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di Michele Lo Monaco – Penso che l’Italia abbia una risorsa ancora da sfruttare. Una grande risorsa. É li e nessuno fa nulla. É il mare e l’enorme quantità di energia delle correnti marine.

Basta allontanarsi dalle città e ci si rende subito conto di come è disastrato il nostro territorio. Strade provinciali, colline, pendii, ecc. Non c’è zona che si salvi del tutto.

Il rischio idrogeologico è una spada di Damocle che puntualmente cade sul territorio durante i nubifragi. Il clima, specialmente in Italia si sta tropicalizzando, e la portata dei rovesci piovosi è destinata ad aumentare, con episodi sempre più̀ frequenti.

Sull’88% dei Comuni italiani incombe il rischio frana, nonché su 34.000 siti d’interesse storico archeologico, ossia il 18% del nostro del nostro patrimonio culturale.

Sarebbe un disastro senza precedenti per tutto il Paese.

I nostri territori sono tappezzati di impianti fotovoltaici ed eolici che servono solo al privato che ha investito per ricavarne un guadagno personale, e parte di questo investimento lo paghiamo in bolletta ogni bimestre oltre all’energia che consumiamo.

Senza togliere nulla a chi ha investito fino ad ora, cambiare radicalmente modo di sfruttare l’energia pulita si può̀. Potremmo reinvestire i profitti dall’estrazione di energia per i lavori pubblici e abbassare le tasse. Saremmo il primo Stato ad avere lavori pubblici sostenibili e green.

Per fare questo dovremmo puntare soprattutto sullo Stretto di Messina. Perché?

É il sito più̀ interessante del Mediterraneo per lo sfruttamento di questo tipo energia rinnovabile ed è l’unico non ancora sfruttato. Le correnti in questo canale sono caratterizzate (al largo di Ganzirri sulla costa siciliana o a Cannitello su quella calabra) da una velocità media superiore ai 3 m/s.

Non è una questione tecnica ma politico istituzionale. E’ necessario un tavolo di concertazione fra i Ministeri interessati (Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; Sviluppo Economico; Politiche Agricole Alimentari e Forestali; Lavori Pubblici) e L’Europa, che consenta di creare un protocollo che dia la possibilità̀ di sfruttare a beneficio della collettività̀ l’energia estraibile dalle acque, ed impedire che anche questa volta i progetti siano a solo beneficio del singolo privato investitore (come accade oggi con il fotovoltaico ed eolico).

E’ necessaria la creazione di una specifica autorità̀ istituzionale anche in Europa, che possa approvare, attivare e supervisionare una “grid” (una rete di produzione d’energia) di grandi e piccoli progetti sotto un’unica regia di sfruttamento della “risorsa dal territorio per il territorio”.

Sarebbe possibile altresì allacciare alla grid gli impianti eolici e fotovoltaici sequestrati alle mafie, come il Parco Eolico da 1,5 miliardi di euro sequestrato nel 2012 in Sicilia, o i quasi 4 mW di fotovoltaico recentemente sequestrati in Puglia.

Siamo una penisola, perché non puntare sull’energia del mare?

Le prime stime a livello planetario indicano che il potenziale energetico teorico del mare, nelle sue diverse forme, supera di largamente l’attuale fabbisogno energetico dell’intera popolazione mondiale. Una corretta classificazione distingue l’energia ricavabile dal mare in sei distinte sorgenti: le correnti marine, le correnti di marea, le maree, il moto ondoso, i gradienti di temperatura e salinità̀. Ognuna di queste fonti richiede una specifica tecnologia per la conversione in energia elettrica.

Fra le sei tecnologie di estrazione dell’energia dal mare visibilmente più interessanti per il Mediterraneo si sono rivelate le correnti di marea e il moto ondoso.

CORRENTI DI MAREA

Le correnti di marea, di intensità̀ adeguate per essere convertite in energia elettrica, sono individuate in poche regioni della superficie terrestre. In Europa, il potenziale energetico delle correnti di marea è limitato a pochi Paesi: Scozia, Irlanda, Grecia, Francia e Italia.
In Italia le regioni più̀ attraenti in termini di correnti di marea sono lo Stretto di Messina, la Laguna di Venezia, il Canale di Sicilia e le Bocche di Bonifacio in Sardegna. Tra queste regioni la più̀ energetica è lo Stretto di Messina.

Una valutazione di massima ha stabilito come valore energetico minimo estraibile circa 200 MWh, quantità sufficiente per ottenere il riconoscimento di un Certificato Verde per l’impianto, e in grado di rendere centinaia di milioni di euro l’anno.

IL MOTO ONDOSO

Da una recente stima del potenziale energetico del moto ondoso presente lungo le coste italiane eseguita dall’ENEA, è emerso che il mar Adriatico presenta un valore medio di circa 2 kW/m. Il mar Ionio, come il Tirreno medio possiedono livelli energetici lievemente superiori con una media di circa 3 kW/m di potenza ondosa. Il mar Tirreno inferiore ha un livello energetico medio di circa 4 kW/m. Un comportamento del tutto diverso è evidenziato per la costa nord occidentale della Sardegna, dove la stima raggiunge valori di potenza di circa 9 kW/m. La potenza media annuale è di 9.05 kW/m.

Alla luce di questi dati, è chiaro che quest’ordine di grandezze, sebbene non ai livelli delle costa oceanica dell’Europa, abbia spinto la progettazione e la sperimentazione, con risultati davvero confortanti.

Quello che voglio dire è che si può fare davvero e con quello che abbiamo. É possibile creare posti di lavoro e sviluppare un intero settore. Questa è la mia battaglia.

A Grid For The Nature
L’energia pulita di tutti per opere pubbliche eco-sostenibili.
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