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Costerà 63 miliardi la più onerosa e imponente opera pubblica italiana, ed è del tutto inutile. C’è scritto nero su bianco in uno studio commissionato all’università austriaca di Innsbruck dalla stessa società costruttrice, e tenuto ben chiuso in un cassetto dal governo. Ma noi del Movimento 5 Stelle siamo riusciti ad aprire quel cassetto e a rivelarne il contenuto. È la Tav del Brennero: un’opera mastodontica di cui nessuno parla ma che supera per impegno di spesa anche quella della Val di Susa.
E non bruscolini. 63 miliardi: soldi che potremmo risparmiare perché, come dicono gli scienziati che hanno firmato il Public Health, questo il nome del documento – circa mille pagine, scaricabile qui – nascosto per otto anni, quell’opera non serve né per migliorare in modo significativo la salute pubblica né per diminuire il traffico merci autostradale e quindi l’inquinamento che ne deriva.
Il progetto prevede la realizzazione della Galleria di base del Brennero (55 chilometri da Innsbruck a Fortezza di cui 23 in territorio italiano) e le tratte di accesso sud che collegherebbero Fortezza a Verona. Su 218 km di tracciato dal confine a Verona, dovrebbero essere scavati 191 km di gallerie. L’obiettivo sarebbe spostare il traffico merci dall’autostrada A22 del Brennero e dalla ferrovia storica alla nuova linea sotto le montagne.
Tutti condizionali d’obbligo: nel 2006, quando lo studio sugli effetti che la Galleria di base avrebbe prodotto fu consegnato, la previsione era che il tunnel sarebbe entrato in esercizio per il 2015, ma a oggi i chilometri scavati sono ben pochi (2 km di gallerie principali). Secondo l’Italia il tunnel di base costerebbe 9,7 miliardi, mentre secondo la Corte dei Conti austriaca 24; tutto il progetto, secondo stime indipendenti, verrebbe a costare 63 miliardi di euro, in difetto.
Leggendo il Public Health si capisce bene perché è stato chiuso nei cassetti dalla Bbt Se, la società che sta costruendo l’opera e che è per metà austriaca e per metà italiana (posseduta da Rfi più le province di Bolzano, Trento e Verona).
Al 2015 – si legge nel rapporto – il nuovo tunnel sarebbe stato in grado di assorbire solo la crescita di traffico su gomma prevista, lasciando sulla A22 un numero di Tir esattamente uguale al passato. Opera inutile, dunque, visto che lungo l’autostrada si registrano emissioni inquinanti superiori del 50% ai limiti imposti dall’UE. Secondo lo studio, infatti, si registrerebbe a Galleria di base ultimata una riduzione dell’inquinante NO2 del 12%, ma ciò sarebbe dovuto alla prevedibile evoluzione tecnologica dei camion e non allo spostamento di traffico determinato dalla nuova ferrovia.
Ricordiamo che secondo le previsioni dei promotori dell’opera, nel 2012 avrebbero dovuto essere trasportate sulla A22 41 milioni di tonnellate di merci, che sarebbero state ridotte a 32 con il nuovo tunnel. Invece nel 2012 le merci su gomma non superavano le 29 tonnellate. L’errore nelle previsioni di traffico è del 30%.
Gli effetti positivi sull’ambiente e sulla salute delle persone secondo lo studio sarebbero trascurabili, dato che non è previsto lo spostamento del traffico merci dalla gomma alla rotaia. Il rumore elevato e l’inquinamento non si ridurrebbero, calcolano i medici di Innsbruck.
Per farlo, diciamo noi, sarebbe necessario introdurre barriere acustiche, materiale rotabile moderno, utilizzare al massimo la ferrovia storica (oggi utilizzata al 30% della sua capacità), incentivare il traffico merci ferroviario e disincentivare quello su gomma. Si dovrebbe infatti equiparare il pedaggio della A22 a quello degli altri valichi alpini: più della metà del traffico di Tir della A22 transita al Brennero pur allungando il tragitto perché costa 6 volte di meno rispetto alle autostrade austriache e svizzere.
Dal 2006 il documento era chiuso nei cassetti. Grazie al deputato trentino Riccardo Fraccaro e al Movimento 5 Stelle quel cassetto è stato aperto.
Qui il link per leggere la sintesi dello studio elaborata da notavbrennero.info.” M5S Camera