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“Enrico Liverani (candidato sindaco del Pd a Ravenna, ndr) non era un mio amico, non lo conoscevo. In questi pochi mesi di rapporti istituzionali ho potuto vedere in lui scaltrezza, intelligenza e sensibilità. Non voglio apparire ipocrita e dire cose che non so e che non conosco, sarebbe estremamente irrispettoso. Certe parole le lascio a chi lo amava, ai suoi cari, ai suoi amici, a sua figlia. Io posso solo dire che mi rendo conto della grandezza di questa tragedia e soffro a livello umano. Molto. Questa è una tragedia umana che tocca nel profondo al di la di qualsiasi rapporto, è la vita che scorre davanti agli occhi. La vedi passare e nemmeno ti accorgi di quello che sta succedendo. A 39 anni avresti dovuto vivere tanti altri momenti, e i tuoi cari assieme a te. E invece il destino ha voluto così, e non si torna indietro, si resta solo sgomenti.
Noi siamo appesi ad un filo e servono le tragedie per ricordarlo. Ora diremo tutti che la vita va vissuta e goduta in ogni momento ma fra qualche giorno ricominceremo a vivere nello stesso modo, almeno la maggior parte di noi. E tutto questo succede perché è proprio così che deve essere la vita, divisa tra utopia e realtà, tra buoni propositi e vita reale. A volte tutto si mescola e crea un’unica amalgama e sembra che sia tutto perfetto, ma in realtà sono solo momenti, tanti momenti che fanno la vita. E non ha senso recriminare o dire che da domani le cose cambieranno. Cambieranno se devono cambiare.
Un fulmine a ciel sereno, che illumina qualsiasi cosa, elettrizza e paralizza nello stesso istante. La politica per chi ha determinate sensibilità è un mondo assurdo, a volte cinico, crudele. Quando la fai mettendoci tutto te stesso ti segna, nel bene e nel male. Ci scanniamo nelle sedi istituzionali perché ci sono scelte che non si condividono, scelte che magari possono creare l’inferno nella vita di tante altre persone; e per questo ci si agita, si soffre, si torna a casa con i nervi a fior di pelle oppure in silenzio, ma con il fuoco dentro. Siamo stritolati tra la necessità fisiologica di lottare per le proprie idee politiche, e l’incapacità di scindere l’agone istituzionale con la vita fuori dai palazzi. Io sono uno dei tanti che la vive così, giusto o sbagliato che sia. La vita è tale, sia dentro che fuori. C’è chi ci riesce e chi no. Ecco probabilmente in comune avevamo una sensibilità particolare, dimostrata in modi diversi, ma probabilmente simile. E forse è proprio questa sensibilità ad essere un punto debole per la mente e per il corpo in certe circostanze.
Davanti ad una tragedia umana del genere le uniche domande che mi pongo sono: Stiamo vivendo bene? Ha senso tutto quello che succede dentro ai palazzi, quando invece nella vita al di fuori tutto è così instabile e finito? E dall’altra parte avrebbe senso sdoppiarsi per non ferirsi e per non ferire? Non lo so, probabilmente ora tu avrai risposte che io non ho”.
Pietro Vandini, Capogruppo M5S Ravenna