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Se scrivo ancora dello scrutinio elettronico è perchè sono preoccupato, la cosa peggiore che possa capitare a un comico. Dopo la denuncia della scorsa settimana il ministro Pisanu si è mosso subito: ha annunciato che querelerà Diario e che istituirà, con apposito decreto, una commissione bipartisan “preposta alla verifica delle attività di scrutinio elettronico e di trasmissione telematica dei dati”.
Ma a cosa serve il comitato se si tratta di semplice sperimentazione? A cosa serve se lo scrutinio cartaceo prevale su quello elettronico?

Riporta Diario di oggi:
“Mentre nelle due precedenti esperienze si trattava di una semplice sperimentazione, per le elezioni politiche di aprile si è fatto un ulteriore passo in avanti dando valore giuridico anche allo scrutinio informatizzato – si legge in un comunicato del ministero dell’Innovazione del 10 febbraio. La sperimentazione – precisa un comunicato del ministero dell’Interno del 24 marzo – si affiancherà alle tradizionali operazione cartacee che, ovviamente, manterranno la loro preminente validità giuridica”.
E’ l’avverbio “preminente”, che mi fa sentire uno strano odore nell’aria.
Preminente quando, in che situazione? In caso di contestazioni?
Ma sappiamo benissimo cosa succederebbe in caso di contestazioni dello scrutinio di quattro regioni chiave come Liguria, Lazio, Sardegna e Puglia che contano 11 milioni di voti, regioni in bilico in cui pochi voti possono far vincere una o l’altra coalizione: succederebbe il caos.
Da Diario: “Nel Lazio, per esempio, basta prendere un solo voto in più della coalizione avversaria per guadagnare i tre senatori concessi dal premio di maggioranza regionale”.

Riporta ancora Diario:
“Saltati i prefetti e reso meno determinante il Viminale, i dati elettorali di quattro regioni d’Italia saranno nelle mani del ministero (senza portafoglio) dell’Innovazione di Lucio Stanca, che in realtà è un dipartimento della presidenza del Consiglio. Insomma: saranno nelle mani di Silvio Berlusconi, che li comunicherà infine al Viminale”.

Questo scrutinio elettronico puzza, con l’informatica e con Internet non ha nulla a che fare. Un ragazzo inserisce i dati in un computer e li controlla con il presidente di seggio, li copia su una chiavetta Usb, se la mette in tasca e la porta da un’altra parte dove c’è un altro computer, quasi sempre un edificio scolastico, da qui i dati con le linee sicure di Telecom Italia sono inviati a Roma.
Ma questa è roba da paleolitico, da Gianni e Pinotto, da Stancosauro ed elefantino.