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Se, come avvenuto, queste richieste verranno accolte dal sindaco (Marino, ndr), il presidente Tassone è disponibile ad andare avanti naturalmente facendo una giunta nuova…“. Queste sono le parole di Matteo Orfini (Pd), pronunciate il 19 marzo 2015, in un’intervista a Radio Città Futura, nella quale il presidente del Pd chiedeva che il loro ex mini-sindaco di Ostia ritirasse le dimissioni e tornasse a guidare il X Municipio. Dopo due mesi Tassone sarà arrestato per Mafia Capitale. Ripercorriamo i fatti.

9 dicembre 2014 – “Salvatò, c’ho un problema“. La voce è di Andrea Tassone (Pd), al telefono con Salvatore Buzzi, boss delle cooperative e principale figura nel sodalizio di Carminati (Mafia Capitale), riportata in un’intercettazione che finisce sui principali organi di stampa. Buzzi risponde: “Se la mucca non mangia, non può essere munta”.

18 marzo 2015 – Tassone è già indagato dalla Procura di Roma, sul suo conto continuano ad uscire ogni giorno intercettazioni e articoli di giornale che lo ritraggono come un uomo del malaffare. Ma il Pd interviene solo dopo tre mesi. Il 18 marzo, appunto, Orfini, Esposito e Tassone tengono una conferenza stampa al Nazareno, durante la quale il minisindaco rassegna le sue dimissioni, ma precisa che ha 20 giorni per ritirarle. Orfini ed Esposito lo spalleggiano e presentano Tassone come una povera vittima. Tutti e tre, uniti, coesi, “denunciano” la presenza della mafia ad Ostia (scoperta del secolo) dalla sede nazionale del Partito Democratico. Orfini dice “abbiamo fatto questa denuncia insieme“. Si’, peccato che Tassone non era affatto la vittima, bensi’ l’anello di congiunzione del Pd con i clan del litorale.

19 marzo 2015 – Orfini rilascia l’intervista che abbiamo riportato sopra, a Radio Città Futura, nella quale avanza l’ipotesi di un rimpasto di giunta affinché Tassone possa ritirare le dimissioni e restare alla guida del Municipio. Insomma, Orfini continua a difendere Tassone, prova a coprirlo fino alla fine: per il Doug Stamper dei poveri viene prima il partito, ovviamente, e poi la giustizia. Il suo pensiero è molto chiaro: “Se, come avvenuto, queste richieste verranno accolte dal sindaco (Marino, ndr), il presidente Tassone è disponibile ad andare avanti naturalmente facendo una giunta nuova“.

24 marzo 2015 – E’ il giorno in cui il Pd comprende che non c’è più nulla da salvare e scarica Andrea Tassone. Tocca al senatore Stefano Esposito metterci la faccia. E lo fa con una certa fatica, tanto che per provare a coprirsi sia lui sia Orfini da quel momento in poi cominciano a sbandierare in giro goffe dichiarazioni, tipo: “Su Tassone siamo intervenuti prima della magistratura“. Falso, perché come abbiamo visto Orfini fino al 19 marzo continuava a chiedere un rimpasto di giunta ad Ostia con Tassone presidente. Lo scrive anche Ernesto Menicucci in una recente intervista dell’8 gennaio 2016 fatta proprio ad Orfini: “In realtà – scrive il giornalista – Tassone era già citato nelle intercettazioni dell’indagine (“è nostro, solo nostro“, diceva di lui Salvatore Buzzi) e prima di farlo dimettere il Pd cercò di costruirgli intorno una “giunta della legalità”, naufragata dopo il “no” di alcuni deputati dem. L’arresto di Tassone arriverà solo dopo quel tentativo“.

4 giugno 2015 – Al termine delle indagini della Procura di Roma Andrea Tassone viene arrestato. Secondo i pm avrebbe ricevuto una somma non inferiore ai 30mila euro in cambio di una serie di favori a Buzzi e Carminati riguardanti la gestione delle spiagge di Ostia.

Questa ricostruzione dimostra come il Pd, nella persona di Matteo Orfini in particolare, abbia dato copertura politica e mediatica al loro ex presidente Tassone da dicembre a marzo 2015, nonostante le indagini della Procura e le intercettazioni pubblicate su numerosi organi di stampa. Hanno provato fino alla fine a salvare la faccia di un loro esponente amico dei clan mafiosi nel tentativo di salvare il partito e compromettendo il corso della giustizia. Perché se è vero quello che Orfini dice, ovvero che fecero dimettere Tassone prima della magistratura, significa che Orfini aveva fiutato che nell’ex minisindaco Pd c’era qualcosa che non andava. Forse aveva avuto contezza dei suoi traffici illeciti e come deputato della Repubblica aveva l’obbligo di denunciare, di sporgere querela alle autorità competenti. Invece per tre mesi Orfini ha fatto scudo intorno a Tassone, lo ha difeso in ogni dove, gli organizzò anche un incontro con Marino in Campidoglio. Manipolare la realtà per mascherare le proprie colpe è un classico dei partiti come il Pd. In mancanza di argomenti mentono, lo fanno da 20 anni, e Orfini ed Esposito in questo sono dei professionisti. L’audio pubblicato e’ la dimostrazione di tutto. #OrfiniAscoltati!” M5S Parlamento