Condividi

Dopo la votazione della mozione di sfiducia che ha costretto il ministro a parlare davanti a tutti gli italiani dello scandalo della banca in cui il papà era vicepresidente, il fratello dipendente e lei azionalista, Maria Elena Boschi è scomparsa. In televisione non la si vede più, nessuna intervista, nessuno la nomina, ha smesso di twittare. Che fine ha fatto? Macina chilometri col babbo lontano dai riflettori?
Intanto l’antitrust ha risposto all’interrogazione di Di Battista che chiedeva di sapere se la Boschi fosse in conflitto d’interessi e ha detto che no, non c’è conflitto. Non c’è perchè la Boschi ha rispettato i dettami della legge Frattini (voluta da Berlusconi) che stabilisce che c’è conflitto di interessi in capo a una carica di governo quando il titolare della carica partecipa a un atto o omette un atto che ha “un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare (in questo caso del ministro, ndr) del coniuge, o dei parenti entro il secondo grado” e, secondo requisito, “con danno per l’interesse pubblico“. Alla Boschi per non far scattare il conflitto d’interesse è bastato non partecipare alla riunione del del 22 novembre, quella del decreto salva Banche, dove si discuteva della Banca di famiglia. Come faceva Berlusconi quando in consiglio dei ministri si parlava di Mediaset. La Boschi, come Berlusconi, non ha alcun conflitto di interesse perchè rispetta la legge voluta da Berlusconi. Un capolavoro in stile nazareno e paraculo.

VIDEO Di Battista smonta il discorso della Boschi

Dal 28 dicembre Banca Etruria è stata dichiarata insolvente, i PM stanno indagando per il reato di bancarotta e sono iniziate le perquisizioni nelle sedi delle quindici società che hanno ricevuto finanziamenti dalla banca: “Tra le aziende sottoposte a perquisizione, alcune sono specializzate nella costruzione e la gestione degli outlet, nuova attività di Rosi con la sua «Egnatia Shopping Mall». Uno dei soci di questa azienda è la «Castelnuovese» (visitata giovedì dalla Finanza) mentre il socio di riferimento è la «Nikila Invest», a sua volta titolare di una quota del 40 per cento nella «Party srl»: socio è Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, mentre la madre Laura Bovoli è amministratore unico.
L’inchiesta si prevede scoppiettante. #BoschiDoveSei? Ancora a mangiare risotto a New York?