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di Hugh Herr – Sono un professore del MIT, ma non progetto edifici o sistemi informatici. Piuttosto, costruisco parti del corpo, come gambe bioniche che aumentano la camminata e la corsa umana.

Nel 1982, in un incidente di montagna ho perso entrambe le gambe. É stata dura, soprattutto all’inizio. Non potevo più fare nulla. Ma ora con la tecnologia bionica avanzata che disponiamo, posso saltare, ballare e correre. Sembra incredibile.

Ho gambe bioniche, ma non sono ancora un cyborg. Quando penso a muovere le gambe, i segnali neurali del mio sistema nervoso centrale passano attraverso i nervi e attivano i muscoli all’interno degli arti residui. Gli elettrodi artificiali rilevano questi segnali e i piccoli computer dell’arto bionico decodificano gli impulsi nervosi nei modelli di movimento desiderati.

Detto semplicemente?

Quando penso di muovermi, quel comando viene comunicato alla parte sintetica del mio corpo. Tuttavia, questi computer non possono inserire informazioni nel mio sistema nervoso. Quando tocco e muovo gli arti sintetici, non provo le normali sensazioni tattili e motorie. Se fossi un cyborg potrei sentire le mie gambe attraverso piccoli computer che immettono informazioni nel mio sistema nervoso, cambierebbe radicalmente, credo, il mio rapporto con il mio corpo sintetico.

Quindi è questa la fondamentale differenza nel diventare un cyborg. Da una parte è spaventoso, ma per me, che ho perso le mie gambe, è una benedizione. Passare dalla sedia a rotelle al potermi muovere liberamente, è una sensazione impossibile da descrivere.

Quindi al MIT stiamo pensando a come fare in modo che chi sia meno fortunato degli altri, possa lo stesso avere una vita normale. Ora i progettisti contemplano un futuro in cui la tecnologia non contempli più strumenti separati e senza vita dalle nostre menti e dai nostri corpi, un futuro in cui la tecnologia è stata accuratamente integrata nella nostra natura, un mondo in cui ciò che è biologico e ciò che non lo è, ciò che è umano e ciò che non lo è, possano non distinguersi più.

Ma qui arriva la vera domanda. Quel futuro fornirà all’umanità nuovi corpi, estenderà i nostri sistemi nervosi nel mondo sintetico, e il mondo sintetico in noi, cambiando radicalmente chi siamo. L’umanità sconfiggerà la disabilità in questo secolo e stabilirà le basi scientifiche e tecnologiche per qualcos’altro.

Cosa? Se è possibile costruire gambe che mi permettano di saltare normalmene, allora è possibile aumentare le mie capacità. Cioè è possibile costruire gambe bioniche che mi facciano saltare 2 o 3 o 4 metri?

La risposta è SI.

Ma andiamo con ordine. L’attuale paradigma dell’amputazione non è cambiato dalla guerra civile negli Stati Uniti ed è diventato obsoleto alla luce dei notevoli progressi. E come abbiamo detto oggi non posso percepire il mio arto nello spazio, non posso capire dov’è perché l’arto artificiale non manda indietro segnali al cervello, come fa un arto naturale.

Ma ora è possibile collegare il cervello all’arto, creando una interazione muscolare per inviare informazioni attraverso il nervo al sistema nervoso centrale.

E questo è il primo passo per andare oltre. Apre tutta una serie di strade che ora è impossibile ignorare.

Credo che la portata di queste nuove scoperte si estenderà ben oltre la sostituzione degli arti. Porterà l’umanità in regni che ridefiniscono radicalmente il potenziale umano.

In questo 21° secolo, i progettisti estenderanno il sistema nervoso in esoscheletri che potremo controllare e sentire con le menti. Aumentando la forza, il salto e la velocità. In questo XXI secolo, credo che gli esseri umani diventeranno supereroi.

Gli esseri umani possono anche estendere i loro corpi in strutture non antropomorfe, come le ali. Leonardo da Vinci disse: “Quando avrai assaggiato il volo, camminerai per sempre sulla terra con gli occhi rivolti verso il cielo, perché lì sei stato e lì sarai sempre lungo a tornare”.

Credo che gli esseri umani saranno irriconoscibili da quello che siamo oggi. L’umanità prenderà il volo e si slancerà. Ma il problema non è questo, non sono gli strumenti, ma è sempre l’uomo. Come utilizzeremo queste nuove capacità e conoscenze? Per ridare il sorriso o per costruire arsenali militari?

Ho paura nel rispondere, ma ho fede che forse aumenteremo anche le nostre capacità etiche e morali.