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Foto: Trieste

Questa sera vi voglio raccontare una storia, una bella storia:

“C’erano una volta, e ci sono ancora, un aspirante sindaco di Trieste, Ettore Rosato, e un sindaco uscente, Roberto Dipiazza.
C’erano una volta, e ci sono ancora, 110 ragazzi del gruppo “Beppe Grillo” di Trieste.
C’erano anche una banca buona, la Banca Etica, e un’associazione anch’essa buona, la Contrada – Teatro Stabile di Trieste, che aiutarono i ragazzi, anzi i datori di lavoro!

“Di chi?”, chiederete voi. Del sindaco di Trieste.

Questa verità era stata loro svelata da un post contenente una parola magica: la parola “dipendente”.
E aveva trasformato dei semplici cittadini in datori di lavoro di politici, sindaci, deputati, senatori, eccetera, eccetera, eccetera.
Nessuno ci aveva pensato prima.

Queste persone erano pagate da noi, ma facevano quello che volevano loro.
“Per quale motivo ?”, mi chiederete ancora.
Perché avevano dimenticato di essere dipendenti. Erano cadute preda di un malvagio incantesimo e si credevano padroni.
Ma non per presunzione, solo per ignoranza.
Bastava spiegarglielo che erano dipendenti!
E i bravi ragazzi di Trieste fecero proprio questo.
Incontrarono i candidati sindaci, e dopo colloquio di lavoro, prima di dargli qualunque incarico, fecero firmare un documento a Rosato e a Dipiazza in cui dichiararono di essere dipendenti