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A Mavalà Ghedini mancava un avversario, un interlocutore alla sua altezza. Uno che parlasse del nulla, ma con solennità di sinistra e accento emiliano. Si è affacciato un uomo nuovo nella politica italiana. E’ comunista, socialista, cattolico, ma soprattutto, non è antiberlusconista, non è ribellista, non è antipolitico e gli stanno sulle balle Kryptonite Di Pietro e i Movimenti Ostili. E’ “l’uomo per me” di D’Alema. E’ Bersanetor, l’inceneritore umano, il vecchio che avanza. L’antimateria del pensiero. Ecco la sua dichiarazione di giornata: “Sono sempre stato assai critico con i cultori del nuovismo. Chi mi imputa di essere il ‘vecchio’ è superficiale. Quel che è nuovo lo ha sempre deciso la storia. … dobbiamo, prima di ogni altra questione, affrontare il tema della nostra identità. Sono anche disposto a discutere quale … emanciparci dalla storia dei nostri ultimi trent’anni e di andare a recuperare quelle che sono le nostre radici più profonde: quelle cattoliche popolari e quelle socialiste. Radici che ci insegnano che se parti dagli ultimi, dai più deboli e sfortunati, sarai capace di costruire una società migliore per tutti. Non classista, non ribellista, ma in grado di essere solidale e aperta“.