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Per che cosa sarà ricordato questo periodo così lungo, più di un ventennio, dai posteri? Ci saranno piazze dedicate a Berlusconi, statue equestri con Bersani e Veltroni a cavallo come Garibaldi con un piccione sulla testa? Busti al Pincio con Letta Zio e Letta Nipote tra le rose? Cosa studieranno i nostri pronipoti sui libri di Storia? Come per i secoli bui, sarà coniato il termine di ventennio buio? Con le bombe di Stato e i buffoni al governo? E ballerine di seconda fila in Parlamento? Qualcuno dubiterà dell’esistenza di Franceschini e ci saranno ricerche e lunghe discussioni sul fatto che sia mai stato ministro. Gli studiosi propenderanno per un personaggio di fantasia. Cosa rimarrà degli anni ’90, degli anni di inizio secolo? Di un presidente quasi centenario che guidava una nazione come in una fiaba medioevale? “Impossibile“, diranno gli studenti di domani, “questa non è Storia, ma un racconto noir con un tocco di grottesco“. I filmati d’epoca con Berlusconi non li convinceranno, penseranno a dei falsi: “Un popolo non può farsi prendere così per i fondelli da un venditore di pentole“, così come i discorsi di Mussolini dal balcone, i pugni piantati sui fianchi, il labbro inferiore proteso su una mascella possente, ci sembrano oggi una caricatura, una rappresentazione teatrale, basso avanspettacolo che nessuno poteva prendere sul serio. Eppure i nostri bisnonni erano tutti (quasi tutti) fascisti prima della guerra e, fino a ieri, molti italiani erano berlusconiani. Che popolo siamo? Riconosciamo i nostri errori solo dopo averli scontati fino in fondo. Quando non abbiamo più alternative. Ai ragazzi di domani questo periodo giungerà come un messaggio incomprensibile in una bottiglia portata dalle onde da tempi lontani. Come saremo ricordati? A parte qualche eroe moderno come Borsellino e Falcone su di noi calerà l’oblio e forse anche il disprezzo per l’eredità che avremo lasciato.