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Il destino del Paese è segnato. Il fallimento economico, nascosto sotto il tappeto della diminuzione dello spread, è inevitabile. Le imprese chiudono o fuggono all’estero. Le tasse sui redditi di impresa si stanno prosciugando. La moltitudine di nuovi disoccupati non paga più l’Irpef. La bolla italiana si alimenta di Grandi Opere attraverso il trucco contabile del project financing che crea lavoro fittizio finanziato dallo Stato. “Scava una buca, riempi una buca, racconta in giro che è indispensabile“. I costi delle mille Tav italiane sono scaricati sul debito pubblico, che aumenta, e su nuovi balzelli. L’inflazione sta divorando i redditi medio bassi. La giustizia è un giocattolo con le molle rotte e la burocrazia un Minotauro moderno, nessuna multinazionale investirebbe in Italia di fronte all’insicurezza del diritto e alla sicurezza di un labirinto di leggi che la strangolano. E’ necessario pensare al dopo Monti che sarà anche il dopo partiti e il dopo seconda Repubblica. The future is unwritten, il futuro si può ancora scrivere. Il M5S proverà a scrivere nuove pagine per la ricostruzione dell’Italia. Forse non ci riusciremo, forse falliremo alcuni obiettivi, ma nessuno potrà accusarci di non aver tentato. In molti discutono di democrazia diretta, gli stessi che hanno inghiottito stronzi giganti per decenni alla guida dei loro giornali. Cosa si deve fare per vivere, anche mangiare merda e dire che “E’ buona, ne vorrei un’altra porzione!“. Nel M5S la democrazia diretta è realtà quotidiana, non c’è bisogno che qualcuno la interpreti per noi o ci tenga concioni agitando un libretto. Ogni lista comunale o regionale del M5S ha definito in modo assolutamente autonomo il suo programma. Ne risponde agli elettori quando lo presenta e quando non lo osserva. Per utilizzare il simbolo del M5S i candidati devono essere incensurati (fatto inconsueto per chi fa politica), non essere iscritti a un partito, risiedere nel comune o regione dove si tengono le elezioni, non aver fatto due mandati e osservare le regole del Non Statuto. Un documento di sette semplici punti che ha come obiettivo dichiarato di non volere trasformare il M5S in un partito. Chi non è d’accordo può chiedere ospitalità a Casini, a Vendola, a Bersani, a Bossi. C’è un’ampia scelta. Il mio ruolo è quello di garante di queste (poche) regole e di amplificatore. I media, in particolare quelli liberal e di sinistra, vogliono dividere il M5S da Beppe Grillo, il despota. Poveri coglioni. Non hanno capito nulla di quello che aspetta loro e questo disgraziato Paese. Alcuni sondaggi danno il M5S al 7,5%. Fa paura. Pdl, Pdmenoelle e Udc stanno discutendo l’opportunità di un partito unico, di un maxi premio di maggioranza per le coalizioni e di uno sbarramento all’8% alla Camera e al 12% al Senato. La firma notarile su una dittatura di fatto. Alle prossime elezioni comunali il M5S sarà presente in circa 70 città e in quasi tutti i capoluoghi di provincia: Verona, Palermo, Genova, Alessandria, Monza, Asti, Cuneo, Parma, Belluno, Gorizia, Carrara, Pistoia, Taranto, Desenzano, Legnano, La Spezia, Piacenza (*). Io sto scaldando il camper. Ci vediamo (comunque) in Parlamento.

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