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In un film di qualche anno fa il figlio del protagonista chiedeva al padre “Papà, qual è il pesce più grosso dello stagno?” “Quello che non si è ancora fatto prendere“. Quel pesce, meglio sarebbe dire squalo, è Carlo De Benedetti acquattato in Svizzera e reduce da una vita di successi da Olivetti a Sorgenia che neanche Attila. E’ invisibile, ha la stampa amica. Il suo partito, il pd, lo ha sempre coperto. Leggi ad hoc che quelle di Berlusconi fanno sorridere. Prestiti bancari multimilionari da banche vicine al pd, banche che a un cittadino non presterebbero neppure 1000 euro senza ipotecargli la casa.
Persino Rodolfo De Benedetti, figlio dell’ingegner Carlo, alla fine lo ha ammesso: “L’investimento in Sorgenia è stato un insuccesso”. Viva la faccia (tosta), verrebbe da dire. Il fallimento dei De Benedetti’s, dunque, è servito.
E giunge inesorabile nonostante anni di saccheggio di risorse pubbliche e di sfregi al territorio e alla salute degli italiani.
Con 1,9 miliardi di debiti, quasi 800 milioni di perdite nel 2013 e ricavi in picchiata del 25%, il colosso dai piedi d’argilla dell’energia fossile è diventato un macigno troppo grosso persino per il gruppo Cir, la holding in mano alla tessera numero 1 del Pd di Renzi, ossia proprio Carlo De Benedetti.
Sorgenia è sprofondata nei debiti malgrado i tanti “aiutini” da parte degli ultimi governi. Per esempio il capacity payment, ossia la regalia di Stato  da 150 milioni complessivi l’anno per la cosiddetta capacità di riserva (ti remunero per tenere le centrali quasi sempre spente) che risale a una norma del 2003.
De Benedetti lascia il timone alle banche creditrici che per così tanto tempo sono state “amiche” affettuose e protettrici indulgenti nei suoi confronti.
Sorgenia aveva puntato sulla tecnologia del ciclo combinato a gas e, foraggiata generosamente dagli istituti di credito,tra cui MPS, sulle centrali a turbogas. Quindi ha creduto ancora nelle fonti fossili: una scelta di cui adesso paga le conseguenze in termini di fatturato e di bilancio e di inquinamento.
Il panorama delle rinnovabili, dal 2003 ad oggi, ha cambiato il fabbisogno di energia del Paese e le centrali di De Benedetti si sono trovate fuori mercato, non ci voleva molto a prevederlo.
Adesso la ricapitalizzazione ha ribaltato la situazione, i creditori sono diventati proprietari e i vecchi padroni sono scappati a gambe levate, secondo gli usi propri del capitalismo straccione all’italiana che finché può si attacca alla gonnella sbrindellata dello Stato e non affronta mai le incognite del mercato.
Per le banche “amiche degli amici”, invece, il rischio di credito si è tramutato in rischio di mercato. E il primo azionista di Sorgenia adesso è, toh!, il Monte dei Paschi.
Sì, proprio la banca disastrata del Pd che si prende l’azienda disastrata appartenuta alla prima tessera del Pd. Mps era l’istituto più esposto con De Benedetti (ben 600 milioni) e ora deve grattarsi questa rogna.
E’ la storia sempre uguale dei prestiti facili a speculatori, inquinatori e soliti noti. Il tipico mix tra finanza malata, industriali falliti e politica corrotta. Mentre, dall’altra parte, i buoni progetti per le energie pulite non trovano il credito di cui avrebbero bisogno, anche perché poi il governo cambia le carte in tavola e azzoppa gli investitori.
Nemmeno lo scandaloso regalo del Cip6, questa volta, è bastato a salvare De Benedetti. Sono questi i grandi imprenditori che guidano il Paese in tutti i suoi gangli, dall’energia all’informazione?
Le centrali vecchie e superate perdono danaro e inquinano l’ambiente. Uccidono la salute e bruciano posti di lavoro e sviluppo. La magistratura poi interviene per far rispettare la legge e le chiude.
Risultato? La disoccupazione aumenta, la gente muore: “La procura: «400 vittime di Tirreno Power»«Sarebbero ancora vivi senza la centrale», e nessuno paga.
Ps: Il M5S parteciperà alla prossima assemblea degli azionisti di Sorgenia.