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di A. Rosanna – L’anno è finito celebrando il 70° anniversario della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, e forse è il momento per fermarci a riflettere su come sia un mondo dominato dalla finanza.

Dopo tutto, è la dura verità, anche se ce ne siamo accorti solo dopo la crisi finanziaria globale e le conseguenze provocate dall’austerity?

Pensate che nel summit del G20 tenutosi a Washington nel novembre 2008, proprio mentre la crisi finanziaria si stava trasformando in una crisi economica globale, si lodavano i principi del libero mercato come ciò che donava e assicurava prosperità economica al mondo intero.

Come ciò che ha “sollevato milioni di persone dalla povertà e aumentato significativamente il tenore di vita globale”.

Certo è strano sentire affermazioni di questo tipo e poi leggere che oggi poco meno di 70 persone detengono una ricchezza uguale a quella della metà del pianeta.

Ma quello che spicca davvero ironico è ciò che non è stato detto.

All’interno delle 3582 parole del comunicato, la frase “diritti umani” non è stata menzionata nemmeno una volta.

I leader più potenti del mondo si riuniscono per affrontare l’evento economico globale più significativo di una generazione, con problemi sociali enormi e diffusi ovunque, come perdita di posti di lavoro, l’aumentare preoccupante dei senzatetto, un occidente con una povertà senza precedenti, tagli al welfare continui e tanti altri.

Ma nemmeno una parole per una delle più importanti conquiste post-seconda guerra mondiale?

Altrettanto scioccante è che nessuno se ne è accorto. In tutte le diagnosi e le prescrizioni che seguirono la crisi, mai si parlò dei diritti umani. Dobbiamo crescere, crescere, crescere, ma come?

La risposta fu: ad ogni costo.

Cosa possiamo fare?

Il passo più importante è riconoscere i diritti umani come caratteristiche fondamentali della nostra esistenza come esseri umani. Sono i principi che rendono la nostra vita degna di essere vissuta: sicurezza e protezione, salute e benessere. Sono la possibilità di esercitare le nostre libertà fondamentali.

In altre parole, gli ingredienti base della vita.

Dovrebbero essere scritti e divulgati a tutti gli angoli della terra. Tutti dovrebbero sapere cosa gli spetta di diritto. Sarebbero per tutti. Senza distinzione. Solo perché sei nato, hai questi diritti. Nessuno può toglierteli. Non si dovrebbe guardare a nessuna religione o clima politico nazionale. Questo è qualcosa che va oltre a ciò che l’uomo ha pensato e costruito per sè. Richiama più un clima “naturale”. Nasciamo tutti su questa Terra e ciò è sufficiente a renderti degno di questi diritti.

Dovremo anzi parlare di come estendere questi diritti. Come rendere a tutti un po’ di cibo, di energia, di connessione e di denaro. Sei vivo e meriti un po’ delle risorse di questo pianeta.

Forse avremo così più coscienza di ciò che succede ai nostri simili e anche ai nostri compagni animali.

Ma c’è una parte positiva.

Siamo di fronte a un periodo che determinerà cosa saremo in futuro. Che qualità di vita avremo, cosa conterà davvero e cosa no. É una scelta come tante, ma prendere quella sbagliata ci costerà caro.

Perché dovremo aspettare di nuovo le condizioni necessarie perché una nuova scelta sia possibile. Magari passeranno secoli.

Scegliamo bene quindi.