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di Magatte Wade – Tante persone in Africa provano a emigrare in Europa per cercare un lavoro. Se ne sono andati via davvero in tanti. Ma perché?

Perché queste persone vanno via? Vanno via perché non hanno un lavoro. Perché non c’è lavoro dove vivono. La povertà che li colpisce è la ragione principale che li costringe ad andare via.

Perché la gente è povera? La gente è povera perché non ha soldi. Non ha soldi perché non ha entrate. Qual è la fonte di guadagno per le maggior parte di noi? In genere è il lavoro. Da dove viene il lavoro? Dalle aziende.

Bene, allora se il problema della povertà si risolve con il lavoro e il lavoro viene dalle aziende, non credete che dovremmo facilitare i piccoli imprenditori nell’avvio di un’impresa?

Se si analizza il rapporto Doing Business della Banca Mondiale, che monitora in ogni paese del mondo la facilità o la difficoltà di fare impresa, si scopre che i paesi africani, tutti e 50, sono praticamente sempre in fondo a quella lista.

Ecco perché siamo poveri. Siamo poveri perché è letteralmente impossibile fare affari in Africa. Vi dirò esattamente cosa significa questo in pratica.

Mettiate che io abbia un’azienda. Sapevate che se voglio spedire il mio prodotto negli USA, non riesco a trovare qualcuno che possa darmi scatole di cartone per imballare i miei prodotti? Impossibile direte.

Ma i distributori non vengono qui a iniziare una loro impresa, perché non ha senso. Quindi adesso, devo avere una giacenza di 3000 dollari di cartone in magazzino, e la prossima fornitura non arriverà prima di cinque settimane.

Ci soffocano con leggi insensate. Ecco perché non possiamo gestire le imprese. E questo è solo un esempio.

Ho una piccola impresa in Senegal e quando ho spiegato queste stesse cose ai miei impiegati, una di loro ha iniziato a piangere, si chiama Yahara. Le ho chiesto il motivo. Ha risposto: “Piango perché ero arrivata a credere, vedendoci rappresentati sempre come poveri, che forse era vero che siamo inferiori. Altrimenti, come ti spieghi il fatto che qui non funziona nulla?” Ma dopo averle esposto i fatti come ho fatto ora con voi, ha aggiunto: “Ora so che non sono io il problema. Il problema è l’ambiente in cui vivo.” Le ho dato ragione. Ora sono fiduciosa del fatto che, quando la gente lo capirà, cambierà atteggiamento nei confronti della vita e della politica.

Allora, come risolvere il problema?

Dunque, se il lavoro è una soluzione, non credete che dovremmo semplificare l’ambiente di lavoro in questi paesi?

Davanti a noi ci sono due scelte possibili.

Una è negativa, perché abbiamo milioni di giovani che si affacciano alla vita ora e se non hanno una visione chiara, sceglieranno di fare la rivoluzione. Probabilmente sceglieranno la violenza.

Nessuno vuole che ciò avvenga. Proprio nessuno. Questa è una delle scelte.

L’altra prevede una soluzione pacifica e produttiva, si fa quello che si deve fare, non ci si ostacola, si lascia che la gente come me faccia il proprio lavoro, crei occupazione, e l’Africa diventerà il paese prospero che è destinato a essere, che sarebbe dovuto essere da tanto tempo.

Le scelte sono due: una violenta, l’altra pacifica e produttiva.

Io scelgo quella pacifica e produttiva. Meglio non pensare a cosa può succedere se non scegliamo quella via. Quindi, vi prego, è giunta l’ora per un’Africa diversa.