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La spesa annua militare nel mondo è di 975 miliardi di dollari.
Il fatturato delle prime 100 società del settore (Cina esclusa) è di 236 miliardi di dollari.
In un anno sono prodotte otto milioni di armi da fuoco.
In un anno mezzo milione di persone muoiono per un’arma da fuoco.
Gli Stati Uniti detengono quasi la metà della spesa mondiale.
La percentuale delle vittime civili dei conflitti a fuoco è arrivata al 95% ed in gran parte si tratta di bambini.
Se gli Stati Uniti costruiscono la metà delle armi mondiali e la maggior parte dei morti è composta da civili, quanti bambini uccidono le bombe americane?

Se il risultato, il dividendo della guerra, è la morte dei civili, fare il militare è diventato un mestiere sicuro.
Il militare si arma per proteggersi, non per combattere. Il civile è indifeso. E’ normale che abbia la peggio.
E se viene bombardato dall’alto non ha scampo. Come avviene da tradizione statunitense: Dresda, Hiroshima, Nagasaki, Vietnam, Laos, Iraq, eccetera, eccetera, eccetera.
Ma anche a casa nostra nella seconda guerra mondiale con tonnellate di bombe sulle città e decine di migliaia di morti mai ricordati (perchè?): Torino, Roma, Napoli, Treviso, Genova, Firenze, Milano (di cui pubblico una foto dei bambini uccisi nella scuola di Gorla).

Il Pentagono tira comunque diritto con il progetto da 127 miliardi di dollari chiamato “Future Combat Systems” per la costruzione di soldati robot.
Amnesty International, insieme ad Oxfam e Iansa ha lanciato da due anni la campagna Controlarms per un trattato internazionale sul commercio delle armi leggere da far approvare al summit ONU che si terrà il 26 giugno 2006 a New York. A sostegno dell’iniziativa si stanno raccogliendo da inizio campagna firme e fotografie su www.controlarms.org.