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“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma se io ho dei soldi, guadagno di più speculando in borsa anziché aprire un’impresa, perché posso spostare il mio capitale dove più mi conviene e pago meno tasse al fisco. Se proprio voglio fare l’imprenditore seguendo le indicazioni dell’art. 1 della Costituzione, posso guadagnare di più producendo all’estero in nazioni dove il costo del lavoro è più competitivo e le tassazioni sono inferiori. Capisco quindi le difficoltà degli imprenditori che operano in Italia, ma i loro problemi non dipendono dai dipendenti inefficienti o dall’art. 18 come ci dicono i burocrati che governano, le cause sono nelle leggi dello Stato e della Comunità Europea. Per uscire dalla crisi non basta combattere l’evasione fiscale, perché l’imprenditore onesto le tasse le paga tutte in quanto sa che è giusto; penso ad alcune soluzioni:
1- salvaguardare con sgravi fiscali SOLO coloro che investono e creano lavoro in Italia
2- tasse doganali solo per i prodotti di fabbricazione italiana, ma realizzati all’estero, per incentivare anche imprenditori stranieri ad investire e creare occupazione nel nostro Paese
3- una patrimoniale non funzionerebbe perché al fisco gli evasori risultano essere poveri, si tassino le transazioni finanziarie a livello speculativo”. sergio mazzesi