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Alessandro Di Battista, dal Guatemala racconta le origini del fenomeno del sicariato in Sud America.

“Non è semplice determinare le origini del fenomeno del sicariato in Sud America. Dalle cause che ho individuato scaturiscono degli effetti che a loro volta si trasformano in nuove cause complicando il quadro d’insieme. Dopo un primo mese di indagini non mi è nemmeno chiaro chi siano le vittime e chi i colpevoli.
Si dice che nei quartieri caldi delle metropoli si uccida per fame, io lo trovo riduttivo. La povertà influisce, ma premere il grilletto ha bisogno di motivazioni più forti dei crampi allo stomaco. A Città del Guatemala i ragazzi entrano nelle bande del crimine perché cercano un posto nel mondo. Possedere un’arma, incutere timore e saper guidare una moto tra i vicoli stretti dei barrios marginales gli fa credere di averlo trovato. Molti ragazzi-assassini il loro spazio l’avrebbero anche avuto, ma sono stati costretti a lasciarlo. L’abbandono della campagna da parte di migliaia di contadini coincide sistematicamente in nuovi arruolamenti di giovani nelle bande di città. Il conflitto armato conclusosi nel ’96 fu alla base della prima ondata migratoria verso i centri urbani del Guatemala, oggi a obbligare i contadini a gonfiare le già degradate periferie delle città, fornendo di fatto materia prima alla criminalità, ci pensa il fiore all’occhiello della green economy: la monocultura della palma africana.
Nel Paese l’agro-business rappresenta il principale settore di investimento del capitalismo nazionale e internazionale e riconvertire immensi spazi alla coltivazione di palma è l’affare del momento. Dai suoi frutti si estrae l’olio con cui si produce carburante e cosmetici. Nel municipio di Sayaxchè, in Peten, nel nord del Paese, migliaia di ettari che appartenevano a famiglie di indigeni q’eqchi’ sono ormai dominio di un gruppo di imprese agricole che in molti casi hanno acquistato utilizzando violenza e inganno. Gli uomini della sicurezza privata sono maestri della coercizione e delle “offerte che non si possono rifiutare”. L’espansione della palma implica profonde trasformazioni sociali, economiche e demografiche. Sulla terra che è servita al sostentamento di migliaia di persone oggi si coltivano piante i cui frutti non si mangiano. Inoltre la palma logora la terra e genera siccità. Alcuni contadini, i più fortunati, da piccoli proprietari si sono trasformati negli schiavi delle imprese. Lavorano senza contratto, senza assicurazione sanitaria e guadagnano una miseria. Il solito film latino-americano!
“Oggi vivo peggio di prima. Faccio il bracciante nell’impresa, lavoro di più e quello che guadagno non basta per comprare ciò prima producevo” mi dice un contadino chiedendomi di non scrivere il suo nome perché ha paura di essere licenziato. “Stiamo cercando di risparmiare per pagare un trasloco in città” mi racconta un altro rimasto senza terra e senza lavoro. Non avere terra per un q’eqchi’ più che una perdita economica è una perdita di identità. È q’eqchi’ perché sa lavorare la terra, se non ha terra non è più q’eqchi’. Da questa perdita di identità e dal trasferimento in città dipende la disgregazione del ceppo familiare. In città di norma l’uomo inizia a bere e la donna a lavorare fuori casa 16 ore al giorno. I figli crescono senza punti di riferimento, assistendo alle violenze dei padri sulle madri e in condizioni di estrema povertà. Sfido chiunque a non vedere nella strada e nelle bande criminali una via d’uscita.
I contadini raffreddano il pianeta, tutelano la biodiversità e proteggono i semi autoctoni. Le monoculture fanno l’esatto contrario e oltretutto comportano disoccupazione agricola e conflitti sociali nelle metropoli. Per ridurre il numero dei sicari di Città del Guatemala non serve la mano dura. Serve la riforma agraria. Servono i contadini. Forse qualche ragazzo preferirebbe la zappa alla pistola.” Alessandro Di Battista (seguilo su Twitter)

Un gruppo di ricercatori guatemaltechi restati anonimi per ragioni di sicurezza ha realizzato un documento interessante per comprendere le relazioni tra potere politico, economico e criminale in Peten.

Alessandro Di Battista è autore del libro “Sicari a 5 euro” di prossima pubblicazione.