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Marzo 15, 2026
Per decenni le città sono state progettate intorno alle esigenze delle automobili, allargando strade, accelerando i flussi di traffico e comprimendo sempre più gli spazi destinati alle persone. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, incidenti quotidiani, quartieri rumorosi, attraversamenti pericolosi. Oggi cresce la consapevolezza che la mobilità urbana debba cambiare direzione e rimettere [...]
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Marzo 10, 2026
Sommersi da rifiuti di plastica
ULTIMI POST DELLA SETTIMANA
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- Marzo 6, 2026
C’era una volta l’uomo libero, quello che camminava fiero per le strade senza chinare il capo. Ora, al suo posto, abbiamo un esercito di zombie moderni, con il collo piegato in un inchino eterno verso quel piccolo dio rettangolare, chiamato smartphone. E i dati ce lo confermano: siamo ufficialmente schiavi del touchscreen. Dal 2024, la media globale del tempo che le persone passano incollate al proprio smartphone ha raggiunto le 4 ore e 16 minuti al giorno. Negli Stati Uniti, gli utenti arrivano a toccare punte di 4 ore e 49 minuti quotidiani, una cifra che è salita in modo costante dal 2019, quando era di "appena" 3 ore e 45 minuti. È una maratona digitale globale: in Polonia si arriva a 3 [...]
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- Marzo 6, 2026
Un recente articolo di The Economist ha riportato alcuni numeri che raccontano con chiarezza uno dei grandi nodi economici dell’Europa. Il continente più antico del mondo sviluppato è diventato anche uno dei più vecchi dal punto di vista demografico. Il cittadino medio dell’Unione Europea ha circa 45 anni, negli Stati Uniti l’età mediana è attorno ai 39 anni; questo squilibrio si riflette direttamente nei conti pubblici. Oggi nell’UE ci sono meno di tre persone in età lavorativa per ogni pensionato e il rapporto continua a peggiorare con l’aumento dell’aspettativa di vita e il calo delle nascite. Il risultato è una pressione crescente sui sistemi pensionistici. Secondo le stime della Commissione Europea la spesa pubblica per pensioni, sanità e assistenza agli anziani assorbe già [...]
DALL'ARCHIVIO DELBLOG
COSE PREZIOSE
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- Marzo 4, 2026
Buongiorno, care concittadine e cari concittadini. Mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente, della posizione del governo italiano e delle azioni che stiamo portando avanti. Come sapete, lo scorso sabato Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, che a sua volta ha risposto bombardando in modo indiscriminato nove paesi della regione e una base britannica situata in uno stato europeo, a Cipro. Voglio innanzitutto esprimere la solidarietà del popolo italiano ai paesi attaccati illegalmente dal regime iraniano. Da allora le ostilità sono continuate, quando non addirittura aumentate, provocando centinaia di morti nelle case, nelle scuole e negli ospedali. Si sono verificati anche il crollo delle borse internazionali e la disgregazione del traffico aereo e dello stretto di Hormuz, attraverso il quale fino a pochissimo tempo fa transitava il 20% del gas e del petrolio mondiali. Nessuno sa con certezza cosa accadrà ora, e non sono neppure chiari gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco. Dobbiamo però prepararci, come affermano gli stessi promotori, alla possibilità che questa sia una guerra lunga, con numerose vittime e quindi con conseguenze gravi anche a livello globale in termini economici. La posizione del governo italiano di fronte a questa situazione è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi, la popolazione civile. In secondo luogo, non possiamo accettare che il mondo possa risolvere i propri problemi soltanto attraverso conflitti e bombe. Infine, no a ripetere gli errori del passato. In definitiva, la posizione del governo italiano si riassume in quattro parole: no alla guerra. Il mondo, l’Europa e l'Italia sono già stati qui prima. Ventitré anni fa un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che allora si disse servisse a eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, a portare la democrazia e a garantire la sicurezza globale. Vista oggi con il senno di poi, produsse l’effetto opposto e scatenò la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla [...]
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