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Di seguito l’articolo a firma di Paolo Guzzanti (giornalista e deputato del partito del piduista condannato in via definitiva Silvio Berlusconi) pubblicato su Il Giornale

“Mentre Vendola affoga nel suo Sel, ecco s’annuncia un altro tramonto: quello di Grillo Giuseppe detto Beppe, che affonda nel vasto mare dell’irrilevanza. Chi era costui? Comico, capopopolo, talvolta confuso con Hitler, talaltra con uno dei fratelli Marx (non l’austero Karl), ecologista, alternativista nelle energie, borghese reazionario ma anche populista plebeo, un po’ razzista e un po’ anche peggio, ha costruito finora il canalone che ha portato con sé tutta la lava traboccata dal vulcano della rabbia e della frustrazione italiana, ma senza trovare lo sbocco al mare di tutta quell’energia eruzionale, e così alla fine, chi se lo fila più sul teatro politico e sui giornali? Non fa più apertura di pagina. Fa piuttosto chiusura di storia.
Nelle redazioni i redattori capo stancamente si chiedono: che ha detto oggi Grillo? L’ultima? Che «Bossi è stato il più grande statista del secolo». Fa notizia? Fa notiziola. Mica per Bossi. Per il contesto di cui ormai non frega niente a nessuno. E poi che altro? «Rimettere le barriere doganali». Ma anche questa è vecchia, fritta e rifritta, con balzi e balzelli, con gli esattori del ree quelli del papa, del granduca e della Repubblica. Che effetto fa? Onestamente? Onestamente, nessuno. E l’Aventino? Grillo e i suoi pensano che sia un colle romano, il che è vero. Ma quale sarà stato il vero Aventino parlamentare? E chi lo fece e perché? Mah, siamo sul vago. Il fatto è che il grande leader che come così Mao Zedong varcò a potenti bracciate il Fiume Giallo, lui. Grillo, invece varcò lo stretto di Messina, e insomma il navigatore, il grande timoniere, il battutista teatrale, il ducesco, il vaffanculiere, il creatore di un nuovo dizionario della Crusca fatto solo di crusca, scarti, residui di rabbia, rivoli di indignazione (cerchiamo, caro Grillo, di stare anche un po’ attenti alla salute), insomma lui, il fenomeno nazionale internazionale e trasnazionale, – puf! – si è miniaturizzato come Alice nel paese delle meraviglie quando mette in bocca il fungo sbagliato gigante.
Lui che faceva tremare la politica, si sta avviando ad essere un uomo senza caratteristiche come l’eroe di Musil. Ed è un peccato, lo diciamo sinceramente, perché tanta virulenza, tanto impegno, tanta libido politica meritava un esito più conclusivo.
Ma Grillo, come si era già visto alla vigilia delle Europee, è intrappolato nella stessa valle che ha costruito senza sbocchi e vie d’uscita, senza futuro ma, quel che è peggio, senza un presente.
Questa condizione di declino contrasta ancora con la forza reale dei grillini in Parlamento che sono tanti e contano quanto i numeri naturali, con un paio di numeri primi, una testa, un voto, anche se confuse e divise.
Non fare più notizia, è una notizia. Non essere più inseguiti sulle spiagge da figure trafelate e afone brandenti microfoni incrostati dalla salsedine, è una condizione politica e giornalistica, tutta da sperimentare.
Dove ha sbagliato? Lasciamo che lo scopra lui stesso se ne ha voglia. Noi ci limitiamo e prendere diligente nota dell’avvio del declino del «fenomeno».
Lo spettacolo deve pure andare avanti e andrà avanti ancora per un po’. Ma senza essere maghi o chiromanti o cartomanti, cinicamente rileviamo che Grillo sull’Aventino già ci sta, da solo, e gli fa compagnia all’osteria, soltanto all’osteria, quel Menenio Agrippa, uno che di politica ne capiva qualcosa”.
Paolo Guzzanti – Il Giornale