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Giulio Andreotti è ovunque.

In televisione, nei giornali, nei convegni.

Esterna, pontifica, indirizza, grazie a giornalisti, che non meritano più questo nome, su tutto: dalla Costituzione UE ai referendum sulla procreazione, ai Forum sull’etica.

In ogni altra nazione sarebbe ignorato, nel migliore dei casi.

Quanto segue corrisponde alle ultime pagine della sentenza della Corte d’Appello di Palermo (2 maggio 2003), sentenza che complessivamente si compone di 1519 pagine; quanto segue pertanto è sintesi stringatissima di un’articolata motivazione.

In sostanza, fino alla primavera del 1980, Andreotti è stato ritenuto responsabile del delitto di associazione a delinquere con Cosa Nostra, e non condannato solo perché il reato commesso è prescritto a causa del decorso del tempo.

Per il periodo successivo alla primavera 1980 Andreotti è stato assolto con lo schema motivazionale tipico dell’insufficienza di prove.

La decisione della Corte d’Appello di Palermo è stata definitivamente ed irrevocabilmente confermata dalla Corte di Cassazione con sentenza pronunziata il 15 ottobre 2004 e depositata il 28 dicembre 2004.

Le “vicende particolarmente delicate”, i “fatti criminali gravissimi”, di cui alle lettere d), e) et f) del testo allegato sono nientemeno che l’omicidio di Pier Santi Mattarella, capo della DC siciliana dell’epoca, onesto uomo politico che con la mafia non voleva averci a che fare, per questo dalla mafia ucciso.

Per tali vicende Andreotti – è dimostrato nella sentenza – incontrò i mafiosi (Stefano Bontade e soci) prima e dopo l’omicidio; dire che a Palermo si è fatto non il processo ad Andreotti come singolo responsabile di gravissimi fatti, ma il processo alla DC è una vera bestemmia, che offende la memoria di Mattarella; salvo che a Mattarella avessero ritirato la tessera della Dc perché non voleva avere a che fare coi mafiosi, ma non risulta.

Basta!
Non ho più voglia di vedere Andreotti in giro.
Non è concepibile trovarlo in dibattiti, talk show, tavole rotonde come il “simpaticone di turno”.
Va dimenticato come facente parte di un periodo buio della nostra storia.