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intervento di M5S Camera

Ritengo fondamentale che la lotta alla mafia e le tante difficili circostanze in cui essa si svolge a tutti i livelli non siano considerate, o peggio usate, come mezzo di lotta politica o di divisione partitica, strumentalizzabili in un senso o nell’altro a seconda delle convenienze politiche o delle diverse contingenze“. Queste sono le parole pronunciate dalla presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi, prima di avviare le audizioni in commissione, dimenticate alla velocità del lampo quando il M5S ha chiesto di far luce sul caso di Reggio Emilia che riguarda anche il ministro Delrio.

Assecondando il Pd nella scelta di chiudere non uno ma tutti e due gli occhi (“bisogna verificare che non sia solo un caso giornalistico” è stata la risposta a proposito di Reggio Emilia), la Bindi ha completamente svilito l’importante ruolo di questa istituzione che fu la stessa di Pio La Torre e dalla quale – grazie alle cosiddette “relazioni di minoranza” – i cittadini hanno cominciato a leggere nero su bianco la parola “mafia” e apprendere il suo livello di penetrazione nelle istituzioni italiane.

Ora il presidente dalla commissione ridia dignità all’Istituzione che rappresenta, faccia sì che l’antimafia si occupi veramente di lotta alla mafia e non diventi solamente il “Bar dello Sport” del Pd come avvenuto nelle ultime settimane. La Bindi convochi il ministro ed ex sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, l’attuale sindaco, Luca Vecchi, e sua moglie, Maria Sergio, dirigente all’urbanistica nominata proprio da Delrio. Quanto sta emergendo a proposito della presenza della ‘ndrangheta nella vita pubblica della città emiliana è quanto meno inquietante. Dalle primarie del Pd che sarebbero state inquinate, a tutti gli appalti affidati a ditte che sono finite puntualmente colpite da inchieste o da interdittive antimafia, dalla lettera inviata dal carcere al sindaco in cui si fanno pesanti allusioni fino alla casa acquistata dall’attuale sindaco e dalla moglie (appunto dirigente all’Urbanistica) dalle mani di un presunto ‘ndranghetista coinvolto nella più grande retata antimafia mai vista nella pianura padana: l’operazione Aemilia.

Ma la Bindi è del Pd, come può fare? Semplice, basta non utilizzare la commissione antimafia come – ipse dixit – “mezzo di lotta politica o di divisione partitica“. In altre parole, di fronte a tutto quanto sta venendo fuori su Reggio Emilia, faccia il suo dovere.
Mandate un messaggio su Twitter alla Bindi con #BindiFaiIlTuoDovere.

VIDEO La Bindi contestata dai cittadini