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La FAO ha pubblicato un rapporto che mostra lo stato della sicurezza alimentare, della fame e della malnutrizione.

Quattro anni dopo il lancio dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, gli obiettivi di riduzione della fame e di gestione dell’agricoltura e delle risorse naturali, della terra e degli oceani, sono peggiorati.

La FAO ha analizzato i principali dati globali di 234 paesi. Le conclusioni sono che la fame nel mondo è in aumento da tre anni consecutivi ed è tornata ai livelli del 2010-2011. Parallelamente, la percentuale di persone affamate nella popolazione totale è aumentata, dal 10,6% nel 2015 al 10,8% nel 2018. É un leggero aumento, è vero. Ma dovevano diminuire, non crescere.

Nel frattempo, il reddito dei piccoli agricoltori è solo la metà di quello dei grandi produttori. I piccoli produttori locali affrontano sfide sproporzionate nell’accesso ai servizi e, di conseguenza, il loro reddito e produttività è sistematicamente inferiore a quello dei grandi produttori alimentari.

Nel frattempo, oltre la metà delle razze bovine locali è in via di estinzione. In particolare, il 60% delle razze locali di bestiame è a rischio di estinzione in 70 paesi. Una popolazione su tre di pesci marini nel mondo, è attualmente sfruttata in misura eccessiva. E il 30% dei paesi ha attuato scarsamente o malamente i principali strumenti internazionali per combattere la pesca illegale.

Poi c’è il problema delle foreste. La maggior parte della perdita di foresta si verifica nei tropici: dal 2000 al 2015 abbiamo perso un’area forestale delle dimensioni del Madagascar, principalmente a causa della conversione per uso agricolo.

La spesa pubblica per l’agricoltura è diminuita in relazione al suo contributo al PIL. Si deve cercare di proteggere maggiormente i piccoli produttori locali. Questo ridurrebbe il numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà, sottolinea il rapporto. Si dovrebbe migliorare l’informazione sui prezzi, sull’offerta e la domanda di prodotti alimentari, in modo che tutti abbiano tutti i dati disponibili al momento dell’acquisto di un prodotto.

Insomma c’è molto da fare, ma quello che più colpisce è che se una parte di mondo muore più per sovrappeso, malnutrizione data da cibo spazzatura, per depressione data dalla disoccupazione, ecc. L’altra parte muore di fame, muore per lavori disumani pagati pochi spiccioli. C’è qualcosa che non va.