Condividi

foto: repubblica.it

Il settimanale Time il 3 maggio del 2004 dedicava un articolo a Geronzi. Bastava leggerlo per provvedere alla sua rimozione immediata da Capitalia.
Nei miei spettacoli dicevo le stesse cose su Geronzi: ho tutte le registrazioni.

Oggi, quasi due anni dopo, Geronzi è stato interdetto dal suo incarico di presidente di Capitalia dalla Procura di Parma che ha dichiarato che se le prove a suo carico per il fallimento della Parmalat fossero emerse prima lo avrebbero arrestato.
Ma benedetti giudici, siete sempre in tempo, anche se le prove sono emerse ora arrestatelo lo stesso.
Fatelo per gli italiani.

Soprattutto per quelli che hanno investito i loro risparmi in bond Parmalat nel 2003, magari, in questa decisione, amorevolmente assistiti dalle loro banche che volevano trasferire ad altri i debiti che avevano con la Parmalat.
Un dirigente di Capitalia, Andrea Del Moretto, aveva scoperto già nel 2002 come stavano le cose nella Parmalat, con obbligazioni in circolazione di circa 7 miliardi di euro contro il miliardo e 200 milioni dichiarato in bilancio.
Geronzi non fece nulla, non ritirò le linee di credito verso la Parmalat e consentì che venissero venduti per più di un anno bond con il buco dentro.

Enrico Bondi, l’attuale commissario di Parmalat, nella relazione contro Capitalia del 16 dicembre 2005, ha evidenziato che i crediti “accordati” dalle banche a Tanzi erano pari a “1.809 miliardi di lire a fronte di un fatturato di 1.677 miliardi di lire”.
Per fortuna oltre ai bond ci sono anche i bondi.

Il settantenne Geronzi se ne deve andare, se ne andrà.
Ma Capitalia non è stata la sola banca nell’anno di grazia 2003 a vendere bond taroccati agli italiani nella più grande truffa legalizzata del dopoguerra.
C’erano altre banche, altri presidenti che mancano ancora all’appello…