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Amato fa di mestiere il ministro dell’Interno. In passato fu consigliere di Craxi per lunghi anni. Craxi finì in esilio e lui al governo. Si è recato a Palermo per i 15 anni della strage di Capaci. Un ragazzo gli ha ricordato dei 25 condannati in parlamento, di Cuffaro imputato per favoreggiamento aggravato, dell’assenza dello Stato in Sicilia.
Giuliano l’apostata socialista non si è sottratto al confronto con il coraggio e la cultura che lo contraddistinguono.
A muso duro
ha confortato il ragazzo dandogli del capo populista, del giustizialista ingiusto, del retorico, dell’emotivo, dell’unilaterale. Ha poi aggiunto con grande padronanza della lingua di Dante: “Non creare questo conflitto tra l’Isola e il continente, in questo modo usi stilemi tipici del populismo isolano.”
La Mafia può dormire sonni tranquilli. Il ministro dell’interno ha sbaragliato uno studente siciliano antimafia. Ha dato l’esempio. Ora può tornare a Roma e fare due chiacchiere e prendere un caffé con due pregiudicati, Vito e Pomicino, eletti nella commissione Antimafia, e con Andreotti, persona da sempre informata sui fatti.

Palermo, 23 mag. – (Adnkronos) – Botta e risposta tra il presidente della consulta studentesca di Palermo, Francesco Cipriano e il ministro dell’Interno Giuliano Amato durante il dibattito nell’Aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dal tema ‘L’Italia che cambia: politica, istituzioni e societa’ nel corso della commemorazione del 15° anniversario della strage di Capaci. Nel suo intervento, il giovane studente, rivolgendosi ad Amato ha ricordato che in Parlamento ‘siedono 25 condannati’, parlando anche del presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra in un processo a Palermo.
‘Le do un suggerimento signor ministro -ha detto Francesco Cipriano- quando torna a Roma dica ai suoi colleghi che qui, a Palermo c’e’ la mafia’. E ancora: ‘nell’antimafia metteteci il cuore, lo stomaco, metteteci le palle’. Immediata la replica del ministro Giuliano Amato: ‘non mi e’ piaciuto affatto il tuo intervento sa gia’ di ‘capo populista’. Esprimi in modo unilaterale, retorico, emotivo, senza lasciare spazio per l’interlocutore, un sentimento giusto che e’ diffuso, ma senza ragionarsi sopra e’ un pericoloso esercizio che e’ velenoso per la democrazia’.
Parlando dei 25 parlamentari condannati, Amato ha sottolineato: ‘ho il coraggio di risponderti che devo distinguere tra condanne e condanne, ci possono essere condanne per reati minori che permettono, una volta scontata la pena, la piena riabilitazione, mentre altre condanne non portano alla riabilitazione. Se non fai questa distinzione, diventi un giustizialista ingiusto’. Nel suo intervento lo studente ha citato il blog di Beppe Grillo. ‘Queste cose non le impariamo dai libri -ha denunciato- ma siamo costretti a ricorrere ad Internet’. E Amato: ‘Grillo fa come te. Sono convinto che servono i Grillo ma non e’ detto che siano la bocca della verita’. E poi ha replicato ancora a muso duro: ‘non puoi dire a me e al governo ‘quando torna a Roma dica che qui c’e’ la mafia. Noi lo sappiamo bene, facciamo parte di uno schieramento politico al quale la lotta alla mafia deve molto. Io ti potrei rispondere, ricordalo a quelli di Palermo che qui c’e’ la mafia. Anche tu hai qui delle istituzioni. Quindi, non creare questo conflitto tra l’Isola e il continente, in questo modo usi stilemi tipici del populismo isolano.
Se hai questa passione utilizzala per una battaglia democratica e non certo populista’.

Scarica "La Settimana" N°20-vol2
del 21 Maggio 2007
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