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I “ritornanti“, nuovi di zecca, lucidati a nuovo dalle lingue umide dei giornalisti, sono di nuovo tra noi. Come prima, più di prima. I media usati come “ranz de vaches” per richiamare con un corno i voti del parco buoi elettorale sperso sulle montagne e frastornato dalla crisi economica. Nulla è cambiato. Usi ad ogni menzogna per quell’ultimo voto. I bimbiminkia sono sempre gli stessi, quelli del ventennio peggiore della nostra vita: Berlusconi, Bersani, Casini, Fini e i gruppettari della Sinistra Arcobaleno. Per l’occasione, per non sparire, “come si cambia per non morire“, alcuni hanno affittato delle foglioline di fico, misura baby, che coprono le vergogne quel tanto che basta per prendere per il culo l’elettore. Il bimbominkia è autoreferenziale, il suo nome compare in caratteri da scatola di tonno sul simbolo di partito, cultore del cattivo gusto, estetico e lessicale, dedito all’abuso di “wow ” quando twitta. Il bimbominkia è schizofrenico, ha almeno due o tre profili on line, fa quello che non dice e dice quello che non fa. Il bimbominkia vota per l’IMU , le tasse, l’Iva la mattina e le toglie la sera. I bimbiminkia si muovono separatamente, ma mangiano insieme. Il bimbominkia è un attention whore effimero, che si sbraccia in maniera proporzionale alla sua pateticità per dimostrare al mondo di esistere. Si sacrifica per noi, sale, scende, entra, fa corrente con le porte aperte. Il suo credo sono gli accessori da gregge, le suonerie di cellulari improbabili, le frasi ad effetto che non vogliono mai dire nulla, le televisioni, i quotidiani con foto a mezza pagina, le signature di MSN farcite di simboli e accenti circonflessi, la pagina facebook zeppa di foto riprese dall’alto, dal basso, in prevalenza su un palco o in poltrona, con un borsalino, una cravatta regimental ed imperitura espressione bluesteel con il sigaro in bocca. Se il server del Paese è sotto attacco, lui è sia l’hacker che l’antivirus. La massima aspirazione per un bimbominkia è essere “gggiovane“, inviare un emoticon, finire in un talk show per un proprio filmato sharato su YouTube, ma rigorosamente senza possibilità di commentare. Non sa un cazzo e mette becco su tutto, dimostrando la sua maleducata invadenza in CAPS LOCK nei telegiornali della sera. (*)

(*) alcune definizioni sono adattate liberamente dalla Rete

PS. La campagna elettorale di Beppe Grillo su Youtube inizierà lunedì 14 gennaio. Abbiamo bisogno che Youtube ci metta urgentemente in contatto con Valerio Preziosi per risolvere alcune questioni tecniche.