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“Ho sessantadue anni e da dodici collaboro con una società di outsourcing. Per questa società ho dato tutto e di più. Sono andato al lavoro con la febbre, ho consumato tre autovetture e tre scooter, ho subito incidenti stradali, multe e contravvenzioni di ogni tipo, ho rischiato di perdere la patente per scarsità di punti, ho lavorato le domeniche, ho lavorato fino a quattordici ore al giorno. All’inizio gli ho dato il dito e pian piano si sono presi il braccio e oltre. Inizialmente con contratto Co.Co.Pro. rinnovato ogni anno, alla fine contratto a progetto per singoli lavoretti. Montagne di carte da firmare ogni qualvolta mi assegnavano quell’ultimo lavoretto rimastomi per tre volte l’anno. Comunque con i tempi che corrono alla mia età, andavano bene anche quelle poche centinaia di euro ogni quattro mesi. Dopo il luglio 2012 quella Società non si fa viva per assegnarmi il solito giro di letture del gas (cosa che facevo puntualmente e con diligenza da anni!). Io telefono e mi sento rispondere che i contratti sono cambiati, che adesso assumono, che la Fornero qui e la Fornero là. In poche parole che per me “NIET”. Ora mi chiedo: questa riforma innovativa della “piagnona” non doveva anche pensare a quanti precari metteva su una strada? Non doveva prevedere delle forme di compenso di fine rapporto? O quantomeno una rivalutazione dei contributi versati? (una vera miseria in dodici anni di lavoro!). A questo punto mi trovo con la sola voglia di lavorare, senza una vera pensione e in dodici anni di contratti rinnovati ad hoc neanche uno straccio di liquidazione. E se pensiamo solo dal lato umano, che modo di trattare è un lavoratore che ti ha dato più di una mano per dodici anni, non avvisarlo, non chiamarlo a colloquio, nemmeno ringraziarlo? Vi sembra giusto? Ma che paese è?” maurizio carrara, Silea