al meno una volta nella vita. E’ una spaventosa riorganizzazione della natura quella che stiamo meticolosamente attuando. Ed è tutto contro di noi.

Non stiamo facendo abbastanza per lo smaltimento ed il riciclo, che ad oggi non conviene a nessuna azienda. Circa un terzo di tutte le plastiche prodotte sfuggono ai sistemi di raccolta e finiscono nel mare o nello stomaco di alcuni uccelli ignari. Ciò equivale a circa 8 milioni di tonnellate metriche all’anno.

Questi dovrebbero essere il dibattito quotidiano degli organi economici, che ormai dovrebbero essere sotto il controllo di organi per l’ambiente.

Ma la situazione è rimasta invariata da molti anni, molti prodotti sono costruiti esattamente allo stesso modo e presto sarà vietato l’uso di dentifricio e saponi alle microsfere.

E’ inoltre uno spreco enorme. La produzione di plastica rappresenta il 6% del consumo globale di petrolio (un numero che raggiungerà il 20 per cento nel 2050) e l’1 per cento del bilancio globale di carbonio (la quantità massima di emissioni che il mondo può produrre per impedire che le temperature globali aumentino di oltre 2 gradi Celsius).

Tutta questa plastica nelle nostre acque provoca danni per circa 13 miliardi di dollari l’anno in perdite per il turismo, navigazione e pesca. Sconvolge gli ecosistemi marini e minaccia la sicurezza alimentare delle persone che dipendono dalla pesca di sussistenza.

Per come potremmo risolvere il problema, vi rimando all’articolo di Gunter Pauli