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Il 4% dei bambini soffre di dislessia. Quasi uno per classe. Lo Stato non può aiutarli. Ha altri problemi, più gravi della dislessia: è infatti uno Stato ritardato dalla nascita. Il ministero “consiglia” e “auspica” corsi e fondi. Poi basta. E poi il nulla. E i bambini sono abbandonati al loro destino.

“Crao Bpepe qeutso è uno dei mdoi in cui può leggere un dilsesisco…, e questo in italiano dove ad ogni lettera corrisponde uno stesso suono, pensa perciò ad uno studente dislessico di fronte ad un brano in inglese, latino o greco antico. Quello studente è mio figlio e la sua diagnosi di dislessia è recente, è stata diagnosticata in 5° ginnasio dietro segnalazione di una prof. di lettere antiche attenta e preparata sull’ argomento. Fino a quel momento Emanuele aveva convissuto inconsapevolmente col problema senza mai essere bocciato, con risultati scolastici discreti ma col dubbio poi confessato di essere più scemo dei compagni. Per compensare aveva inconsciamente elaborato un metodo, (che poi la psicologa ha confermato come quello più utile) simile al T9 in dotazione ai cellulari; tutto questo da solo, aiutato da una brillante intelligenza certificata dallo specialista insieme alla diagnosi di dislessia (per fortuna di grado non severo). “Caspita in gamba il ragazzo!” diremmo tutti noi comuni mortali, tutti meno i giurassici docenti e legislatori del MIUR che liquidano il problema (comune al 4% della popolazione), con due stringate note ministeriali in cui vengono “consigliati” strumenti dispensativi e auspicati corsi di formazione per gli insegnanti senza però organizzarli e stanziarne i fondi per attuarli. Come incoraggiamento per lo sforzo compiuto, in 1° liceo, una sensibile prof. mi ha comunicato che per lei mio figlio era una ballerina senza gambe che voleva danzare alla Scala e gli ha rifilato il debito delle sue materie(italiano e latino). Esposto in Provveditorato e cambio di scuola a seguire, siamo giunti in 2°liceo, abbiamo recuperato il debito di italiano, e, vista la vena masochistica di Emanuele che non vuole deporre le armi, siamo approdati non in una scuola paritaria come io auspicavo, ma nel più antico e blasonato liceo di Genova. Mio figlio vuole studiare in un istituto statale, come ritiene sia suo diritto, non vuole mollare …. Io si! La botta finale del KO l’ho ricevuta un mese fa in Provveditorato dove avevo richiesto un colloquio all’ufficio disabilità. Ero andata per capire come vengano tutelati gli studenti dislessici in sede di esame di maturità, visto che questo cambia ad ogni governo e ministro nuovo, ora il commissario è esterno e non conosce gli studenti.
Risposte:
– Sono stata una madre poco attenta non accorgendomi presto del disturbo dello studente. (Ho fatto presente che è di competenza dei docenti e che io posso essere ignorante in merito ma loro no)
Il ragazzo è un masochista e farebbe meglio a cambiare indirizzo scolastico spostandosi al liceo Psico – pedagogico (ho fatto presente che è alla fine del penultimo anno)
– Non è garantito che un commissario esterno valuti lo studente maggiormente nella fase orale che scritta delle prove canoniche,come è auspicabile per i dislessici,(latino greco italiano), ciò dipende dalla singola soggettiva sensibilità.
Insomma, Beppe caro, chiedo se sia giusto che, in una società di raccomandati, vallette, spioni, deputati ignoranti, una persona volitiva, caparbia e decisamente intelligente debba venire penalizzata per l’ottusità delle istituzioni che ora riducono anche il personale deputato alla diagnosi alle ASL… forse per non doversi porre il problema. Un saluto affettuoso.” Anna.