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di Michele Diomà – Era il 1952 quando Charlie Chaplin lasciò gli Stati Uniti per un breve soggiorno in Europa. Charlot era il regista più amato d’America, capace di mettere d’accordo critici cinematografici ed il pubblico più semplice con capolavori come “The Great dictator – Il grande dittatore” e “The Kid – Il monello”, ma la sua grandezza di artista unanimemente riconosciuta non bastò a renderlo immune dalla persecuzione del potente Senatore Joseph McCarthy, che in seguito a quel viaggio in Europa impedì a Chaplin di rientrare negli Stati Uniti.

Per quale ragione? Per le idee che aveva Charlie Chaplin, per la sua libertà di pensiero e la scelta di non auto-censurarsi.

Più volte mi sono chiesto, quanto nel cinema italiano attualmente un regista possa ispirarsi alla linea politica che volle perseguire Chaplin, ovvero non inchinarsi davanti a quei pochi potenti, a quei McCarthy, del nostro tempo.

La risposta non è affatto rassicurante. Perché purtroppo le persone che ricoprono certi ruoli di potere nel cinema italiano, fino ad oggi, sono state “intoccabili”, ciò significa che hanno reso la propria “poltrona” un mezzo di limitazione della libertà di parola e di pensiero dei registi, che paradossalmente pur essendo coloro che i film li realizzano, sono la parte debole dell’intera filiera.

Pertanto è necessario fare una riflessione sulla differenza che passa tra quello che viene definito “spoils system” e “continuità di buone idee”, anche applicandola al cinema italiano.

Lo “spoils system” è quel metodo di gestione del potere politico, che permette a chi lo detiene, almeno in Italia, di cambiare le persone ai vertici del cinema, come nei vari settori industriali finanziati con fondi pubblici. Condizione assolutamente necessaria affinché non si verifichino discriminazioni come quelle che subì persino Charlie Chaplin per le sue idee politiche.

La “continuità delle buone idee” è cosa ben diversa dallo “spoils system”. Del resto un’idea, va oltre la persona che l’ha proposta.

Sarebbe come volere per Commissario Tecnico della nazionale di calcio italiana per sempre Enzo Bearzot o come Presidente della Repubblica Sandro Pertini in persona, invece di partire dalle loro “idee” per costruire un’Italia vincente.

Nei prossimi giorni avrà inizio la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, uno degli eventi di maggior prestigio culturale per l’Italia.

Ma quanta verità del racconto sul nostro paese ci sarà in questa importante kermesse? Quanti produttori e registi prima di proporre un film italiano si saranno sentiti davvero liberi di descrivere il paese secondo coscienza?

Forse pochi. Anzi, temo, nessuno.

Perché il potere, in democrazia, è salutare che venga gestito da persone diverse, con storie, anche per ragioni anagrafiche, profondamente differenti. La continuità di quello che si è fatto di buono, nessuno potrà mai negarla.

Il rischio, se tutto ciò non avverrà, sarà avere un cinema italiano ad personam, che risponderà agli interessi o, anche, semplicemente ai gusti di 4 o 5 potenti nominati dalla politica, condizione che attualmente ha reso il cinema italiano fallimentare da diversi decenni agli occhi del Mondo.