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De Benedetti si trova a Capri per discutere di banda larga e del futuro del Paese. Ha detto di provare “grande ammirazione e invidia per chi possiede Google“. Lui possedeva l’Olivetti, unica grande impresa di informatica italiana, ridotta in macerie. L’industriale ha sottolineato che “Il motore di ricerca non può vivere da parassita, raccoglie 400 milioni di pubblicità senza fornire alcun prodotto, ma veicolando i nostri contenuti, non può continuare a trarre un profitto colossale dai nostri contenuti, è assurdo e non esiste“. E’ il bue che dice cornuto all’asino. Google non prende finanziamenti pubblici, il gruppo Espresso-Repubblica invece sì. Da “La casta dei giornali” di Beppe Lopez: “Né lo Stato poteva dimenticare di prestare soccorso alle encomiabili intraprese editoriali del “re della finanza” Carlo De Benedetti. Così, in un anno, 16.186.244 euro fra quelli prelevati dalle tasche degli italiani finiscono nelle casse dell’Espresso-La Repubblica, gruppo già ricco di suo di entrate da vendita di copie, da raccolta pubblicitaria e da “prodotti collaterali” (libri, dvd, ecc.). Il quotidiano fondato da Scalfari e dal principe Carlo Caracciolo viene anche teletrasmesso in America e in Australia a nostre spese (1.351.640 euro l’anno).” E il parassita è Google?