Condividi

di Samanta Di Persio – Negli ultimi 70 anni in Italia abbiamo avuto oltre 10.000 vittime a causa di fenomeni idrogeologici e sismici per dammi economici pari a 290 miliardi di euro. Questo è quanto si apprende da uno studio del 2017, Casa Italia, commissionato dal Governo, per sensibilizzare i cittadini ad intervenire sulle 550.000 abitazioni a rischio. Se i fenomeni naturali non si possono prevedere, l’unica soluzione possibile sarebbe intervenire sulla prevenzione e quindi sulla sicurezza. Ma questa è una storia che ci raccontano da un po’, basta ricordare il rapporto Barberi del 1999, un censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia Orientale. In questo rapporto venivano indicati tutti gli edifici a rischio: scuole, ospedali, caserme, chiese, ecc. Da pochi anni c’era stato il terremoto Umbria-Marche, l’attenzione è, solitamente, massima subito dopo un evento tragico, ma poi tutte le scartoffie finiscono in un cassetto.

In questi mesi, dieci anni fa, L’Aquila, il capoluogo dell’Abruzzo, era interessata da fenomeni sismici ripetuti. Piccole scosse che venivano più o meno avvertite dalla popolazione, ma nessuna esercitazione veniva fatta così come nessun intervento di verifica delle strutture. Nel rapporto Barberi e nei dossier che sono stati redatti anche successivamente, ad esempio quello realizzato nel 2004 da Abruzzo Engineering, pagato 5 milioni di euro, venivano indicati come edifici da adeguare il Convitto Nazionale, la Casa dello Studente, puntualmente crollati che hanno lasciato sotto le macerie il primo tre vittime e il secondo otto. Se avessimo avuto nelle istituzioni, nel tempo, persone responsabili, si sarebbe dovuto intervenire e, se proprio non si poteva per mancanza di fondi, quanto meno, allertare le persone che frequentano determinati edifici: il terremoto è una certezza in zone ad alto rischio sismico, rimane il dilemma quando e dove. Stesse considerazioni valgono per le zone a rischio idrogeologico, la storia ci dice sempre cos’è accaduto e quali sono state le cause.

Quello che non è mai accaduto è una presa di coscienza per iniziare interventi di riqualificazione, nonostante gli studi dettagliati e costosi con le firme di massimi esperti. Quanto lavoro potremmo creare, ad esempio, se iniziassimo a investire nell’edilizia scolastica del nostro Paese? Ci sono stati anche crolli di soffitti senza alcuna scossa di terremoto. Con una spesa compresa fra 100 e 300 euro a metro quadro è possibile mettere al sicuro un edificio, questo è quanto sostengono i tecnici. Sicuramente un costo nettamente inferiore rispetto a quello che spediamo ogni qual volta bisogna intervenire dopo una strage, sfamando le varie cricche. Chiaramente la pericolosità, come si diceva all’inizio, riguarda anche l’edilizia privata, in questo caso oltre a sensibilizzare il più possibile sui rischi che si corre abitando in case insicure, bisogna informare il più possibile i cittadini sull’esistenza di detrazioni e agevolazioni e questo è possibile, ad esempio, con campagne informative nelle scuole.

A dieci anni dal terremoto che ha colpito L’Aquila e i comuni del cratere risuonano ancora le parole: “Mai più!”. Sappiamo con certezza che dopo abbiamo avuto il terremoto dell’Emilia Romagna, poi Amatrice e infine di nuovo nel centro Italia, con la stessa certezza possiamo aspettarci un’altra scossa in una delle zone a rischio sismico, dovrebbe essere arrivato il momento di non farsi più trovare impreparati.

L’AUTORE

Samanta Di Persio – Laureata in scienze politiche vive a L’Aquila. Ha pubblicato con le edizioni Casaleggio Associati: Morti bianche (2008) e Ju tarramutu (2009), edizione Rizzoli La pena di morte italiana (2011), edizione Adagio Imprenditori suicidi (2012)