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“L’incosciente giullarata di Beppe Grillo a Bruxelles, a braccetto con l’inquietante macchietta Nigel Farage, conferma il disastro causato dallo smarrimento di quella bussola che la cultura politica aveva costruito in oltre due secoli […] il campo in cui si svolge il discorso pubblico è quadrimensionale: Destra-Sinistra, Sopra-Sotto. […] Le affermazioni di “postismo” rispetto a questa bussola (soprattutto la negazione dei suoi punti cardinali Destra-Sinistra), all’insegna di un pretenzioso “siamo oltre“, lette in filigrana rispondono a due intenti: legittimare l’ignoranza propria e gratificare (ruffianamente) quella dei neofiti della politica […] andare all’incetta del maggior numero possibile di consensi giocando sull’indefinitezza, l’ambiguità dell’acchiappatutto. Insomma, superficialità furbesca. Che può funzionare sul breve, ma che – nel medio periodo – mostra la corda. Come conferma lo sconforto che ora affligge il popolo (spesso generoso ma sempre a rischio di fideismo) dei Cinquestelle; lesionato nelle proprie certezze da due terribili sberle, ricevute in sequenza: il risultato del 25 maggio, che vanifica l’illusione che i propri guru possiedano la bacchetta magica e il repertorio delle parole fatate che garantiscono la perenne vittoria; e i contatti ravvicinati con l’omofobo/xenofobo britannico, che consegna il definitivo referto culturale su Grillo, un vecchio ragazzo anarchico-reazionario che si esprime attraverso il repertorio di facezie da bar di periferia. Un tipo prepolitico, che dietro all’assertività delle proprie prese di posizioni nasconde insicurezze di fondo (di cui insulto e aggressività sono le più evidenti spie); tanto da avere bisogno quasi fisico del rassicuramento psicologico offerto da un facitore di banalità semplificatorie, cellofanate nel misterico, quale Casaleggio.” Pierfranco Pellizzetti, il Fatto Quotidiano