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Parlare di destra e sinistra non ha più senso, bisogna parlare di persone oneste o disoneste.
Antonio Amorosi, ex assessore della Giunta di Bologna appartiene al piccolo gruppo di quelle oneste.

Caro Beppe,

a Bologna per anni una commissione di politici, consiglieri comunali e assessori, da destra a sinistra, bipartisan, assegnava le case ai cittadini scavalcando le graduatorie (4-5000 famiglie) “per motivi eccezionali”.
La stragrande maggioranza di chi fa domanda di alloggi popolari ha gravi difficoltà economiche e sociali: portatori di handicap, malati di ogni tipo, anziani invalidi al 100%, persone poverissime, donne sole con bambini piccoli, famiglie numerose senza redditi sufficienti e con anziani a carico; troviamo cioè una umanità disastrata o in difficoltà che vive in condizioni pessime.

Mentre questi comuni mortali facevano domanda al Comune di Bologna e in pratica, diventavano un numero in lista d’attesa per anni (un’attesa di 4-5 anni), dall’altra parte, i politici, con il meccanismo “dell’emergenza eccezionale“, assegnavano alloggi ad altri, non necessariamente nella condizione di emergenza ed eccezionalità, scavalcando di fatto, migliaia di famiglie in difficoltà così discriminate che 19 di questi sono pure deceduti aspettando la casa.

Mentre persone anziane e sole morivano , altri con redditi sostenuti avevano un alloggio in poco tempo solo perché i imbattevano o cercavano il contatto con il politico.
I politici istruivano le pratiche delle singole famiglie, raccoglievano le pratiche di singoli casi, decidevano a chi assegnare alloggi, firmavano decreti di assegnazione e contattavano direttamente le famiglie interessate.
Molti di loro lo facevano abitualmente, come ci hanno lasciato memoria negli atti.

Ho sostituito la Commissione di politici con una di tecnici, come da norma di legge, anche in seguito al parere dell’ufficio legale del Comune ma passando attraverso dure polemiche.
Come amministratore e come cittadino, mi é sembrato poi poco etico e alquanto dubbio che nelle case popolari di Bologna vivessero anche consiglieri comunali componenti della commissione che dava in assegnazione le case del Comune o come il caso di un ex consigliere comunale che aveva fatto parte della commissione, proprietario di un alloggio venduto dopo averne ottenuto un’ altro d’emergenza o di altri che hanno redditi troppo alti per vivere nelle case del Comune. E la lista è varia.

Ma oltre qualche articolo sulla stampa e polemiche feroci, a Bologna non si può fare emergere questa situazione, né si può dire la verità su centinaia di alloggi assegnati con questi metodi per diversi anni. Utilizzare altri strumenti per correggere e riparare l’imparzialità e l’ingiustizia con cui sono stati trattati i cittadini, vorrebbe dire ammetterne l’esistenza.

E “il Consiglio Comunale che è sovrano” ( parole del Sindaco ) ci ha messo una bella pietra sopra con la solenne sentenza del 6 febbraio scorso: una commissione, infatti, di politici, istituita al fine di giudicare l’operato dei politici che assegnavano le case, è poi pervenuta alla conclusione che tutto era in regola ma che comunque, io assessore, ho fatto bene a sostituire, i politici , con dei tecnici del Comune all’inizio del mandato amministrativo.

Beh! Ma se non è successo niente e tutto è in regola perché allora sono stati tutti d’accordo a non lasciare più lì la vecchia commissione di politici che dava le case con firma di proprio pugno? ..ma non erano così bravi? Non era tutto a norma??!!
Per questo ho presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica e l’8 febbraio scorso mi sono dimesso da Assessore alla Casa della Giunta Cofferati perché nessuno ha voluto fare chiarezza su tutta la serie infinita di gravi irregolarità che emergono dagli atti delle assegnazioni di molti anni degli alloggi popolari nel Comune di Bologna.
La casa è un bene primario che può decidere della vita delle persone, visti i costi e la precarietà in cui versano tantissime famiglie.
La legge italiana stabilisce che politici, assessori, consiglieri comunali o simili non possono assegnare case. E il giudizio della Pubblica Amministrazione deve essere imparziale, trasparente e verificabile.
Per me la legalità è una pratica che serve ad evitare ingiustizie sociali e come Assessore l’ho messa in pratica ma se elimini i problemi, poi, che lavoro fanno i politici che se ne occupano?
Sarà per questo che in Italia ci sono tanti problemi irrisolti e tanti inciuci che risolvono?”
Antonio Amorosi ex assessore della Giunta di Bologna