Condividi
Photo Di Shutterstock

I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie gravi come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale, Middle East respiratorysyndrome) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave, Severe acute respiratory syndrome).

Il nome “coronavirus” deriva dal termine latino “corona”, a sua volta derivato dal greco κορώνη (korṓnē, “ghirlanda”), che significa “corona” o “aureola”. Ciò si riferisce all’aspetto caratteristico dei virioni (la forma infettiva del virus) visibile al microscopio elettronico, che presenta una frangia di grandi proiezioni superficiali bulbose che creano un’immagine che ricorda una corona reale o della corona solare

La risposta all’infezione per eliminare il virus consiste di solito in un aumento della temperatura corporea, in parole più semplici, viene la febbre.

I coronavirus sono comuni in molte specie animali, ma in alcuni casi possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi rapidamente e in maniera incontrollata nella popolazione, come nel caso della SARS. Infatti, il coronavirus che la provoca si è evoluto filogeneticamente da un ceppo sviluppatosi nei pipistrelli, da serbatoi naturali del virus.

La famiglia dei CoV si divide in sottofamiglie tra cui CoV-α e –β che infettano l’uomo. Ad oggi sono noti 7 CoV umani diffusi in tutto il mondo, i primi identificati a metà degli anni ’70 e altri più recentemente nel nuovo millennio. Quest’ultimo (2019-nCoV) è stato identificato il 9 gennaio 2020 dal China CDC (Center for Disease Control) come un nuovo coronavirus e considerato agente eziologico di un focolaio di casi di polmonite notificati il 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan in Cina.

Molti dei casi iniziali sono riconducibili a un’esposizione avvenuta al mercato del pesce cittadino dove erano comunque esposti altri animali vivi. Le autorità sanitarie cinesi hanno però inoltre confermato la trasmissione inter-umana del virus e tale via di trasmissione rende l’epidemia decisamente più pericolosa.

Solo pochi giorni fa (seconda metà di gennaio) è stato pubblicato, su una tra le più importanti riviste internazionali in campo medico, lo studio in cui viene descritto l’identificazione e il sequenziamento del nuovo virus. Con tale studio si riesce a identificare il virus responsabile dell’epidemia e si è così scoperta un’identità di sequenza genomica di circa 87% con SARS-CoV.

In Cina sono morte finora 213 persone e sono stati segnalati oltre 7800 casi confermati di soggetti ammalati a causa del virus. 9 casi in Europa ed è di ieri la notizia dei 2 casi in Italia, due cittadini cinesi adesso sotto osservazione all’Ospedale Spallanzani di Roma.

Secondo il “risk assessment” pubblicato il 22 gennaio dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) sono possibili nuovi casi di infezione da 2019-nCoV non solo nella città di Wuhan e in altre località della Cina, ma anche in altri Paesi in soggetti provenienti dalla città di Wuhan.

Per contrastare terapeuticamente le infezioni virali si ricorre:

  • a farmaci antivirali specifici per ogni virus, che bloccano la replicazione virale e in alcuni casi eliminano completamente il patogeno portando a cura del paziente come nel caso dei recenti successi contro il virus dell’epatite C;
  • ai vaccini che si somministrano a soggetti sani allo scopo di fornire un’immunità acquisita contro il virus nell’ambito di una pratica nota come profilassi che se ottenuta virtualmente in tutta la popolazione può portare alla condizione ideale di immunità di gregge, come nel caso storico del vaiolo.

Purtroppo per il 2019-nCoV, essendo un nuovo virus appena identificato, ancora non esiste un vaccino e purtroppo per realizzarne uno i tempi possono essere anche lunghi.

Non esiste neanche un trattamento specifico per la malattia causata dal nuovo coronavirus.

Pertanto per ora le armi a disposizione contro tali infezioni purtroppo si riducono a norme comportamentali di prevenzione il cui rispetto è essenziale, come quelle diramate dall’OMS: evitare il contatto stretto con soggetti affetti da infezioni respiratorie acute; lavare frequentemente le mani, in particolare dopo contatto con persone malate o con il loro ambiente; evitare contatti non protetti con animali di fattoria o selvatici; persone con sintomi di infezione acuta delle vie aeree dovrebbero mantenersi a distanza, coprire colpi di tosse o starnuti; rafforzare, in particolare nei pronto soccorso e nei dipartimenti di medicina d’urgenza, le misure standard di prevenzione e controllo delle infezioni.

Tuttavia gli sforzi per ottenere un vaccino non si sono esauriti e questa nuova epidemia sarà una ulteriore leva di spinta per la sua ricerca. Oltre a questa iniziativa c’è già in atto uno sforzo consistente a livello mondiale per poter identificare molecole antivirali (farmaci antivirali classici) in grado di inibire la replicazione del virus, e quindi arrestare l’epidemia.