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“[…] Era il 1999, forse il 2000, ed ero una matricola universitaria: seguivo Beppe da sempre, perché in famiglia Grillo era già da un decennio percepito come un opinion leader […] Mi sembrava poi, e da un punto di vista sociologico è assai più significativo, che il comico genovese fosse l’unica fonte di informazione credibile a disposizione in Italia. Per il resto, complotti. Ovunque. L’auto a idrogeno era da tempo nei cassetti delle multinazionali dell’auto, che si guardavano bene dall’immetterla sul mercato pressate dalle corporation petrolifere; la conoscenza aperta e democratica (cioè, nel vocabolario grillino, “dal basso“) era a portata di click www.wikipedia.org, ma al tour precedente Internet era una “tecnologia che ci prende per il culo“; la maggior parte degli alimenti di largo consumo erano zeppi di metalli pesanti emessi dagli inceneritori (la battuta sugli stronzetti duri come il titanio per colpa delle macine mi fa ridere ancora adesso), che si reggono economicamente solo grazie alla legge (lui direbbe truffa) dei Cip6. […] gli assi cardinali della strategia comunicativa perseguita da Grillo nei suoi spettacoli possono essere così richiamati:
Ricorso al verosimile (elementi di verità mescolati a dati e informazioni lacunose o inattendibili) sul piano fontologico;
Banalizzazione della complessità originaria della fonte sul piano del contenuto;
Combinazione di uno stile retorico-persuasivo e di un tono emotivo-suggestivo dal punto di vista della forma.” Giuseppe Tipaldo